Degustazione: Grappa di Zibibbo di Pantelleria dei Fratelli Brunello

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 31st, 2010

brunello

di Alessandra Guigoni

Vinacce fresche di Moscato di Pantelleria distillate in impianto discontinuo, sinonimo di qualità, per questa acquavite del 2005 in edizione numerata (650 bottiglie) dei Fratelli Brunello.

Perfettamente trasparente, brillante, al naso esprime sentori floreali dolci e intensi, percettibili anche a calice fermo sul tavolo.

Al gusto offre il meglio dopo qualche istante quando, scomparse alcune note eteree un po’ dure, grazie ad una notevole persistenza rimangono belle tonalità calde, pulite e di grande morbidezza.

Una grappa equilibrata e fine che richiede una degustazione lenta, senza fretta per offrire il meglio di sè.

Perfetta da meditazione.

Info: http://www.brunello.it/


 Convegno: Xenoi. Cagliari 3-6 febbraio 2010

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 31st, 2010

XENOI2

Il sottotitolo del convegno è: immagine e parola tra  razzismi antichi e moderni. Si confronteranno sul tema storici, archeologi, esperti di letteratura, massmediologi e antropologi culturali, attraverso sei nutrite sessioni a cui seguirà puntuale il dibattito con il pubblico presente in sala.  Il convegno è organizzato dalla Facoltà di Lettere e di Filosofia dell’Università di Cagliari e si svolge nell’Aula verde della Cittadella dei Musei.

Per info: xenoi2010@gmail.com


 Germania, una mamma di latte

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 20th, 2010

famiglia_FI_0507_023

Germania

di Maria Giuseppina Gregorio

Germania ha 16 anni, Nishoara un’età indefinibile, i due bambini, Raoul e Gita, una settimana di differenza.

Raoul è biondo, roseo, gli occhi azzurri, ancora i segni di una emorragia sottocongiuntivale (era grande sa, ho fatto molta fatica a tirarlo fuori, cerca di farmi capire…).

Gita è piccolo, pallido, itterico.

Germania nel suo stentato italiano mi dice che sono madre e figlia, la madre ha 33 anni, lei 16. Entrambe sono orgogliose del proprio piccolo, e secondo la loro tradizione, per farli crescere bene devono mangiare molto cibo (per due) condito con abbondante aglio e cipolla, e devono bere molta birra per fare molto latte.

Ma Germania latte non ne ha, e il piccolo non cresce, anzi da quando è stato dimesso dal punto nascita continua a calare. Mentre Raoul ignaro di tutto e felice, dorme, Gita comincia a piangere in mia presenza, un pianto che è un lamento sino a quando Nishoara gli porge il suo seno che succhia voracemente. Dopo un attimo di stupore, cosa dire? Integrazione con latte artificiale, peraltro già prescritto in ospedale, igiene e norme…? Mi sento inadeguata nelle mie certezze e nelle mie regole.

Tornano dopo una settimana, anche il piccolo Gita è cresciuto, merito del latte della nonna. Ma anche di quello della mamma che finalmente ha cominciato ad arrivare, perché lei ha insistito nell’allattamento al seno, nella certezza e serenità che tanto se non bastava il suo c’era quello della sua mamma. Oggi Raoul, sempre bellissimo, ha un piccolo sfogo, la nonna dice che gli è venuto da quando l’allatta anche Germania…

Giusto, sbagliato?

Mia madre mi raccontava sempre che tra lei e sua zia piccola c’erano tre mesi di differenza, e nella Sardegna tradizionale la solidarietà femminile dava sempre una “mamma di latte” a chi per ragioni fisiche o biologiche ne era sprovvisto.

Ho visto diverse altre volte questo nucleo familiare, i bambini stanno crescendo, le mamme sono serene nei loro piccoli battibecchi, e io come operatrice sanitaria, ma anche come donna penso sempre di più che noi non dobbiamo giudicare, ma sostenere e comprendere.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

BIO: Maria Giuseppina Gregorio è medico pediatra, socio fondatore del Gruppo di Studio di Storia della Pediatria della Società Italiana di Pediatria e dell’associazione Associazione C.Susini per la Storia della Medicina Cagliari.

La foto è dei fratelli Alinari.


