Odi et Amo di Twitter
Cinque cose che detesto di Twitter.
1. Chi protegge i propri tweets… da cosa, da chi?
2. Chi non ti segue neppure se gli interessi perche’ vuole avere piu’ followers che following nel suo profilo.
3. Chi usa escamotage per superare i 140 caratteri imposti per scrivere di piu’, di piu’, di piu’… infilando immagini, video, musiche e quanto altro… ogni gioco ha le sue regole e secondo me vanno rispettate… allora perche’ non usare la tradizionale mail, il profilaccico su facebook o il proprio blog/sito per comporre le proprie iliadi?
4. Chi ti chiede – quando provi a seguirlo- tramite un servizio cinese la validazione, tu impieghi 5 minuti a compilare il form e quando dai invio ti da’ messaggio di errore. Mi rivolgo a te oh amico che non sarai mai tale: fai prima a dire a chiare lettere che non vuoi che ti seguano, ecco, o che bisogna essere iniziati ad una religione misterica per poterti seguire, così non perdiamo tempo.
5. Chi non ti risponde mai, mai mai, non solo i vip che magari hanno migliaia di followers da tenere a bada (e comunque a scrivere grazie o a fare un emoticon ci si impiegano pochi secondi, no?) ma anche chi di followers ne ha 20.
(# 5 dedicato a Nostromo Maurizio Drake con cui ne ho discusso da poco)
Cinque cose che amo di Twitter
1. I 140 caratteri. Li imporrei anche ai nostri parlamentari, e ai nostri magnifici conduttori di TG. Meno chiacchiere piu’ informazioni ai cittadini.
2. I termini following/followers… in un mondo in cui spesso, troppo spesso si fa il cammino della vita da soli o sentendosi soli preferisco avere chi mi segue e chi seguire che tanti cosiddetti amici (vedasi friendfeed o facebook, che utilizzano la stessa metafora)… meglio un compagno di viaggio che un amicone che poi magari non e’.
(Si veda anche l’interessante articolo della Rodotà sul Corriere del 27 dicembre a proposito dell’amicizia su facebook).
3. Tutti i gadgets di Twitter per inserire musica, video, immagini, piu’ parole… Perche’ le regole vanno seguite, ma sono anche fatte per essere eluse, quando se ne sente la necessita’
4. Il rituitto (retwitter)… così la circolarità dell’informazione, che secondo me alla lunga e’ tediosa e anche pericolosa, permette l’incursione di sconosciuti nel nostro orizzonte di conoscenze ossia nella nostra home page. Si premiano le frasi migliori, piu’ incisive, istrioniche, divertenti, e le notizie piu’ originali e meglio scritte…
5. Il logo dell’uccellino. Perche’ cinguettare e’ una pratica leggiadra, amabile, divertente. Mi viene in mente ciò che diceva il grandissimo Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane a proposito della Leggerezza:
“Oggi ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime: come i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall’inizio dei tempi… Poi, l’informatica. E’ vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi. La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso”. (Fonte: http://tecalibri.altervista.org/C/CALVINO_lezioni.htm)
P.s. attenzione alla Twitterhea, prima o poi ci cascano tutti: i sintomi sono scrivere troppo, parliamo di decine di tweet al giorno, troppo velocemente, inserendo troppi destinatari (preceduti da @) rispondendo metodicamente a tutti e a tutte le battute. La cura non sono i fermenti lattici ma una salutare pausa dal mondo di twitter… con una passeggiata, un caffe’ con un amico, una telefonata alla vecchia zia magari.
Fonte dell’immagine: http://www.twittervocab.com/About_Us.html
La fonte della immagine/scritta è: http://vcchs.co.uk/latin/Year2011/catmart/odietamo.html
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Fonte dell’immagine: http://www.twittervocab.com/About_Us.html
La fonte della immagine/scritta è: http://vcchs.co.uk/latin/Year2011/catmart/odietamo.html


[...] This post was mentioned on Twitter by alessandra guigoni , Massimo Esposti. Massimo Esposti said: RT @alexethno: Il mio Odi et amo di Twitter: http://www.etnografia.it/2009/12/28/odi-et-amo-di-twitter/ [...]
Pingback di Tweets that mention Etnografia » Odi et Amo di Twitter -- Topsy.com — 28 dicembre 2009 @ 17:40
Ale, visto che l’hai citata, che ne pensi dell’articolo di MLR? A me ha deluso tantissimo, anche perchè la stim(avo) molto e la la leggevo sempre con profitto. Stavolta però mi è sembrata una superficiale collazionista di luoghi comuni.
