Etnologia del Natale
di Alessandra Guigoni
La ricorrenza di Natale è diventata un momento di intensa espressione collettiva, di potlach economico e di celebrazioni smodate; produce e riproduce una riattualizzazione ciclica di grandi figure che hanno lasciato un’impronta nella storia: si celebrano la carità, la solidarietà, la famiglia e l’infanzia, o almeno quell’idea di famiglia e d’infanzia che è nata in Europa come negli Stati Uniti circa a metà del secolo XIX. In quel periodo la compassione per i bambini poveri e vagabondi diventa una costante dell’arte, della letteratura, della mentalità collettiva e perciò un motivo costante e dominante dell’immaginario natalizio.
La festa di Natale costituisce una “invenzione della tradizione”, avendo un’origine ottocentesca, ma al tempo stesso è “universale” essendosi diffusa ben oltre i confini europei e nordamericani, sino agli Inuit della baia di Hudson o agli abitanti di Trinidad. L’attuale celebrazione è infatti un fenomeno sincretico, impasto di tradizioni e pratiche eterogenee, che ha saputo adattarsi ai simboli locali, amalgamandoli con i simboli anglo-americani, in primis con la figura dell’anziano barbuto e vestito di rosso, Babbo Natale appunto, uscito dalla penna di un creativo della Coca-Cola negli anni Trenta del secolo XX.
Santa Claus. Campagna natalizia della Coca cola del 1964
Mentre molte ricorrenze tendono a sparire, per rimanere in stagione come la festa di Santa Lucia (13 dicembre) , la festa della Befana o dei Re Magi (sei gennaio) e la festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio), Natale sembra cannibalizzare tutte le ricorrenze invernali in calendario e rafforzarsi man mano che viene adottata e reinterpretata da altre culture. In quest’ottica Natale si presenta come un esempio privilegiato, che dà modo di riflettere su quelli che talvolta sono sbrigativamente definiti gli effetti della globalizzazione o meglio delle interpretazioni locali di una festa globale, che è fatta di stereotipi ormai universali e universalizzanti come le renne, la neve, l’albero, il ciccione vestito di rosso ridente e bianco barbuto.
Così i bambini si aspettano la neve alla Vigilia anche se vivono al Cairo, o di vedere le renne al pascolo anche se vivono alla periferia di Roma o di Milano. Sono loro, i bambini, a svelare a noi adulti che Babbo Natale è nudo, ossia e’ diventato un’icona, un logo, di un mondo fatto di slogan e di merci omogate. E’ difficile spiegarlo a dei bambini, ma a volte e’ difficile spiegarlo anche a se stessi, dunque…
Celebre foto glamour presa da: http://petranik.style.it/
Se in campo socio-antropologico pochi scienziati si sono occupati del fenomeno natalizio – con le famose eccezioni costituite dai saggi di Claude Lévi-Strauss (Babbo Natale giustiziato (1952), Palermo 1995) e di Francois-André Isambert (La fin de l’annés, Paris 1976) -, molti folkloristi, tra cui il noto demologo Arnold Van Gennep, si sono dedicati allo studio minuzioso delle feste dette “ciclo dei dodici giorni”, che vanno da Natale all’Epifania. Questo periodo dell’anno è sempre stato propizio alla comunicazione tra mondo dei vivi e mondo dei morti, un tempo “non tempo” pieno di pericoli per la mancanza di cesura fra mondo terreno e ultraterreno, che viene esorcizzato con cerimonie, riti apotropaici, magici, come l’accensione di candele, canti, feste, doni, soprattutto ai bambini, vicari dei morti nel mondo dei vivi.
La celebre festa di Halloween del resto ha questo significato: un varco nella maglia che separa morti e vivi, e in cui i bambini sono intermediari da omaggiare: dolcetto o scherzetto è un motto che ha significati ben piu’ profondi di quelli che passa l’iconografia di Disney e compagnia. Ma del resto esistono feste mediterranee come Is animeddas in Sardegna e dei Murticeddi in Sicilia, il significato è chiaro, dove si blandiscono i propri morti con dolci, frutta secca e caramelle, che ricevono i bambini in questua tra i parenti o per le vie delle città e dei paesi.
Un saggio (Etnologia del Natale. Una festa paradossale) dell’antropologa francese Martyne Perrot, evergreen della casa editrice Eleuthera, esplora il ricchissimo repertorio della storia del Natale, dalle lontane origini pagane (Saturnali, culto del Sol Invictus ecc.) alla trasfigurazione della figura di San Nicola, destinato a diventare Santa Claus (in Italia Babbo Natale) affrontando alcune problematiche socio-culturali legate a particolari usanze sociali e simboliche.
