Avatar
Avatar. Sottotitolo: quando un film diventa altro da sè, ossia si aliena.
Credo sia sempre successo che i miti e le fiabe diventassero simbolo, metafora, terreno di discussione, exempla negativi o positivi di moralità, di codici di comportamento e via dicendo, nel senso comune, per la massa.
Da Cappuccetto rosso al Figliol prodigo, da Abramo e Isacco a Cenerentola…
Le novelle italiane del resto nascono come exempla più di 1000 anni fa. E diventano letteratura, diventano racconti, sino ad oggi.
Le parabole servivano a spiegare in modo semplice a persone semplici cose difficili.
Ho sempre sostenuto che il Medioevo non sia mai finito veramente, e ora, vedendo quanti significati, rivendicazioni, simbologie, attese e pronunciamenti ha scatenato il blockbuster americano Avatar ne sono ancora piu’ convinta.
Avatar è come un vetro colorato nelle cattedrali gotiche, descrive una storia semplice, antica, senza tempo, archetipi che troviamo dall’Iliade a Dallas e oltre: ci sono un lui e una lei, la cattiveria e la bontà, l’invasore e la partigiana, la tecnologia contro il buon selvaggio, indiani contro cowboys. Eva, Adamo e il paradiso terrestre, col serpente che rompe l’incantesimo.

Penso (sono presuntuosa ma lo penso) che il regista volesse fare un colossal, riuscito, tutto lì, stop, e che noi folks lo abbiamo letto in mille modi diversi, paragonando quella semplice, rudimentale storia a complicate, dense storie postmoderne di resistenza alla globalizzazione, alle guerre, ai genocidi.
E’ la pop culture.
Avatar e la sua storia va bene per tutto e su tutto, anche con Gramsci e la dicotomia egemone/subalterno, è un passepartout, e’ un abito che va a pennello a tutti, pret a penser, la riproduzione in massa di un archetipo, di un principio, la lotta tra il bene e il male.
E’ un romanzo di formazione che descrive un viaggio, dentro di sè e in un mondo fantastico, come l’Odissea, come la Divina commedia.
Un film molto furbo, che non andrò a vedere perchè a me sembra un “già visto” francamente, visto che me lo hanno raccontato tutti i media, vecchi, nuovi, social, e anche decine di amici. Ma capisco chi ci va, e si diverte pure, il 3d mi dicono sia davvero piacevole e coinvolgente, prima o poi lo proverò, curiosa come sono….
Ma la questione non è se andare o no a vedere il film, per carità, ma la seguente:
viviamo in un mondo cosi tecnologicamente avanzato e spiritualmente, filosoficamente, dialetticamente arretrato che per parlare di Ecologia, di Guerra, di Genocidio, di Resistenza, di Globalizzazione dobbiamo appoggiarci come ad una stampella ad un film d’oltre oceano?
Dobbiamo pagare il tributo e metterci degli occhialini (opportunamente igienizzati alla fine di ogni spettacolo) per poter poi discutere nei forum, su twitter, in ufficio, nelle classi e nelle botteghe di temi come la difesa dei diritti umani?
Perchè abbiamo dimenticato le elementari regole del pensare astratto e dobbiamo ricorrere ad un film concreto e ai suoi personaggi bluette per poterci esprimere?
Vishnu: divinità induista, termine da cui deriva “avatar” spesso raffigurato con la pelle blu.
A me pare un analfabetismo di ritorno dell’etica, della filosofia quotidiana, del vivere civile, del sapere fare Politica, ossia del guardarsi intorno e ragionare su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e lottare per cambiare ciò che ci sembra sbagliato. Chiacchierarne non basta, non deve bastare.
PS consiglio caldamente la lettura sul genere del mio amico Cesare Del Frate, che giustamente cita anche “l’antropologo going native”, uno dei topos della mia professione: http://www .filopop.com/avatar-il-filmone-ecoterrorista-che-frulla-insieme-kant-e-rousseau.html




Avatar l’ho visto in 2D, e mi è piaciuto a tal punto che l’ho voluto rivedere in 3D. Vero che la storia è relativamente semplice, a tratti ingenua. Circola in rete l’immagine di un foglio con la scenografia di Pocahontas corretta a mano per farla diventare quella di Avatar, il che è tutto dire.
