la cura e l’incuria (di se’)
di Alessandra Guigoni
Mi sono spesso chiesta quale sia la formula per una vita sostenibile, ecocompatibile, che dia benessere, senza stravolgere la vita delle persone, senza deupaperare la spiritualita’, senza scimmiottare dei modelli estranei a quello mediterraneo a cui sento di appartenere.
Si è parlato di pensiero meridiano e del saper vivere di noi Mediterranei. In fondo lo siamo un po’ tutti, anche chi non si ritiene tale, ma comunque parla un dialetto neolatino e ha ancora saperi e pratiche che provengono da una storia comune, quella dell’Impero romano prima, dell’Età dei comuni e delle signorie poi, e infine del comune Risorgimento.
Mi sono anche chiesta se l’Isola che non c’e’ in realtà esista o sia una costruzione mentale degli scienziati sociali, sia la fortunata congiuntura di tanti fattori, troppi, che nella realtà fattuale non ci sono.
Faccio outing: per me la cura del pubblico (strade, parchi cittadini, uffici e mezzi pubblici ecc.) coincide con la cura di sè e non so quanto questo sentimento e atteggiamento sia comune.
Se lordo un’aiuola o infango un bus è come se sporcassi la mia casa e la mia anima.
Credo che se ritenessimo ciò che è DI TUTTI statale, pubblico, comunale, chiamatelo come preferite DAVVERO anche NOSTRO l’incuria che intristisce le nostre città, le campagne e anche le spiagge scomparirebbe come d’incanto.
Chi tratta male il suo ambiente tratta male anche se stesso: lo fa vivere in un posto sporco, negletto, senza storia, senza attrattive, senza prospettive e senza futuro.
Non lascia nulla di intatto, di bello, di incontaminato ai posteri, lascia solo spazzatura e degrado, che sono il contrario della memoria, del ricordo, della tradizione delle cose importanti (valori ma anche beni materiali, come un paesaggio, un monumento) alle generazioni future.
Probabilmente chi lascia bruciare un bosco o un campo vede la sua vita in quel modo lì, come qualcosa che è bruciata, e non vale la pena di aggiustare, di rimettere in sesto, di ricucire. Mi spiego solo così l’attonita stupidità nel vedere andare in fumo un patrimonio senza fare nulla…
Ho scelto questa foto perche’ mi ha colpito la cura nel riparare una vecchia staccionata di montagna, la bellezza del nuovo che si fonde col vecchio, la continuità degli elementi, e il senso di tradizione, nel senso di trasporto di ciò che del passato ci piace nel futuro che promana nella sua semplicità e linearità. Credo che a volte un’immagine valga più di mille parole. Mi piacerebbe che le persone avessero cura delle cose che li circondano, così forse avrebbero più amore e rispetto verso se stessi e i propri cari.
In conclusione infatti credo che la cura o l’incuria di se’ determinino anche il destino di ciò che ci circonda, ma che si possa anche imparare a volersi bene prendendosi cura di una semplice pianta o, come in questo caso, di una recinzione di legno.









