E così alla fine Claude Lévi-Strauss se ne e’ andato…
di Alessandra Guigoni
Grande vecchio dell’antropologia culturale, massimo teorico dello Strutturalismo aveva compiuto 100 anni e sembrava a tutti noi ormai immortale; qualche collega scherzosamente sosteneva che nei suoi viaggi nelle Americhe avesse avuto a che fare con qualche pozione miracolosa, di quelle che ti allungano la vita, o magari avesse assistito a qualche rito sciamanico di primaria importanza, di quelli che ti rendono depositario di un sapere speciale, che ti porta a vivere con più parsimonia e dunque anche più a lungo. E’ morto sabato notte, ma la notizia e’ trapelata solo oggi.
Ha scritto tantissimo e benissimo, credo che molti colleghi gli invidino ora questo ora quel saggio, io non saprei qualche scegliere… mi piacerebbe aver scritto tutto, ma soprattutto aver vissuto e viaggiato cosi intensamente, intelligentemente, amabilmente come ha fatto lui. Credo che pochi possano avere il privilegio di una vita cosi complessa, interessante, e di aver fatto uno dei mestieri più belli del mondo, quello dell’antropologo, e con così tanta empatia, sapienza, brillantezza.
Forse… personalmente il libricino Babbo Natale giustiziato, tradotto sapientemente e pubblicato da Sellerio qualche anno fa, mi sembra una delle sue cose più piacevoli, brillanti, interessanti.
Per chi si occupa di antropologia dell’alimentazione il suo “triangolo culinario” e’ imprescindibile, è significativo che 3 dei suoi Mythologiques parlino nel titolo di cibo: Il crudo e il cotto, Dal miele alle ceneri, Le origini delle buone maniere a tavola. Titoli che parlano.
A proposito del triangolo culinario racconta: “I cibi si presentano infatti in tre condizioni fondamentali, crudi, cotti o putridi. Rispetto alla cucina lo stato crudo rappresenta il polo non marcato, mentre gli altri due sono fortemente connotati, ma in direzione opposta: il cotto è una trasformazione culturale del crudo, il putrido è la sua trasformazione naturale. Per ogni cucina non vi è nulla che sia semplicemente cotto, occorre sempre specificare il modo di cottura. In buona sostanza vi è un’opposizione tra arrosto e bollito, il primo è “dalla parte della natura”, il secondo “dalla parte della cultura”. Non esiste neppure il crudo allo stato puro, i cibi vanno comunque lavati, tagliati, e talvolta conditi. Anche le cucine che ammettono il putrido lo fanno a patto di certi procedimenti, spontanei o artificiali. Il bollito appartiene a quella che potremmo chiamare endo-cucina, fatta per uso domestico e destinata ad un piccolo gruppo chiuso, viceversa l’arrosto fa parte dell’eso-cucina, che viene offerta agli estranei.
Per capire il discorso dell’endo-cucina e dell’eso-cucina non occorre andare in Amazzonia o pensare a qualche tribù sperduta in qualche angolo remoto del globo: penso al fatto che a casa mia ogni domenica si mangiava il bollito con la salsa verde, ed era un cibo intimo, cucinato da mia nonna per i famigliari e/o gli amici più stretti, mentre l’arrosto era un momento di festa, di comunione con la comunità di riferimento, una pratica, quella dell’arrostire, riservata ai maschi di casa, con cui si invitavano gli estranei alla classica salsicciata o braciolata… stringendo o mantenendo alleanze, amicizie, parentele attraverso la condivisione dell’accensione e del mantenimento del fuoco, e della cottura sapiente della carne, con trucchi ed espedienti tramandati di generazione in generazione.
