aspettando l’autunno

Quest’estate passeggiando in un bosco della Corsica ho trovato questo piccone conficcato nel legno, l’ho trovata una cosa curiosa, e l’ho fotografata.
Un giorno mi piacerebbe scrivere la storia di quel piccone e dell’albero, e di colui o colei che picconando lasciò il piccone conficcato.
Ho fantasticato su quel piccone e su di una storia plausibile, ma anche su di una storia incredibile, inverosimile, che può aver originato quello strano
abbraccio tra un tronco di quercia e un utensile di ferro, ormai arrugginito.
Devono essere passati tanti anni da quando quel qualcuno ha conficcato l’attrezzo nel legno, l’albero allora era giovane, ora il piccone e’ quasi scomparso nell’abbraccio del tronco, è come la Spada nella roccia, sono tutt’uno, e solo una forza sovrumana riuscirebbe a separarli.
Chissa’ se l’albero ha imparato a voler bene a quell’oggetto estraneo, e se il piccone si e’ dato pace di non poter uscire da lì e riprendere a battere.
Chissa’ perche’ un uomo ha lasciato il piccone nel bosco vicino a Corte.
I Corsi sono persone a cui mi sento idealmente, particolarmente vicina, e non solo perche’ vivo in Sardegna, dunque ci separa solo uno stretto tratto di mare, o perche’ capisco abbastanza quando parlano la loro lingua e mi piace molto quando cantano canzoni d’amore o d’indipendenza suonando la chitarra, o perchè la loro cucina e le loro birre nazionali, Petra, Colomba, Serena le trovo sempre ottime… Sono tutte queste ragioni ed altre, più personali ancora, e il fatto che Corte e’ un paese dove mi sento immediatamente come a casa, appena poso la borsa nel primo bar di piazza Pasquale de Paoli.

Ho imparato a conoscere la Corsica prima sui libri, leggendo Braudel in primis, specie quando parla dell’albero di castagno come dell’albero del pane per le popolazioni locali; anche in Liguria le castagne sostentavano le popolazioni dell’Entroterra sino all’Ottocento inoltrato e nelle zone montuose della Sardegna la minestra di castagne era ben nota, prima che la patate arrivassero dall’America e soppiantassero in gran parte la castagna, il cui utilizzo alimentare si è marginalizzato sempre di più.
Oggi le castagne in Corsica sono un prodotto identitario, che si utilizza per la preparazione della birra, dei dolci locali e poco più. Prima con la farina di castagne si panificava, i tanti dolci e pani di castagne italiani che oggi sono Prodotti Tradizionali sino a sessant’anni fa erano ciò che passava il convento quotidianamente alle famiglie contadine degli Appennini.
In Liguria il castagnaccio oggi è un prodotti chic e persino costoso in alcuni casi, per un curioso rovesciamento di prospettive, di bisogni alimentari/identitari e di status symbol dei ceti urbani rispetto all’immaginario alimentare simbolico e alla cultura materiale dei loro nonni rurali.
Quando ero bambina i caldarrostai facevano la felicità dei bambini, ci si affollava intorno all’uomo delle castagne, ricordo l’odore della caldarroste nei coni di giornale, e come ci si bruciasse le mani per mangiarle ancora calde. Aspettando l’autunno e il ritorno dei caldarrostai…

L’immagine delle caldarroste l’ho trovata qui: http://lapazzadellaportaccanto.splinder.com/



Bel post, Alessandra, anche a me piace molto immaginare le storie degli oggetti e delle interazioni che possono aver avuto con gli umani.
E bellissima pure la Corsica, in cui non sono mai stato purtroppo, ma che sono sicuro mi piacerebbe, amando moltissimo la Sardegna e la Liguria (da cui sono da poco reduce e di cui sento già nostalgia, come ogni anno quanto torno)
Commento by donMo — 8 settembre 2010 @ 21:20
ciao @Donmo, immagino la tua nostalgia per la Liguria, sai? Per me Liguria, Corsica e Sardegna sono come il triangolo delle Bermude, alla fine torno sempre lì, come attratta da una forza misteriosa
Ho letto l’articolo che mi hai mandato, grazie! cerchero’ il libro senz’altro, lo faro’ anche ordinare alla Biblioteca comunale se posso.
A proposito di tedeschi mio nonno raccontava che quando erano sfollati durante la Guerra c’era un tedesco grande e grosso che quando andava a trovarli, erano diventati si puo’ dire amici, sputava sulle proprie medaglie di guerra davanti al fuoco.
Non parlava italiano ma si faceva capire.
W la pace, W il pane, W le rose.
Questo mi ricorda che devo assolutamente pubblicare le rose di pane che ha fatto la mia amica Anna Maria Sarritzu per la sagra del pane di Quartu Sant’Elena, vedrai ti piaceranno…
Commento by alessandra — 9 settembre 2010 @ 09:20
Mi piaceranno di sicuro, non ne dubito!
Comunque questa cosa della forza misteriosa che attrae mi incuriosisce davvero e prima o poi devo venirne a capo, o magari è meglio lasciare un po’ tutto nel mistero, chissà…
Buona giornata
Commento by donMo — 9 settembre 2010 @ 09:48