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	<title>Commenti a: il &#8220;cattivo selvaggio&#8221; e il &#8220;bravo ecologista&#8221;</title>
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	<description>L&#039;antropologia può fare la differenza perché ne tiene conto</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Sep 2010 14:01:44 +0200</lastBuildDate>
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		<title>Di: azz</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2009/08/07/il-cattivo-selvaggio-e-il-bravo-ecologista/comment-page-1/#comment-42</link>
		<dc:creator>azz</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 21:24:36 +0000</pubDate>
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		<description>Io invece non sono d&#039;accordo. O quantomeno non sono d&#039;accordo al concedere a priori il diritto a pratiche economiche non sostenibili, a prescindere da quale sia il soggetto che vorrebbe portarle avanti.

Per giudicare occorrerebbe conoscere quali sono le limitazioni contestate, ma da quel che capisco dall&#039;articolo mi pare si tratti di un problema molto simile a quello che si presenta in tante città italiane: l&#039;annosa questione degli orti lungo i fiumi. Da una parte gli autoctoni (da noi generalmente vecchietti) che vorrebbero utilizzare tali ottimi terreni per coltivazioni su piccola scala, pratica di per se assolutamente da incoraggiare, dall&#039;altra la necessità di preservare i corsi d&#039;acqua ed i corridoi laterali come fondamentale spazio per le migrazioni. 
La soluzione è il compromesso. O meglio, visto che nessuna di queste due necessità è secondo me sacrificabile, l&#039;intervento dell&#039;amministrazione pubblica, che provveda ad approntare un sistema di irrigazione in aree limitrofe da destinare all&#039;orticoltura. Costi quel che costi in termini di finanziamenti pubblici.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io invece non sono d&#8217;accordo. O quantomeno non sono d&#8217;accordo al concedere a priori il diritto a pratiche economiche non sostenibili, a prescindere da quale sia il soggetto che vorrebbe portarle avanti.</p>
<p>Per giudicare occorrerebbe conoscere quali sono le limitazioni contestate, ma da quel che capisco dall&#8217;articolo mi pare si tratti di un problema molto simile a quello che si presenta in tante città italiane: l&#8217;annosa questione degli orti lungo i fiumi. Da una parte gli autoctoni (da noi generalmente vecchietti) che vorrebbero utilizzare tali ottimi terreni per coltivazioni su piccola scala, pratica di per se assolutamente da incoraggiare, dall&#8217;altra la necessità di preservare i corsi d&#8217;acqua ed i corridoi laterali come fondamentale spazio per le migrazioni.<br />
La soluzione è il compromesso. O meglio, visto che nessuna di queste due necessità è secondo me sacrificabile, l&#8217;intervento dell&#8217;amministrazione pubblica, che provveda ad approntare un sistema di irrigazione in aree limitrofe da destinare all&#8217;orticoltura. Costi quel che costi in termini di finanziamenti pubblici.</p>
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		<title>Di: alessandra</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2009/08/07/il-cattivo-selvaggio-e-il-bravo-ecologista/comment-page-1/#comment-36</link>
		<dc:creator>alessandra</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 16:25:24 +0000</pubDate>
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		<description>mi hai letto nel pensiero.
aborigeni e&#039; brutto, cosi come straniero. 
dovremmo tutti sentirci ospiti su questa terra e di questa terra, non padroni (di cosa poi?).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi hai letto nel pensiero.<br />
aborigeni e&#8217; brutto, cosi come straniero.<br />
dovremmo tutti sentirci ospiti su questa terra e di questa terra, non padroni (di cosa poi?).</p>
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		<title>Di: salvatore  zurru</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2009/08/07/il-cattivo-selvaggio-e-il-bravo-ecologista/comment-page-1/#comment-34</link>
		<dc:creator>salvatore  zurru</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 15:50:15 +0000</pubDate>
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		<description>Negli anni 70 ,ai tempi del parco del Gennargentu, di fronte alla protervia statale di imporre alle popolazioni un parco senza le attività economiche conosciute , lo slogan che andava per la maggiore era &quot; salviamo i mufloni ma anche gli uomini&quot; 
Credo che gli aborigeni( brutto termine coloniale) fino ad oggi abbiano  conservato il loro territorio e ambiente , conoscendo le società agricole e pastorali lo faranno meglio degli immobiliaristi o delle agenzie di viaggi che &quot;vola vola&quot;  nel mondo lo stanno pesantemente inquinando, lo diceva  già Celine &quot; l&#039;unico viaggio che possiamo compiere è quello immaginario....tutto è già stato visto alberi case paesaggi etc etc</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Negli anni 70 ,ai tempi del parco del Gennargentu, di fronte alla protervia statale di imporre alle popolazioni un parco senza le attività economiche conosciute , lo slogan che andava per la maggiore era &#8221; salviamo i mufloni ma anche gli uomini&#8221;<br />
Credo che gli aborigeni( brutto termine coloniale) fino ad oggi abbiano  conservato il loro territorio e ambiente , conoscendo le società agricole e pastorali lo faranno meglio degli immobiliaristi o delle agenzie di viaggi che &#8220;vola vola&#8221;  nel mondo lo stanno pesantemente inquinando, lo diceva  già Celine &#8221; l&#8217;unico viaggio che possiamo compiere è quello immaginario&#8230;.tutto è già stato visto alberi case paesaggi etc etc</p>
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