Quest’articolo costituisce una sorta d’agenda per ricerche future, una premessa più che un risultato; tuttavia ci sembra di poter avviare qualche riflessione teorica pratica, basata sulla concretezza di quanto abbiamo osservato nell’ambito della comunità italiana del bookcrossing.
La rete di oggetti antropologici in cui ci muoviamo comprende da un lato le comunità virtuali e alcune loro caratteristiche, dall’altro la pratica sociale del bookcrossing, la connessione di tale pratica con il dono ed infine gli utilizzi strategici degli spazi virtuali e reali.
L’interesse verso questo fenomeno, sulla cresta dell’onda da oltre un anno, è nato (come spesso accade) per caso. Un amico me ne aveva parlato in termini entusiasti tempo fa, e già mentre ne parlava mi ha fatto subito venire in mente una gigantesca globale ragnatela di kula [1] di libri (o meglio ancora un reticolo di persone che amano i libri).
Tempo dopo ho considerato che tali scambi ridisegnano in qualche modo persino gli spazi pubblici, in cui tali pratiche avvengono, modellano rapporti sociali tra membri della comunità dei bookcrossers (d’ora in poi BCs), e scardinano, nel loro piccolo, anche lo status del libro, così come lo conosciamo almeno dall’invenzione della stampa in poi.
Per chi volesse saperne di più: http://www.analisiqualitativa.com/magma/0103/articolo_05.htm
La complessità dell’attuale paesaggio del cibo nel mondo occidentale è ciò che emerge attraverso la presentazione di alcune riflessioni teoriche insieme ai risultati di ricerche empiriche.
Il percorso tocca molti temi: le caratteristiche dell’alimentazione quale medium socio-culturale, gli aspetti storici ed etnografici dello svezzamento degli infanti, la storia antropologica della cucina italiana, con particolare rilievo ai risultati delle dinamiche del cosiddetto scambio colombiano, la fenomenologia della degustazione enologica e gli aspetti culturali del mondo del vino, la biodiversità e l’erosione genetica delle varietà coltivate, l’alimentazione odierna tra i poli del “locale” e del “globale”, con speciale riguardo al fenomeno della globalizzazione.
Appare evidente che il cibo è cultura, è storia, è geografia, e che al di là delle mere logiche nutrizionali tutti noi utilizziamo il cibo per motivi sociali, culturali e simbolici complessi, profondi, radicati nelle civiltà si può dire da sempre.

Internet per l’antropologia : risorse e strumenti per la ricerca etnografica nel cyberspazio.
Così suonava il titolo del mio primo libro, annus domini 2001, dedicato alla comunicazione mediata dal computer e alle nuove tecnologie informatiche.
Il mio amore per Internet ha radici lontane, è nato insieme al mio amore per Cagliari… quando nel 1993 al CRS4 vidi sullo schermo di un PC uno strano affare, Mosaic, un browser che ora è un fossile della Rete… e imparai la parola Internet, che allora era davvero per pochi intimi, e veniva sussurrata e accarezzata come se fosse una creatura appena nata.
Ed era così. Emetteva i primi vagiti ed era già un enfant prodige. Tra me e Lei (perchè Internet è femmina, senza dubbio) fu amore a prima vista.

- saggio pubblicato per NAME di Genova
Era ora che mettessi mano al mio sito Internet, uguale a se stesso da 11 anni. Ricordo quando iniziai a schizzarlo, nell’estate del 1997. Scritto in html puro e duro, senza editors o altre diavolerie
senza concessioni alla bellezza o peggio al lusso a parte il box d’iscrizione alla newsletter “etnografie. scrivere le culture@ rete”… da oggi si cambia…
Rassicuro i miei quattro lettori dicendo che rimarrà la newsletter, rimarranno gli articoli da poter scaricare liberamente, ma ci sarà anche molto altro.
Ringrazio Salvatore, di nome e di fatto, per avermi mostrato la Rete com’è nel 2009: blogtagghifera ma anche con molti contenuti, per chi crede ancora nell’intelligenza collettiva e connettiva, e nello spirito di condivisione che animava la Rete all’inizio, quando Tim Berners Lee disse: Fiat Lux e così fu.
Al.G.