A cosa servono le ghiandole mammarie?
di Alessandra Guigoni
Dal Corriere.it sondaggi del 28/7/2009
Una donna è stata invitata a uscire dalla sala da pranzo di un albergo di Madonna di Campiglio perché nutriva al seno la sua bimba. Siete d’accordo con la decisione dell’hotel?
- No 75.0%
- Sì 25.0%
Gulp. Periodicamente sui quotidiani escono articoli e sondaggi su questo tema. Ossia sull’opportunità di allattare in pubblico, specie in bar, ristoranti e simili. Come donna, come mamma non capisco. Ben il 25% ritiene offensivo, o scarsamente decoroso, o indecente che una donna allatti in pubblico la propria prole.
Se c’e’ una cosa che pare naturale alle mamme è l’allattamento al seno. Certo ci sono donne che quasi si nascondono per allattare ma per lo più le femmine dell’homo sapiens sapiens espongono il seno mentre il poppante sugge il latte.
Del resto allattare non espone il capezzolo en pleir air, ma il seno rimane quasi nascosto dalla testolina del poppante. Si tratta di esporre pochi cm di mammella e e per pochi minuti.
Ma si sa che da sempre la religione e il comune senso del pudore in qualsiasi contesto geografico, sociale, economico, discutono o impongono diktat su ciò che del corpo si può esporre e ciò che va velato, coperto o assolutamente nascosto in pubblico.
Per me vale sempre il vecchio adagio Omnia munda mundis e la malizia sta in chi guarda non certo in chi fa (allatta).
A seconda dei contesti storici, culturali, sociali ed economici l’allattamento viene vissuto in modo diverso. Può essere vissuto come un arricchimento o una perdita, un completamento o una privazione: della propria femminilità del proprio ruolo e status in seno alla famiglia e alla società, del proprio ruolo nel mondo, persino nelle dinamiche di potere.
Al giorno d’oggi c’e’ un controllo ossessivo del proprio corpo e di quello altrui e dei liquidi anzi delle secrezioni che da corpo fisiologicamente fuoriescono, non parlo solo di urina e sudore, stigmatizzate a dovere dall’opinione pubblica, ma persino del latte materno. Tutto è sottoposto al vaglio del buon gusto, anche ciò che è naturale come l’allattamento.
E sicuramente il fatto che il seno sia un topos dell’erotismo, per i mass media e l’immaginario collettivo occidentale dico, contribuisce notevolmente a sminuire il suo ruolo “altro”, ossia di produttore di nutrimento per lattanti.
Un ruolo considerato secondario, quello della mamma, e scomodo per chi vorrebbe le donne come delle barbie sempre assenzienti, eternamente giovani e disimpegnate civilmente e politicamente, ma vestite sempre alla moda e dedite allo shopping.
Nei mass media tradizionali e nuovi vanno di moda le escort, basta vedere le parole più taggate nei blog più à la page, un po’ meno le mamme.
Purtroppo spesso noi donne accettiamo di aderire a certi cliche’ per sentirci accettate.
Alla fine la taglia 42 diventa il nostro burqa e se la nostra identità femminile deve essere rappresentata simbolicamente da reggiseni imbottiti, french manicure, tinte per capelli e tacchi cm. 12 credo che ci sia poco da stare allegre.
Ma che ci sia poco da stare allegre anche nel nostro magnifico Occidente dalle magnifiche sorti e progressive si era capito da un pezzo.



In compenso esibire labbroni siliconati, tatuaggi con fantasie di draghi e teschi, magliette con svastiche e un assoluto disprezzo per l’italiano quando si parla ad alta voce al telefonino è considerato a la page. Gli aborigeni della penisola hanno strane usanze.
Commento di Salvatore — 28 luglio 2009 @ 19:38