perche’ non bisogna consumare di più ma … pensare di più e meglio

Leggo sul Corriere che in Cina si preparano a far lavorare di meno i propri cittadini per far spendere di più, nel cosiddetto tempo libero. In Italia mi pare si promuovano politiche per far spendere di più i cittadini, specie quelli disoccupati. Penso sia profondamente sbagliato. Possiamo pensare di lavorare di meno o non lavorare affatto ma per pensare di più, camminare di più, vivere più intensamente,ad esempio aiutando la nostra comunità e l’ambiente. Non si risolve la crisi economica con maggiori spese pro capite per beni quasi sempre inutili (e che quasi sicuramente andranno a parare su Amazon e altri colossi multinazionali, e non nei negozi sotto casa, e quindi allocando risorse economiche all’estero, alla fine) ma con massicce politiche di formazione, istruzione, crescita di consapevolezza. Ci sono centinaia di migliaia di posti di lavoro connessi alle nuove tecnologie che non trovano personale qualificato. D’altro canto si tratta di lavori molto specializzati, che richiedono diplomi tecnici molto ben pensati, lauree o anche il dottorato. Bisogna ridisegnare molti dei curricula delle scuole secondarie di secondo grado. Sono stati i futurologi, decenni fa, a preconizzare che in futuro sarebbero esistite 4 categorie di cittadini: i ricchi, gli studiosi, gli operai e i disoccupati, questi ultimi a causa dell’automazione della produzione. Ma ci sono settori, come il food e la cura degli altri, in cui auspico che l’automazione non sostituirà mai del tutto il lavoro manuale e intellettuale dell’uomo. L’istruzione per me è la chiave di tutto. Il mio non è un discorso politico ma di politiche, per me stiamo sbagliando prospettiva.Ci sono profonde sacche di ignoranza, Molti italiani spesso usano Internet solo per i social, conoscono a malapena l’inglese, non viaggiano e non leggono, ovviamente questo li tiene fuori da lavori appetibili, ben pagati ma che richiedono una testa pronta a aggiornata. A scuola ci sono sono materie svilite o sottovalutate come la filosofia, la storia dell’arte, la geografia, la storia, che invece insegnano a stare nel mondo. Al mondo, a confrontarsi, pensare, ipotozzare. Sono francamente orgogliosa non solo di essermi laureata ma anche di aver faticosamente conquistato un dottorato di ricerca. Capisco che ad alcuni potrà suonare un discorso da radical chic (non ritengo di esserlo, peraltro ma…) ma credo che un qualsiasi ministro dovrebbe quanto meno avere una laurea e possibilmente un dottorato oltre che una esperienza decennale/ventennale nel settore per cui è stato chiamato a fare il ministro. Perchè per quel ruolo è richiesta una visione d’insieme, una capacità previsionale e una competenza nel leggere documenti complessi e parlare con i propri consulenti che senza perlomeno una laurea risulta davvero ardua e non può essere sostituita dalla cosiddetta “università della vita”. E buon sabato :)

 

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