 Recensione: Enrica Campanini, Piante medicinali in Sardegna, Nuoro, Ilisso, 2009

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 13th, 2010

campanini

Piante medicinali in Sardegna: un’opera di taglio medico sulla flora sarda in cui non mancano notazioni culturali, demoetnoantropologiche, articolate  in 130 schede monografiche delle piante medicinali in uso nella tradizione popolare sarda.

L’autrice si è laureata, nel 1982, in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Firenze. Dal 1985 si dedica alla ricerca e allo studio delle Piante Medicinali e svolge la libera professione come medico fitoterapeuta. Nel 1990 è  stata la prima italiana a conseguire il Diploma Universitario in Fitoterapia e Piante Medicinali presso la Facoltà mista di Medicina e Farmacia dell’Università di Montpellier I (Francia). Ha all’attivo numerose pubblicazioni di carattere storico-medico. Vive a Firenze dove esercita l’attività di medico e di ricercatrice.

Per ogni pianta è delineato un itinerario ideale che ne descrive il suo utilizzo nei secoli, secondo l’approccio medico, fino ad arrivare all’attuale impiego clinico. Nella sezione “Tossicità ed effetti secondari” sono descritti gli eventuali effetti collaterali, le possibili interazioni e tossicità. Nelle sezioni “Forme farmaceutiche”, “Posologia” e “Formulazioni” si segnalano le ricette di uso comune e di comprovata efficacia. Nelle voci “Medicina popolare” e “In Sardegna” si confrontano affinità e differenze tra la medicina empirica “continentale” e quella “insulare”. Un´ulteriore approfondimento è costituito dalla sezione “Curiosità”, notizie di carattere letterario, folklorico ed etno-antropologico. Completano l´opera il “Glossario dei termini medici”, il “Dizionarietto biografico” e la bibliografia.

Le immagini, bellissime, sono oltre 600, le piante sono ambientate in scorci naturalistici e paesaggistici di rara bellezza, curate da Nelly Dietzel.


 Lunedi 11 gennaio 2010 – Amici del Libro – Cagliari – 17,30

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 9th, 2010

Presentazione dei miei nuovi libri, Antropologia del mangiare e del bere, edito da ALTRAVISTA di Pavia ( INFO: http://www.etnografia.it/2009/06/29/antropologia-del-mangiare-e-del-bere/  ) e di Alla scoperta dell’America in Sardegna: vegetali americani nell’alimentazione sarda edito da AM&D di Cagliari; quest’ultimo costituisce l’agognata pubblicazione della mia tesi dottorale, il resoconto di tre anni di ricerca di cui un anno di ricerca etnografica tra Campidano, Barbagia e Ogliastra, preceduta da un anno di ricerca bibliografica e d’archivio.

Il tema principale è il racconto dei tempi e delle modalità di diffusione di alcune piante alimentari nel mondo contadino sardo.

Amici, colleghi ed allievi sono invitati con molto piacere!

Grazie per l’attenzione,  Alessandra Guigoni

allascopertadellamerica


 Genova lontano dagli occhi, dentro l’anima: la poesia di Laura Ficco

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 7th, 2010

di Alessandra Guigoni

Premessa molto personale: Laura ed io ci siamo conosciute per caso una sera di dicembre, invitate ad una kermesse di scrittrici e poetesse operanti nella provincia di Cagliari. Saggista io, poetessa e pittrice lei.

La rete e la solidarietà femminile esistono eccome, mi sono detta osservando i visi, e ascoltando le parole delle partecipanti. Donne che scrivono è stata una manifestazione interessante e ben organizzata dall’Assessorato alle politiche sociali e dal Centro di documentazione e studi delle donne.

Settimane dopo vengo a sapere che è genovese, come me, e allora per curiosità istintiva la contatto. Viviamo vicine, a pochi chilometri di distanza e, come scoprirò davanti al classico caffè, abbiamo molte cose in comune, cose che lei riesce a far diventare arte con i suoi versi, e questo mi piace molto, è come se desse voce anche ai miei desiderata e alle mie memorie, dolorose e liete.

