A Baressa il primo concorso regionale dell’amaretto di Sardegna

L’amaretto di Sardegna (sardo amarettu, plur. amarettus, amarettos) è uno dei 130 diversi tipi di dolci della pasticceria tradizionale isolana. Inoltre é uno dei 198 PAT della Regione Autonoma della Sardegna e ne esistono numerose varianti, che principalmente sono quelle del Capo di Sotto (Cagliari e dintorni), più alti e tondeggianti e con una mandorla o un candito come decorazione, al centro, e quelli del Capo di Sopra, più bassi e solitamente senza elementi decorativi.

Gli ingredienti usati nella realizzazione degli amaretti sono pochi per cui è l’abilità del pasticcere a rendere l’amaretto di quella località e/o di quella pasticceria un piccolo capolavoro di gusto e di fragranza: mandorle, zucchero, limoni, uova intere e albumi, con pochissime aggiunte o varianti.

Sabato 15 settembre dopo un interessante convegno -che ho avuto l’onore di moderare- sulla filiera del mandorlo e la valorizzazione della pasticceria a base di mandorle (almeno il 50% dei dolci sardi ha come ingrediente principale o secondario le mandorle dolci), il Comune di Baressa, la CNA Alimentare Sardegna e l’agenzia regionale Laore hanno premiato tutti i partecipanti (27 i campioni pervenuti) al primo concorso regionale dell’amaretto riconoscendo a 5 aziende isolane un attestato di eccellenza: Cosseddu di Orune, che ha vinto due premi, per gli amaretti con mandorle locali e non, Casa della Nonna di Bolotana, Biscottificio Demelas di Stintino, La dolce Sardegna di Minna Bellu di Aidomaggiore.

L’occasione era quella preziosa della Sagra della mandorla, giunta alla XXVII edizione, a Baressa, nel cuore della Marmilla, uno dei territori vocati alla coltivazione di questa preziosa pianta.

Durante il convegno, che ha visto al tavolo dei lavori la partecipazione di numerosi esperti, e in sala la folta presenza di produttori di mandorle e dolci sardi, si è sottolineata l’esigenza di implementare una filiera corta della mandorla, di aumentare le coltivazioni in asciutto e quelle irrigue, come già avviene in territori leader nella produzione mondiale, California ed Australia, e di continuare a sperimentare la coltivazione delle oltre 30 cultivar sarde di mandorla. Di lavorare su più fronti insomma, compreso il biologico.

Continuo miglioramento della qualità, caratterizzazione, certificazioni e aggregazioni di produttori sono alcuni dei suggerimenti degli esperti per “stare sul mercato”, Mercato che ha letteramente fame di questo pregiato frutto oleoso in guscio. Sappiamo infatti che il consumo delle mandorle in tutta Italia e nel mondo è in continuo aumento, dato che a ragione questo frutto è considerato un superfood, che viene consumato non solo sotto forma di pasticcini ma anche di snack dietetico e di latte “vegan” e “gluten free”, il latte di mandorla. Le applicazioni in campo alimentare non si esauriscono cosi: molti chef ormai utilizzano le mandorle nelle preparazioni culinarie salate, visto il sapore e le proprietà organolettiche, funzionali e nutrizionali di questo frutto mediterraneo.

Al Convegno, presieduto dal Sindaco di Baressa Piergiorgio Corona, Pietro Giordano e Francesco Sanna dell’agenzia Laore hanno illustrato le cifre del fenomeno e suggerito alcuni elementi di opportunità offerti dalla recente legge sull’agrobiodiversità regionale; Emanuele Spanò di Coldiretti Oristano ha offerto informazioni sulle possibilità della filiera nella cornice dell’agricoltura isolana; Maria Antonietta Dessì di CNA Alimentare Sardegna ha messo in luce criticità e opportunità per il mondo della trasformazione dei dolci sardi, Michele Orlandi di Conad Tirreno ha evidenziato i trend di consumo della mandorla nella GDO, e infine Sonia Greco della coop. Tursarda ha connesso le filiere locali con il turismo gastronomico, con casi di studio molto interessanti.

Il mercato italiano della frutta secca in guscio vale un miliardo di euro, con un + 5,50 registrato nel 2018. La parte del leone la svolge proprio la mandorla, di cui l’Italia era nel 1951 primo produttore mondiale, ma è stata soppiantata da altre regioni del mondo, come si è già detto. Ad oggi la produzione sarda pare attestarsi sui 1300 ettari coltivati, che sono davvero pochi, pensando a tutti i terreni incolti e al fatto che probabilmente, l’Isola importa l’80% del fabbisogno, in gran parte per la pasticceria locale.

Personalmente ho lanciato l’idea di una implementazione del legame tra i mandorleti, territorio quindi, pasticceria locale, cultura quindi  e i turisti [turisti culturali, rurali e gastronomici], attraverso eventi tipo “mandorleti aperti”, in cui si faccia esperienza della bellezza dei mandorli in fiore e successivamente della lavorazione della mandorla in pasticceria e cucina, perchè no, attraverso cooking class, lezioni dimostrative e altri dispositivi esperienziali.

La folta partecipazione, unita ad alcuni interventi dal pubblico davvero “centrati”, lascia ben sperare.

Di seguito alcune foto della premiazione. mi scuso per la qualità delle foto, controluce, dovute al nostro bel sole di Sardegna che filtrava nella sala consiliare, e che è croce delizia di tutti gli eventi estivi.20180915_131801 (3)

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