A parte le tante citazioni cinematografiche di altri “filmoni”, mischia Rousseau, il neopaganesimo e tante altre belle cosucce “tipiche” dei tempi senza una direzione culturale.
Ciò che mi ha affascinato, e che sembra affascina tanti altri colleghi biologi e antropologi fisici, è la creazione di un mondo coerente come Pandora, studiato nei minimi dettagli tanto da aver generato una “Pandorapedia” in parte consultabile sul web. Le specie animali e vegetali sono classificate dal punto di vista tassonomico, le loro caratteristiche si spiegano con un ambiente a bassa gravità e un’atmosfera satura di anidride carbonica. Sembrano strani proprio i Na’vi, esseri con quattro arti e due occhi in un mondo di esapodi con apparato oculare duplicato. Eppure quei prolemuri che compaiono all’inizio del film sembrano dare la risposta a questa evoluzione “non conforme”.
Quale è il punto della questione? Che in un paese in cui il Creazionismo prende sempre più piede, produrre un film “evoluzionista” è un’impresa… da kolossal! Ed è qui che l’altra metà del cielo dell’antropologia (noi “fisici”), si diverte a sezionare il film e a lodarne il coraggio!
Commento di Moreno — 7 febbraio 2010 @ 19:08
Ciao Moreno, lungi da me fare la snob amo la fantascienza (soprattutto filmica) e trovo che la fantascienza seria dovrebbe essere studiata a scuola, gran parte della tecnologia moderna e’ debitrice agli scrittori di fantascienza, futurologi di gran classe.
E il tuo punto di vista su Pandora mi intriga a tal punto che cerchero’ la Pandorapedia…
Quel che vorrei dire e’ la seguente cosa: che non si può delegare ad un colossal anzi insignire un colossal di farsi portavoce di voci controcorrente, deglobalizzanti, ecologiste, non ci si puo’ nascondere dietro un dito (blue)… il mondo come sta andando non ci piace? No? allora parliamone, senza usare Avatar come un exemplum, perche’ altrimenti abbassiamo troppo il livello della discussione secondo me, e rimaniamo allo stadio dire invece che del dire & fare.
grazie per aver partecipato, mi aspetto dei commenti pepati dagli avatar-addicted e non sono del tutto preparata (as usual), vedremo
alla prossima…
Commento di alessandra — 7 febbraio 2010 @ 19:20
a me pare un po’ riduttivo definirlo un kolossal che parla di ecologia, genocidio e buon selvaggio – stop. in realtà c’è anche altro, anzi, io ci ho visto soprattutto altro. ma ti segnalo in proposito questo interessante saggio di Piero Vereni dove si parla di questo “altro” e anche di come è stato percepito il film in tutto il mondo (e naturalmente anche dell’”antropologo going native”): http://pierovereni.blogspot.com/2010/02/fieldwork-pandora.html
Commento di punkfreud — 7 febbraio 2010 @ 19:40
Come antropologa ho solo un appunto da fare agli antropologi culturali: è uscito un film, poco tempo fa, ancora più denso di significati antropologici, ancora più pertinente a quanto offerto da Avatar e nessuno di noi ha alzato un dito (multicolor) che è District 9, perchè?
Commento di Lucia — 7 febbraio 2010 @ 19:43
D’accordo con te, è chiaro che la “fuga” nella fantasia ricopre in questi casi la metafora dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia. Eppure non posso fare a meno di pensare che film come questo, o anche un “Balla coi lupi”, almeno smuovono un po’ le coscienze intorpidite, sperando che si innalzino a ben altro in seguito.
(http://www.antrocom.it/MDForum-viewtopic-t-606.html)
Certo sarebbe bello riuscire a spostare le discussioni su queste pellicole su altri piani. Appunto, dal mio angolino antropologico, il piano è l’evoluzione, volendo anche l’etologia dei gruppi (non) umani. Sto monitorando la rete per vedere se la questione salta fuori, ma le reazioni sono tiepide.
Quanto alla fantascienza da studiare nelle scuole… ci metterei la firma!
Commento di Moreno — 7 febbraio 2010 @ 19:46
Vero! Ho visto anche District 9 (ebbene sì, sono un SF-addicted!
