La vertigine delle liste su Twitter
di Alessandra Guigoni
“Nella storia della cultura occidentale ricorre spesso il gusto dell’accumulo: liste di santi, accumuli di tesori, cataloghi di esserei mostruosi, fino alle sfilate del ‘900. Una cultura preferisce forme conchiuse e stabili quando è certa della propria identità, mentre fa elenchi quando si trova di fronte a una serie disordinata di fenomeni di cui cerca un criterio”. Così Umberto Eco nel suo libro più recente, Vertigine della lista.
Da settimane osservo le liste su twitter preparate dagli utenti di questo servizio di microblogging sempre più diffuso ed amato, e capisco che la classificazione delle cose del mondo si rispecchia fedelmente nelle classificazioni operate dalla comunità allargata di twitter.
Innanzitutto abbiamo di fronte ad una cultura, quella dei social media, di Twitter, in continuo cambiamento, evoluzione. La Rete di oggi non è quella di sei mesi fa e tra sei mesi a tratti sembrera’ irriconoscibile. Con l’aumentare vertiginoso degli utenti, ma soprattutto degli interessi economici e politici in gioco in Rete la Rete stessa si plasma e si modella come argilla nelle mani dei suoi creatori immanenti.
Poi siamo di fronte ad uno strumento relativamente nuovo, quello delle liste, che la comunità di Twitter sta imparando ad usare giorno dopo giorno, attraverso errori e tentativi, per cercare – invano – di classificare l’inclassificabile, cioè la compresenza anarchica tumultuosa e provvisoria di centinaia o migliaia di altri esseri umani con cui si viene quotidianamente in contatto.

Diversamente che in Facebook, dove generalmente gli amici si conoscono e si ricevono rassicuranti messaggi da persone di cui abbiamo un minimo di conoscenza, un po’ come accade in un lago, dove osservando le onde che si infrangono sulla riva si sa che quel lago ha dei confini, una fine, e quelle onde sono state generate in uno spazio finito; invece i tweets di twitter assomigliano in potenza alle onde di un oceano, ci possono giungere da vicino ma anche da molto lontano, da acque profonde, nelle quali non ci siamo mai immersi, e perciò generano una sensazione di vago pericolo che ci conduce al bisogno di classificare ciò che ci è sconosciuto, di esplorare con l’immaginazione questa porzione del cyberspazio in cui ci muoviamo circospetti, come i nostri antenati ominidi nella savana africana.
Ecco il bisogno, come nei tempi antichi, sin dall’Iliade col suo celebre catalogo delle navi, come racconta Eco, di catalogare, di elencare non alla rinfusa ma seguendo le regole del proprio mondo classificatorio, con la segreta speranza che la classificazione riconducesse il caos del mondo e dell’esistenza alla ragione, il disordine all’ordine. Liste come antidoto al male di vivere, come rassicurazione alla paura umanissima dell’ignoto.
Se fate un giro su twitter troverete la lista di *** che ha elencato tutti coloro che parlano di lui su twitter, o di *** che ha compilato una lista di exfollow, persone che non segue piu’ perche’ non lo seguivano, o di *** che ha raggruppato in lista tutti gli account delle donne che lo solleticano con i loro avatar, quadratini di foto sgranate, e le loro parole.
Ci sono liste più ordinate, si fa per dire, che raggruppano gli amici, coloro che twittano di un certo argomento o da una certa area del globo, che appartengono ad una certa categoria, giornalisti, scrittori, antropologi, ecc. Troverete la sottoscritta, che sta cercando affannosamente di compilare una lista che contenga “tutti” gli accounts che si occupano di cibo e vino. Più che altro cerco di farmene una pallida idea, visto che la lista è potenzialmente infinita e in continuo cambiamento, e l’incongruità della logica della lista sta nel sapere che la lista è aperta, e al di fuori dal nostro controllo e della nostra “comprensione”.
E’ questo il senso di vertigine dato dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a qualcosa di illimitato di cui parla Eco e che si prova quando si inizia e si continua a compilare, caparbiamente, una lista su Twitter. Provare per credere.
