Haiku o l’arte di fare il formaggio

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 16th, 2013

Qualche giorno fa a Gonnostramatza (OR) sono arrivati due giovani casari giapponesi per imparare a fare il formaggio da uno dei maestri dei minicaseifici della Sardegna, Michele Cuscusa.

Ovviamente sono ragazzi curiosi, volenterosi, uno dei quali proviene da un città, Nagasaki, che mette i brividi a sentirne il nome, ma oggi e’ tutto diverso, ci racconta.

Mi sono immaginata il suo gregge di 100 pecore e le sue ricotte, vendute nel suo agriturismo, come ha descritto nel suo italiano stentato ma affabile. Un bell’esempio. Un ragazzo che ha come modello di sviluppo il sud del nostro paese, dopo la Sardegna andra’ in Sicilia a continuare le sue esperienze di aspirante maestro casaro insieme al compagno di viaggio.

Ragazzi controcorrente in Giappone ma anche qui, se e’ vero che sull’isola si dice pochi giovani scommattono sul pastoralismo di qualita‘, sull’imprenditoria, continuando a sognare la California del posto regionale, ma forse le cose stanno cambiando, anche come al solito se fa piu’ rumore un albero che cade di una foresta che cresce…

Per continuare a leggere e vedere le immagini correlate all’articolo andate sul mio blog sul quotidiano Lettera43:

http://alterego.blog.lettera43.it/2013/01/16/haiku-o-larte-di-fare-il-formaggio/

Buona lettura!


 #Poernano: Davide e Golia ai tempi di twitter

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 3rd, 2012

di Alessandra Guigoni

Ne scrivono tutti oggi su Twitter, e così ne scrivo anch’io, antropologicamente.

La location e’ Twitter stesso, l’ambiente digitale in cui testi e contesti coincidono. Magia del virtuale.

Premessa: conosco Giancarlo Raccagni su Twitter da un po’ di tempo, abbiamo in comune che ci piace mangiare bene, abbiamo in comune una connection sarda e così ci siamo scambiati qualche messaggio diretto. Giancarlo l’ho un po’ inquadrato penso: e’ il classico bravo ragazzo, e in questa vicenda esce piuttosto bene e a testa alta.

Gli antefatti i twitteriani li conoscono quasi tutti i twit-dipendenti, perche’ l’hashtag #poernano e’ nei trending topic da stamattina. Riepilogo: la giornalista del Sole24 ore Santonocito bacchetta Dario Pagnoni per un fraintendimento, la cosa si ingrossa su Twitter e Giancarlo Raccagni interviene…

siete curiosi? La continuazione della storia e’ sul Blog Alterego nella testata giornalistica Lettera43, con cui collaboro:

http://alterego.blog.lettera43.it/2012/10/30/poernano-davide-e-golia-ai-tempi-di-twitter/


 Vite e vita

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ ott 1st, 2012

Grappolo d’uva, Bovale sardo. Esterno sardo, zona di Sibiola. Cagliaritano. caldo, pioggia. Uno stagno salato a poche centinaia di metri, un’antica chiesa alle spalle. Un amico mi parla di biodiversità dei vitigni sardi, e di come si stia cercando, in quel fazzoletto di terra, di tramandarla ai figli, ai nipoti.

Tiriamo fuori tanti nomi d’uve dimenticate, di quelle che trovi nei manuali di storia agraria, vitigni abbandonati in cerca di Chardonnay o di altri vitigni internazionali.

Guardo quel grappolo, alcuni acini sono freschi, hanno la pelle tesa, lucida, sono vivi. Altri sono avvizziti, arsi dal sole, si stanno trasformando in qualcos’altro ma in che cosa?

Se sapessi la risposta non farei l’antropologa ma la teologa. Non lavorerei con le persone, gli anthropos, ma sarei in missione per conto di dio, teos, come i Blues Brothers

Per continuare a leggere:

http://alterego.blog.lettera43.it/2012/09/27/vite-e-vita/


 Antropologia della fatina dei denti

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ ago 31st, 2012

di Alessandra Guigoni

Conosciamo tutti la storia del topolino dei denti o della fata dei denti, ma probabilmente molti di noi ne ignorano il significato.

Gli antropologi studiano anche questo genere di cose, credenze e pratiche sociali di cui ricercano i significati, che spesso sono meno semplici di ciò che appare e le cui origini storiche e culturali sono profonde, affascinanti e sorprendenti. Come in questo caso.

Partiamo dalla pratica sociale: quando un bambino perde un dentino da latte viene invitato dai genitori a mettere il dentino sotto il cuscino; gli viene raccontato che verra’ una fatina dei denti o un topolino, prendera’ il dentino e in cambio gli lascera’del denaro (di solito una moneta).