), e tra i due sceglierei proprio quest’ultimo. Eppure gli antropologi sembrano averlo snobbato…
Commento di Moreno — 7 febbraio 2010 @ 19:47
Proprio vero Alessandra, Avatar è un film che genera una proiezione pazzesca, sembra quasi che ciascuno di noi veda esattamente ciò che “vuole” vedere…. ma se invece fossero presenti degli “archetipi” condivisi alla base del lavoro del regista? alla fine, per dirla alla Propp, è vero che gli elementi della fiaba- e dei film- sono sempre ricorrenti, ma non si può negare che l’intento di Cameron sia stato forse quello di veicolare un messaggio ben preciso. In ogni caso è stato un ottimo regista, ha lasciato quel margine di indeterminatezza che ci permette di interpretare la trama in base ai nostri schemi cognitivi (e forse anche dei nostri bias)!
Commento di Valentina — 7 febbraio 2010 @ 20:33
Parto dall’ultimo commento… Devo e voglio vedere district 9, e’ in cima alla mia lista, mea culpa, diciamo che la TV di casa e’ perennemente occupata da disney channel, ma rimedierò e se avete voglia e pazienza ne riparleremo
Punkfreud: conosco e apprezzo Piero Vereni, leggero’ il suo saggio volentieri. Non so cosa ci vedono gli altri in Avatar, anche se ho una vaga idea leggendo quotidianamente nuovi e vecchi media, per me Avatar e’ un film di fantascienza, mi ha incuriosito l’elezione che ha subito il film a Bibbia global-popolare del III millennio, citata per suffragare questa o quella teoria, cosi come venticinque fa si fece con Dallas del resto, che servì per discutere dal femminismo al capitalismo, i cult non nascono anche cosi?
Lucia: grazie per il tuo intervento, ne riparliamo di district 9? ospiterei volentieri un tuo post sull’argomento se vuoi… mi casa es tu casa. nel frattempo cerco di vederlo, va.
Commento di alessandra — 7 febbraio 2010 @ 20:44
Ciao Valentina, il regista non e’ uno sprovveduto, anzi, e quasi sicuramente i suoi sceneggiatori maneggiano Propp divinamente; il film e’ sicuramente il risultato di una serie di meccanismi ben oliati, e potrebbe diventare un classico, uno di quei film che non finisce di dire ciò che ha da dire ma…
Credo che solo il tempo ce lo dirà… ci sono film di fantascienza che sono diventati dei classici, come Blade runner, altri che, sebbene girati pochi anni fa, e allora di gran successo, oggi sono inguardabili, uno su tutti Total Recall (Atto di forza) pure tratto da un racconto di Ph. Dick.
Alla prossima!
Commento di alessandra — 7 febbraio 2010 @ 21:01
In effetti, di Avatar (quasi) tutti dicono che vale la pena di essere visto più per la tecnologia che per la storia.
Però a questo punto il fatto è: quanto una tecnologia cambia il modo di raccontare (e anche di interpretare, forse) una storia?
–
Detto questo, non l’ho ancora visto ma sono curiosissimo e prima o poi lo farò, da vecchio appassionato di fantascienza con la sua bella collezione di “Urania” in cantina…
Commento di donMo — 7 febbraio 2010 @ 22:15
Ciao Ale, certo che ne riparliamo di district 9
e grazie dell’invito a scrivere qualcosa in merito, tu intanto cerca di vederlo, così poi scambieremo un pò di pareri. Che, secondo me – forse in maniera diversa – saranno più viscerali (antropologicamente parlando) di quelli scaturiti da Avatar.
P.s. proprio oggi Survival ci fa sapere che i popoli nativi hanno preso sul serio Avatar
Commento di Lucia — 8 febbraio 2010 @ 16:56
Cara Lucia grazie alla tua indicazione ho appena letto l’appello dei Dongria Kondh a Cameron pubblicato da Survival
http://www.survival.it/notizie/5533.
Trovo molto toccante, molto triste, profondamente sbagliato che quest’etnia sia costretta a rivolgersi ad un regista hollywodiano per avere un occhio di bue su di se’, un microfono,e provare a far valere i propri diritti.
Dove sono le Nazioni Unite? Dov’e’ la Comunita’ Europea? Dove le ONG che operano nell’area?
Penso e forse sbaglio, ma lo penso e non posso farci nulla, che la politica e lo show business dovrebbero essere separati, mentre ormai i politici fanno spettacolo e cantanti e attori fanno politica.
C’e’ un’impreparazione della classe politica a capire e risolvere i problemi, ma la soluzione non puo’ essere di affidarsi, come a delle divinita’, alle pop star globali.