Buon anno a te
Commento di moreno — 28 dicembre 2009 @ 22:07
Grazie a Massimo Esposti per aver rituittato il mio post!
alessandra
Commento di alessandra — 29 dicembre 2009 @ 10:22
Ciao Moreno! ti dico come la penso: ieri ho letto un articolo a dir poco ironico sull’articolo della Rodota’… divertente ma sarcastico, pure troppo. Poi te lo cerco.
E so che molti entusiasti di facebook si sono risentiti. A me non e’ dispiaciuto nel complesso, ha il pregio di esporre con chiarezza cose che sono nell’aria, i pericoli della sostituzione del focolare TV con il focolare computer, mentre la vita e’ anche altrove.
Il sunto dell’articolo, per come l’ho capito e’ il seguente: non sostituite completamente le conoscenze in rete con le amicizie reali, uscite da casa e fatevi una passeggiata
Io sono d’accordo, sono stata due anni e mezzo in un forum femminile e ti posso assicurare che spesso le amicizie in rete sono una scusa per non agire nella societa’… molte donne si chiudono volontariamente in casa tra figli, cucina e pc e trascorrono le giornate chattando.
Ho altresì conosciuto donne che invece hanno sfruttato la Rete per uscire dalla solitudine e per condividere paure, sentimenti, emozioni… hanno sfruttato la Rete per trovare outsiders come loro e costituire network sociali di solidarieta’…operando anche nelle loro comunita’ offline: questo mi piace.
A leggerlo meglio quell’articolo infatti la Rodota’ distingue tra tre tipologie di utenti di facebook:
A) i giovani, che sanno usarlo con perizia e sfruttarlo per organizzare incontri de visu
B) le minoranze di ogni tipo, che disperse nel mondo reale possono coagularsi e fare massa critica nel mondo digitale e di lì operare nel mondo reale con piu’ strumenti, conoscenze, informazioni: l’unione fa la forza insomma. In queste minoranze metto le mamme lesbiche, le mamme single, le mamme portatrici di handicap, le mamme migranti… tutti esempi che vedo in rete tutti i giorni…
e poi c’e’ la tipocologia C) ossia l’utente medio che ha sostituito la TV con i social networks di cui e’ ancora troppo spesso spettatore e consumatore piuttosto che produttore di contenuti, idee…
l’interattivita’ sui social network – io e te lo sappiamo, perche’ viviamo in rete ma abbiamo anche una intensa (a volte pure troppo) vita offline – puo’ essere anche molto blanda, e limitarsi al pigiare tasti per aderire a cause, mandare regali, scrivere una linea di testo.
In questo caso la Rodota’ consiglia a queste persone di uscire e discutere face to face con amici e conoscenti… in modo da non perdere contatti con la propria comunita’ di riferimento… in modo da non atrofizzare la capacita’ di emozionarsi anche, e di non perdere la capacita’ di pensare con la propria testa e agire che dovrebbe essere propria di ogni cittadino della nostra repubblica, lo dico senza retorica, davvero.
Commento di alessandra — 29 dicembre 2009 @ 10:44
Messa così mi piace.
Però, per dire, le donne che ora passano i pomeriggi chattando, quando non c’era la Rete cosa facevano? Erano tutte dedite anima e corpo alla famiglia? Non credo. Si saranno trovata qualche attività sostitutiva anche allora, suppongo.
Non ho bisogno di insegnare ad un’antropologa che a volte sentiamo la necessità di trovare il capro espiatorio e mi pare che il Web, ultimamente sia ritenuto particolarmente adatto alla bisogna.
E’ sempre utile, comunque, parlare di queste cose e approfondirle.
Commento di moreno — 29 dicembre 2009 @ 12:07
Ottima questione! Sto cercando di ricordare cosa facessero le madri delle mie amiche 30 anni fa, quando ero bambina… mi pare che dopo aver lavato i piatti guardassero soap opera e telenovele nel primo pomeriggio, poi portassero i figli a danza e a nuoto…stavano molto al telefono o nel negozio sotto casa, o al balcone, chiacchierando con le vicine… di fatti l’analista di una mia amica, C., le ha detto che i social network sono i cortili popolari di una volta… e credo abbia dato un’ottima definizione, anche se e’ riduttivo considerarli “solo” cortili… tuttavia anche le Rivoluzioni sono partite da cortili, dunque non sputerò nel piatto che ci ha dato la Rivoluzione francese…
L’immagine del villaggio globale rimane ottima, facebook e’ come la piazza di chiesa o del municipio e i nostri profili sono le panchine… c’e’ chi viene e c’e’ chi va… si fa un po’ di gossip o si discute di politica, a seconda del mood del giorno…
Ritornando alle mamme: quelle che lavoravano, come la mia, aspettavano il fine settimana per leggere Grazia o Amica… e chiacchieravano del piu’ e del meno dal parrucchiere, altro grande luogo di comunicazione…ci andavano apposta!
