ancora sul biscottone inzupposo

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 26th, 2015

In tv e’ tornata la pubblicità del Biscottone inzupposo, da un po’ di tempo non circolava. E’ l’occasione per rammentare quanto sia stretto il rapporto tra cibo ed eros, e quanto i pubblicitari facciamo uso di questa relazione in modo proficuo… nel costruire brevi storie cariche di doppi sensi, di voluttà e piaceri, che mescolano i piaceri del cibo con quelli della carne. Un tema di ricognizione antropologica, insomma.

Protagonista dello spot, non a caso, un sex symbol, sebbene un po’ imbolsito, come l’attore spagnolo Antonio Banderas, con una più giovane spalla femminile, presenza funzionale al dipanarsi del raccontino erotico.

Segnalo che lo spot, equivoco ed ammiccante, è stato celebrato tempo fa dal comico Crozza in una celebre parodia https://www.youtube.com/watch?v=0mmfs2eX5bs

Esaminando attentamente i fotogrammi dello spot vediamo un lungo momento di rapito godimento da parte dell’attrice, climax dello spot, e infine i due protagonisti in rilassato atteggiamento post-consumo, sorridenti.

Alla prossima.


 Progetto Frutta nelle scuole: spunti critici

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 22nd, 2015

Il progetto Frutta nelle scuole NON MI PIACE. OK l’idea ministeriale, in via teorica almeno, dato che incarna l’ideale di consumare prodotti freschi, frutta e verdura, raccomandati per una sana alimentazione e una buona salute, ma la realizzazione lascia a desiderare. Vi racconto perche’.

Inoltre le nuove povertà indotte dalla crisi economica ormai quasi decennale hanno condotto milioni di bambini europei ad una dieta squilibrata, ormai anche in Italia si parla di milioni di bambini malnutriti, non nutriti adeguatamente, e inoltre associazioni come Coldiretti hanno sottolineato che tra i primi alimenti ad essere stati tagliati dai consumi degli Italiani in crisi (crisi culturale oltre che economica), ci sono proprio frutta, verdura e pane freschi.

E allora dite voi, W il progetto Frutta nelle scuole, no?

E no, perchè ogni volta che mi arriva a casa, da scuola, il pacchettino, mi scendono i lacrimoni.

Intanto la frutta distribuita OGGI nella provincia di Cagliari è uva, un frutto particolare, zuccherino, inadatto ai diabetici, tanto per dirne una, ma va beh.

Tralasciamo gli aspetti salutistici e concentriamoci sull’etichetta. La prima amara sorpresa. La frutta NON e’ sarda, NON e’ neppure italiana. Eh sì. E’ stata confezionata in Brianza, ma viene dalla Spagna. Le etichette non mentono, e io mi sono premurata di fare la foto.

In secondo luogo, ovviamente questa uva spagnola e’ di una varieta’ spagnola, ALEDO, con buona pace per la nostra agro-biodiversità italiana. Una varietà che, leggo sul web, è molto diffusa. Probabile che quella varietà stia soppiantando le varieta’ locali italiane e anche quelle minori spagnole. E’ una potenziale monocoltura insomma.

Allora mi chiedo retoricamente: NON e’ possibile che almeno a livello regionale gli approvigionamenti di frutta vengano fatti comperando frutta dai produttori locali? E quindi Frutta nelle scuole in Trentino con produttori trentini, in sardegna con i produttori sardi, in Calabria con i produttori calabresi. E’ così complicato? Credo di no. I nostri produttori hanno bisogno di vendere, far circolare le merci, o no? Le ragioni della localizzazione delle produzioni non sono solo culturali economico ed ideali, ma anche di ordine pratico, ecologico.

Due: non e’ possibile promuovere produzioni oltre che locali anche biodiverse, varietà locali di frutta, che sappiamo in generale essere meno bisognose di cure, di acqua, di fitofarmaci eccetera? Sappiamo che le super varieta’ commerciali sono più delicate… come i cani di razza, superselezionati, delicati e soggetti a malattie. Invece i cani bastardi sono più resistenti, lo sappiamo. Così le piante, più o meno.

