sugli incendi in sardegna

 Archiviato in: FRIENDS — Alessandra Guigoni @ ago 3rd, 2009

Lascio la parola a Giulio Angioni, mi pare che l’intervista che ha rilasciato a Ercole Olmi per Liberazione domenica 2 agosto sia quanto di più sensato possibile sull’argomento.

Roghi in Sardegna,  la teoria del complotto blocca la prevenzione

di Ercole Olmi
Più o meno da trent’anni uno studioso sardo tenta di spiegare che gli incendi ricorrenti nell’isola non sono sempre e necessariamente causati da criminali incendiari. Tenta di spiegare che ragionare esclusivamente in questa direzione, sull’onda dell’emozione, fa perdere di vista la prevenzione.
Il cuore della faccenda, secondo Giulio Angioni, è che quando si accusa il fantomatico incendiario automaticamente
si scarica la coscienza e la responsabilità di tutti: «È un vecchio problema: quando c’è il male è facile pensare che qualcuno lo abbia causato. E costui assume nel tempo il volto del nostro peggiore nemico». Angioni parla qualche ora prima dell’arresto del bracciante Victor Paun, accusato secondo la ricostruzione fornita dal Corpo forestale, di incendio colposo. Una scintilla sarebbe volata dal motore del suo trattore causando il rogo che ha devastato 3700 ettari in Gallura lo scorso 23 luglio. La difesa nega che quel giorno il bracciante abbia utilizzato il mezzo agricolo. Stesso discorso vale per i fuochi dell’Oristanese. Sono quattro le persone ritenute dagli inquirenti responsabili di incendio colposo: due imprenditori edili che hanno dato alle fiamme una catasta di carta e il proprietario di un oliveto che inavvertitamente avrebbe trasmesso troppo calore alle sterpaglie con la sua macchina operatrice. Per il momento nessun dolo e nessun complotto sebbene sulle prime si fosse parlato di esche e vandali del cerino. Angioni è un antropologo e uno scrittore di fama. Autore di romanzi di successo e docente all’Università di Cagliari.

Il fuoco nella sua opera letteraria si incontra spesso: «Lo ammetto, ma si tratta di una scelta involontaria». In Assandira un incendio divora un agriturismo, in Le fiamme di Toledo, storia di Sigismondo Arquer, campeggia nel titolo. Angioni smonta e ribalta il luogo comune sull’incendio boschivo a partire dalla responsabilità dei pastori: «Proprio loro non c’entrano. Il contadino e il pastore sono abituati a trattare col fuoco. Un tempo in caso di incendio nelle campagne si mobilitava la comunità con le abilità e le conoscenze tradizionali. Oggi non si può più fare affidamento su questo, non c’è più l’abitudine». La tecnica del “taglia e brucia” è universale, utilizzata da sempre, fin dalla preistoria, per concimare il terreno una volta esaurito, pulire i campi, stanare le prede. «Il fuoco non è sempre assassino», spiega Angioni, «sebbene l’uso dell’incendio  controllato nell’agricoltura e nell’allevamento abbia sempre meno importanza. È anche perché non si praticano più queste tecniche antiche che gli incendi sono così devastanti.

L’allevamento non è più allo stato brado con la richiesta di grandi estensioni ma si è trasferito in stalla e l’agricoltura è limitata a piccoli spazi». L’ossessione del dolo è una varietà dell’ideologia del complotto che cancella la responsabilità di ciascuno e adagia il senso comune. La teoria della cospirazione o la mafia dei mangimi, secondo Angioni, «sono tutti ragionamenti che svelano solo una parte della realtà e generano altri guai. Le spiegazioni sociocriminali a volte sono ridicole. Ricordo che a Guasila, il mio paese, ai tempi della guerra fredda si ritenevano responsabili degli incendi i comunisti». La contemporaneità dei roghi in tutto il bacino Mediterraneo nei giorni caldi della scorsa settimana fa riflettere ulteriormente. Continua l’antropologo: «Evidentemente si tratta di un problema anche ambientale e non solo
criminale». È facile intuire che una terra come quella della Sardegna, d’estate con temperature elevate e vento forte, si trasformi in un pagliaio che può andare a fuoco in qualunque momento.

