Il programma TV trash made in USA Hoarders
di Alessandra Guigoni
Accumulo, dal latino ad cumulum, in cima, al colmo. Sino in cima sino alla follia è ciò che ho pensato visionando le puntate del nuovo programma tv cult americano Hoarders sulla tv via cavo A&E.
Tutti noi abbiamo un parente o un vicino che ha il vizio di non buttare via nulla (potrebbe servire è la risposta) e la cui casa sembra il magazzino di un rigattiere: trattasi di una patologia, spesso non riconosciuta o sottovalutata, che conduce a collezionare oggetti.
I personaggi (veri, non è una fiction) scelti per le prime puntate sono da tragedia greca. La loro mania di accumulare oggetti inservibili, inutili, pericolosi, di conservare persino il cibo e la spazzatura li ha portati ad un passo dal baratro: chi si sta separando, chi ha perso la custodia dei figli, chi il lavoro, chi rischia la prigione. Storie dolenti di umanità con immagini scioccanti.
Naturalmente il programma ha il suo profilo su Twitter: http://twitter.com/hoarderstv
E su facebook: http://facebook.com/hoarders
Ormai molti programmi televisivi si avvalgono dei social networks per incrementare l’interesse dell’audience e per fidelizzarla.
Il programma prevede la cura urto della pulizia della casa, ma gli autori raccomandano di non prendere alla lettera ciò che viene detto e mostrato nel programma e di rivolgersi a specialisti per la cura di questo disturbo ossessivo compulsivo ed elencano una serie di istituzioni e strutture a cui rivolgersi.
La Tv sta sostituendo il lettino dello psicoanalista ma non credo sia un bene: le persone sono convinte che mettere in scena i loro più intimi segreti li libererà, come se si trattasse di una trance mediatica a cui segue la purificazione o catarsi.
In realtà confidare le corna fatte alla moglie agli amici di un forum o scrivere che si detesta il collega d’ufficio può essere che aiuti a liberarsi di un peso, forse per questo i confessionali delle chiese sono sempre free, mentre i confessionali del GrandeFratello sono sempre occupati, come i bagni sugli aerei.
Ma liberarsi di un disturbo o dare la caccia al coniuge traditore (come nell’obrobrioso Tv show Cheaters: http://www.cheaters.com/) grazie alla tv credo sia un grosso misunderstanding sul ruolo di quel media e forse anche un sintomo della confusione e della solitudine delle persone oggi.




Guarda caso anch’io oggi parlavo di reality, anche se di tutt’altro genere.
Chissà questo quando sbarcherà in Italia. Comunque, sei sicura che i personaggi siamo veri? Voglio dire: sai meglio di me che davanti ad una telecamera la realtà evapora come neve al sole.
Fenomeni interessante, comunque, e da seguire.
(tra parentesi, visto che non posso permettermi uno psicanalista mi sfogo qua
: io ho il problema opposto: butto via tutto, anche cose che forse potrebbero ancora servirmi, salvo poi l’immancabile pentimento…. vai a capire la psiche…
)
Commento di moreno — 23 settembre 2009 @ 21:43
Confesso che quando ho visto quel programma sono rimasta folgorata, e l’impressione che ho avuto durante due settimane in America è che proprio perché c’è disponibilità di tutto in quantità abnormi (e da noi inimmaginabili) ed è tutto così fuori misura, anche le persone hanno problemi a mantenere il senso della misura in tutto nella vita quotidiana(dal consumo di alcol e di caffè all’ammasso di oggetti in casa).Sono rimasta scioccata da una mamma con figlia al bar di un museo, che quando la bambina le ha detto “non prendere il caffè”, mi ha detto come un’ammissione di colpa “eh, infatti non va bene, è una DIPENDENZA”.
Da italiana le ho detto che il caffè è meraviglioso, ma questo terrore della dipendenza sospetto dipenda proprio dalla enorme disponibilità di tutto, per cui è facile che qualcosa prenda il sopravvento, come gli oggetti ( o i gatti,c’era una puntata sulla “gattaraggine estrema” che faceva ancora più impressione e che non so se è on line).
Insomma, stereotipi a parte, la società americana è piuttosto inquietante nel suo terrore della dipendenza da qualsiasi cosa e nella disponibilità estrema di tutto, ora capisco perché hanno problemi di alimentazione, non è solo la dieta sbagliata e gli zuccheri ovunque, non è solo una questione di ingredienti, è proprio il troppo che ti viene buttato addosso ad ogni angolo.
Commento di Eleonora — 24 settembre 2009 @ 10:14
cara Eleonora ti ringrazio per lo spunto interessante e colgo l’occasione per ringraziarti publice per avermi fatto conoscere hoarders, conoscere differenze estreme fa sempre bene, anche se a volte e’ un duro colpo, voltastomaco anche, come in questo caso.
la dipendenza nasce anche dalla disponibilita’, ma credo che al fondo ci sia anche una poverta’ estrema. una poverta’ dettata da uno stile di vita improntato su di una identita’ fondata sulla mercificazione di tutto, sulla fagocitazione di tutto, e sulla credenza, falsa per me, che tutto si possa comperare, mentre le cose importanti comprare non si possono.
ciao, alla prossima
Commento di alessandra — 24 settembre 2009 @ 13:58
Più che la dipendenza di questi poveracci mi fa paura la dipendenza al vojeurismo di chi li segue assiduamente creando persino reti sociali di guardoni.
Vi ho mai parlato della singolare, ma felice comunità che circola intorno a un portale sullo strizzamento (con tanto di video esplicativi) di cisti sebacee?
Commento di Salvatore Mulliri — 24 settembre 2009 @ 14:45
bleah!
secondo me dietro al successo di certi fenomeni (tipo beautiful o uomini&donne o drive in 30 anni fa o i video dei brufoli) non c’e’ una vera volonta’ di guardare, una intenzionalita’ ma un atteggiamento passivo di fronte al fenomeno, come quando si mangiano popcorn al cinema, o si mastica una gomma, ossia “attività dislocate”. valvole di sfogo in momenti di stanchezza, frustrazione, disattenzione, bisogno di coccole.
le usiamo tutti. Desmond Morris afferma che di attivita’ dislocate ne fanno a meno solo i magnati, i mistici, gli eccentrici e gli psicotici.
tutto sta a scegliere un’attivita’ di sfogo e di relax meno sciema di altre… meglio twitter che beautiful per me, meglio spulciarsi come fanno le scimmie, o fare un pisolino come i gatti.
Commento di alessandra — 24 settembre 2009 @ 15:24
per Moreno: anch’io sono una che butta, anche troppo.
tengo poche cose care, forse perche’ ho fatto sei traslochi in vita mia, dunque ho un’attitudine a categorizzare a prima vista le cose in inutili e servibili. sono brutalmente pratica.
da poco ho scoperto che gli oggetti inutili o desueti come i floppy disk, la carta carbone, i gettoni telefonici servono a fare collezioni e musei, e a raccontare storie, anche belle, interessanti, e che emozionano.
dunque massimo rispetto per chi tiene e sa collezionare cum grano salis, io non ne sono capace, non ne ho la stoffa ne’ gli spazi.
saluti!
Commento di alessandra — 24 settembre 2009 @ 15:39
Mi hai illuminato! Non avevo mai pensato a questa cosa dei traslochi: sono a circa 6 anch’io e in effetti col tempo si impara a non tenere la rumenta prima per essere preparati a non sloggiarla poi.
Era così facile ma non ci ero arrivato
Commento di moreno — 24 settembre 2009 @ 15:49