Ecco la loro storia:
http://www.survival.it/film/mine
Ho avuto il privilegio, anni fa, di conoscere Terrence Turner, l’antropologo visuale, lo dico per chi non lo conosce, che ha insegnato ad usare la videocamera ai Kayapo’, perche’ se i Media ti ignorano e tu ignori come fare comunicazione attraverso i media beh, non esisti.
I Kayapo’ amazzonici erano, sono a rischio estinzione, invisibili sul palcoscenico dei media.
Turner ha alfabetizzato massmediaticamente i Kayapo’ e gli ha dato un’arma per difendersi. E’ stato anche criticato per il suo attivismo dai suoi stessi colleghi antropologi.
http://www.actionbioscience.org/environment/goodale.html
cito per la vicenda Jay Ruby:
“A team from Granada TV’s “Disappearing
World” series together with anthropologist Terrence Turner documented some of this
remarkable story in the 1989 film The Kayapo: Out of the Forest (Turner
1990). Turner suggests that “the power of representation through these media thus
became identified with the power of conferring value and meaning on
themselves in the eyes of the outside world, and reflexively, in new ways, in their own
eyes as well…. The significance of the acquisition of media capacity for
the cultural politics of empowerment is manifest in the prominence the Kayapo give to
their video camera persons in their confrontations with the national society.
The role of the Kayapo camera persons in situations such as the Altamira encounter is
not only to make a Kayapo documentary record, but to be documented in the
act of doing so by the non-Kayapo media” (Turner 1990: 10- 11). During the last year,
members of the Ecumenical Center for Documentation and Information
assisted the Kayapo in learning editing techniques and establishing a Kayapo film
archive” da
http://www.anthro.umontreal.ca/personnel/beaudetf/Media_Autochtones/6-kayapo/pdf/Speaking_For.pdf
Naturalmente i “media indigeni” pongono una quantita’ di questioni su cui occorre riflettere, e su cui magari riparleremo in un’altra occasione, non vorrei annoiare nessuno
alessandra
Commento di alessandra — 8 febbraio 2010 @ 18:54
Buongiorno! Ho letto pochissime recensioni su Avatar e visti pure pochi promo in tv. Così spinta dalla curiosità, appena ho potuto, sono andata a vederlo. Da buona fan di film di fantascienza e fantasy credo sia un film che merita di essere visto, con o senza il 3D, perché non si può non restare affascinati dal coloratissimo mondo di Pandora! Le meravigliose immagini che ti passano davanti durante le ore di programmazione, sono tecnicamente eccezionali ma nonostante tutto avvertivo una stonatura in questa fiabesca e favolosa avventura: il colore blù. Personalmente lo ritengo un colore molto rassicurante, piacevole, misterioso e avvolgente… ma la mia sconquassata coscienza è andata a ripescare tutt’altro… perdonatemi, ma il blù… non è il colore dei marines? Peggio ancora è il blù Navy!! Cosa succede? Aiutatemi a capire! Stiamo assistendo all’ennesima manifestazione di onnipotenza americana per cui da qualsiasi parte si giri e rigiri questo film sempre d’America trattasi?
Il protagonista poi ha un desiderio, un sogno: riprendere a camminare… a camminare con le proprie gambe, essere libero di andare e correre verso o contro il proprio destino. Non è pure questo il sogno americano? Accetta la mission su Pandora perché gli viene promesso di riavere una nuova vita sulla Terra. Su Pandora, però, le sue azioni lo riporteranno ad una rinascita spirituale e fisica così il nostro eroe deciderà di stare lì. Mi dispiace dirlo ma nonostante la sua redenzione in blù per me il protagonista resta in ogni caso un prodotto laboratoriale: una creatura tra sogno e realtà. Giusto, dimenticavo: è solo un film!!
Grazie per l’ospitalità e per l’eventuale attenzione, cristiana
Commento di cristiana — 15 febbraio 2010 @ 13:00
mi piace il tuo riferimento al colore bleu perche’, si sa, rosso e’ il colore del diavolo (e del comunismo), mentre il blu e’ il colore del cielo (e degli “azzurri”, le Olimpiadi sono iniziate, le elezioni sono alle porte)… gli esempi potrebbero continuare quasi all’infinito; i colori sono usati nel marketing per persuadere il consumatore a comprare, e gli indigeni di quel pianeta la’ non potevano che essere blue, se fossero stati rossi sarebbero stati cattivissimi, sanguinari e anche cannibali.
ho scritto il post per ribadire la perciniosa commistione tra show business e politica, John Travolta va da Letterman a raccontare che e’ stato ad Haiti col suo aereo privato a portare aiuti, Jessica Biel ha scalato non so quale montagna a nome degli Africani e della loro penuria d’acqua.
