Un dolce calendariale tabarchino: le lune della domenica delle Palme

Faccio il giro lungo ma è necessario: sapete che il calcolo della Pasqua cristiana è complesso? No? ve lo dico io…

Nel calendario gregoriano le date della Pasqua si ripetono secondo un ciclo che dura 5 milioni e 700 000 anni. Il la data più frequente è il  19 aprile, la meno frequente il 22 marzo. Vediamo come funziona:

Il principio-regola che fissa la data della Pasqua cristiana fu stabilito a seguito del famoso Concilio di Nicea del 325 d.C. . Pasqua cade la domenica successiva alla prima luna piena di primavera, dopo l’Equinozio del 21 marzo [fonte http://calendario.eugeniosongia.com/comedatapasqua.htm].

Di conseguenza essa è sempre compresa nel periodo dal 22 marzo al 25 aprile [vedi wikipedia]

A Carloforte, nell’Isola di San Pietro, isoletta della Sardegna dove si mantengono tradizioni davvero singolari e importanti, anche enogastronomiche, la domenica delle Palme si preparano dei dolci molto speciali, le lune, e lunne, in lingua tabarkina (simile alla parlata di Pegli, delegazione di Genova). Queste lunne sono ovviamente “lune piene” e segnano il calendario evidenziando che la domenica successiva si festeggerà la Pasqua!

Il dolce è di forma circolare ad imitazione di una luna piena, disponibile in due varianti morfologiche: con protuberanze simili a crateri e montagne lunari o dall’aspetto antropomorfo.

La superficie del dolce viene solitamente ricoperta di glassa, bianca e/o colorata con coloranti per uso alimentare. Le protuberanze sono realizzate con un ditale da cucito.

lunne

Quando ho realizzato le foto, per la scrittura dei testi di un libro sui Dolci sardi, sull’Isola era rimasta una sola donna che ancora manteneva questa antica e singolare tradizione. Sono passati 10 anni e ogni tanto ci penso…

 

Alla circostanza del consumo, ripeto, è strettamente legato l’aspetto morfologico del dolce: le lune segnavano in concreto il calendario cristiano; infatti la pasqua cristiana corrisponde alla domenica seguente il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Le lune dunque calendarizzavano l’ultima domenica di Quaresima, prima di quella di Pasqua.

Allo stato attuale delle conoscenze, questo dolce non ha analoghi nella pasticceria popolare italiana; potrebbe rammentare, ma non è forse niente di più che una suggestione, le paste dolci dei sacerdoti orfici del mondo greco, che, nei rituali funebri, compivano sacrifici per proteggere i defunti dai daimones: in effetti, le libagioni erano costituite da acqua, latte e biscotti con molte protuberanze, chiamati polyomphala popana.

Chi sa… Se esistono esempi simili in altri contesti regionali vi chiedo di contattarmi, sono curiosa di svelare questo piccolo arcano della storia della gastronomia italiana …  😉

 

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