nella tela del ragno
di Alessandra Guigoni
Dal fumettistico Spiderman alla bellissima Lullaby dei Cure, dalla greca Aracne al postmoderno World Wide Web il mito del Ragno e della Ragnatela non conosce confini geografici e storici.
La rete del ragno è una metafora potente delle potenzialità dell’intreccio, dell’abilità della tessitura di relazioni positive ma anche di trame pericolose. Ogni disegno complesso contiene dei punti di forza e dei punti deboli, ogni relazione può diventare una Liaison Dangereuse.
Con l’espansione dei social network, Facebook in primis, a cui tutti sembrano iscritti (me compresa, sic) a mio parere gli aspetti vischiosi e guardoni della Rete, l’altra faccia dell’intelligenza collettiva e connettiva, si sono espansi e sono diventati particolarmente pericolosi per la privacy delle persone.
Ad esempio ci sono mille banali trucchi per conoscere gli amici degli amici, e dunque risalure al milieu sociale, economico, personale del malcapitato al centro della ragnatela dello spione di turno. E inoltre nei social network le informazioni sulla vita privata, le informazioni cosiddette sensibili e riservate si sprecano…ossia dove lavoriamo, che facciamo, dove andremo in vacanza, di chi siamo amici, chi ci abita vicino, quali sono i nostri orientamenti sessuali, politici, religiosi. Tutte cose che pensiamo di dire agli amici nel segreto di una pagina web, e invece le stiamo urlando al mondo.
Quando entriamo in una chat, in un forum, su facebook, pensiamo di essere in un bar a chiacchierare, o ancor meglio nel nostro salotto, e non ci accorgiamo di essere in una stanza che ha pareti trasparenti e in cui il nostro sussurro e’ amplificato da mille microfoni, da centinaia di videocamere sempre accesi.
Le relazioni face to face declinano in favore delle amicizie cosiddette virtuali, inutile far finta che non sia così. Forse ciò accade perchè si e’ sempre più soli ma anche sempre più incapaci, per mancanza di tempo, di luoghi adatti, di occasioni, di stringere conoscenze. Una volta c’era la piazza, l’agorà. Ora c’è Internet, il villaggio globale (mai definizione fu più azzeccata, a mio modesto parere). Così il virtuale ossia la vita online diventa una valvola di sfogo, un’alternativa, in certi casi l’alternativa con la A maiuscola alla vita off line.
E’ più facile trovare in rete persone che condividano con noi certe passioni, certe idee, certe esperienze grazie alla comunità virtuali basate su interessi, relazioni, esperienze affini, piuttosto che cercarle nel mondo reale, col lanternino, dove le affinità elettive sono rare, e vanno coltivate con pazienza e dedizione.
Invece la relazione su Internet è in tempo reale, scorre velocissima, e in pochi giorni sembra di conoscere una persona da una vita. é il tempo su Internet, non lineare, piuttosto ciclico, più vicino al mito e ai suoi stilemi che alla vita quotidiana con le sue miserie lineari.
Internet ti permette di far scorrere in tempo in un modo diverso, piegandolo in apparenza ai tuoi desideri e bisogni: sembra che non passi mai il tempo, che sia sempre hic et nunc.
In realtà non ci si accorge di trascorrere parecchie ore davanti ad uno schermo battendo forsennatamente la tastiera. Si fa sera e ci si accorge di non aver combinato nulla; é successo a tutti: esperti e neofiti felici prigionieri della tela digitale del ragno.
Non sto demonizzando alcunche’, perche’ continuo a pensare che Internet sia una delle maggiori invenzioni del XX secolo, e’ versatile, policentrica, un po’ guascona, c’e’ tutto e il contrario di tutto; personalmente mi piace poter scrivere ai miei amici messicani e leggere le loro risposte dopo pochi secondi, chattare con i miei ex compagni di scuola, vedere le foto dei loro figli e dei loro giardini lontani, e leggere dallo schermo articoli e notizie da tutto il mondo; mi piace poter vedere video buffi o commoventi su youtube, e poter ascoltare la mia musica preferita mentre scrivo; continuo a stare nella tela, ma non do più le spalle al ragno, lo guardo in faccia.



Dici bene Alessandra, ma prendi Cagliari una città senza piazze ,con le strade invase da auto, dove avremo potuto incontrarci, purtroppo l’urbanistica modifica l’antropologia
Non vorrei citare Pasolini, ma anche la differenza nel vestire non significa nulla, un tempo chi si metteva l’orecchino era un pirata o un avventuriero, oggi puo’ essere un puscher o un avvocato o un architetto, magari un agente immobiliare
Commento di salvatore zurru — 7 agosto 2009 @ 17:40
sai ricordo un paesino di mare in provincia di salerno con lo struscio serale dei ragazzini, e le discussioni animate su politica e societa’ civile ai caffe’ all’aperto. oggi internet e’ anche come quel paesino… ho ritrovato dopo 20 anni la stessa atmosfera…
Cagliari non mi e’ parsa mai respingente dal punto di vista della sociabilita’ ma forse hai ragione… i baretti sul lungomare possono essere piacevolissimi ma anche tristi, a seconda della stagione e della compagnia (o mancanza di essa).
avvocati e agenti immobiliari un po’ pirati lo sono, lasciamelo dire
l’orecchino da pirata se lo portano con onore.
e’ vero comunque che ormai si gioca al mimetismo anche nel vestire, anche se poi le persone si capiscono dai gesti, dalla postura, da tante cose che non sono legate all’abito.
comunque chi gioca con la propria immagine a me incuriosisce, scompiglia le poche certezze che ho, legate all’osservazione, dunque e’ benvenuto
Commento di alessandra — 7 agosto 2009 @ 18:20
Concordo con te in tutto, guardare il ragno in faccia è terribile, mai dargli le spalle e i ragni hanno almeno otto occhi e due due aculei inoculanti veleno mortale….una volta nel web, mai dargli le spalle…che immagine hai scelto…hai fatto centro!
Commento di silvio s. — 3 novembre 2009 @ 00:27