VIta sarda, 1925: nel volume un prezioso elenco di ricette identitarie tradizionali sarde e prodotti cult

Nel volume “Vita sarda, note di folklore, canti e leggende” del 1925 a cura di Gino Bottiglioni troviamo la trascrizione di un canto orale, una ninna nanna (anninnia) di grande interesse, perche’ esemplifica i cibi ideali, desiderati nella mentalità sarda dell’epoca, e in particolare in quella nuorese. Compaiono alcuni prodotti davvero straordinari, che ancora oggi sono al centro della tavola dei sardi, due vini davvero tipici, Cannonau e Muscadeddu, una preparazione tradizionalissima, gli arrobiolos o orrubiolos, fritti in olio d’òliva, e poi tanta carne di vario tipo (suina, d’agnello, di vitella, di capretto) di qualità, una minestra con il prezioso zafferano e il costoso pepe nero e l’indicazione di come cuocere le carni, 3 modi principali: in casseruola, arrosto, in brodo. Anche la zuppa di semola, piatto quotidiano e povero, viene citata en passant  e due formaggi del centro Sardegna molto amati, casizolu (peretta) e treccia (sempre di pasta filata vaccina).

 

La trascrizione del canto orale presenta un paio di refusi  ma è comunque godibilissimo. Vediamolo insieme.

Ninna nanna, per farti cullare, tutto voglio raccontare

tutti i bisogni miei

maialini da latte bene arrostiti

e agnello in casseruola

carne bella di vitella

fatta arrosto e in brodo

salata in buon modo

che non abbia cattivo gusto

carne di sano maschio

trecce e casizolos [formaggi increcciati e perette vaccine]

e buoni arrobiolos [palline di formaggio, fritte]

in buon olio d’oliva [ghermanos da hermanos, probabilmente perchè i frati introdussero nel corso del Medioevo l’intensa coltivazione dell’olivo in alcuni areali dell’Isola]

minestra con zafferano, con buon pepe nero

Cannonau e Muscadeddu [vitigno minore sardo]

ne voglio due bicchieri

e semola fatta a zuppa

per mettermi appetito

Ogni giorno un capretto

di tre settimane“.

 

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