Ricordi: Saperi e Sapori del Mediterraneo a Cagliari nel 2004

 

 

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Quindici, dico quindici anni fa 😉 l’Associazione Mediterranea, la cui anima erano Gianni Marilotti, Maria Antonietta Pilia e Radhuan Ben Amara, pensò ad un convegno con degustazione di prodotti (allora la parola “evento” non si usava molto) in quel di Cagliari, e mi vollero come coordinatrice del tutto.

Avevo 35 anni, mi sentivo, ed ero (a ripensarci oggi), giovane e piena di energia. Appena addottorata a Siena.Una collega matura sentenziò che non era roba da antropologi organizzare convegni e degustazioni ma andai avanti (e chi mi ha mai fermato)?

Ricordo uno sforzo prodigioso, perche’ ogni ospite veniva accompagnato a spasso per la città, e toccava a me l’onere e onore; ad esempio portai il compianto Carlo Cannella al Mercato di San Benedetto, era gennaio 2004, e rimase letteralmente a bocca aperta. Delle chiacchierate bellissime con lui, era di un garbo particolare, antico, e molto acuto.

A pranzo portavo gli ospiti ad assaggiare i piatti prodigiosi di un giovane chef talentuoso, che lavorava nella cucina a vista del Teatro Lirico di Cagliari, un certo Roberto Petza :) Avevo concordato con lui il menu, menu degustazione, perchè credevamo, a ragione, che i nostri illustri ospiti avrebbero apprezzato sia pane formaggio e vino, con cui si concludevano le sessioni serali, sia una cucina d’autore di Sardegna che allora iniziava con forza quel processo di rinascimento che oggi è sotto gli occhi di tutti. Il ristorante era a 500 m dal Chiostro di San Mauro e mi sembrò un segno del destino. E non nascondo che  quei pranzi furono iniziatici per me.  Petza ammaliava gli ospiti “da fuori”, chepoi  parlavano ammirati di ciò che avevano mangiato durante le 4 giornate del convegno, stuzzicando la curiosità degli assenti, con effetto di moltiplicatore di interesse.

Potrei parlare per ore di tutto ciò che vidi, sentii e assaggiai, ma risulterei molto pesante e pedante. Confesso di aver vissuto una stagione inebriante, in cui Saperi e sapori del Mediterraneo, diventato poi uno slogan (e per noi dell’associazione Mediterranea un importante traguardo, un volume uscito con AM&D edizioni, dedicato alla memoria del gourmand Fernando Pilia) era ancora una frase di senso compiuto e affascinante.

Scegliemmo gli ospiti insieme al resto dell’associazione, ma Gianni mi diede fiducia e potei fare anche molto di testa mia. Volli il grandissimo Rebora, il più grande storico italiano dell’alimentazione del XX secolo, ironico, a tavola un mattatore, al convegno uno studioso di primo piano, profondo conoscitore di tantissima letteratura scientifica e degli archivi.

Confesso che ho vissuto, dicevo, e che mi impressiona dover mettere delle piccole croci sul cartaceo, il tempo passa e non s’arresta un’ora, mi sembra che sia stato ingeneroso con alcuni dei miei ospiti, tanti mancano all’appello.

Avevamo anche il patrocinio delle Università di Sassari e di Cagliari, e dell’allora Ersat, e della Sinu. Volli dare un marchio di ufficialità e scientificità al tutto, caparbiamente.

Non fu semplice trovare gli sponsor per le 4 degustazioni post convegno anche perche’, già allora, volevo fossero in tema con i discorsi affrontati, e di qualità; andai personalmente a batter materia prima da Argiolas vini, Crocchias, sì Crocchias, allora comprava alla grande patate sarde,  Ferruccio Podda e il Suq di Cagliari, che quindici anni fa era praticamente l’unico negozio della città che vendeva in modo organizzato e regolarmente spezie e prodotti esotici, non ci crederà nessuno ma è così, lo zenzero era sconosciuto, le bacche di goji mai sentite e anche la curcuma … quasi non pervenuta. Avevo il pallino delle spezie (ora mi è passato, perchè le trovo dappertutto nei cibi, anche a sproposito, le mode sono tremende) e ricordavo certi profumi della Genova che avevo lasciato 10 anni prima, delle drogherie dei vicoli…

Il convegno, in 4 giornate, a distanza di 14 giorni, era allo splendido Chiostro di San Mauro, in quartiere Villanova.

Scegliemmo insieme i temi da trattare: 1. Tradizioni e mutamenti; 2. OGM biodiversità e biologico, fu lì che conobbi l’esperienza di S’atra Sardinia ad esempio, e Luisella Battaglia. Una sezione la volli sulle 3. spezie, più giocosa e colorata. Allora sembrò un azzardo, ma il couscous servito a fine convegno fu una cosa molto buona. Infine 4. pane e vino, con la puntuale descrizione di realtà museali isolane. Allora il legame tra turismo, beni culturali e beni agroalimentari era solo una bozza, su cui lavorare, in tutta Italia.

Da quel gennaio 2004 sono passati quasi 15 anni, e sembra una vita. Con alcuni dei convegnisti sono rimasta in contatto, con Gianni Nieddu ad esempio, che rivedo sempre con piacere, con altri ci siamo persi. Alcuni hanno cambiato mestiere o sono andati in pensione. Nel 2004 Internet c’era e chissà che non abbia pubblicato da qualche parte la notizia, molti giornalisti vennero perchè era una piccola novità e scrissero pezzi sia La Nuova sia l’Unione.

Perchè proprio oggi questo amarcord? Molto semplice, niente di studiato. Stamattina mettendo in ordine la mia libreria ho ritrovato il pieghevole del convegno e mi sono letteralmente persa nei miei pensieri, ricordi, impressioni. Succede. E ho pensato che nel 2004, quando mi occupai del convegno, mi occupavo di food già dal 1998. sono vent’anni secchi. anzi burrosi, visto che mangiare e bere non rende smilzi ma in compenso…  felici :)

saperi e sapori del mediterraneo 2004