Pippi calzelunghe: come nasce un trickster

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ ott 26th, 2009

di Alessandra Guigoni

Alla fine sono arrivata all’ovvia verità… Pippi e’ una semidivinità burlona, un trickster, la creatura di un altro mondo, anzi una creatura dell’altro mondo; altro che racconto per bambini!

Ma del resto anche molti altri racconti per bambini celano un bel po’ di segreti e bugie, basti pensare alle raffinate interpretazioni di Alice nel paese della meraviglie recentemente enucleate da Piergiorgio Odifreddi, o i simboli nascosti in Pinocchio, interpretati magistralmente da Giorgio Manganelli, o le interpretazioni psicoanalitiche delle fiabe tradizionali, da Cappuccetto rosso a Biancaneve, sino al notissimo Mondo incantato di Bruno Bettelheim.

Una volta fatta la scoperta ho semplicemente digitato in google Scholar pippi +ongstocking+trickster: sono apparsi alcuni articoli che enumerando i trickster citavano Pippi e mi sono tranquillizzata… non avevo avuto un’allucinazione culturale, avevo visto giusto.

Avevo visto le puntate del telefilm tratto dal libro di Astrid Lindgren da bambina, devo ammettere senza particolare entusiasmo; da adulta sto vedendo il telefilm insieme ai miei figli; sin dalle prime puntate mi colpisce l’abbigliamento di Pippi, e il suo aspetto fisico: capelli rossi, che in tutte le culture sono considerati curiosi, particolari, eccentrici, o,  al peggio ecome legati al mondo ctonio, infernale…basti pensare alla novella Rosso Malpelo di Verga, che la dice lunga sulla cattiva fama, anche nel nostro mediterraneo, su chi ha i capelli fulvi.

Pippi inoltre ha un aspetto da clown, da burlona appunto, con quelle scarpe troppo grandi e quei colori, verde e arancione, che rompono gli schemi del maschile e del femminile, tradizionalmente, cromaticamente legati all’azzurro e al rosa, e la pongono in una sfera androgina…e si sa l’androgino ha a che fare col sacro, rimanda ad una dimensione “altra”…

Pippi è buona e generosa con i suoi amici Annika e Tommy, ma a dire il vero li costringe a obberdirla e ad eseguire i suoi voleri; li fa scappare di casa, li conduce in lande lontane e misteriose, mettendoli più volte in pericolo di vita, come quando attraversano il fuoco o scendono da una scarpata… li fa naufragare su di un’isola deserta… li inizia al mondo insomma, attraverso una serie di riti di passaggio ben precisi,  che si potrebbero riassumere con “il viaggio come recherche”, il viaggio iniziatico (si pensi solo al viaggio di Dante agli Inferi o di Odisseo nel Mediterraneo), togliendoli dalla ovattata e tiepida vita domestica svedese a cui sarebbero stati condannati altrimenti.

Pippi è “magica”, ha una forza smisurata, può volare, è immortale (si lancia con un barile giù per il fiume a cui succedono le rapide e poi una cascata senza torcersi neppure un capello); rendere magici gli oggetti inanimati (come una bicicletta senza ruote che lei inforca per le vie della Svezia rurale, o una macchina sgangherata trovata in una fattoria svedese, o dei rottami che trasforma in un’aereo); a volte fa ridere i suoi amici a volte li spaventa molto (in soffitta ad esempio, quando finge ci siano i fantasmi e terrorizza Annika). Tormenta la signorina Prusselius in ogni maniera, rendendo la povera donna lo zimbello di tutto il paese, facendola scivolare sulla china della follia.

Pippi fa sempre doni ai suoi amici, doni importanti, magici, sorprendenti, che escono miracolosamente da incavi nell’albero di Villa Colle, come le gazzose, che sono appesi ai rami, a Natale,  come i regali che fa a tutti i bambini del paese, venuti ad omaggiarla la vigilia di Natale  (come non potrebbe essere altrimenti? e’ una divinità!), che sono nascosti in cassetti e ripostigli della sua straordinaria diabolica casa.

Una delle caratteristiche degli esseri divini è pretendere ed elargire doni ai propri protetti, e i bambini sono solitamente i destinatari perfetti dei doni, in quanto intermediari tra il mondo dei vivi e quello oltremondano (si veda Babbo Natale giustiziato di C. Lévi-Strauss ad esempio, che interpreta magistralmente in questa chiave, che ho semplificato al massimo, una chiave di lettura profonda e plausbile di tante nostre feste, da Natale a Halloween).

Pippi non e’ una bambina speciale, anzi non e’ neppure una bambina, ma è l’erede della figura del trickster, una divinità ora buona ora dispettosa, un essere sovrannaturale che gioca a suo piacimento con chi gli sta intorno.

I trickster o buffoni sacri sono burloni, insolenti, sovvertono le leggi ed infrangono le regole apposta; sanno essere generosi con gli uomini, ad esempio donando loro degli oggetti culturali importanti, come il fuoco, i semi per coltivare, tecniche di lavorazione della ceramica e via dicendo, ma possono essere anche crudeli se gli si manca di rispetto o ti prendono in antipatia, possono farti scherzi terribili o anche arrivare ad ucciderti. La figura del trickster è presente nella mitologia e della cosmogonia di un po’ tutte le culture, come i trickster degli Indiani d’America, su cui esiste un patrimonio ampio di miti e leggende e di interpretazioni etnoantropologiche.

