Caffè&teeria Mannoni dal 1964 recensione di Viviana Maxia

A SASSARI LA FORMULA MAGICA DI PIERO E ALESSANDRO

Caffè&teeria Mannoni dal 1964

Riceviamo da VIVIANA MAXIA, e pubblichiamo molto volentieri

 

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Nella discreta ed elegante Sassari, città sarda dal tocco regale dei Savoia e culla di personalità di altissimo livello come Enrico Berlinguer e i due Presidenti della Repubblica Segni e Cossiga, si è realizzato un progetto legato al cibo e al vino che ha un che di fenomenale.  Un progetto quasi improvviso, nato dopo il lungo periodo del distanziamento, in un giorno in cui due amici, Alessandro Mannoni, titolare dell’omonima e famosa Caffetteria&teeria, e Piero Careddu, più che un – ormai troppo  –  banale chef, un alchimista del cibo, si sono incontrati davanti ad una tazzina di buon caffè.

L’idea è stata quella di trasformare il noto Caffè sassarese in un locale (non location, grazie) multifunzionale e, specialmente, multigusti (anche se stavolta la parola inglese multitasting sarebbe perfetta).

Da Mannoni, infatti, propongono offerte per tutta la giornata: la mattina si possono gustare le colazioni e gli aperitivi dl mezzogiorno; il pomeriggio riprende le sembianze da sala da tè, per poi, dall’ora dell’aperitivo alla cena, trasformarsi in un luogo in cui rilassarsi, chiacchierare e divertirsi a giocare con cibi, vini, birre, dolci originali e ottimi gelati artigianali, sempre provenienti dalla ditta Mannoni.

Tutto questo accade n via Asproni 7/9 a Sassari ed è un po’ come stare sulle Ramblas a Barcellona.

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La formula magica sta nel proporre una serie di sfizi molto originali in mini porzione – simili alla filosofia delle tapas barcellonesi – e dei piatti più studiati, strutturati e corposi, un po’ come le ispaniche raciones, che cambiano ogni settimana e accontentano tutti i gusti. Da maggio in poi, infatti, la filosofia proposta ha talmente fatto centro nel cuore dei sassaresi e non, che per poter assaggiare i cibi preparati da Piero bisogna prenotare giorni prima; come dice lo stesso interessato: “un vero delirio che non mi sarei davvero aspettato”.

Ma veniamo ai protagonisti di questa bella storia.  Alessandro è un giovane imprenditore che si occupa in maniera molto professionale dell’azienda di famiglia che a Sassari si è sempre contraddistinta per la qualità delle offerte, per la rara cortesia e per quel tocco di continua novità proposto costantemente: un po’ il salotto “buono “della città. Se poi, a queste qualità, sommiamo il sodalizio con Piero Careddu, già sperimentato altre volte ma in maniera occasionale, il fenomeno è spiegato.

Piero Careddu infatti, personalità non comune in tutti i sensi, è stato colui che, negli anni ’90, ha proposto a Sassari un tipo di cucina particolare finora inesistente in città. Una cucina a cavallo tra la, allora nascente nouvelle cusine (termine che non amo, ma che dà l’idea) e la vera e propria sperimentazione di accostamenti tra gusti a volte impensabili anche solo da immaginare.

Ma che funzionavano alla perfezione.

Tra l’altro Sassari, fino ad allora, non era affatto abituata a questo tipo di proposta raffinata ma contenuta. La città amava le famigerate “arrostite”, le mangiate importanti, la cucina tradizionale fatta di giogga minudda, tappadas, zimino, pei d’agnone e tanti altri piatti tradizionali.

Quindi la cucina del nostro Piero, all’epoca, un po’ ha spiazzato il gusto comune almeno fino ad allora.

Ma il nostro uomo è sempre stato così come lui stesso ama definirsi: “uno zingaro del gusto” e, dopo una fortunata stagione sassarese, ha iniziato a diventare un vero nomade ed a proporre la sua particolarissima filosofia culinaria, sia in giro per la Sardegna ma anche fuori dall’Isola, supportato con dedizione particolare, in tutte le sue scelte, specialmente quelle un po’ difficili logistiche e professionali da una collaboratrice d’eccezione, la moglie Laura Florenzano.

Da ricordare, inoltre, è anche la sua passione per i vini; un grande sommelier che, con il tempo si è votato alla ricerca delle etichette meno conosciute, in particolare verso il vino cosiddetto biologico, che spesso, anche a causa del martellamento continuo del marketing commerciale, non viene tenuto in considerazione, mentre spesso, come ci dice lo chef, riserva delle ottime sorprese

Ma, si sa, l’amore per la “Sardegna bella e granitosa” per un Gallurese prima o poi suona prepotentemente alla porta. E così è stato.

Piero, dopo varie esperienze varie e interessanti, è rientrato nella sua Sassari, città nella quale è radicato per studi, amicizie e contatti.  E questa è una di quelle volte che, paradossalmente, dobbiamo ringraziare il covid19 (si fa per dire) che, forse, con la sua pausa forzata, è riuscito a produrre un’offerta di questo genere. Offerta che invito a chi passa per Sassari a provare.

La storia di Piero non è mai banale e ricorda per certi versi quel film ”Il curioso caso di Benjamin Button”, in cui il protagonista vive la sua vita a partire dalla fine per tornare verso la sua giovinezza.

Anche Piero Careddu, infatti, se andiamo a ripercorrere le sue scelte culinarie,  è partito da un tipo di cucina estremamente raffinata, meditata, con tocchi internazionali, per ritornare pian piano ad uno studio e ad una scelta molto più legata ai prodotti del ricco territorio sardo, ad una semplicità complessa – passatemi l’ossimoro – in cui comunque non viene mai a mancare la fantasia degli accostamenti e lo studio meditato dei sapori, dei colori, perché – e non potrebbe che essere così –  la cucina di Piero è anche estetica: il piatto come opera d’arte. Per dirla breve, un artista del cibo.

Qualche esempio di alchimia del gusto: pomodorini a km 0 ripieni di riso basmati, zafferano ed erbette piccanti; tortilla piccante di patate e fagiolini alla moda catalana; gambero fritto accompagnato da sala tzatziki, frittella di zucchine con ketchup fatto in casa, piatti tipici di altri territori sardi rivisitati come “sa costedda” del sud est sardo: una sorta di pizza fatta di pane raffermo pomodori freschi erbe aromatiche passata in forno come una pizza.

Come, ancora, lo spiedino di maiale panato al sesamo e senape con tzatziki, poi le raciones, i piatti più corposi, come la zuppa di ceci a km 0 e gamberi (ne avrei ordinato atre due!), le trofie al ragù di pesce bianco capperi e pomodorini, la crema di fagioli rossi e ginger su pane fritto.

Ed ancora i dolci, tra cui, a mio modesto parere, spicca il gelo d’anguria con pallina di gelato di fior di latte artigianale, e tutti gli altri gusti dei gelati provenienti da Dolcidea, l’altra attività della famiglia Mannoni seguita da Corrado, fratello di Alessandro; da provare assolutamente il pistacchio che, come si sa, è la cartina di tornasole del gelato di qualità: se il pistacchio è buono e sa di Bronte, la gelateria passa l’esame.

Insomma, un caleidoscopio di sapori, colori, profumi che consiglio caldamente per provare una esperienza sensoriale a tutto tondo in un angolo riservato ed elegante della Sassari regale e savoiarda.

 

Viviana Maxia