Pippi calzelunghe: come nasce un trickster
di Alessandra Guigoni
Alla fine sono arrivata all’ovvia verità… Pippi e’ una semidivinità burlona, un trickster, la creatura di un altro mondo, anzi una creatura dell’altro mondo; altro che racconto per bambini!
Ma del resto anche molti altri racconti per bambini celano un bel po’ di segreti e bugie, basti pensare alle raffinate interpretazioni di Alice nel paese della meraviglie recentemente enucleate da Piergiorgio Odifreddi, o i simboli nascosti in Pinocchio, interpretati magistralmente da Giorgio Manganelli, o le interpretazioni psicoanalitiche delle fiabe tradizionali, da Cappuccetto rosso a Biancaneve, sino al notissimo Mondo incantato di Bruno Bettelheim.
Una volta fatta la scoperta ho semplicemente digitato in google Scholar pippi +ongstocking+trickster: sono apparsi alcuni articoli che enumerando i trickster citavano Pippi e mi sono tranquillizzata… non avevo avuto un’allucinazione culturale, avevo visto giusto.
Avevo visto le puntate del telefilm tratto dal libro di Astrid Lindgren da bambina, devo ammettere senza particolare entusiasmo; da adulta sto vedendo il telefilm insieme ai miei figli; sin dalle prime puntate mi colpisce l’abbigliamento di Pippi, e il suo aspetto fisico: capelli rossi, che in tutte le culture sono considerati curiosi, particolari, eccentrici, o, al peggio ecome legati al mondo ctonio, infernale…basti pensare alla novella Rosso Malpelo di Verga, che la dice lunga sulla cattiva fama, anche nel nostro mediterraneo, su chi ha i capelli fulvi.
Pippi inoltre ha un aspetto da clown, da burlona appunto, con quelle scarpe troppo grandi e quei colori, verde e arancione, che rompono gli schemi del maschile e del femminile, tradizionalmente, cromaticamente legati all’azzurro e al rosa, e la pongono in una sfera androgina…e si sa l’androgino ha a che fare col sacro, rimanda ad una dimensione “altra”…
Pippi è buona e generosa con i suoi amici Annika e Tommy, ma a dire il vero li costringe a obberdirla e ad eseguire i suoi voleri; li fa scappare di casa, li conduce in lande lontane e misteriose, mettendoli più volte in pericolo di vita, come quando attraversano il fuoco o scendono da una scarpata… li fa naufragare su di un’isola deserta… li inizia al mondo insomma, attraverso una serie di riti di passaggio ben precisi, che si potrebbero riassumere con “il viaggio come recherche”, il viaggio iniziatico (si pensi solo al viaggio di Dante agli Inferi o di Odisseo nel Mediterraneo), togliendoli dalla ovattata e tiepida vita domestica svedese a cui sarebbero stati condannati altrimenti.
Pippi è “magica”, ha una forza smisurata, può volare, è immortale (si lancia con un barile giù per il fiume a cui succedono le rapide e poi una cascata senza torcersi neppure un capello); rendere magici gli oggetti inanimati (come una bicicletta senza ruote che lei inforca per le vie della Svezia rurale, o una macchina sgangherata trovata in una fattoria svedese, o dei rottami che trasforma in un’aereo); a volte fa ridere i suoi amici a volte li spaventa molto (in soffitta ad esempio, quando finge ci siano i fantasmi e terrorizza Annika). Tormenta la signorina Prusselius in ogni maniera, rendendo la povera donna lo zimbello di tutto il paese, facendola scivolare sulla china della follia.
Pippi fa sempre doni ai suoi amici, doni importanti, magici, sorprendenti, che escono miracolosamente da incavi nell’albero di Villa Colle, come le gazzose, che sono appesi ai rami, a Natale, come i regali che fa a tutti i bambini del paese, venuti ad omaggiarla la vigilia di Natale (come non potrebbe essere altrimenti? e’ una divinità!), che sono nascosti in cassetti e ripostigli della sua straordinaria diabolica casa.
Una delle caratteristiche degli esseri divini è pretendere ed elargire doni ai propri protetti, e i bambini sono solitamente i destinatari perfetti dei doni, in quanto intermediari tra il mondo dei vivi e quello oltremondano (si veda Babbo Natale giustiziato di C. Lévi-Strauss ad esempio, che interpreta magistralmente in questa chiave, che ho semplificato al massimo, una chiave di lettura profonda e plausbile di tante nostre feste, da Natale a Halloween).
Pippi non e’ una bambina speciale, anzi non e’ neppure una bambina, ma è l’erede della figura del trickster, una divinità ora buona ora dispettosa, un essere sovrannaturale che gioca a suo piacimento con chi gli sta intorno.
I trickster o buffoni sacri sono burloni, insolenti, sovvertono le leggi ed infrangono le regole apposta; sanno essere generosi con gli uomini, ad esempio donando loro degli oggetti culturali importanti, come il fuoco, i semi per coltivare, tecniche di lavorazione della ceramica e via dicendo, ma possono essere anche crudeli se gli si manca di rispetto o ti prendono in antipatia, possono farti scherzi terribili o anche arrivare ad ucciderti. La figura del trickster è presente nella mitologia e della cosmogonia di un po’ tutte le culture, come i trickster degli Indiani d’America, su cui esiste un patrimonio ampio di miti e leggende e di interpretazioni etnoantropologiche.
Anche Prometeo, dicono gli esperti, era un trickster. Offrì il fuoco agli uomini, disobbedendo agli dei. Era furbo, geniale, folle e generoso, come… Pippi calzelunghe.
In fondo ai tempi di Omero i racconti del focolare erano i miti greci, e i bambini ascoltavano adoranti le gesta di uomini, semidei e divinità nel mondo e in cielo; oggi esiste il focolare televisivo ma se andiamo a spulciare i plot di tanti serial di successo ritroviamo gli archetipi almeno della Grecia di 3000 anni fa … a voler essere prudenti… al centro dell’azione c’e’ l’eroe, l’eroina, il viaggio da compiere, la città da salvare dal nemico, oggetti fatati da conquistare/recuperare, esseri malvagi/diabolici contro cui combattere, amori che sbocciano, amori difficili, tradimenti, agnizioni miracolose di parenti ed amici dati per perduti e l’immancabile approdo in un luogo sconosciuto/misterioso… dalle soap opera alla blasonata Lost e’ tutto un potpourri di temi cari alla cultura popolare… cambiano i mezzi di trasmissione, 30 secoli fa c’erano gli aedi, cantori professionisti, ora c’e’ la Tv on demand, ma forse il messaggio non è cambiato così tanto, non così tanto come noi audience si saremmo aspettati.





