Oblio e clamore
“La lotta tra memoria e oblio, in un gioco perverso di eccessi, obbedisce a una ferrea legge mediatica: la dimenticanza è inversamente proporzionale al clamore suscitato. I media, infatti, tendono a rendere mirabile quello che stanno raccontando sul momento; perciò la loro massima aspirazione è di consegnare alla memoria collettiva un segno che si faccia sogno. Fragile come un sogno. Tutti i miti hanno un tempo fissato, un acme, una morte. Quelli che sono durati più di tutti sono stati quelli antichi perché, allora, non c’erano, o quasi, i media”.
Ipse dixit il mio Aldo Grasso.
Il can can mediatico su Diana l’indomani della sua morte fu talmente forte che oggi giorno nessuno se la ricorda più, il principe si è persino sposato con la sua ranocchia; MJ fara’ la stessa fine, ci sarà una messe di immagini e video per qualche tempo, faremo tutti una bella indigestione e dopo non ne vorremo più sapere nulla… ogni indigestione mediatica provoca una reazione di tedio verso quel personaggio o argomento.
Invece tutti abbiamo ancora a cuore il mito di Marilyn Monroe, che ha avuto il pregio di vivere in un’era predigitale, nella preistoria dei mass media, e ancora ci raccontiamo attorno al fuoco di quanto fosse bella, sfortunata e sensibile.



Scherzi? Anche di Marilyn non ne possiamo più le pelotas. E se fosse invecchiata la sua certa comparsata in “Beautiful” a 60 anni sarebbe stata triste e patetica.
Commento di Salvatore — 30 giugno 2009 @ 22:11
Marilyn e’ un’icona del XX secolo, fa ancora audience, anche se non incontra il gusto di tutti. Proprio oggi su Repubblica promuovono i 12 scatti (inediti per l’Italia) in mostra a luglio sulla nostra Costa Smeralda:
http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/spettacoliecultura/mostra-marilyn/1.html
Commento di Alessandra Guigoni — 1 luglio 2009 @ 10:14