rose di pane

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ set 9th, 2010

rose_di_pane_annamaria

Queste rose di pane le ha fatte Anna Maria Sarritzu di Quartu Sant’Elena. Le ho fotografate alla II Sagra del pane di Quartu Sant’Elena ieri mattina. A Quartu vivono molte brave artigiane del pane e dei dolci, alcune le conosco personalmente, di altre ho sentito raccontare o ho assaggiato le loro creazioni;  secondo me si fa ancora troppo poco per valorizzare il loro lavoro e soprattutto per far sì che questi loro saperi, questo loro saper fare,  diventino patrimonio anche delle nuove generazioni di chef, pasticcere/i, artigiani del pane…

Ormai il pane si assomiglia un po’ dappertutto, nelle mense scolastiche i bambini  a Cagliari come a Palermo, a Trento o a Torino mangiano le cosiddette michette o rosette, spesso gommose, insapori… non parliamo delle mense ospedaliere, dove i cibi sembrano fatti apposta per provocare tristezza, disagio … nei distributori automatici delle scuole si trovano solo crackers e pane da toast, gli sfarinati locali sono banditi, inesistenti… in molte  panetterie artigiane della Sardegna come della penisola ogni giorno arriva pane surgelato dall’Est Europa, che viene venduto come locale.

Però la presenza numerosa e battagliera di queste artigiane e’ la spia che non e’ ancora tutto perduto, e’ solo stato rimosso, in nome dell’Industria del cibo globale, quindi non lo si riesce a vedere, ma e’ ancora lì, esiste, resiste, basta saperlo afferrare…


 aspettando l’autunno

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ set 8th, 2010

picconata

Quest’estate passeggiando in un bosco della Corsica ho trovato questo piccone conficcato nel legno, l’ho trovata una cosa curiosa, e l’ho fotografata.

Un giorno mi piacerebbe scrivere la storia di quel piccone e dell’albero, e di colui o colei che picconando lasciò il piccone conficcato.

Ho fantasticato su quel piccone e su di una storia plausibile, ma anche su di una storia incredibile, inverosimile, che può aver originato quello strano

abbraccio tra un tronco di quercia e un utensile di ferro, ormai arrugginito.

Devono essere passati tanti anni da quando quel qualcuno ha conficcato l’attrezzo nel legno, l’albero allora era giovane, ora il piccone e’ quasi scomparso nell’abbraccio del tronco, è come la Spada nella roccia, sono tutt’uno, e solo una forza sovrumana riuscirebbe a separarli.

Chissa’ se l’albero ha imparato a voler bene a quell’oggetto estraneo, e se il piccone si e’ dato pace di non poter uscire da lì e riprendere a battere.

Chissa’ perche’ un uomo ha lasciato il piccone nel bosco vicino a Corte.

I Corsi sono persone a cui mi sento idealmente, particolarmente vicina, e non solo perche’ vivo in Sardegna, dunque ci separa solo uno stretto tratto di mare, o perche’ capisco abbastanza quando parlano la loro lingua e mi piace molto quando cantano canzoni d’amore o d’indipendenza suonando la chitarra, o perchè la loro cucina e le loro birre nazionali, Petra, Colomba, Serena le trovo sempre ottime… Sono tutte queste ragioni ed altre, più personali ancora, e il fatto che Corte e’ un paese dove mi sento immediatamente come a casa, appena poso la borsa nel primo bar di piazza Pasquale de Paoli.

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Ho imparato a conoscere la Corsica prima sui libri, leggendo Braudel in primis, specie quando parla dell’albero di castagno come dell’albero del pane per le popolazioni locali; anche in Liguria le castagne sostentavano le popolazioni dell’Entroterra sino all’Ottocento inoltrato e nelle zone montuose della Sardegna la minestra di castagne era ben nota, prima che la patate arrivassero dall’America e soppiantassero in gran parte la castagna, il cui utilizzo alimentare si è marginalizzato sempre di più.

Oggi le castagne in Corsica sono un prodotto identitario, che si utilizza per la preparazione della birra, dei dolci locali e poco più. Prima con la farina di castagne si panificava, i tanti dolci e pani di castagne italiani che oggi sono Prodotti Tradizionali sino a sessant’anni fa erano ciò che passava il convento quotidianamente alle famiglie contadine degli Appennini.

In Liguria il castagnaccio oggi è un prodotti chic e persino costoso in alcuni casi, per un curioso rovesciamento di prospettive, di bisogni alimentari/identitari e di status symbol dei ceti urbani rispetto all’immaginario alimentare simbolico e alla cultura materiale dei loro nonni rurali.

Quando ero bambina i caldarrostai facevano la felicità dei bambini, ci si affollava intorno all’uomo delle castagne, ricordo l’odore della caldarroste nei coni di giornale, e come ci si bruciasse le mani per mangiarle ancora calde. Aspettando l’autunno e il ritorno dei caldarrostai…

caldarroste

L’immagine delle caldarroste l’ho trovata qui: http://lapazzadellaportaccanto.splinder.com/