L’Aventino della gru e il ritorno coatto alla contadinanza

 Archiviato in: NUGAE — Alessandra Guigoni @ ago 12th, 2009

di Alessandra Guigoni

Tra le tante notizie sui quotidiani di oggi mi hanno colpito due eventi: gli operai della fabbrica in crisi scesi dalla gru e i cassintegrati di Prato che torneranno a zappare la terra, la terra incolta attorno alle fabbriche in crisi, su suggerimento di politici e sindacati locali.

La crisi è più profonda di quello che si pensava e più duratura. Così le industrie vanno in crisi, e la contadinanza torna in auge.

Leggo entrambe le notizie di cronaca paragonandole al famoso ritiro sull’Aventino della plebe romana, stufa dei soprusi e dell’oppressione da parte del patriziato e della sua condizione di subalternità. Incrociarono le braccia e dissero che cosi non si poteva andare avanti in quel modo. Boicottarono il funzionamento della città intera:  se vengono a mancare i servi, i padroni da soli non sanno fare nulla: ne’ coltivare, ne’ fare il pane, ne’ spazzare le strade, ne’ insegnare ai propri figli, ne’ guidare i carri o lavarsi le vesti.

Boicottare e’ un buon sistema per farsi sentire…la ritirata sull’Aventino fu uno sciopero ante litteram. Purtroppo sappiamo come andò a finire… arrivò il solito politico, Menenio Agrippa, che con un apologo affascinante convinse il popolo a tornare a lavorare per l’élite. Sino ad oggi in pratica.

Ora pare che l’Innse si salverà, la Camozzi ha comprato tutto e ha riassunto i 49 dipendenti in mobilità. Per una storia che finisce bene in questo periodo ne sento 100 che sono sospese, in attesa…

I quattro operai ed il sindacalista sono scesi dall’Aventino, ma con uno spirito diverso dai Romani di 2500 anni fa, tra le dichiarazioni ho letto: “Questa vicenda ha dimostrato che abbassando la testa non si va da nessuna parte”. Già speriamo.

E a Prato? Beh, lì hanno proposto di tornare a coltivare una serie di ortaggi di antica memoria e di sicura presa, per chi si può permettere prodotti biologici certificati, consultando anche il presidente di Slow Food di Prato, Venturi che ha detto:

“Siamo convinti di poter dare lavoro a più di cinquecento persone perché sono molti i gruppi interessati all’acquisto di prodotti biologici di qualità. Penso a una particolare varietà di cavalo nero, o al melone “retato” pratese, straordinario per realizzare marmellate, mostarde e sorbetti. E ancora varietà autoctone di pomodori, zucchine, albicocche, ciliegie. E anche alla produzione dello zafferano, che a Prato veniva coltivato sino dal medioevo”.

Così gli ex operai coltiveranno la terra dei loro avi per produrre squisitezze per le mense della borghesia in un progetto definito ecosolidale dal sindaco di Prato.

Spero che quegli ex operai si costituiscano in cooperativa, si facciano regalare la terra su cui coltiveranno e diventino imprenditori, padroni di se stessi e non più dipendenti, subalterni.  Altrimenti si fa come 2500 anni fa sull’Aventino, quando Menenio Agrippa spiegò che il corpo funziona bene se le braccia (la plebe) nutrono lo stomaco (l’aristocrazia). Menenio disse che non portare cibo alla bocca in segno di protesta alla lunga affama non solo lo stomaco, ma indebolisce anche le braccia, il corpo tutto, che deperisce e muore.

Ma credo che la contrattazione, la mediazione, le rivendicazioni e la libertà non debbano mai venire meno, altrimenti si avra’ un corpo dello Stato sempre più pingue, sbracato, onnivoro, e le sue membra id est i suoi membri saranno sempre più deboli e imbelli.375px-Ubu-Jarry

1 commento »

  1. da repubblica di oggi 12 agosto 2009:
    La Cina scopre la disoccupazione
    venti milioni tornano nelle campagne. Istruttivo e apocalittico.
    http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/esteri/cina-disoccupazione/cina-disoccupazione/cina-disoccupazione.html
    Nelle fabbriche, in questi giorni, si attendevano gli ordini per i regali di Natale di tutto il mondo. L’ultima spiaggia del 2009: giocattoli, hi-tech, moda. Invece niente. Il consumatore globale aspetta e l’ex coltivatore di riso cinese, che nel frattempo ha ceduto la sua terra, perde il posto. Gli specialisti di flussi migratori si dicono certi: nel sudest asiatico, ma anche in Europa e Africa, con l’autunno la Cina non spedirà merce, ma nuovamente braccia (continua)

    Commento di alessandra — 12 agosto 2009 @ 10:39

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