Non esistono piu’ le ricerche sul campo di un tempo

 Archiviato in: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 21st, 2009

di Alessandra Guigoni

Se mai sono esistite… penso che certi vecchi resoconti, ora classici fossero astrazioni, esercizi, volutamente asettici, impersonali (non in tutti i casi, ovvio, a volte l’umanità e la soggettività faceva capolino), e che la vita fosse altrove, poi finalmente gli antropologi hanno tirato fuori dal cappello i conigli della soggettività, della scrittura, della riflessività, della ricerca multisituata e compagnia cantante…

Scrivo questo di getto, senza bibliografia di riferimento o parole scelte, ma solo con la forza delle mie esperienze e convinzioni.

Ormai mi capita sempre più sovente che i miei “informants” mi scrivano mail, che io legga la loro vita o meglio ciò che loro intenzionalmente o meno desiderino sia manifesto nei loro blog… ci sentiamo e vediamo via skype; ho le foto dei loro oggetti e della loro vita, loro hanno le mie foto mentre fotografo una casa o un certo pane, loro usano i miei scritti per una brochure di promozione del loro paese, io uso le loro parole per scrivere un articolo. Ogni tanto ci si incontra, sul campo o in un bar, quando vengono dalle mie parti. Se siamo lontani ci vediamo in chat. Ci mandiamo sms e mail, su facebook pubblico gli eventi che mi segnalano, loro pubblicizzano i miei saggi o commentano cio’ che scrivo su di un certo tema. Mi hanno filmato, fotografato, editato. Ed io di rimando (chi ha cominciato questo gioco non ricordo) loro.

Con i personal media e i social network la tenda dell’antropologo e’ diventata molto piu’ ampia, grande come il mondo, e a scrivere il diario ci sono proprio tutti sotto quella tenda, dal sindaco al parroco, dalla donna che ti accompagna a vedere il mulino al pastore che ti insegna cio’ che sa sul formaggio, forse quello che scrive meno di tutti e’ proprio l’etnografo [imperfetto].

Parlo per me, ovvio. Il mondo e’ troppo interessante per chiuderlo in un saggio, anche se con i saggi a volte si fa carriera, ma mica sempre, e sono il rito di passaggio di ogni aspirante bravo ricercatore.

Ascoltando i miei testimoni ho cambiato idea, mi sono ricreduta, ho riportato alla mente dei pezzi della mia vita, mi sono data spiegazioni, mi sono arrabbiata, ho fatto pace. Ho letto le cose e le persone in modo nuovo, ho imparato tanto soprattutto su temi che prima ritenevo poco importanti, e che poi sono diventati così stretti da diventare come amici, sempre in testa e nel cuore.

A volte si ha voglia di scrivere di ritorno dal campo per chiarirsi le idee e perche’ si ritiene che ciò che si e’ capito sia interessante, lo si vuole comunicare, si vuole condividere, discuterne, altre volte si affrontano certe cose per dovere accademico, per la famosa produttività e in nome del cursus honorum.

Sarebbe bello se l’università fosse ancora concepita come un luogo dove si fa ricerca e cultura e non come un’azienda in crisi, in cui risparmiare su chi conta meno e ha meno potere: studenti e naturalmente ricercatori a tempo determinato.

Mentre scrivo questo mi viene voglia di ritrovare le persone speciali che ho conosciuto qualche tempo fa, non vedo l’ora di raccontarmi e sentirle raccontare. Faccio con tanta fatica uno dei mestieri piu’ belli del mondo, un mestiere che non dà mai niente per scontato, che considera eccezionale e straordinario ciò che sembra banale e banale ciò che il senso comune considera eccezionale; e che vive grazie alla vicinanza con le persone.