La mia genovesità dopo tutto esiste se il nostro incontro è così caloroso e subito pieno di confidenze. La città è  diventata nei nostri discorsi una specie di amica di cui si sono perse le tracce, anche se non completamente, e di cui si hanno ricordi comuni, fatti di nomi di strade, di profumi, di edifici e naturalmente di cibi: uno su tutti la focaccia.

focaccia

Mi rendo conto di non aver neppure una foto della mia focaccia da inserire in questo post,  quando mai ciò che mastichi ogni giorno lo fotografi? Roba da turisti. Ma ora quando torno a Genova sono turista anch’io… mi sorprendo a fotografare cose che prima mi sembravano banali perche’ familiari, intime, ed ora le trovo curiose, estranee, significative. Lo sguardo da lontano è doloroso a volte eppure è bello, formativo e intrigante.

mendel

La mia identità è ibrida, si nutre di diversi luoghi, anche virtuali.  Sono sparpagliata, e mi piace. A volte persino tornare in un forum in Rete mi dà il batticuore pensando alle amicizie che ho là, alle discussioni, alle emozioni. Non è un porto sepolto, ma un fiume sotterraneo, che ogni tanto fa capolino. Me ne sorprendo ma non dovrei, in fondo studio l’identità da tanti anni, ma guardarsi allo specchio è diverso, e complica piacevolmente le cose.

Mi viene in mente una bella lettura  sulla sardità a cura di Bruno Tognolini in Cartas de logu. Scrittori sardi allo specchio (curato da Giulio Angioni), in cui ibrido era l’aggettivo che gli si addiceva, e credo che mi si addica e forse si addice all’amica Laura Ficco. Ma questo lo sa solo lei, azzardo un’ipotesi.

L’ibridità mi fa balenare alla mente Gregor Mendel e i suoi famosi esperimenti botanici, e le lezioni di biologia e di genetica, anche se l’identità non è matematica nè genetica, ma è un affare di testa e di cuore, sempre. Un’identità non è solo una summa di luoghi, di persone conosciute e di esperienze vissute, che si combinano seguendo delle regole, ma è ciò che scegliamo di divenire, ogni giorno in quei luoghi o altrove, con quelle persone o in loro assenza, con quel bagaglio di esperienze.

La poesia che Laura Ficco dedica a Genova mi incanta, è tratta dal volume Se parla l’anima e la riporto per intero:

Gente di mare.

Gente di antico mare,

di profumate colline,

delle terrazze gradate,

incoronano la mia GENOVA.

Aleggiano in me

sfumati piacevoli ricordi di tenera infanzia,

indelebili a nuovi orizzonti.

Percorro le grigie vie della città vecchia,

una preghiera per ogni chiesa.

Robusta mano stringe l’esile mia,

ballano gli occhi vispi di curiosità.

Luci, addobbi, bellezze e tradizioni,

ipnotizzano candida pupa,

invaghita dai balocchi dell’infanzia.

Sapori e profumi lontani,

ancorati in aromi che incontro.

Burbero e simpatico gergo,

occupa gelosamente in mio cuore,

ricordo di affetti cari oramai scomparsi.

Salgo sulla nave siedo in poppa,

lo sguardo lesto abbraccia la città,

il cuore piange di malinconia.

La lanterna mi saluta

attende il mio ritorno.

Per info sull’autrice: http://lauraficco.info/

La foto della focaccia è gentilmente offerta dal blog di Martina0315,
la ricetta si trova ivi:

http://martina0315.blog.deejay.it/2008/05/23/cucina-genovese-lesson-n3-fugassa/


 Parlando di Capodanno a “Fuori di festa”, Radiodue

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ gen 3rd, 2010

dia_de_los_muertos_lg

di Alessandra Guigoni

0. L’uomo da sempre misura il tempo. Misurarlo significa dominarlo, controllarlo, gestirlo.  Esistono numerosi tipi di calendario, nati in ambiente religioso: da quello cristiano, giuliano o gregoriano a quello musulmano, da quello ebraico a quello rivoluzionario francese, che si proponeva di fare tabula rasa di tutto il passato, a quello cinese a quello maya[1], a quello incaico e molti altri ancora. Uno dei primi orologi (ad acqua) risale al XV secolo a.C. a Tebe.

