dolcetti, caschettes e fiori d’autunno del Campidano di Cagliari

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 19th, 2010

di Alessandra Guigoni

Stamattina sono andata a correre, o meglio  a raccogliere fiori; quando l’afa estiva lascia l’Isola la natura si concede una primavera novembrina, negli autunni piovosi si intende, che rendono la campagna piena di fiori, bianchi, gialli e viola, di chiocciole d’ogni forma e colore e di erbe selvatiche eduli come biete e su amingioni, che ha il sapore della rucola (per maggiori dettagli rimando al compianto Siro Vannelli e al suo splendido libro fotografico, edito da AM&D di Cagliari).

Poi ho preso un vassoietto di dolci per un ospite di riguardo che attendo stasera, fruttini, caschettes, e dolcetti vari, preparati da un panificio dei dintorni di Cagliari che fa ancora le cose per bene e  buone.

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 Dolcetti di Sanluri e pistoccheddus de Serrenti

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 18th, 2010

Per i miei amici twitteri cosi quando glieli offro li potranno visualizzare!

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 L’estate di San Martino e i fiori di zafferano di San Gavino

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 15th, 2010

di Alessandra Guigoni

Una rima facile, San Martino e San Gavino, ma sì, e come diceva il grandissimo poeta Giorgio Caproni, pensando con nostalgia alla sua mamma ne Il Seme di piangere “Per lei torni in onore / la rima in cuore e amore”.

Ieri l’estate di San Martino mi frullava in testa: innanzitutto perche’ era una giornata straordinariamente mite e soleggiata, anche per il clima sardo, poi perche’, come ho scritto di seguito, stavo pensando ad una cosa scritta da Pietro Clemente e ieri mi e’ sembrato di vedere il cerchio quadrarsi, in quel campo di zafferano.

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E allora per lo zafferano, spezia antica, costosa, ancor oggi coltivata in pochi luoghi eletti in Italia e nel mondo, torni in onore la rima baciata.

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L’estate di San Martino e i fiori di zafferano di San Gavino, San Gavino Monreale, a una manciata di chilometri da Cagliari, cittadina così moderna, con la sua stazione nuova, eppure così antica, con quei mucchi di fiori di zafferano accanto ai campi di croco, che a metà novembre rompono la monotonia del verde fresco e della primavera anticipata dei fiori gialli di Mandela, con quel loro viola brillante.

Fiori di zafferano mondati e poi ridati alla terra, loro madre, con un rito uguale a se stesso da sempre ci dicono le raccoglitrici.

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L’estate di San Martino, il santo si festeggia l’11 novembre, è qualcosa di cui mi ha accennato l’antropologo Pietro Clemente e le sue belle iniziative per la valorizzazione del mondo mezzadrile, anzi contadino tout-court.

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L’11 novembre Pietro Clemente propone, potrebbe diventare la giornata nazionale della memoria dei contadini, per rompere gli indugi e per cercare spezzare la marginalità del loro mondo, un mondo dico io stretto tra una iperproduzione di beni inutili qui (cellulari, pellicce ecologiche, babbi natali cantanti e compagnia, putti di vetro, cornici digitali) e una ipoproduzione di beni primari, commestibili, altrove; un mondo in cui qui non conviene piu’ produrre dal punto di vista economico, ma solo consumare e consumare tanto, chi si ferma e’ perduto, l’economia va a gambe all’aria, e la’ si deve produrre per noi, e il consumo e’ risicato, anche quello dei generi di prima necessita’.

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Nonostante lo zafferano sia spezia costosa non ci si arricchisce coltivandolo, stretti come sono i coltivatori tra tasse, imprevisti, e una globalizzazione che mette in circolo zafferano di scarsa qualita’ a prezzi irrisori, ma la bellezza e il profumo di quel fiore, la bonta’ di quella spezia forse rendono la vita del coltivatore di zafferano di qualita’ più serena, o almeno cosi mi auguro.

Continuo a vedere nella bellezza e autenticita’ delle cose, nel Gusto e nella Poesia, e nella rima cuore/amore una via di fuga a questi tempi così difficili, velenosi, che pero’ come ogni tempo di crisi contengono anche l’antidoto al veleno, basta saperlo decifrare e poi distillare e mettere in circolo, in moto.

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Un ringraziamento a Chiara ed Efisio, squisiti ospiti, ai compagni di smurzu grandi e piccini e agli amici della condotta cagliaritana di Slow food.