Tre, e qui finisco: Frutta nelle scuole che Carbon Footprint, che emissione di gas cattivi, nocivi, cancerogeni, lascia nel nostro territorio nazionale? Possibile che per far mangiare 1 etto di uva ai bambini occorra far viaggiare l’uva dalla Spagna in Brianza e di lì nell’intero territorio nazionale? Quanto inquina quell’uva?

Sono abbastanza scandalizzata a dire la verita’, perche’ la Scuola deve educare i cittadini, non dare il cattivo esempio.

Ah quarto: la frutta di oggi NON e’ neppure biologica, ma da agricoltura integrata. Vuol dire che impatta meno dell’agricoltura convenzionale, ma più di quella biologica. Le conclusioni le lascio a voi.

E’ ovvio che le singole scuole sono incolpevoli,  danno cio’ che ricevono dal Ministero della Pubblica Istruzione, ma e’ altrettanto vero che qualcuno deve e puo’ fare presente la cosa. Sicura di non essere la prima mamma rompiballe a farlo, e neppure l’ultima… vi saluto. Alla prossima cibo-follia del nostro paese.


 Buon 2015 con la poesia Dinosauria, we

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 3rd, 2015

Auguri riflessivi ai miei lettori ed amici, con una poesia che sembra fatta su misura per i nostri tempi, purtroppo. Divertitevi e pensate. Baci.

Nel documentario Born Into This (2004) eccola recitata in persona dal grande Charles Bukowski

https://www.youtube.com/watch?v=kVR4CB78IOc

La traduzione italiana (da http://www.poesieracconti.it/poesie/a/charles-bukowski/dinosauria)

Dinosauropoli noi,

nati così / in mezzo a tutto questo / tra facce di gesso che ghignano / e la signora Morte che se la ride

e mentre gli ascensori si guastano
e gli orizzonti politici si dissolvono
e il ragazzino che riempie le buste al supermercato è laureato
e i pesci sporchi di petrolio sputano fuori la loro preda oleosa / e il sole è lì nascosto.

Noi siamo nati così / in mezzo a tutto questo
in mezzo a queste guerre ragionatamente folli
in mezzo al vuoto spettacolo dei finestroni di fabbrica rotti
in mezzo ai bar dove le persone non si parlano più
in mezzo alle scazzottate che finiscono con coltelli e pistole

siamo nati in mezzo a tutto questo
tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire
tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli
in una nazione dove le prigioni sono piene e i manicomi chiusi
in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo

siamo nati in mezzo a tutto questo
in mezzo a tutto questo ci muoviamo e viviamo
a causa di tutto questo moriamo
siamo ridotti al silenzio / castrati / corrotti / diseredati
per tutto questo / questa roba / ci inganna / ci sfrutta / ci piscia addosso
ci rende folli e perversi / ci trasforma in violenti / ci rende inumani / il cuore è annerito
le dita cercano la gola / la pistola / il coltello / la bomba
le dita vanno in cerca di un Dio insensibile
le dita cercano la bottiglia / le pillole / qualcosa da sniffare