Eccome se in fondo il pensiero selvaggio ci appartiene, anche se lo respingiamo come “altro “da noi, invece ci siamo immersi e neppure ce ne rendiamo conto. Abbiamo una tecnologia da XXI secolo e una mentalità antica per molti versi, ad esempio in casa abbiamo ancora i residui delle credenze dei bestiari medievali: teniamo un porcellino come salvadanaio, protettore della fortuna e dei denari, regaliamo ai bambini un orsacchiotto, l’orsa era un antico simbolo apotropaico di protezione della prole, in cima al tetto teniamo un grazioso gallo di metallo come protettore della casa, nella madia abbiamo una mucca di ceramica che versa latte, segreto amuleto di prosperità alimentare… e gli esempi potrebbero continuare…
Sul Corriere.it c’e’ una bella nota biografica su di lui, uno di quei coccodrilli che credo fosse pronto da tempo, forse da anni addirittura, ma che grazie alla famosa pozione miracolosa è rimasto in un cassetto molto molto a lungo.




Spiace sempre quando scompaiono queste grandi figure del pensiero del 900, soprattutto perchè gli studiosi più famosi che prendono il loro posto non si muovono più in quell’orizzonte di ampiezza di prospettive di maestri come Levi Strauss. La cultura e il pensiro del tardo XX secolo fuggono sempre più la grande teoria; i nuovi studiosi forgiati nello specialismo scientifico più attento hanno rinunciato a quell’enciclopedismo che in fondo era forse il tratto più distintivo del grande saggio e sapiente nell’immaginario collettivo.
Commento di Francesco — 5 novembre 2009 @ 20:52
ti do pienamente ragione, ho constatato diverse volte che ormai c’e’ un certo timore anche in ambito demoetnoantropologico a provare a fare comparazioni e generalizzazioni, come se queste fossero un peccato mortale.
Secondo me la complessità del mondo non e’ aumentata, siamo noi ad avere paura a provare a descriverla e a capirla, ad interpretarla.
Bisognerebbe provarci invece, o ci perderemo nei microcosmi del nostro ombelico accademico.
Commento di alessandra — 6 novembre 2009 @ 11:58
Io, invece, non l’ho mai studiato, non l’ho mai neanche capito. Come antropologo in erba, tuttavia, mi sento molto vicino a lui e non so perché, non avendolo né studiato né capito.
Ma neanche uno, dico uno dei suoi libri! …
Allo stesso modo è andata con Geertz, però di lui almeno qualcosa l’ho studiata, e l’ho capita. Bah!
Tuttavia, quando trovo qualche sua – di Levi Strauss – citazione, sento qualcosa che mi dice:
“Mai farsi prendere dalla nostalgia!”
Mah! Con quale suo lavoro inizio?
Commento di Francesco — 18 novembre 2009 @ 01:44
caro Francesco proprio Claude mi pare dicesse che
“Scienziato non è colui che sa dare le vere risposte, ma colui che sa porre le giuste domande”… dunque si lo si può leggere senza pretendere da se stessi di capire tutto e subito, ma serve senz’altro a porsi nuove domande.
Fossi in te inizierei da Babbo natale giustiziato, edito da Sellerio, e’ un libro molto piacevole.
e tra l’altro visto che il Natale si avvicina…puo’ essere anche un regalo che facciamo al nostro spirito…
ciao!
Commento di alessandra — 20 novembre 2009 @ 09:25
grazie.
Commento di Francesco — 20 novembre 2009 @ 13:07
Per il lettore del blog sarebbe meglio precisare che il francesco che interviene dopo è un’altra persona. Altrimenti potrebbe sembrare che il primo francesco che ha parlato, sia un po’ borderline^_^.
Buona domenica da Francesco(CISKY)
Commento di Francesco — 6 dicembre 2009 @ 12:47
Ciao Cisky ^_^ ! come stai? sto preparando il canovaccio per un piccolo seminario sulla ricerca sul terreno… tu che sei stracolto per favore mi suggeriresti una serie di frasi celebri sul tema “alimentazione” di filosofi e simili? frasi sorprendenti, spumeggianti, non sense, anche borderline…;) naturalmente verresti citato e ringraziato a fine seminario!!!
grazie, so di chiederti tanto, se non hai tempo pazienza.
a presto,
ale
Commento di alessandra — 6 dicembre 2009 @ 16:18
ce la metterò tutta!
Commento di Francesco — 6 dicembre 2009 @ 17:33