 Grande Bruno Munari: timbri vegetali per disegnare il mondo

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 8th, 2010

di Alessandra Guigoni

Domenica ho partecipato ad un interessante laboratorio organizzato da Munlab (Milano) e Associazione Malik:  davanti a me una cassetta di verdura e delle strisce di carta, timbri colorati e accanto a me tante altre persone, soprattutto donne e bambini, desiderosi di mettersi alla prova e divertirsi per una mattina diversa dal solito.

Si trattava di utilizzare uno dei metodi di Bruno Munari, il grande artista e designer scomparso nel 1998.

Da antropologa dell’alimentazione vedere dei vegetali sezionati e usati come timbro per comporre piccoli disegni è stato curioso, un gioco curioso. Invece delle parole ho usato le mani, invece della mia solita cassetta degli attrezzi di concetti ho cercato di fare appello alla creatività e all’immaginazione del fare.

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Sapevo che le possibilità e i territori della connessione cibo ed arte sono vastissimi, e un campo di ricerca-azione ancora poco esplorato tutto sommato dal punto di vista sociale e culturale, se non con il food design, e l’idea di Bruno Munari mi e’ sembrata davvero smart nella sua semplicità: utilizzare prodotti umili, quotidiani, per creare opere d’arte anche raffinate se vogliamo, ma soprattutto per togliere la briglia alla fantasia e all’immaginazione.

Le foto in calce testimoniano le diverse fasi del laboratorio, dalla cassetta piena di verdure di stagione sino alle opere, esposte a fine laboratorio sui gradini della Chiesa di Santa Chiara in Cagliari. Alcuni risultati sono stati molto suggestivi, intriganti.

Buona visione!

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 Per un dolce Natale: come riconoscere un buon panettone in 3 regole

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 4th, 2010

di Alessandra Guigoni

Come riconoscere un buon panettone?


1. Leggere attentamente il decreto, risalente al 2005, che ne codifica la preparazione e le caratteristiche.

http://www.ambientediritto.it/Legislazione/consumatori/2005/dm%2022lug2005.htm

Tra le altre cose vi si legge che:

“La denominazione «panettone» e’ riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a base rotonda con crosta superiore screpolata e tagliata in modo caratteristico, di struttura soffice ad alveolatura allungata e aroma tipico di lievitazione a pasta acida”. Gli ingredienti obbligatori e principali poi sono definiti precisamente:

a) farina di frumento;
b) zucchero;
c) uova di gallina di categoria «A» o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantita’ tali da garantire non meno del quattro per cento in tuorlo;
d) materia grassa butirrica, in quantita’ non inferiore al sedici per cento;
e) uvetta e scorze di agrumi canditi, in quantita’ non inferiore al venti per cento;
f) lievito naturale costituito da pasta acida;
g) sale.

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2. visitare un bravo produttore per capire come si ottiene un buon panettone: sono andata a trovare Stefano Murgia, de La forneria di Pula (Cagliari) che ogni anno confeziona oltre 100.000 tra pandolci, panettoni e pandori, il 15% dei quali vengono esportati fuori Italia, in primis negli Stati Uniti.

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Stefano mi ha mostrato le principali fasi della lavorazione, dalla preparazione del lievito madre sino all’impasto vero e proprio, alla realizzazione dei panettoni, alla cottura, alla glassatura e decorazione, al riposo del prodotto finito prima del confezionamento, pronto per essere venduto. Quest’ultima fase e’ buffa e interessante: una volta cotti i panettoni riposano diverse ore a testa in giù, come i pipistrelli, in modo da perdere umidità e conservarsi così naturalmente a lungo.

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3. Se non si ha voglia o tempo di leggere per intero il Decreto ministeriale che regolamenta il mondo dei prodotti da forno e non si ha un bravo produttore vicino a casa allora il consiglio e’ semplice: leggere bene l’etichetta degli ingredienti, sincerarsi che il burro sia burro, che la lievitazione sia naturale e che le percentuali dei vari ingredienti siano armoniche, altrimenti quel prodotto da forno non può fregiarsi del nome “panettone”.

Infatti sul Mercato ormai esistono molti prodotti che si richiamano a panettoni & Co. ma che tali non si possono definire (chiamati variamente dolce del Natale, pan delle Feste o simili), oltre ai prodotti contraffatti, ossia falsi prodotti di marca abilmente falsificati a cominciare dalla scatola di cartone e dal logo della marca per finire con la contraffazione piu’ pericolosa, quella del contenuto.


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