Ricordo sempre tre semplicissime regole che mi disse una volta (mi pare fossimo a tavola, le lezioni arrivano sempre quando meno te le aspetti) un famoso antropologo statunitense: segui gli indigeni, fai come fanno gli indigeni, a volte gli indigeni han torto. Ho constatato l’utilità di queste tre regoline in tantissime occasioni, soprattutto per trovare la strada o mangiare bene in una città sconosciuta, ma anche nel trovare il bandolo della matassa in alcune situazioni etnografiche ingarbugliate.

Provare per credere e credere per provare, un po’ come si fa quando si arriva in un posto nuovo, tra sconosciuti, e ci si presenta.

baby Barack Obama

Barack Obama e la sua mamma, Ann Dunham, antropologa culturale specialista in economia e sviluppo rurale, morta nel 1995… forse non c’entra ma da tempo volevo mettere sul blog questa foto.

10 commenti »

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by Tin Hang Liu, Tin Hang Liu. Tin Hang Liu said: Non esistono piu’ le ricerche sul campo di un tempo http://bit.ly/7vJ6Lq (via @liquida) [...]

    Pingback di Tweets that mention Etnografia » Non esistono piu’ le ricerche sul campo di un tempo -- Topsy.com — 21 novembre 2009 @ 20:55

  2. Complimenti per questo articolo! Leggendolo mi è venuta in mente una frase di Andrea Pazienza che dice :” Un viaggio di scoperta non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi!”

    Commento di Maurizio Ciofani — 22 novembre 2009 @ 21:08

  3. D’accordo col grande Paz!
    Internet da questo punto di vista e’ un Nuovo Mondo con possibilita’ illimitate secondo me, ed e’ entrato nella vita di tutti ormai, senza che ne capiamo sino in fondo le potenzialita’ (e anche i rischi). Siamo qui per cercare di intuire e prevedere (parola grossa, ma i trend setter della Rete sono preziosissimi, si sa).

    Ne parliamo anche domani? :)

    Commento di alessandra — 23 novembre 2009 @ 09:19

  4. Non sono un uomo che ha così tanti impegni al punto di non avere tempo per lasciare un messaggio. Ma davvero, ho altro da fare in questo momento… e non saprei da dove iniziare. Voglio essere sincero. Sono un po’ di anni che conosco questo sito. Non mi entusiasmava, ero disinteressato.
    Quando però ho scoperto che era diventato un blog, beh, si, è stato diverso.
    Mi considero adesso un lettore di questo blog.
    Tutto questo per dire che io rifletto spesso su una cosa: chi frequenta blog, social network e altri ambienti virtuali (virtuale non è il contrario di reale) sono uomini e donne in carne e ossa che possono in potenza incontrarsi “dal vivo”. Uso quest’espressione virgolettata perché spesso mi capita di orecchiare che “incontrarsi fuori dal web significa incontrarsi nella realtà”… Insomma, se davvero “we do things with words”, perché ci ostiniamo a dire che il web non è realtà. Ho capito che essere critici nei confronti del senso comune è molto rischioso, perché altrimenti si potrebbe essere accusati di volere educarlo e non dare la possibilità alle persone di pensare con la propria testa. Certo. La mia provocazione la fa esplodere un non antropologo: Etienne Wenger.

    http://www.etiennewenger.com

    Non so se il commento c’entra tanto con il tuo post.
    Penso di si… :)
    Sto scrivendo di fretta, quindi mi scuso se il commento non dovesse essere chiaro. Mi rifarò nel prossimo commento. ;)

    Commento di Francesco — 24 novembre 2009 @ 13:28

  5. il link giusto è

    http://www.ewenger.com

    a presto

    Commento di Francesco — 24 novembre 2009 @ 13:55

  6. ciao Francesco, da dove inizio? da qui: il sito era statico e scarsamente interattivo ma per molti anni e’ stato funzionale… chi mi cercava mi trovava e specie alla fine degli anni ‘90 pubblicare pagine di links era un’opera meritevole perche’ non c’era google ne’ il passaparola dei social networks e le informazioni spesso erano nascoste o poco visibili.

    poi dal 2005 per quasi 3 anni ho pubblicato posts -simili a quelli che metto qui- su di un forum molto frequentato; piano piano ho imparato a scrivere sul web e non solo per me stessa o non solo per gli altri.
    Ho incontrato “live” diversi forumisti/e, ogni volta una sorpresa e una conferma, e’ stato divertente.