Sì Internet e’ sempre stato demonizzato, e’ vero, pero’ a me preoccupa sempre un poco chi sta su facebook come stava davanti alle soap opera… in modo passivo…mi sembra che rinunci in parte alla propria liberta’…il che per una donna e’ doppiamente un guaio: perche’ la liberta’/parita’ per noi donne e’ piu’ difficile da conquistare e per questo ce la dobbiamo tenere ancora piu’ stretta e cara, come la vita
Commento di alessandra — 29 dicembre 2009 @ 16:31
Social comments and analytics for this post…
This post was mentioned on Twitter by alexethno: Il mio Odi et amo di Twitter: http://www.etnografia.it/2009/12/28/odi-et-amo-di-twitter/…
Trackback di uberVU - social comments — 29 dicembre 2009 @ 17:49
ciao sono un account lucchettato di twitter
scherzi a parte grazie di avermi segnalato il post che ho letto volentieri.
Io continuo a pensare che siano solo canali ulteriori che abbiamo per entrare in relazione e comunicare con la rete sociale di persone che abbiamo attorno a noi.
Ecco, si è quello che si è nella vita reale…almeno per me è così
Cosa si faceva prima di internet? Bè magari si leggeva e si usciva di più…o si facevano tante altre cose.
Come abbiamo imparato a mandare sms anzichè telefonare, mandare mail anzichè scrivere lettere a penna, ora abbiamo anche i social network…un canale in più.
Le persone che ci stanno dietro e l’uso che ne fanno fa la differenza.
Commento di catepol — 29 dicembre 2009 @ 17:51
Ciao Caterina e’ come dici tu: internet e’ un mezzo, sono le persone che fanno la differenza, si puo’ usarlo bene, si puo’ usarlo male… a proposito: tempo libero e solitudine io credo siano connessi.
Nelle societa’ tradizionale non si era mai soli e non si stava mai con le mani in mano… c’era una famiglia di cui occuparsi nonni, genitori, zii, nipoti, figli (mica se ne faceva 1 a 38 anni come capita ora)… uomini e donne lavoravano intensamente fuori e dentro casa dall’alba al tramonto… nella famiglia c’erano conflitti, rancori ma anche una rete che non ti lasciava mai… poi c’era il vicinato, qui in Sardegna nei paesi tra vicini si si prestava il lievito madre, i semi delle piante ortive, ci si aiutava nei lavori dei campi… si donava pane, carne, dolcetti… non si era piu’ buoni, si sapeva che il bisogno e la poverta’ erano comuni, e condividerli significava renderli meno pesanti…
Questo nella societa’ occidentale sta venendo a mancare. Un mio amico tornato poco da un paese emergente mi ha detto che i primi giorni lo shock culurale piu’ grande e’ stato essere circondato sempre da persone ovunque, a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Oggi molti di noi vivono in trivani con mobilia tisettanta da soli o al massimo col gatto;
non sono nostalgica del passato tout court ci mancherebbe, ma non sono neppure fanatica del futuro, specie del futuro che ci propinano pubblicita’ e via discorrendo, fatto di troppi oggetti e pochi valori.
Commento di alessandra — 29 dicembre 2009 @ 18:09
Ilvo Diamanti in Benvenuto figlio unico riprende il motivo dell’ultimo commento: http://www.repubblica.it/2007/02/rubriche/bussole/figli/figli.html?ref=hprub
ecco un passo: “Negli anni Venti del secolo scorso. Mia madre: settima di nove figli. Mio padre: sesto di otto.
La loro casa – per anni e anni – avrebbe dovuto essere addobbata a tempo pieno. Come tutte quelle intorno. D’altra parte, la famiglie contadine e quelle povere facevano molti figli. La famiglia di mia madre era contadina, quella di mio padre povera. Oggi le famiglie povere sono “invisibili”. Nascondono la loro condizione. Quelle contadine non ci sono quasi più. Le famiglie numerose, con tanti figli, sono, perlopiù, composte da stranieri. Spesso povere. Oppure, al contrario, si tratta di famiglie ricche e borghesi. In entrambi i casi: difficilmente gridano al mondo la nascita di un nuovo figlio.
Mentre per tutti gli altri, la maggioranza dominante, è davvero un fatto raro. Da celebrare e da esporre al piccolo mondo in cui si è inseriti. Il bimbo che arriva, infatti, resterà in quella casa a lungo. Attraverso molte stagioni della vita. Fino a età avanzata. Visto che in Italia quasi tre (cosiddetti) giovani su quattro, tra 15 e 39 anni, risiedono con i genitori”.
Oh yes.
Commento di alessandra — 30 dicembre 2009 @ 18:28