Il giochino funziona sino a che i bambini hanno 8-9 anni, poi i bambini fingono di credere per collezionare monete da due euro o addirittura banconote. La cosa interessante e’ che… il resto l’ho pubblicato nel mio blog su Lettera43

Per continuare a leggere… cco il link:  http://alterego.blog.lettera43.it/2012/08/28/antropologia-della-fatina-dei-denti/


 Corpo #trendy versus corpo #fail

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ ago 24th, 2012

Un tempo grasso era bello. In tempi di vacche magre i bambini ben pasciuti erano l’orgoglio dei nonni, e le donne in carne avevano molto piu’ sex appeal delle magre.

Poi col boom economico, con l’esplodere del concetto di fitness nella pop culture e infine la dieta Dukan i grassi sono diventati socialmente vituperevoli.

I grassi sono un insulto alla “vision” salutista della nazione italiana, vision e mission più immaginata ovviamente che reale, se pensiamo che un italiano su 3 e’ sovrappeso e siamo, con i Giapponesi, il popolo più sedentario del mondo (e anche il piu’ longevo, con quello giapponese).

I parametri del peso “giusto” ovviamente variano col passare del tempo, con le mode culturali, e a secondo delle civiltà prese in esame. Se pensiamo ai canoni di bellezza occidentali della Modernità le donne di Rubens erano grasse e belle, desiderate e ammirate, oggi una donna taglia 42 che sfili sulle passerelle e’ considerata “taglia forte”.

Per continuare a leggere il post rimando al mio blog Alterego sul quotidiano Lettera43:

http://alterego.blog.lettera43.it/2012/08/24/corpo-trendy-versus-corpo-fail/

P.P. Rubens, Venere al bagno (1612 circa)


 Io e il mio Alter ego su Lettera43

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ ago 22nd, 2012

Inizia oggi la mia collaborazione con il quotidiano Lettera43,  con il blog Alter ego, argomento l’antropologia culturale,  i fenomeni di costume, l’attualitè ecc. ecco il primo post, BURQINI CINESI E TANOREXIA OCCIDENTALE

“La mia amica Q., cinese doc, mi fa notare che ho la pelle bruciata dal sole. Me lo dice con condiscendenza, mista a rassegnazione.
Ma certo, le rispondo, d’estate ci si abbronza.
Mica dappertutto sai? mi risponde serafica.

E’ vero: più di 2/3 del mondo cerca di schiarirsi la pelle o mantenerla chiara con accorgimenti antisole, ma anche lozioni, creme schiarenti, anche nocive alla pelle, cancerogene.
Perche’ nero non e’ ancora bello, e le ideologie colonialiste sono dure a morire. Bianco/nero sono una dicotomia potente, che traccia una profonda linea di demarcazione tra il Noi e il Loro.
Ma non è solo una categoria reificata dai colonialisti europei, uno sguardo esterno. E’, al giorno d’oggi, anche una modalità di autorappresentazione di se stessi, in Africa come in Asia come in America latina”.

Per continuare a leggere:

http://alterego.blog.lettera43.it/2012/08/21/burqini-cinesi-e-tanorexia-occidentale/


 My life

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ lug 24th, 2012


 S’abba frisca a Dorgali, un museo del territorio

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ mag 16th, 2012

di Alessandra Guigoni

Lo scorso fine settimana ero ospite dell’Amministrazione comunale di Dorgali e dell’Associazione Epulae alla manifestazione “Bacco e l’Agnello”, organizzata per far conoscere meglio l’agnello sardo IGP e le sue grandi potenzialità culinarie e anche di ricaduta economica. Allo stato attuale solo il 10% degli agnelli macellati sull’Isola si pregia del marchio IGP, ed è un vero peccato, perchè le certificazioni consentono di vendere ad un prezzo più equo la carne e di fidelizzare clienti, non solo locali, consumers avveduti, interessati alla qualità del prodotto, alla tracciabilità e alle qualità organolettiche della carne.

Credo e spero sia stata la prima di una lunga serie di appuntamenti che consentiranno al marchio di farsi conoscere meglio e all’agnello sardo IGP di farsi apprezzare maggiormente anche grazie all’opera degli chef che si sono adoperati per rendere al meglio la bontà della carne durante la manifestazione coordinata dal giornalista enogastronomo Angelo Concas.

Detto questo dopo aver  visitato l’Acquario locale,  sono voluta andare a visitare S’abba frisca, un ecomuseo molto interessante di cui avevo sentito parlare.

Il luogo si estende per alcuni ettari nella macchia mediterranea, ed è ricco d’acqua per cui qua e là zampillano cascatelle creando un effetto suggestivo.  Il nome acqua fresca e’ azzeccato e la prima impressione del luogo è quella della freschezza appunto, data dall’acqua ma anche dalla ricca vegetazione presente.

Il percorso museale prevede un itinerario all’aperto, dove e’ possibile visitare un antico covile, vedere una tradizionale macina asinaria per il grano, ancora in funzione su prenotazione, osservare alcune erbe officinali e tintorie tipiche, e un percorso al chiuso che ricostruisce una casa sarda borghese accuratamente ricostruita con suppellettili, oggetti, comprese la stanza da letto e la cucina.

