biodiversità coltivata

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ lug 2nd, 2009

di Alessandra Guigoni, tratto da Antropologia del mangiare e del bere, Pavia, ALTRAVISTA, 2009.

PER FARE TUTTO CI VUOLE UN FIORE: RIFLESSIONI SULLA BIODIVERSITÀ COLTIVATA

PREMESSA
L’emozione, la memoria sono temi legati a doppio filo al cibo. Il mio interesse per la biodiversità coltivata è un fatto emozionale, oltre che un interesse da studioso. Nasce dal ricordo dello sciroppo di rosa che preparava mia nonna, un sapore inesprimibile, dall’orto in campagna che innaffiavo ogni sera da bambina, sino a che arrivavano le prime lucciole, dal divertimento di bagnare pomodori, fagiolini, fiori di patata, basilico, immergermi nell’odore dell’erba bagnata, in tutte le sue tonalità, da quelle rosse pungenti delle foglie di pomodoro a quelle dolci e aromatiche del basilico di Prà. Nasce dall’aver visto la creazione del burro sbattendo a lungo il latte appena munto da parte di una contadina che ci affittava casa a S.Bartolomeo di Vallecalda.

Quel burro, quello sciroppo, gli effluvi dell’orto di famiglia, sono le mie madeleines.
Dopo tanti anni compiendo una ricerca sul terreno, ecco che un orto di un anziano contadino mi riporta alla mente tutto ciò che sapevo, ma che avevo dimenticato, su me stessa e sul mio interesse per la campagna e per i contadini che, bambina di città, osservavo per ore mentre lavoravano nei campi o nelle stalle, durante i mesi di villeggiatura estiva, quando con le nonne da “bambina da appartamento” diventavo “bambina campagnola”.

Ricordo, sono passati quasi sei anni, quando un anziano contadino di Gavoi, Salvatore, mi portò nel suo orto, piccolo, per l’autoconsumo, mostrandomi poi a casa i fagioli trighine che conservava di anno in anno. Ne conservo ancora uno a casa. Sapevo, prima di accedere all’orto di Salvatore, novantenne che vive solo e che è la memoria storica e culturale di Gavoi, che il cibo non è mai un argomento neutro, ma ogni scelta alimentare è un fatto sociale, culturale, legato all’identità, all’etnicità anche, di un certo gruppo.

Perciò smettere di coltivare un certo tipo di grano o di allevare un certo tipo di capra, o continuare a farlo o desiderare di farlo, o ricominciare a farlo, è una scelta non solo economica, ma anche politica, in senso ampio, che incide profondamente sulla cultura tutta del gruppo di riferimento e non solo.
L’orto di quel contadino era piccolo, circondato da alti muri di pietre e con una pesante porta di legno. Sembrava il passaggio, la soglia ad un altro mondo, e infatti lo era.

Tratto da Antropologia del mangiare e del bere.

un particolare dell'orto di Salvatore, il sostegno dei fagioli

un particolare dell'orto di Salvatore, il sostegno dei fagioli

1 commento »

  1. amica mia, che dire….leggerti è sempre più gradevole!

    Commento by Mariagrazia — 10 luglio 2009 @ 21:29

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