Agriturismo e multifunzionalità – Il Rapporto 2020 MIPAAF è on line

L’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 ha colpito pesantemente anche il comparto agrituristico italiano. La crisi ha riguardato ben l’86% degli agriturismi, che afferma  di aver subito una riduzione dei ricavi complessivi, con perdite oltre il 50% dei ricavi per circa un terzo delle aziende.

Gli agriturismi sono nel complesso circa 24,500, oltre l’80% offre alloggio e circa il 50% ristorazione. Di questi 1719 offrono servizi di fattoria didattica, quasi 6000 degustazione di prodotti e 1400 sono attrezzati come agricampeggi. Un quadro estremamente variegato che nel 2019 secondo ISTAT aveva portato quasi 4 milioni di ospiti, pari al 2,9% del turismo italiano. La multifunzionalità di attività agrituristiche, didattiche e sociali valeva sempre nel 2019 un milardo e mezzo di euro.

Un inciso personale: l’ospitalità rurale, di cui abbiamo ampiamente trattato nel saggio Foodie con la valigia. Il turismo enogastronomico in Italia, nonostante la crisi e la netta diminuzione dei pernottamenti ha visto reggere meglio di parte del settore hotellerie. Questo perche’ l’agriturismo, nell’immaginario collettivo e anche in realtà, garantisce il distanziamento fisico, la possibilità di mangiare in tavoli all’aperto, un numero di stanze contenuto e ampi spazi comuni all’aperto, giochi all’aperto per bambini e possibilità di praticare sport outdoor (il 50% degli agriturismi).

Nonostante questo quadro ampiamente negativo in cui il 91% delle aziende agrituristiche intervistate dichiarano di aver registrato disdette di pernottamenti, solo la metà dichiara di aver subito un calo nella vendita di prodotti.
Questo è un altro dato da sottolineare, perche’ in penuria o assenza di sicurezza nella sfera della salute, la sicurezza alimentare ovviamente viene ritenuta quanto mai preziosa ed associata alla salute e al suo mantenimento. Quindi comperare prodotti dal contadino diventa un modo anche per esorcizzare il rischio di essere contagiati dal virus.
Infatti il report ci dice che la vendita di prodotti (soprattutto diretta) sembra quindi essere stata la principale “ancora di salvezza” e ben il 22% delle aziende dichiara addirittura di aver registrato nel 2020 (rispetto al 2019) un incremento delle richieste di prodotti da parte di persone “del luogo” ossia residenti in un raggio di circa 150 km dall’azienda.

Allo stesso modo circa un quinto delle aziende riporta un aumento di richieste da parte dei clienti già fidelizzati. Tutti elementi facilmente riconducibili alla particolare situazione venutasi a creare con le limitazioni imposte dalla normativa anti-Covid19: nei mesi più duri della crisi gli agriturismi italiani si sono affidati al mercato interno e hanno trovato una risorsa, forse inaspettata, nella domanda di prossimità.

Questi ed altri utili dati sono contenuti nel “Rapporto Agriturismo e Multifunzionalità 2020″ realizzato dall’Ismea nell’ambito della Rete Rurale Nazionale; si rileva anche, nonostante perduri – come sappiamo – la crisi, una dose non scontata di moderato ottimismo verso il futuro.

Il 43,9% degli imprenditori dichiara attualmente di voler “limitare i danni e attendere che tutto ritorni come prima”, il 27,4% vuole “rilanciare l’azienda con nuove strategie” e il 9,6% “pensa che ci saranno nuove opportunità”.

Nell’infografica ISMEA altre utili info

infografica_agriturismo

Buona lettura e buon anno nuovo alle lettrici e ai lettori di Etnografia.it  !

URL http://www.agriturismoitalia.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/403