siamo nati in mezzo a questa morte dolorosa che incombe
siamo nati in una nazione che da sessant’anni accumula debiti / e che presto non potrà neanche pagare gli interessi su quei debiti
e le banche bruceranno / e i soldi saranno inutili
ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine / resteranno solo pistole e folle di sbandati
la terra sarà inutile
il cibo diventerà un rendimento decrescente
l’energia nucleare finirà in mano alle masse / il pianeta sarà scosso da un’esplosione dopo l’altra uomini-robot ormai radioattivi si tenderanno agguati
i ricchi e gli eletti scruteranno il mondo da piattaforme spaziali
l’inferno di Dante al confronto / sembrerà un parco giochi per bambini
non si vedrà più il sole e sarà per sempre notte
gli alberi moriranno / morirà tutta la vegetazione
uomini radioattivi / si nutriranno della carne di altri uomini radioattivi
l’acqua del mare sarà avvelenata / i laghi e i fiumi spariranno
la pioggia diventerà preziosa come l’oro
la puzza delle carcasse di uomini e animali / si propagherà nel vento scuro
i pochi sopravvissuti saranno colpiti da nuove spaventose malattie
e le piattaforme spaziali saranno distrutte dall’attrito / dall’esaurirsi delle scorte / dall’effetto naturale del generale decadimento delle cose

e da tutto questo nascerà / il silenzio più incantevole che abbiate mai sentito
il sole resterà ancora lì nascosto
in attesa del prossimo capitolo.

http://99u.com/workbook/18568/charles-bukowski-dont-waste-your-life


 Il mito della barba bianca e la libertà

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ set 14th, 2014

Sbarazziamoci del mito dell’uomo anziano barbuto, il grande saggio che distilla la verita’, e noi donne saremo libere, di pensare, dire e fare. Dico anche ai giovani, categoria frusta, schiacciati da questa gerontocrazia mondiale. Se cerco immagini dei nostri padri fondatori da giovani, non ne trovo… epppure Garibaldi e’ stato ragazzo, come pure Mazzini… macche’…sono ritratti con la barba bianca e il volto serio e rugoso. Ma so che Mozart era un ragazzo quando componeva capolavori e Einstein aveva 26 anni quando nel 1905 pubblico’ tre articoli straordinari, compreso quello sulla relativita’ ristretta. Dante afferma di avere 35 anni all’inizio del suo viaggio infernale, ed Ulisse ne aveva appena 40 quando torno’ ad Itaca, carico di esperienza e saggezza. Rita Levi Montalcini fece le sue scoperte migliori poco piu’ che quarantenne e a trent’anni Gae Aulenti firmava oggetti di design. Insomma coraggio, sbarazziamoci di Gandalf e di Babbo Natale, speriamo in una mitopoiesi diversa per il III millennio, che consenta maggiore libertà e diritto all’espressione ai giovani e alle donne. Amen.


 Costumi e nuovi costumi: il selfie

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ ago 28th, 2014

Chi non si e’ fatto un selfie negli ultimi 12 mesi alzi la mano. Tutti se lo fanno. Io a iosa. Si fanno per se stessi, come ricordo, per metterli sui social, per divertimento. Questo selfie, ripreso dal fotografo Matteo Setzu, lo trovo stupendo. L’occasione e’ la solenne Festa del Redentore a Nuoro. Un trattato di antropologia in poche righe. Che ci dice come niente sia come appare, che niente e’ come prima, anche se tentiamo una mimesi del passato, e che i giovani convivono benissimo con modernita’ e tradizione, le vivono entrambe in modo spontaneo. Noi antropologi dovremmo studiare con la stessa apertura ed entusiasmo il mondo e le persone, nei loro cambiamenti e nelle loro persistenze, senza schemi apriori. Il resto e’ noia.


 Metti un hamburger sul Trono di spade

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ mag 7th, 2014

Lo dico sempre agli appassionati di Trono di Spade come me. Tutto appassionante, tutto interessante, anche se sopra le righe e splatter, tranne il cibo.

Il Cibo nel Trono di Spade o meglio Games of Thrones, è fiacco assai. Ma come? Va di moda il cibo dappertutto, sui social, tra gli specialisti, tra gli antropologi persino, in Tv non ne parliamo e nei romanzi di George R.R. Martin no? Forse quando scrisse la diarroica saga il signor Martin non aveva presente che il cibo tira, almeno quanto violenza e sesso (di cui invece saga e serie tv sono ampiamente conditi).