Ecco appunto e’ “solo” un film, sicuramente il 3D e’ suggestivo e il film merita, ma e’ solo un film…
Not in my name, please.
Nel mio mondo ideale (fantascientico, senza dubbio!) ad occuparsi dei problemi del mondo sono persone elette democraticamente da noi, che si impegnano (loro e anche noi con loro) a risolverli… nel mondo reale invece i politici ballano, cantano e fanno festa mentre le star americane si fanno portavoce delle istanze delle classi subalterne e vanno in giro per il mondo a portare aiuti umanitari… C’e’ qualcosa che non funziona, c’e’ qualcosa di sbagliato, secondo me…
Gli americani sono troppo pragmatici per me: le guerre infinite che stanno conducendo in Afghanistan e Iraq avrebbero dovuto essere una spia di emergenza, una lampadina che si accende in testa, come ad Archimede pitagorico… invece, pare, di no
Commento di Alessandra Guigoni — 15 febbraio 2010 @ 16:18
Apprendo ora da un collega che i Palestinesi hanno inscenato una singolare protesta travestendosi da Na’vi:
http://www.telegraph.co.uk/news/picturegalleries/worldnews/7222508/Palestinians-dressed-as-the-Navi-from-the-film-Avatar-stage-a-protest-against-Israels-separation-barrier.html
Ok ormai i Na’vi sono un’allegoria globale nella pop-culture. Chi usa il film Avatar per sostenere la propria causa spera di ottenere l’audience mondiale sia a causa del fatto che il film e’ sulla bocca di tutti, sia a causa delle forti emozioni che la storia suscita (anche grazie alla tecnologia 3D): Avatar come testa di ariete per suscitare reazioni, emozioni, considerazioni.
Uhm per me le vie da percorrere dovrebbero essere diverse, ma evidentemente…
Commento di alessandra — 15 febbraio 2010 @ 17:41
Ecco anche secondo me… le vie dovrebbero essere altre. Non so ancora capire bene, ma c’è qualcosa che mi stona in questo “avataraggio” da pop-culture. Devo meditare un pò….
Commento di Lucia — 17 febbraio 2010 @ 19:53
Possiamo opinare di tutto, ovviamente e credo che chiunque abbia il diritto di vederci quel che vuole in Avatar (è quello che sostengo nel mio saggio, in fondo).
Ma questo:
>Un film molto furbo, che non andrò a vedere perchè a me sembra un “già visto” francamente
Questo, in un sito di “etnografia”, mi pare un atteggiamento profondamente, radicalmente, totalmente sbagliato. Etnografia vuol dire proprio fare esperienza delle cose, buttarsi. Il pre-giudizio del “mi sembra” senza provare è l’antitesi dell’etnografia. Con quello possiamo giustificare Buttiglione che dice che la famiglia nucleare è naturale, o il papa che dice che esiste una morale naturale, dato che a loro basterebbe aggiungere “mi sembra” e la cosa è fatta. Non mi interessa come vive il resto del mondo, tanto “mi sembra” che il mio modo di vivere sia il migliore.
Ripeto, su tutto il resto possiamo divertirci a verificare se e quanto Avatar sia una figata o una cazzata, ma discutere di una cosa che volutamente non si è sperimentato per puro snobismo intellettuale a me pare (mi sembra!) pochissimo etnografico, come atteggiamento. Ciao
Commento di piero vereni — 19 febbraio 2010 @ 10:34
Ciao!
Guarda non per sminuirmi ma l’accostamento a Buttiglione o a certa Chiesa dogmatica mi pare azzardato nel mio caso!
Sono una ragazza di campagna (sarda), non una intellettuale snob, ma come tutti ho una visione soggettiva del Reale, che esprimo nel mio Blog.
