Un pomeriggio con Norma, artista del pane sardo

 Archiviato in: NUGAE — Alessandra Guigoni @ mag 6th, 2010

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Questo non è un vero e proprio post, diciamo che sono appunti dal mio diario di campo, accompagnati da immagini che per me sono dense di significati e di emozioni; testimoniano un pomeriggio trascorso con la signora Norma Argiolas e le sue brave corsiste, un pomeriggio piacevole, scandito dal rito del caffe’, dalle chiacchiere liete e amare sui casi della vita, come succede  tra amiche di vecchia data.

Il catalizzatore di questa atmosfera, l’ordinatore di eventi è un composto di acqua, farina, sale e lievito… pasta di pane insomma, che in pochi minuti si trasforma da massa informe a forma di pane.

Prima o poi ogni antropologo  inciampa nell’argomento pane in Sardegna“; il pane è un argomento inesauribile, anche una questione aperta, per citare Enrica Delitala, in quanto prodotto alimentare con una grandissima tradizione e in continuo divenire.

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Finora me ne ero occupata solo a spizzichi e bocconi, come quando mi sono occupata di pani alternativi a quello di grano duro, come il pane di mais e quello di patate, o del ciclo calendariale pasquale tramite il medium del pane, o ancora nel progetto regionale Il mestiere dei sapori quando ho costruito i contenuti relativi al pane insieme alle operatrici e alle informatrici locali.

La panificazione è un fatto sociale totale sull’Isola, e allo stato attuale si assiste a quello che Tullio Seppilli chiamava anni fa revival folclorico: nel caso del pane sardo si tratta di una rivitalizzazione consapevole dei saperi “di una volta” attraverso mille canali diversi: dai programmi televisivi dedicati ai blog, dai progetti comunali e regionali, sino ai corsi sulla panificazione tradizionale che attecchiscono in città come nell’hinterland, presso le proloco, le scuole di ogni ordine e grado, i centri sociali.

Ieri sono andata a trovare una brava artigiana del pane, Norma Argiolas, di Quartu Sant’Elena, mentre faceva lezione alle signore della Consulta delle donne di Assemini; come al solito mi ha colpito la bravura manuale di Norma ma anche la sua passione e volontà di insegnare facendo, e la sua disponibilità a farsi filmare e fotografare da me e sentirsi fare mille domande curiose, su questo e su quello.

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Ho visto le sue allieve, donne simpatiche e piene di energia positiva, trasformare pazientemente un pezzo di pasta informe in coccoi graziosi, attraverso semplici strumenti come rotelle, coltellini e forbicine. Le ho intervistate brevemente e mi hanno raccontato che loro i coccoi degli sposi ossia i pani ornati festivi, quelli che Alberto Mario Cirese chiama arte plastica effimera, non li sapevano fare prima di incontrare Norma, e che grazie alla loro maestra ora sanno fare roselline, foglie, uccellini e tutte quelle minuscole sculture di pasta che vanno poi inserite nelle corone e nei cuori di pasta anch’essi sino a comporre vere e proprie piccole opere d’arte.

Con Norma ci siamo conosciute da poco, ma è nata da subito una reciproca simpatia, e man mano nasceva in me il desiderio di capire che cosa sta succedendo alla panificazione tradizionale a Cagliari e dintorni, quali sono le prospettive, gli sviluppi, ma soprattutto rendere omaggio al sapere della mano di Norma, citando un saggio di Giulio Angioni, alla sua abilità tecnica, che è frutto di lunghe osservazioni di quel che sua nonna faceva e lei bambina osservava e ripeteva, e di anni e anni di lavoro a sa mesa.

P.S. Le rotelline e gli altri strumenti fotografati sono opera del marito di Norma, Gianni, che con grande creatività e pazienza forgia strumenti per decorare e tagliare delicatamente la pasta del pane, delle paste fresche e dei dolci.