Insomma il cibo e’ sullo sfondo, se non come mancanza (in caso di assedio, in caso di schiavitu’, lontananza da casa) e come elemento di distinzione tra i civilizzati e i bruti (alcuni clan sono cannibali, apprendiamo) o ancora tra i vivi e gli estranei, che sono scheletrici eppure tremendamente forti e vitali.

Ma tornando al cibo nel Trono di Spade, sinora ho appreso solo che 1. ad Approdo del re si mangia come nei piu’ stereotipati banchetti medievali, con tanto di classico avvelenamento tramite  coppa di vino di quel pazzoide di Joffrey 2. In campagna va di moda lo stufato di coniglio, come ci insegna Aya e la sua voracità picaresca.

Ecco mi sono ancora persa, un po’ come i personaggi del serial che sembrano cavalieri e dame usciti dalla penna impazzita e fatta di LSD di Ludovico Ariosto. Tra mille rivoli della storia, mi sono persa. Ah no, dicevo che il cibo sembra essere un motivo minore, ho visto pochi cuochi, scalchi e coppieri, per non parlare di maestri di pasticceria, dove sono quei dolci sontuosi che tanto mi piace guardare… ? A parte la torta nuziale da cui escono le colombe vive, un classico dei banchetti nobiliari europei appunto… non ci sono spunti interessanti per ora.

Ora giustizia e’ fatta, il sito Pornburger.me ha pubblicato un enorme hamburger dedicato a Khaleesi, l’eroina minuta risoluta e idealista in cui molte donne si sono identificate, persino Madonna (sic) in un selfie vestita da Daenerys. Volete vedere? Non Madonna vestita da Madre dei draghi, o drag queen, ancora meglio, ma il panino… Eccolo.


 nuove idee nella ristorazione sarda

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ feb 9th, 2014

Venerdì sera sono invitata all’inaugurazione di Polpa Burger a Cagliari, promettono di usare solo prodotti italiani e sardi, vedremo
Sabato sono invitata a gustare sette piatti a base di fregula, dolce compreso. Fregula fatta a mano ovviamente. Sono curiosa ed elettrizzata.
Nella ristorazione c’e’ un gran fermento, un gran movimento, non parlo solo di apertura di locali ma anche di concept, di voglia di fare le cose in modo diverso. Mi piace ad esempio l’idea che c’e’ dietro a Cremoso, yogurteria e gelateria in vico Carlo Felice a Cagliari. A parte la mantecatura particolare dei gelati, l’attenzione alla provenienza delle materie prime (solo latte e yogurt sardi) dietro il locale c’e’ un giocatore bergamasco del Cagliari che ha deciso di investire i suoi soldi in cibo. Non e’ una novita’, molti attori, cantanti ecc. hanno vigneti e ristoranti, ma mi pare comunque interessante che un milionario invece di comprare solo titoli e azioni metta in piedi una gelateria nella citta’ dove vive e lavora. Investire in buon cibo per me significa investire in educazione e sviluppo, anche attraverso piccole iniziative private. Siete d’accordo?


 Di tutto un po’: mie interviste su riviste e blog

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 19th, 2014

Dicembre 2013 e gennaio 2014 si sono profilati sinora come due mesi molto densi, diverse persone che stimo enormemente hanno manifestato di volermi intervistare ed io mi sono volentieri lasciata andare. Il tema delle interviste e’ il cibo, la comunicazione del mestiere e le nuove tecnologie, gli aspetti sociali e culturali dell’alimentazione contemporanee, le politiche locali e globali, ma anche l’editoria specializzata sul tema, le mie passioni professionali ecc. ecc. ecc.

Inserisco i links alle interviste in questo post autoironicamente celebrativo ;) pensando di fare cosa gradita, elencate in ordine cronologico di pubblicazione.

Il giornalista Giamarco Murru, direttore di Mediterraneaonline mi ha chiesto alcune cose “Sul futuro possibile nel mondo dei sapori“.