    Credo servano molto le comunita’ di pratica di cui e’ esperto Wenger…insieme ci si confronta e si impara, questo e’ lo spirito (per me) di Internet e della vita anche oserei dire.

    Pensare con la propria testa: per me nessuno e’ libero completamente, ma nessuno e’ schiavo totalmente.
    La cultura d’appartenenza ci influenza piu’ o meno profondamente, dal mito della caverna di Platone a Matrix… ma ammetto di essere un’inguaribile ottimista ;)

    Commento di alessandra — 24 novembre 2009 @ 15:55

  7. Non è che io frequenta blog da tanto tempo. Da quando ho inziato, da qualche anno, ho sempre pensato che un giorno anche io ne avrei avuto uno. Beh, è ancora presto per me. Come un etnografo è prima di tutto un lettore di etnografie, un blogger anche, è un lettore di blog. Lascerò passare un po’ di anni.
    Hai ragione, ho visto il tuo sito nel 2003 e mi ero anche iscritto alla newsletter, poi ho cambiato indirizzo e-mail e non mi è arrivata più posta. Che sciatteria! Beh, alla fine ci siamo ritrovati, no? Dopo due anni ho trovato un blog di antropologia, di un’autrice italiana, il tuo. Un blog organizzato bene anche nella forma, che conta tanto, e non solo nei contenuti.
    In inglese è molto più difficile, però seguo qualche blog.
    Sapevo che la fretta avrebbe reso poco chiaro il commento. Quello che a me interessa è la dialettica tra vita-su-internet e vita-non-su-internet di queste comunità.
    Scusa, non sono stato molto bravo a comunicare il mio messaggio. avrei potuto linkare Wenger dopo avere chiarito le miei vere intenzioni. Quando si ha fretta si fa passare tutto come provocazione. Sei molto gentile e mi hai permesso di fare chiarezza su alcune cose che riguardano me e internet in questi ultimi due anni. Grazie. :)
    a presto

    Commento di Francesco — 24 novembre 2009 @ 17:06

  8. “Pensare con la propria testa: per me nessuno e’ libero completamente, ma nessuno e’ schiavo totalmente.”

    Sono d’accordo.

    è stata dura imparare a scrivere per il web? Come s’inizia? Il tuo manuale potrebbe essere un buon inizio? Modestie a parte?

    “Con i personal media e i social network la tenda dell’antropologo e’ diventata molto piu’ ampia, grande come il mondo, e a scrivere il diario ci sono proprio tutti…”

    Proprio negli ultimi giorni penso di avere vissuta sulla mia pelle questa situazione. Per adesso non riesco a parlarne sul WEB.
    a presto

    Commento di Francesco — 26 novembre 2009 @ 02:08

  9. Ciao Francesco grazie per la fiducia che hai in me, troppo gentile! se hai qualcosa di importante da dire, e mi pare tu abbia un mondo interiore ricco, secondo me si impara… “rem tene verba sequentur” secondo me e’ ancora valido… per imparare a scrivere per il web potresti leggere qualcosa della Carrada nel suo sito “mestiere di scrivere”.
    Ma per scrivere bene bisogna anche avere tanto tempo, il tempo libero permette di limare il discorso, farsi venire buone idee, il tempo per me e’ un lusso, e credo anche per molti di noi…
    alla prossima!

    Commento di alessandra — 26 novembre 2009 @ 16:44

  10. ;)

    Commento di Francesco — 27 novembre 2009 @ 01:46

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un commento