Capodanno ha date diverse a seconda della civiltà, anche se ormai il primo gennaio è oggetto di festeggiamenti un po’ in tutto il mondo, complice la globalizzazione. Tuttavia anche in Italia sino al Settecento inoltrato Capodanno, che era legato ai ritmi di lavoro locali, all’ecologia delle economie agropastorali[2] aveva date diverse:

A Firenze sino al 1749 capodanno era il 25 marzo, giorno dell’annunciazione. A Milano sino al 1797 capodanno era il 25 dicembre. A Venezia era il primo marzo.

1. Capodanno è una festa che è stata notevolmente laicizzata ma che in origine aveva significati escatologici profondi, legati al temuto ritorno dei morti sulla terra e/o alla fine del mondo e anche se avevi nomi diversi era celebrata in tutto Europa. Il solstizio d’inverno ha sempre coagulato attorno a sé numerose feste, dai Saturnali romani, alle Anthesterie greche in onore di Dioniso, sino al Natale e all’Epifania Cristiana… Il sole basso, le giornate corte e fredde, la natura sfiorita sono sempre state temute…

Tuttavia come vedremo alcuni rituali sono rimasti, anche se ridotti ad eventi mondani, il cui senso originario si è perso.

2. Il capodanno azteco precolombiano è un ottimo esempio e la dice lunga sui rituali connessi ai festeggiamenti di fine anno… In pratica si festeggiava ogni 52 anni ed era di importanza capitale[3]. Prevedeva che si spegnessero tutti i focolai delle case, si gettassero le pietre per fare fuoco, utensili o statuette divinità della casa, e si facesse una solenne processione verso un tempio dove a mezzanotte veniva acceso ritualmente il nuovo fuoco, che poi veniva ridistribuito a tutti tramite veloci corridori. Era un momento liminare, pericoloso, potenzialmente il mondo poteva terminare.

L’oscurità è connessa al male, si può dire in tutte le religioni e culture.

Si sacrificavano prigionieri in modo cruento, le donne incinte venivano rinchiuse nei depositi di mais, perché avrebbero potuto partorire mostri in questa assenza di luce, gli uomini indossavano maschere e brandivano armi pronti a combattere i mostri dell’oscurità.

3. Prendiamo il Capodanno cinese[4] ai giorni nostri. È separato dalla cultura azteca da centinaia d’anni e migliaia di kilometri ma conserva  alcune caratteristiche del resto comuni ad altre feste di fine anno: in primis il culto della luce, che si manifesta attraverso l’esibizione eccessiva dei fuochi d’artificio, la vittoria della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, dei vivi sui morti.

4. Il secondo motivo, altrettanto universale direi, è il festeggiare in modo folle,  eccessivo. Del resto la festa costituisce sempre il rovesciamento della norma, della quotidianità ma le feste di fine anno sono imparentate col carnevale… danze sfrenate, musica sino a notte fonda, in piazza e nelle case, abiti da sera cosi esagerati da sembrare veri e proprie maschere, spesso completate da lingue di menelicche, cappellini, coriandoli, stelle filanti, e naturalmente la veglia, che rovescia il normale rapporto con la notte, momento di riposo, che invece si trasforma in festa.

Oltre a ciò spesso il capodanno nelle varie culture è caratterizzo dallo spreco alimentare, grandi banchetti[5] di cibi status symbol vengono approntati sulle tavole di mezzo mondo. In Occidente primeggiano l’esibizione ed il consumo rituale di prodotti enogastronomici ricchi, costosi, rari, completa la festa: champagne, ostriche, caviale, tartufo. E le immancabili lenticchie, simbolo di denaro. Ma anche prodotti appartenenti ai legumi, simbolo di prosperità e fecondità. E il maiale, oggi sotto forma in Italia di cotechino o zampone.

5. E’ il rumore un’altra caratteristica saliente dei festeggiamenti: il rumore dei fuochi d’artificio, dei cosiddetti “botti” che, per molte culture tradizionali come per la nostra civiltà postmoderna, scaccia gli spiriti maligni, il ritorno dei morti, sempre temuto, la cattiva sorte e anche i tristi pensieri.

6. Una volta capodanno era l’occasione per divinazioni augurali per l’anno nuovo.  Nella tradizione contadina si traevano gli auspici per il nuovo anno. Nelle valli altoatesine le vecchie contadine leggevano i fondi di caffè e gli uomini versavano piombo nell’acqua leggendo ed interpretando le figure composte.