URL dell’intervista: http://www.mediterraneaonline.eu/it/04/view.asp?id=4128

Anna Zollo, direttrice della rivista Frodi Alimentari ha impostato le sue domande su di una rassegna generale dei temi di cui mi occupo.

URL dell’intervista:http://www.frodialimentari.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8169:intervista-ad-alessandra-guigoni-antropologa-del-cibo&catid=1335:interviste&Itemid=56

Infine il giornalista scientifico Andrea Mameli nel suo blog Linguaggio Macchina ha puntato sui concetti di comunicazione, di cibo identitario, dinamica locale/globale, e commenti su di una frase famosa di Roland Barthes, Il cibo è in ogni luogo e in ogni epoca un atto sociale.

URL dell’intervista:http://linguaggio-macchina.blogspot.it/2014/01/alessandra-guigoni-tra-letnografia-del.html


Al convegno NON SOLO RISO a Simaxis. 18 gennaio 2014. Foto a cura di Raffaella Aschieri


 Show Cooking CO2.0: un’antropologa in cucina

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ set 21st, 2013

Nel museo della miniera di Montevecchio (Guspini) qualche giorno fa… un’antropologa in cucina con la Chef star del programma Masterchef Italia Bruno Barbieri. Durante la serata si e’ cucinato, chiacchierato, giocato, mangiato e si e’ parlato anche di come cucinare con basse emissioni di CO2, come con i forni solari, i prolungatori di cottura in lana sarda, gli essiccatori solari (ideali per pomodori, frutta, uva, e pasta artigianale) della Comunita’ del cibo Casa verde CO2.0 della Condotta Slow Food di Cagliari.

Foto di Angela Cotza, che ringrazio!


 La pasta sarda, ieri e oggi e…

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ giu 11th, 2013

Sono innumerevoli le fonti storiche che enumerano le paste alimentari sarde che, già  nel Medioevo, venivano esportate in tutta Europa.

Le mete della pasta sarda, sovente denominata “Obra de pasta” in generale,  erano naturalmente i porti catalani in primis, Barcellona, Maiorca, Valencia, ma anche Genova, Napoli e Pisa. Parliamo di pasta secca, non deperibile, stoccabile e conservabile per anni, dunque molto appetibile dai mercati europei per l’alto contenuto di carboidrati e il buon tenore proteinico.

La caratteristica più stimata della pasta sarda era la lavorazione completamente a mano, e la ricchezza dei motivi figurativi delle sue tipologie, riscontrabile ancora adesso ad esempio nelle caombas (colombe) e crogoristas (creste di gallo), prodotte in piccole quantità  in alcuni paesi dell’Isola, in primis a Masullas.

Nel Seicento il visitatore reale Martin Carrillo lascia una preziosa testimonianza sui prodotti alimentari sardi, dolci e pasta soprattutto; vi troviamo citati anche andarini (tipo fusilli), maccheroni, fidelini, lasagne, taglierini, fregola.

«Confituras de azuccar y miel, tambien hechas como en Valencia; hazen a  mas de los Andarines, Macarrones, Fideos, Lisaanos, Tallarines, Arroz de Pasta, Frigola, semola y Amidon: hazen frutas de pasta y mil, y pasta de Marzapanes, con muchas labores muy vistosas y curiosas, que no la hazen en Castilla, ni Aragona» (A. Guigoni in E. Biondo, Cannonau. Mito mediterraneo, Cagliari, 2012).


Nel Settecento padre Labat ricordando le forme curiose che le maestre de obra de pasta, soprattutto suore di clausura, danno ai loro prodotti, come pesci, legumi, ed altre figure, afferma che la Sardegna detiene il primato della gamma più ricca di paste alimentari figurate.

Arrivando di gran carriera all’Ottocento nel Dizionario di Vittorio Angius troviamo estese testimonianze delle pratiche alimentari legate alla pasta.

