le streghe di castelrotto
di Alessandra Guigoni
Quando arrivi a Castelrotto, provincia di Bolzano, ti colpiscono, oltre alle Dolomiti, i fienili e le stalle dei bovini, che qui d’estate alpeggiano abbastanza liberamente, soprattutto all’Alpe di Siusi, un paradiso naturalistico e forse il più esteso altipiano d’Europa.
Sulle stalle/fienili di legno le aperture per ricevere luce sono intagliate a forma di animale, volpe o cervo, non mancano le cifre iniziali di nome e cognome dell’antico proprietario o l’anno di costruzione. Ma più spesso sono ritagliate a stella a otto punte, un antico simbolo di luce di sapore orientale ed esoterico, in epoca cristiana divenuto il simbolo dei Re Magi, che qui sono venerati con particolare devozione.
A tal punto che ancora adesso, non si sa se con una continuià senza interruzione o per una sorta di revival di pratiche desuete, nel periodo natalizio, ma soprattutto il 6 gennaio, si usa segnare col gesso le iniziale dei 3 Magi (C. M. B.) e le cifre dell’anno in corso, sugli stipiti delle porte e delle attività commerciali, con chiaro intento di protezione contro le malignità altrui e forse anche il Maligno in persona.
La scritta a gesso non va cancellata, pena la perdita della fortuna/protezione/beneaugurio, e di fatti ho visto diverse sigle dei Magi sugli stipiti superiori delle porte nei paesi della Valle, da Fie’ a Siusi a Castelrotto: 20 C.M.B. 09
Questa pratica della segnatura a gesso, a cui gli altoatesini sono chiaramente affezionati, è descritta nei depliant degli uffici del turismo così come nei siti web delle proloco, perché ormai in quelle valli pubblico e privato sono fusi, e le persone recitano ogni giorno per se stesse e per i turisti la parte dei montanari altoatesini con risultati eccellenti devo dire per noi turisti, che ci sentiamo protagonisti di una favola bella, fatta di malghe pulite, di abeti centenari, di abitanti in costumi colorati, di speck e strudel, di sentieri nel bosco, di mucche al pascolo…
La mia amica Elena Moreddu mi rammenterebbe che la Disneyzzazione del turismo ormai ha assunto dimensioni globali e articolazioni insospettabili e insospettate. Così ritrovo un pezzo di Disneyworld in questo angolo di mondo che prima della moda dell’alpinismo e degli sport invernali faceva una gran fame. Provo a immaginarmi il Tirolo 100 anni fa. Ma faccio fatica, perchè ora è tutto magnificamente lucente, nitido, pulito e ricco, in modo discreto ma evidentissimo a chi proviene come me da una regione a statuto speciale ma assai meno ricca, la Sardegna.
Tornando alla stella mi chiedo perchè la intaglino ancora così ossessivamente sulle stalle… i contadini mi dicono che è una tradizione, che i loro nonni lo facevano, è un modo come un altro per fare entrare luce nelle stalle, tutto qui.
Ma la spiegazione che cerco è sotto i miei occhi…nel vicino Castello di Presule (Prosels in tedesco) tra il 1506 e il 1510 si svolse una delle peggiori cacce alle streghe dell’Alto Adige. Otto donne innocenti morirono a causa delle torture inflitte o bruciate sul rogo, naturalmente dopo regolare processo.
Anna J., Anna M., Juliane, Katharina H., Katharina, la sagrestana di San Costantino, Anna, Magdalena, Kunigunde, questi i nomi. Fu giudice il governatore del sud Tirolo Leonhardt Peysser, che graziò una delle nove donne perchè in dolce attesa. Per le altre la sorte è nota.
Le streghe oltre a praticare il cannibalismo e a rapire bambini, facevano sortilegi e “magie del latte”… mungevano a distanza le mucche, togliendo il latte ai contadini, rubavano il burro o lo facevano inacidire, facevano ammalare il bestiame bovino e via discorrendo.
Sino ad un secolo fa in queste valli le vacche da latte erano la prima fonte di sostentamento delle popolazioni. Il latte e i suoi derivati, insieme al pane scuro erano il vitto quotidiano. Se mancava il latte mancava tutto. Ecco perchè le magie del latte erano così temute. E si proteggevano le stalle con segni apotropaici, invocando la protezione della luce della stella dei Magi contro l’oscurità del Male.
Mille leggende, superstizioni sono state tramandate sino a nostri giorni sulle streghe della zona, codificate nei libri patinati di miti e fiabe che si vendono nei negozi di souvenir, streghe che sarebbero state in passato molte e potenti e ancor oggi superstiti, a tal punto che nei paesi vicini si sussurra sorridendo che a Castelrotto le streghe ci siano ancora.
Ciò che sorprende e fa riflettere è che la stregoneria e le streghe ora sono state patrimonializzate e rese un elemento portante del turismo della zona: così ad esempio esiste la Notte delle streghe a Castelrotto, dedicata allo shopping, e effigi di streghe sono disegnate, intagliate un po’ ovunque. Nei masi turistici streghette in legno e stoffa sono appese qua e là, streghe bonarie o minacciose, a cavallo della scopa, sono dipinte sui muri degli esercizi commerciali.
La strega è diventata un’icona, no, di più, è un logo.
Però si continuano caparbiamente a intagliare nel legno delle stalle le stelle a otto punte a mo’ di protezione, un tempo usate contro le fatture stregonesche, per quel gioco di compresenza degli opposti e di contraddizioni che evidentemente non è solo un rovello della città postmoderna, ma appartiene anche a questi luoghi disneyani, un tempo periferici, ora oggetto di pellegrinaggio da parte dei metropolitani europei in cerca di esperienze bucoliche e di autenticità idilliache.



delizioso articolo cge mi richiama ricordi anche della mia terra l’entroterra ligure dove si faceva moltissimo uso di racconti per impressionare sopratutto i bambini ma anche pratiche per allontanre la cattiva sorte
Commento by maria c. — 3 agosto 2009 @ 19:06
[...] This post was mentioned on Twitter by alessandra guigoni , GiuseppeFraccalvieri. GiuseppeFraccalvieri said: RT @alexethno: Le #streghe di #Castelrotto e i #Remagi… http://www.etnografia.it/2009/07/21/le-streghe-di-castelrotto/ [...]
Pingback by Tweets that mention Etnografia » le streghe di castelrotto -- Topsy.com — 26 dicembre 2009 @ 10:11