Ora si attende l’oroscopo dell’anno in Tv o si comprano riviste con oroscopo allegato.

7. Anche in Italia c’erano e ci sono tutta una serie di superstizioni che oggi sono svuotate del senso originario, ossia del timore della fine del mondo, che andava esorcizzato: si gettavano dalla finestre gli oggetti rotti o inservibili ad esempio, ed ancora oggi ci si ripete il detto popolare “chi fa una cosa a Capodanno la fa tutto l’anno” per cui si presta particolare attenzione a tutti i gesti ed i comportamenti di quel giorno, quasi fossero magici.

E ci si veste seguendo lo schema che vuole che si indossi qualcosa di rosso, qualcosa di vecchio qualcosa di nuovo… Precauzioni che sono evocative del senso passato del capodanno, momento sacro, liminare, dunque potenzialmente pericoloso….

8. Capodanno lo ripetiamo era un rito di rifondazione dell’ordine cosmico, dopo il caos che veniva esorcizzato e superato proprio grazie alla messa in scena della festa.

Cosi si celebrava ritualmente il momento liminare del passaggio dal vecchio al nuovo anno, la fine e il principio, l’omega e l’alfa di ogni cosa.

Ed ecco perché ancora adesso è socialmente e moralmente disdicevole non festeggiare ed andare a dormire prima di mezzanotte non è un tabù ma poco ci manca: perché un rituale salvifico e purificatore funzioni tutti devono partecipare.

Bibliografia consultata

A. Aimi, Maya e Aztechi. Electa, Milano, 2008.

V. Lanternari, La grande festa. Storia del capodanno nelle società primitive. Dedalo, Bari, 1976.

J. Chevalier, A. Gheerbrant, Dizionario dei simboli. BUR, Milano, 1997.

U. Fabietti, F. Remotti, Dizionario di Antropologia. Zanichelli, Bologna, 1996.

L. M. Lombardi Satriani, L’utopia di Dioniso. Meltemi, Roma, 1997.


[1] In questo periodo si parla nuovamente di apocalisse abbinandolo al calendario maya. Gli antichi maya infatti avevano affermato che il loro ciclo, la potremmo chiamare età degli uomini, o genesi, era iniziato nel 3114 a.C. e sarebbe terminata il 21 dicembre 2012.  In realtà con quella data designavano la fine di un ciclo e non del mondo, e si erano spinti a calcolare astronomicamente oltre quella data, segno che si aspettavano che la vita sulla terra andasse avanti…

[2] Nelle società agropastorali tradizionali invece la nozione di capodanno rimandava ad una fase di transizione tra l’anno ecologico passato e quello che iniziava a cominciare, tra un ciclo lavorativo e l’altro. Di fatti ad esempio in Sardegna capodanno era settembre, il mese era chiamato cabudanni (caput anni) perché a settembre si ricominciava a preparare i campi per le nuove semine, si facevano i contratti con i mezzadri ed i servi pastori e via dicendo. Pare che sia dovuto ai Bizantini, in altre regioni meridionali italiane capodanno era il primo settembre. Rosh haShana ossia il capodanno degli Ebrei  è festeggiato trai primi giorni di  settembre e di  ottobre.

[3] la loro concezione del tempo prevedeva che ogni 52 anni iniziasse un nuovo ciclo;  nel loro calendario in pratica lo stesso giorno si ripeteva ogni 52 anni… Il capodanno dei 52 anni era di importanza capitale.

[4] Si festeggia tra gennaio e febbraio.

[5] Nelle isole Trobriand Malinoswki racconta di come capodanno significasse esibire il raccolto dell’igname, ci fossero orge alimentari e sessuali, la consacrazione dei tamburi rituali e il potenziale ritorno dei morti esorcizzato tramite la loro espulsione rituale.

Fonte dell’immagine: http://www.educared.org.ar/infanciaenred/pescandoideas/archivos/2008/11/2_de_noviembre.asp


 Odi et Amo di Twitter

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ dic 28th, 2009
odi et amo

Cinque cose che detesto di Twitter.