Ancora una volta le fonti ci raccontano di come la pasta fosse, almeno nell’Ottocento, popolare ma non troppo, ossia un cibo che richiedendo farina di ottima qualità , manodopera esterna o comunque agio di tempo per realizzarla, fosse un alimento buono da mangiare e da pensare, desiderato, gradito, e di fatti donato anche in occasione della commemorazione dei defunti, e consumato nei momenti festivi in famiglia (domeniche, grandi feste del calendario cristiano, Ognissanti, Natale, Pasqua) e collettivamente (feste patronali, matrimoni ecc., feste campestri).

Alla voce Pauli-Pirri nel Dizionario di Vittorio Angius troviamo una notazione assai importante, l’unica che dimostra il connubio, abbastanza precoce, tra pasta e pomodori in Sardegna. Infatti nel senso comune la pasta si condisce preferibilmente con la salsa di pomodoro da sempre, mentre in realtà  le prime ricette che associano la solanacea americana con la pasta italiana risalgono appena alla prima metà  dell’Ottocento, e sono praticamente coeve di quella delineata da Angius.

L’obra de pasta, contrariamente a quanto accadeva a Genova o a Napoli, era un lavoro femminile e domestico, e le donne, che si dedicavano alla panificazione per l’autoconsumo e per la vendita, la fabbricazione della pasta era un prolungamento diretto della manipolazione delle farine e delle semole per il pane.

Nell’Ottocento sorsero i primi pastifici sardi cittadini, in concorrenza con i pastifici forestieri (ad opera di genovesi e napoletani) nelle principali città  della Sardegna.

Arriviamo al Novecento quando diminuiscono i pastifici artigianali e la produzione si concentra in un ristretto numero di pastifici, ormai pienamente industriali, che tuttavia non perdono il contatto col territorio e la “tradizione”. Ciò che va perso, anche qui come nel resto d’Italia, e’ il legame con grano locale, soppiantato da frumento d’importazione, a volte di dubbia provenienza, a discapito della produzione locale.

Solo negli ultimi anni l’attenzione alle filiere locali, al km zero e ad altre pratiche produttive sostenibili e di qualita’ ha determinato il connubio, un tempo norma, oggi eccezione, tra coltivatori di grano, mulini locali e pastifici del territorio.

Qualche giorno c’e’ stata la manifestazione Pasta e Bo’, “prima giornata sarda della pasta” tenutasi a Siddi (Ca) presso l’Accademia Casa Puddu (ex glorioso pastificio) e S’Apposentu di Roberto Petza. Gli espositori di paste artigianali erano una decina, e agli cooking show si sono susseguiti laboratori sulla pasta per adulti e bambini, degustazioni in tema e un interessante dibattito.

Le tipologie di pasta sarde oggi sono piu’ di una trentina, con alcune tipologie caratteristiche di piccoli areali o addirittura di un solo paese, come accade con gli andarinos di Usini, sos pipiriolos di Montresta e via discorrendo.

I pastifici stanno lavorando a testa alta per rinnovare e migliorare il settore, nonostante le difficolta’ del periodo.

Più diffusi i classici malloreddus o la fregola, ma anche la pasta lunga, di varia lunghezza e diametro, dai macarrones de busa o a ferrittu (dal nome dell’attrezzo usato per stirarli e bucarli) sino ai marraconis fibaus di Siddi o alla trama leggera del filindeu. Quest’ultimo ha un etimo popolare, sbagliato, ma per questo interessante, “fili di dio”, mentre l’etimologia scientifica si rifa’ al termine fideos, che gia’ nel medioevo indicava la pasta (in sardo il pastaio si chiama findeagiu o findeaju).

Fili divini, fili che legano, in un reticolo complesso, di cui qui abbiamo solo dato rapidi cenni, il lontano passato dell’Isola col presente culturale, alimentare e produttivo che, speriamo, si estenderanno nel futuro dei distretti agroalimentari isolani, ancora cosi poco valorizzati.