Interessante la ricerca sul terreno svolta dall’autrice tra alcune famiglie francesi su concezioni e pratiche natalizie contemporanee e l’analisi sull’attuale “spirito del dono”, per riprendere un’espressione di Jacques Godbout (Lo spirito del dono (ed.orig. 1992), Torino 1998), che domina il circuito dei regali natalizi, dove il consumismo e l’esigenza di esprimere e trasmettere potere, attraverso doni che siano anche status-symbol, si mescola all’esigenza di cementare l’unione familiare, rafforzandola anche attraverso doni, espressioni d’affetto, di cura parentale, di altruismo e generosità, simboliche e reali.
In tempo di crisi i regali si sono fatti piu’ concreti, guardandomi intorno anche stamattina vedevo le persone fare spesa e spese con maggiore oculatezza e parsimonia. Un po’ per bisogno un po’, credo e spero, anche per scelta. Forse la crisi è anche l’opportunità di capire che gli oggetti di cui ci circondiamo non possono bastarci e non devono bastarci. Citando liberamente Ivan Illich gli oggetti sono stampelle che sostengono uno storpio. Sono altre che cose che ci servono nella vita, e quelle non si possono comprare. Mai.
Un’immagine irriverente del nostro ineffabile amico presa da un sito che ha un nome programmatico: http://www.foundshit.com/tag/santa/
La libertà a mio modestissimo parere sta anche nel camminare senza queste stampelle o nel mio caso, inguaribile amante di cose, nel sapere che per camminare non mi servono veramente e cercare di usarle sempre meno, giorno dopo giorno, un passo alla volta.
E voi? Cosa ne pensate? Come vi comportate a Natale? E con gli oggetti desiderati?
Un riferimento utile, la mia vecchia recensione su REF, a cui mi sono largamente ispirata: http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2003-05/perrot.html




Interessante e pieno di stimoli, come al solito.
Personalmente, posso dire che più passa il tempo meno mi sento *obbligato* a fare regali, sarà che con l’età si diventa più essenziali? Forse.
Poi pensavo che tutte (ma tutte) le religioni hanno una festa in cui la luce ha un ruolo preponderante, cosa che fa pensare.
Mi fa inoltre piacere che tu abbia citato Ivan Illich, pensatore che andrebbe riscoperto.
PS: ma santa Lucia non era il 13 dicembre?
Commento by donMo — 7 dicembre 2009 @ 19:03
questo post sulla luce fa pendant curiosamente (non l’ho fatto apposta) con quello sulle tenebre di vampiriana memoria.
Illich lo conosco poco e male, prima o poi mi mettero’ in pari pero’.
E’ il 13, ora correggo il post, grazie
ma infatti ad un certo punto della propria vita ci si sente obbligati poi dopo ad una certa’ eta’ come canta Paolo Conte in Dopo le sei “senza chimere o tabu’ la vita vale un Peru’… e chiunque tu sia stato ti danno del tu”, canzone dolce e amara…
Commento by Alessandra Guigoni — 7 dicembre 2009 @ 19:37
X DonMo: http://www.youtube.com/watch?v=se7uh4wsGqI
Commento by Alessandra Guigoni — 7 dicembre 2009 @ 19:41
a-do-ro Paolo Conte, grazie
Poi mi è tornato in mente che giusto ieri ho sentito dalla mia nipotina novenne che con Babbo Natale ormai è finita. Da come ne parlava, pareva quasi che fino all’anno scorso ha fatto finta di crederci per far contenti gli adulti ma ora basta perchè non ce la fa più a reggere il gioco (e forse è davvero così, terribili i bambini digital natives…)
Commento by donMo — 7 dicembre 2009 @ 19:52
ricordo quando mio nonno fingeva di prendermi il naso con le dita e mi mostrava il suo pollice tra l’indice e il medio… avevo 5 anni e ci credevo! oggi se lo fai ad un bambino di 3 anni ti ride in faccia e ti spara con le armi di Ben10 o ti fa una battuta imitando le Winx. e poi ti prende il naso nello stesso modo e finge di buttarlo via… magari nel gabinetto, per dispetto
Commento by Alessandra Guigoni — 7 dicembre 2009 @ 20:10
Brava amica mia, sempre un piacere leggerti!
Commento by Mariagrazia — 7 dicembre 2009 @ 20:25
Buongiorno Mariagrazia come stai? Ci sono novita’ per Ipsapa? E’ un’associazione che secondo me ha grosse potenzialita’, se va in porto un certo progetto vi coinvolgero’ alla grande.
un caro saluto, torna a trovarmi
alessandra
Commento by alessandra — 8 dicembre 2009 @ 10:26
ciao alessandra,
vorremmo chiederti un intervento telefonico su Rai Radio2 oggi (domenica 27) verso le 15e15…cinque minuti al telefono in diretta per raccontarci il significato antropologico del natale.
Puoi contattarci al 329 6630448?
grazie
Sara Zambotti
Redazione Fuori di festa
Rai Radio2
Commento by sara zambotti — 27 dicembre 2009 @ 10:50
Cara Sara ti ringrazio per l’interesse, ci sentiamo domenica prossima allora!
alessandra
Commento by alessandra — 27 dicembre 2009 @ 16:22