Se fossi sicura del “mio” non lo scriverei, lo saprei e basta; se scrivo, anche provocatoriamente (non hai idea di quante mail pro o contro questo post ho ricevuto, il che e’ salutare, vuol dire che sul web c’e’ intelligenza collettiva e connettiva)è perche’ mi piace confrontarmi con chi ha pareri diversi dal mio, e mutare idea, in toto o parzialmente, se mi pare il caso.
Il film poi e’ come se lo avessi visto, l’ho visto filtrato, copiato, commentato, citato, spezzettato attraverso i mass media per settimane, anzi mesi, dalla tv ai social network…
Aggiungi il fatto che ho una sonora antipatia per certi blockbuster made in USA, come quelli di Cameron, cito solo il suo precedente romantico Titanic… ma anche True lies con mascellone Schwarzenegger non scherzava, eh.
Poi credo che l’etnocentrismo critico sia uno dei migliori dei mondi/modi possibili, so di avere dei limiti e spesso, molto spesso mi piace varcarli, mettermi alla prova, ma non per un film come Avatar, mi spiace.
alla prossima, e grazie per il confronto, che giudico sempre positivo
Commento di alessandra — 19 febbraio 2010 @ 15:04
buonasera,
non sono uno specialista come molti di coloro che hanno scritto; non sono uno studioso di etnografia e non sono neppure sicuro di conoscere il significato del termine. infine, non mi piacciono i film di fantascienza. mi permetto di esprimere la mia opinone in punta di piedi, da persona qualunque.
Avatar mi è piaciuto molto. forse, come dice qualcuno di voi, ha dato modo a chiunque di vedere ciò che crede; non so se sia così, ma quel che so è che ho trovato affascinanti e assolutamente poetici alcuni aspetti forse trascurabili: le piccole “meduse” volanti, l’albero delle anime, il contatto viscerale e profondo attraverso l’appendice vitale, che è anche propaggine dell’anima.
non tutta la scienza è scienza e non tutta la filosofia è filosofia, ma a volte una rappresentazione è solo una rappresentazione e uno spettacolo è solo uno spettacolo.
un saluto cordiale
sergio
Commento di sergio rossi — 25 febbraio 2010 @ 22:05
Buon giorno Sergio benvenuto nel blog e grazie per il commento; Avatar continua a far parlare di se’ nel bene e nel male. Quasi ogni giorno mi arrivano nella casella di posta elettronica link a saggi o considerazioni su questo blockbuster campione di incassi.
Sicuramente e’ entrato a far parte dell’immaginario collettivo di molti milioni di persone, che lo stanno “usando” anche politicamente per le proprie rivendicazioni, o come terreno per discussioni sulla Vita e sul Reale.
Questo e’ sorprendente ma neppure molto, rileggendo Modernita’ liquida di Bauman si evince come in questo nostro mondo, in cui sovente i punti di riferimento classici sono venuti a mancare, le grandi narrazioni religiose, politiche, letterarie, i prodotti dei mass media diventano i nuovi contenuti di discussione e lanciano nuove mode, effimere naturalmente.
La liquidita’ della nostra vita sta nel trattenere tecnologie e concetti come acqua nel pugno: scivolano via, velocemente.
Domani probabilmente nessuno parlera’ piu’ di Avatar e ci sara’ un nuovo fenomeno di massa su cui intavolare appassionate discussioni, sino a quando un altro Avatar prendera’ il suo posto e via dicendo.
In questo senso Avatar e’ un perfetto prodotto della pop culture, e dell’industria del cinema americana, confezionato apposta per far parlare di se’…
In questo senso e’ un fenomeno di massa, globale.
Ricordo 25 anni fa quando il serial Dallas produsse simili ondate di discussioni, anche in Italia a quelle che si leggono oggi. Si scomodarono semiologi, filosofi, sociologi…
Mi piace la sua considerazione sull’estetica del film, la bellezza e la poesia di determinate immagini; credo che sarebbe riduttivo, anche da parte mia
non riconoscere alla computer graphics e ai suoi artigiani lo status di “arte” del XXI secolo, di Digital Art appunto.
Ma appunto uno spettacolo e’ uno spettacolo. Sono d’accordo. O forse dovrei dire “era” visto che oggi gli spettacoli hanno sostituito i Classici, e la nostra mitologia e religione, la nostra cosmogonia si basa sui divi liquidi: Paris Hilton, George Clooney, Lady Gaga e compagnia cantante.
Alla prossima!
Commento di alessandra — 26 febbraio 2010 @ 09:06