Sul fronte del cibo. Corpo, controllo, soggettività
E’ uscito il nuovo numero della rivista Salute e società, curato dalle sociologhe Donatella Cavanna e Luisa Stagi, sul tema: Sul fronte del cibo. Corpo, controllo, soggettività.
In un mondo che produce sovrabbondanza, ma anche rischio alimentare, è possibile ristabilire un giusto rapporto con il cibo? Il volume tenta di rispondere a questa domanda secondo una prospettiva multidisciplinare che vede il contributo di sociologi, psicologi, psichiatri, antropologi ed esperti del settore.
Sul fronte del cibo si gioca una battaglia tra sé e mondo, tra natura e cultura; si combatte la lotta tra controllo e impulsività, tra salute e malattia. Sul fronte del cibo si posizionano confini, limiti e possibilità; in questo territorio trovano spazio molte strategie individuali compensative delle contraddizioni sistemiche, così come si canalizzano molte delle ansie che il macro sistema sta generando.
Il fronte del cibo è anche estrema difesa: in un mondo in cui non si riesce più a controllare nulla, in cui si è persa ogni certezza e possibilità di autodeterminazione è facile cadere nel tranello dell’iper controllo, così può accadere che attraverso la dieta si tenti di ristabilire quel potere che si sente di avere perso. A livello “micro” la restrizione alimentare, portata alle sue estreme conseguenze, può condurre all’anoressia. A livello “macro”, il consumo critico del cibo può dare l’impressione di essere in grado di riappropriarsi di una dimensione politica, intesa come esercizio critico e come controllo di qualità, che si sente di avere perduto. Il filo rosso è l’alimentazione come frontiera: dall’ortoressia, che diviene metafora della costruzione di strategie adattive al rischio, al binge eating disorder che produce una barriera sempre più ampia tra il Sé e il mondo.
In un mondo che produce sovrabbondanza ma anche rischio alimentare è possibile ristabilire un giusto rapporto con il cibo? Si è cercato di rispondere a questa domanda secondo una prospettiva multidisciplinare che vede il contributo di sociologi, psicologi, psichiatri, antropologi e esperti del settore.
L’indice dei contenuti:
Massimo Cuzzolaro, Editoriale
Donatella Cavanna, Luisa Stagi, Introduzione
Saggi
Luigi Frudà, Alimentazione, famiglia e stili di vita
Lorenzo Domaneschi, Se questo è cibo. Sociologia degli alimenti GM
Valentina Guiducci, Binge Eating Disorder e regolazione affettiva: cibo, emozioni, relazioni
Anna Maria Delogu, La trama della famiglia anoressica: reti di relazioni e di rappresentazioni
Confronti
Luisa Stagi, Il cibo tra salute e cultura
Esperienze
Roberto Ostuzzi, Gian Luigi Luxardi, Le metafore della bulimia
Cleto Corposanto, Possiamo parlare di danno sociale delle intolleranze alimentari? La celiachia nei racconti di vita quotidiana (con proposta interpretativa)
Carlo Chiorri, Proprietà psicometriche della versione italiana della Intuitive Eating Scale di Tylka (2006) in un campione non clinico
Prospettive internazionali
Tracy L. Tylka, Jennifer A. Wilcox, L’Intuitive Eating e la sintomatologia del disturbi alimentari sono due face dello stesso costrutto?
Commenti
Carlo Chiorri, Il bicchiere non è solo mezzo vuoto
Antonella Arata, Implicazioni terapeutiche del concetto di intuitive eating: la lunga via della guarigione dalla alimentazione meccanica a quella naturale
Note
Alessandra Guigoni, Interventi. Note sul “gusto” e sulle tendenze del foodscape occidentale.
Per informazioni, prenotazioni, acquisti:



L’interdisciplinareità è ciò che secondo me potrebbe portare l’antropologia ad un maggiore riconoscimento sociale fuori dagli ambienti accademici. Parlo dell’Italia. E di come posso percepirla io. Sono temi ai quali non mi sono mai avicinato.
Le domande che mi sono posto sul cibo, oltre a quelle strettamente connesse al mio stile di vita e che ancora posso giustificare con l’affermazione
“non si tratta di disordine alimnetare, né di una patologia”, sono strettamente connesse a malattie croniche come il diabete e a quelle cardiopatie che impongono il divieto di altri cibi: la mia mamma è diabetica e cardiopatica. Mary Douglas mi ha dato alcuni spunti con l’espressione “autorità domestica”, ma andrebbe studiata con più attenzione.
Per quelli che soffrono per la scarsità di cibo, invece, la musica cambia…
Trovo questo numeero molto interessante, non so però se avrò il tempo e la possibilità di vederlo. Leggo e commento ben volentieri. Grazie. Buon fine settimana. A presto.
Commento by Francesco — 21 novembre 2009 @ 17:32
Mi piace quando un antropologo e’ riflessivo come te e si racconta, anche sul web. troppo spesso anche la riflessivita’ per noi e’ un vezzo e non uno stile di vita.
aprire un blog per me e’ stata dura, perche’ sapevo che avrei dovuto misurarmi con me stessa, ancora prima che con gli altri.
E come ha scritto Giulio Angioni nel suo sito web anni fa comunicare con se stessi e’ forse la cosa piu’ difficile di tutte.
A volte mi rendo conto di avere piu’ dubbi che risposte, anche sulle cose piu’ banali e quotidiane della cultura occiedentale, anche se il mio relativismo e’ un etnocentrismo critico, una postura che mi sembra ancora una delle migliori possibili.
Non c’entra molto con quello che hai scritto, scusa, ho usato il tuo commento per chiarire qualcosa anche a me.
Grazie per la visita, a presto!
Commento by Alessandra Guigoni — 21 novembre 2009 @ 18:00
Credo che parlare di cibo sia, soprattutto oggi, di grande complessità e rispecchi il rapporto che ogni uomo, con la propria storia personale e la propria cultura, tesse con il mondo. A tale proposito mi piace molto ciò che scrive il filosofo Robert Nozick “Il mangiare è un rapporto di intimità. Mettiamo dentro di noi pezzi della realtà esterna; ingoiandoli li mandiamo ancora più dentro, dove vengono incorporati nella nostra materia, nella nostra carne e nel nostro sangue(…) Quando mangiamo la distanza tra noi e il mondo si riduce al minimo. Il mondo entra in noi; diventa noi. Noi siamo fatti di pezzi di mondo”(tratto da “La vita pensata. Meditazioni filosofiche).
Commento by Elisa — 28 novembre 2009 @ 12:12