Anche Prometeo, dicono gli esperti, era un trickster. Offrì il fuoco agli uomini, disobbedendo agli dei. Era furbo, geniale, folle e generoso, come… Pippi calzelunghe.

In fondo ai tempi di Omero i racconti del focolare erano i miti greci, e i bambini ascoltavano adoranti le gesta di uomini, semidei e divinità nel mondo e in cielo; oggi esiste il focolare televisivo ma se andiamo a spulciare i plot di tanti serial di successo ritroviamo gli archetipi almeno della Grecia di 3000 anni fa … a voler essere prudenti… al centro dell’azione c’e’ l’eroe, l’eroina, il viaggio da compiere, la città da salvare dal nemico, oggetti fatati da conquistare/recuperare, esseri malvagi/diabolici contro cui combattere, amori che sbocciano, amori difficili, tradimenti, agnizioni  miracolose di parenti ed amici dati per perduti e l’immancabile approdo in un luogo sconosciuto/misterioso… dalle soap opera alla blasonata Lost e’ tutto un potpourri di temi cari alla cultura popolare… cambiano i mezzi di trasmissione, 30 secoli fa c’erano gli aedi, cantori professionisti, ora c’e’ la Tv on demand, ma forse il messaggio non è cambiato così tanto, non così tanto come noi audience si saremmo aspettati.

astrid lindgren insieme alla sua creatura Pippi calzelunghe

4 commenti »

  1. beh, l’influenza ti ha fatto bene, interessante post.
    Ma davvero da bambina non ti piaceva Pippi? Sei un’eccezione, io l’adoravo e quando lo guarda la mia nipotina una sbirciata la do ancora volentieri. Anzi, una delle cose che mi ha sempre colpito è come potesse piacere a bambini e adulti di diverse generazioni, ma hai risposto benissimo con il tuo scritto.

    Commento by moreno — 26 ottobre 2009 @ 19:20

  2. ciao Moreno! sto un po’ meglio, ma sono ancora acciaccata :( so di essere strana, Pippi e’ amatissima in tutto il mondo e il libro -ho letto su wiki- e’ stato tradotto in 70 lingue! ora mi piace, la trovo interessante, ironica, istrionica, i miei figli la adorano! trovo interessante rivedere la Svezia rurale di 40 anni fa, qua e la’ si intravedono usi e costumi, paesaggi… ma da bambina la trovavo “lenta”, non mi piaceva… adoravo Heidi e cose così, anche Mazinga zeta e altri fumettoni giapponesi…i primi sbarcati sulla tv italiana… forse col tempo i miei gusti si sono raffinati, non me lo spiego sino in fondo.

    Commento by alessandra — 26 ottobre 2009 @ 19:32

  3. Dovrei esercitarmi su excel all’ora di Rossi, ma non ho resitito a leggere questo pezzo su Pippi, che da bambino odiavo visceralmente…questa ragazzina fuori dagli schemi, che vestiva strana, non aveva i genitori vicino, faceva quel che voleva, si prendeva gioco di tutti, grandi e piccoli, vessava, talvolta, Annika e Tommy, i suoi amici e faceva fare al suo cavallo e alla scimmia quello che voleva…ammetto che nel mio piccolo (avevo sette anni quando trasmettevano Pippi) mi infastidiva. Immaginavo la difficoltà che provavano Annika e Tommy ad avere una amichetta cosi eccentrica, e soffrivo con loro…Concordo con tutto quello che hai scritto sopra, lo vedo chiaro, era un genietto benefico/malefico ma simpatico. Da prendersi con le pinze…e nessuno riusciva ad averne ragione.Che rabbia!!! Ricordi la serie di Emil, probabilmente anch’essa svedese, del bambino, punito puntualmente dal padre falegname, che lo chiudeva dentro la falegnameria ogni volta che faceva una birbonata, ed Emil ogni volta che stava dentro intagliava una scultura di legno?
    Mi dilungherei anche sulla violenza dei cartoon giapponesi trasmessi in italia dalla fine degli anni ’70, chiedo perdono per eventuali orrori di ortografia dettati anche dalla fretta, e ti lascio con un quesito che mi ponevo quando guardavo Pippi: Ma come fanno a non sottostare alla legge di gravità ‘ste ‘zzo di treccine rosse? Ciao Al!!!

    Commento by Silvio S. — 27 ottobre 2009 @ 11:29

  4. ciao Silvio confesso di aver dovuto cercare su google questo Emil… e… sorpresa…e’ anch’essa una creatura della nostra scrittrice Astrid Lindgren, tutto quadra, alla fine.

    Le treccine e la legge di gravita’…hai ragione…sono esagerate, come il personaggio che le porta :-D

    Commento by Alessandra Guigoni — 27 ottobre 2009 @ 17:16

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