La famiglia Secci, proprietaria del museo, ha saputo raccogliere con pazienza e passione un’infinità di oggetti e attrezzi della cultura agropastorale locale e della cultura materiale della zona. La cucina in particolare mi è parsa ben  concepita per raccontare la cultura gastronomica della Dorgali di un tempo. Merita una visita, naturalmente assaggiando i prodotti tipici della zona, dai buonissimi formaggi ovini e caprini al generoso vino, sino ai pani e ai dolci senza dimenticare, per chi ama la carne, un piatto a base di carne d’agnello.

Particolare dello spazio museale adibito alla cucina


 Distacchi. Lo svezzamento dei bambini stranieri a Cagliari

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ apr 27th, 2012

E’ appena uscito il mio nuovo saggio, dedicato alle ideologie e alle pratiche di svezzamento delle mamme migranti, osservate nel contesto cagliaritano.

Il librino sintetizza piu’ di un anno di ricerca, 14 interviste, i risultati dell’osservazione partecipante, rafforzate da alcune considerazioni e suggestioni teorico-metodologiche. Il libro e’ stato pubblicato con il contributo della Fondazione Banco di Sardegna, e del Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze Umane dell’Università di Cagliari. E’ arricchito dalla Premessa di Felice Tiragallo (Università di Cagliari) e dall’Introduzione di Annamaria Rivera (Università di Bari).

Una ricerca che viene da lontano, visto che avevo gia’ iniziato a trattare del tema in Antropologia del mangiare e del bere (2009), avendo iniziato ad occuparmi del tema antropologico del divezzamento nel 2008.

Dalle battute iniziali del I capitolo:

Questo breve saggio si pone come scopo innanzitutto la ricostruzione delle ideologie, dei saperi e delle pratiche di svezzamento di un gruppo di donne migranti di provenienza eterogenea, residenti nel cagliaritano, utile a inquadrare il nodo concettuale e problematico dello svezzamento da un punto di vista generale, partendo dal principio che lo svezzamento è qualcosa di culturalmente, storicamente e socialmente costruito.

Il divezzamento o svezzamento presenta una variabilità assai ampia, di cui i dati empirici daranno conto e contribuiranno a disegnare meglio i contorni e i problemi ad esso connesso.

In secondo luogo il saggio esplora il campo dei complessi rapporti tra il mondo migrante e la comunità ospitante sarda, per delineare le sconnessioni e/o le sovrapposizioni tra i saperi e le pratiche che le donne migranti mettono in campo, rifacendosi alla tradizione familiare declinata al femminile, trasmessa in modo informale da madre in figlia, e i saperi biomedici occidentali; per mappare i prodotti alimentari, gli stili, i tempi delle pratiche di svezzamento diffuse presso gruppi di popolazione immigrata e i prodotti, gli stili e le pratiche europee con cui le donne migranti si trovano a confrontarsi.

In terzo luogo lo studio si pone come ambiziosa finalità non solo l’acquisizione di dati sullo svezzamento “altro”, dati empirici pure preziosi, in quanto base su cui lavorare in molte direzioni e ambiti, ma anche l’embrione di una riflessione critica, cui rimando nelle conclusioni; un ragionamento sugli stili di maternità diversi da quello attualmente dominante nei paesi cosiddetti occidentali ed occidentalizzati, al fine di una migliore comprensione dell’alterità e delle problematiche connesse alle donne migranti in terra di Sardegna.

Rimango a disposizione per altre informazioni.  Per eventuali adozioni, recensioni, segnalazioni del saggio si prega di contattare anche:

ARKADIA EDITORE – VIALE BONARIA 98 – 09125 CAGLIARI – TEL. 070 6848663 – info@arkadiaeditore.it


 Jalebi ovvero i paesaggi del cibo indiani

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ feb 15th, 2012

di Alessandra Guigoni

Eccomi qua, con un nuovo impegnativo filone di ricerca, i paesaggi del cibo indiani a Cagliari e dintorni.

Work in progress, ho tante cose da imparare, ma molta energia positiva per affrontare il campo e dialogare con i miei interlocutori, e la consapevolezza che il cibo e’ il cuore dei pensieri, delle pratiche, dei saperi, delle ideologie delle persone, a tutte le latitudini e in tutti i tempi.

Lo Jalebi probabilmente deve il suo nome alla civiltà araba, e la sua introduzione nel Punjab risalirebbe alla dominazione araba del subcontinente indiano.

E’ un dolce dolcissimo ma ottimo, da gustare con chai (te’ indiano con latte e spezie) o anche con cibi salati, perche’ no, per un piacevole contrasto.

E’ molto bello da vedere, traslucido com’e', di un arancio tenue, profumato e croccante, dal gusto raffinato; non è facile da preparare, bisogna saper friggere con perizia innanzitutto e soprattutto saper versare il composto con destrezza nell’olio caldo.

Si prepara per le grandi occasioni, le feste laiche e religiose, ma e’ anche uno cibo di strada (street food), molto amato.

Sotto lo jalebi, fotografato da me in un Gurdwara cittadino.