Fonte immagine: http://tinafesta.files.wordpress.com/2008/07/il-conforto-delle-parole-scritte.jpg



Cara Alessandra, approfitto di questo come sempre tuo interessante post per segnalare l’intervista che Eco rilasciò a Fazio nel dicembre scorso per presentare il libro che citi. Magari a qualcuno è sfuggita e ha piacere di vederla perchè è davvero intellettualmeente intrigante. Si trova qui:
http://tinyurl.com/y9qytq7
Commento di donMo — 9 marzo 2010 @ 23:29
errata *intellettualmeente*
corrige *intellettualmente*
(e mannaggia ai perfezionisti)
Commento di donMo — 9 marzo 2010 @ 23:31
grazie a te come sempre per il commento
il collezionismo delle wundercamera e soprattutto lo shopping compulsivo della contemporaneita’ come mania della lista in versione 3D, ossia del possesso senza fine di oggetti (liste tridimensionali, concrete), potrebbe essere il tema per un prossimo post.
Commento di alessandra — 10 marzo 2010 @ 08:12
Bel post, non avevo pensato a questo link tra gli antenati dei musei (le camere delle meraviglie e le liste sterminate di cose che ci si sarebbe voluto ficcare dentro) e twitter, che come sai non pratico perché mi dà ai nervi (anche se ogni tanto sbircio la twibe degli antropologi). Nihil novo sub soli, come dire, ma anche tutto nuovo, dato che non avevamo mai dato sfogo alla nostra compulsione all’enumeratio così sfacciatamente “in pubblico”.
Commento di Piero Vereni — 11 marzo 2010 @ 00:44
Grazie Piero
perche’ twitter ti da’ ai nervi? sono curiosa, l’ho sentito dire anche da altri amici, che lo hanno lasciato per friendfeed.
Stamattina cercando su google un riferimento al libro di Eco per un’amica ho trovato un post, precedente al mio, che parla dello stesso argomento:
http://www.fabrizionapoli.it/internet/twitter-e-la-vertigine-delle-liste/
L’ottimo Fabrizio Napoli ne tratta in termini e con approccio diverso ma la sostanza e’ quella.
E’ proprio il caso di dire nihil novo sub soli.
Ti sto mandando una mail!
Commento di alessandra — 11 marzo 2010 @ 11:32
Questa enfasi sulla catalogazione e la registrazione nelle società contemporanee è un aspetto che forse, come recentemente osservato da Feraris, porta a rivedere l’idea che la nostra sia una società della comunicazione: è più corretto, in effetti, pensarla come società della documentazione, dell’accumulo di documenti. E soprattutto direi che (paradossalmente) è una società in cui la qualità della comunicazione ( i suoi contenuti, pensieri, idee, “valori” se il termine è ancora consentito) non è all’altezza della ricchezza di mezzi e forme di comunicazione che lo sviluppo tecnologico ha prodotto.
Commento di Francesco (CISKY) — 18 marzo 2010 @ 17:27
Questa Biblioteca di Alessandria, questa Torre di Babele, questo Girone infernale, questo Cielo paradisiaco… credo che su Internet si possa dire tutto e il contrario di tutto, Internet ha dato forma concreta, paradossalmente visto che e’ un territorio virtuale, ai nostri sogni e ai nostri incubi.
Ovviamente mi piace e sono d’accordo anche con la definizione di societa’ della documentazione, siamo sei miliardi di accumulatori di documenti, la Rete e’ un’enciclopedia di cose importantissime (leggevo pochi giorni fa di tutti i siti, forum, blog dedicati alle malattie rare dove i malati e i loro familiari si possono incontrare per scambiarsi idee, esperienze, nomi di farmaci e cure sperimentali)e sciocchezze terribili, un enorme Dizionario dei luoghi comuni (e del senso comune) di flaubertiana memoria.
Grazie per il tuo bellissimo commento
Commento di alessandra — 20 marzo 2010 @ 17:46
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This post was mentioned on Twitter by alexethno: Nuovo post: “La vertigine delle liste su Twitter”: http://www.etnografia.it/2010/03/09/la-vertigine-delle-liste-su-twitter/…
Trackback di uberVU - social comments — 24 marzo 2010 @ 11:36