Antonio de Rosa, uno chef che ama il cibo

Lo chef Antonio De Rosa non è sui social (!) e questa affermazione che lui fa, pacatamente, scombussola l’uditorio dell’Italian Chef Cooking School, la scuola di cucina e pasticceria dove sta per iniziare la cena spettacolo a suon di finger e street food, insieme allo chef Giuseppe Falanga.

L’Italian Chef Cooking School, per chi non la conoscesse, è una esperienza un po’ unica nell’Isola, una scuola di cucina e di pasticceria per professionisti e cuochi amatoriali diretta dal maitre chocolatier Gianluca Aresu e dall’executive chef Giuseppe Falanga, che hanno una decennale esperienza con la Boscolo, con Alice tv ed altre importanti realtà della penisola.

Dunque De Rosa non è sui social… Però Internet contiene molte notizie sullo chef: googlizzando il suo nome, the day after, per scrivere questo post, trovo una messe di informazioni, di lodi, di riconoscimenti, per questo chef pugliese serio, simpatico, dalla creatività straordinaria, che ha esordito con noi pubblico con una dichiarazione: “Per me la cosa più importante in un cibo è il sapore“, seguita dai nostri applausi, rassicurati da una dichiarazione d’amore verso il cibo e verso chi lo mangia (noi).

Sapete gli chef contemporanei per me, parlo da antropologa, sempre, sembrano un po’ come gli stilisti degli anni ’80, scoperti e osannati dal pubblico, vi ricordate? C’erano stilisti che amavano le donne e le vestivano bene e chi, sotto sotto, amava solo tagli, cuciture e tessuti, e le rendeva impacciate, goffe, a volte ridicole, con abiti over, in tutti i sensi, per soddisfare, forse, il proprio ego.

Gli chef sono le star della seconda decade di questo millennio, dopo le archistar, che hanno dominato i primi anni del 2000, e gli stilisti… cosa ci riserva la terza decade non si sa (vedremo).

Come le star (del cinema) alcuni chef sono capricciosi, altri inarrivabili, alcuni belli e dannati, altri sopravvalutati, altri sono diventati come i personaggi dei fumetti, “costretti in un ruolo” come certi supereroi; è la TV baby.

Poi ci sono i protagonisti, quelli bravi, quelli che studiano il copione, che lo imparano con mestiere, lo fanno proprio interpretandolo in maniera sopraffina. Incontrarli è un privilegio e ieri sera credo di aver incontrato uno di loro, Antonio De Rosa appunto.

De Rosa ama il cibo, lo conosce, conosce la cultura del cibo, l’arte dello street food dell’Oriente come dell’Occidente, e si diverte a mescolare materie prime, ingredienti, tante spezie asiatiche e materie prime mediterranee, in piccoli finger che sono un incanto da vedere ma soprattutto sono, ripeto, buoni da mangiare.

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E’ uno di quegli stilisti del cibo che ama i suoi clienti, che si diverte a sorprenderli e divertirli, a solleticare il loro palato, a stupirli con gusti originali, creativi, ma sempre perfettamente equilibrati. Così un menu a base di pesce, che comprende rombo fritto, seppia appena scottata, il tonno, le portate sono state 7!, si mescola con la fregula sarda, omaggio alla Sardegna che lo ospitava, il lime, lo zenzero, e mille spezie, sapientemente orchestrate.

PS Abbiamo chiuso questa maratona del gusto con una cheese cake sontuosa, e un brindisi con un Moscato della Cantina di Gallura, sponsor della serata con i suoi 4 vini, insieme con acqua Smeraldina e acqua San Martino.

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