La Protezione Civile aveva segnalato il rischio con anticipo. Se allora non si tratta solo ed esclusivamente di dolo, il problema degli incendi secondo Angioni si dovrebbe risolvere in buona parte con una importante campagna di prevenzione. «Propongo uno slogan», sorride provocatoriamente il professore: «Ricorda che anche tu puoi essere un incendiario in qualsiasi momento».

E a proposito di pregiudizio e untori Angioni conclude citando la Storia  della colonna infame. «A dimostrazione del fatto che complotti e incendiari criminali riflettono un atteggiamento antico, ricordo l’opera di Alessandro Manzoni».Nelle prime righe l’autor ede I promessi sposi spiega che quando gli incendi erano divenuti così frequenti nella Normandia del Seicento, «cosa ci voleva perché un uomo ne fosse subito subito creduto autore da una moltitudine?» Bastava essere il primo che si trovava nelle vicinanze, essere sconosciuto, «e non dar di sé un conto soddisfacente». Per Angioni le parole di Manzoni sono illuminanti: «Il sospetto e l’esasperazione, quando non sian frenati dalla ragione e dalla carità, hanno la trista virtù di far prender per colpevoli degli sventurati».

5 commenti »

  1. Senza parlare di quell’esercito di imbecilli, i fumatori incalliti ma col portacenere nella propria macchina intonso, che seminano cicche incendiarie dal finestrino.

    Commento di Salvatore — 4 agosto 2009 @ 13:33

  2. hai ragione, e’ cosi. col maestralone di oggi… ne ho visti almeno 3 di automobilisti col braccino svolazzante fuori dal finestrino e la cicca accesa lanciata a mo’ di frisbi ai bordi della strada, tra il poetto e cagliari citta’.
    sic sic.

    Commento di alessandra — 4 agosto 2009 @ 14:08

  3. DOPO LA LETTURA DI QUESTO DOCUMENTO RICONFERMO LA MIA CIONVINZIONE CHE BISOGNA IN ASSOLUTO ELIMINARE LE CONDIZIONI PERCHE’ SIA POSSIBILE APPICARE GLI INCENDI, CIOE’ VENGA A MANCARE LA METERIA INFIAMMABILE SU LARGA SCALA. NON E’ FACILE, MA LA CIVILTA’ SI MISURA ANCHE CON I PROBLEMI RISOLTI.

    Commento di ALBERTO — 27 dicembre 2009 @ 20:24

  4. DOPO LA LETTURA DI QUESTO DOCUMENTO RICONFERMO LA MIA CONVINZIONE CHE BISOGNA IN ASSOLUTO ELIMINARE LE CONDIZIONI PERCHE’ SIA POSSIBILE APPICARE GLI INCENDI, CIOE’ VENGA A MANCARE LA MATERIA INFIAMMABILE SU LARGA SCALA. NON E’ FACILE, MA LA CIVILTA’ SI MISURA ANCHE CON I PROBLEMI RISOLTI.

    Commento di ALBERTO — 27 dicembre 2009 @ 20:27

  5. Caro Alberto, sì la realtà degli incendi spesso e’ piu’ triviale di cio’ che lasciano immaginare i mass media complottologi.
    Gli incendiari molto spesso sono persone stupide o ignoranti piu’ che machiavellici cospiratori o serial killer del paesaggio.
    Il che e’ ancora piu’ triste perche’, come dice lei, ci si potrebbe porre rimedio piu’ facilmente, ad esempio presidiando il territorio con vigile attenzione e rimuovendo tutto cio’ che e’ potenzialmente un innesco.
    Esiste un numero verde per segnalare gli sprovveduti che accendono fuochi, il 1515 ed io l’ho usato, e ben piu’ di una volta.
    La civilta’ si misura anche con i problemi risolti, sì, e’ vero, anche se il problema piu’ grosso e’ alla fine antropologico, e riguarda la scarsa consapevolezza e rispetto di se stessi e degli altri.
    spero sia d’accordo, alla prossima :)

    Commento di alessandra — 28 dicembre 2009 @ 09:41

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