1. Chi protegge i propri tweets… da cosa, da chi?

2. Chi non ti segue neppure se gli interessi perche’ vuole avere piu’ followers che following nel suo profilo.

3. Chi usa escamotage per superare i 140 caratteri imposti per scrivere di piu’, di piu’, di piu’… infilando immagini, video, musiche e quanto altro… ogni gioco ha le sue regole e secondo me vanno rispettate… allora perche’ non usare la tradizionale mail, il profilaccico su facebook o il proprio blog/sito per comporre le proprie  iliadi?

4. Chi ti chiede – quando provi a seguirlo- tramite un servizio cinese la validazione, tu impieghi 5 minuti a compilare il form e quando dai invio ti da’ messaggio di errore. Mi rivolgo a te oh amico che non sarai mai tale: fai prima a dire a chiare lettere che non vuoi che ti seguano, ecco, o che bisogna essere iniziati ad una religione misterica per poterti seguire, così non perdiamo tempo.

5. Chi non ti risponde mai, mai mai, non solo i vip che magari hanno migliaia di followers da tenere a bada (e comunque a scrivere grazie o a fare un emoticon ci si impiegano pochi secondi, no?)  ma anche chi di followers ne ha 20.

(# 5 dedicato a Nostromo Maurizio Drake con cui ne ho discusso da poco)

Cinque cose che amo di Twitter

1. I 140 caratteri. Li imporrei anche ai nostri parlamentari, e ai nostri magnifici conduttori di TG. Meno chiacchiere piu’ informazioni ai cittadini.

2. I termini following/followers… in un mondo in cui spesso, troppo spesso si fa il cammino della vita da soli o sentendosi soli preferisco avere chi mi segue e chi seguire che tanti cosiddetti amici (vedasi friendfeed o facebook, che utilizzano la stessa metafora)… meglio un compagno di viaggio che un amicone che poi magari non e’.

(Si veda anche l’interessante articolo della Rodotà sul Corriere del 27 dicembre a proposito dell’amicizia su facebook).

3. Tutti i gadgets di Twitter per inserire musica, video, immagini, piu’ parole… Perche’ le regole vanno seguite, ma sono anche fatte per essere eluse, quando se ne sente la necessita’ ;)

4. Il rituitto (retwitter)… così la circolarità dell’informazione, che secondo me alla lunga e’ tediosa e anche pericolosa, permette l’incursione di sconosciuti nel nostro orizzonte di conoscenze ossia nella nostra home page. Si premiano le frasi migliori, piu’ incisive, istrioniche,  divertenti, e le notizie piu’ originali e meglio scritte…

5. Il logo dell’uccellino. Perche’ cinguettare e’ una pratica leggiadra, amabile, divertente. Mi viene in mente ciò che diceva il grandissimo Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane a proposito della Leggerezza:

“Oggi ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime: come i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall’inizio dei tempi… Poi, l’informatica. E’ vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi. La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso”. (Fonte: http://tecalibri.altervista.org/C/CALVINO_lezioni.htm)

P.s. attenzione alla Twitterhea, prima o poi ci cascano tutti: i sintomi sono scrivere troppo, parliamo di decine di tweet al giorno, troppo velocemente, inserendo troppi destinatari (preceduti da @) rispondendo metodicamente a tutti e a tutte le battute. La cura non sono i fermenti lattici ma una salutare pausa dal mondo di twitter… con una passeggiata, un caffe’ con un amico, una telefonata alla vecchia zia magari.

3

Fonte dell’immagine: http://www.twittervocab.com/About_Us.html
La fonte della immagine/scritta è: http://vcchs.co.uk/latin/Year2011/catmart/odietamo.html

 [Etnografia newsletter] #123 – Dicembre 2009

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ dic 23rd, 2009

ETNOGRAFIA, SCRIVERE LE CULTURE @ RETE

N. 123, DICEMBRE, 2009

ETHNOGRAPHY, WRITING CULTURES @ THE NET

# 123, DECEMBER 2009

And Merry Christmas!

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

ANNOUNCE for my FRIENDS and COLLEAGUES/COMUNICAZIONE agli amici e colleghi iscritti alla newsletter

Dear friends and colleagues,
my website etnografia.it has been changed into a blog. If interested, please give a look at the new contents:
papers published therein, posts on various anthropological arguments, and the usual brief notes about my resume,
my books and newsletter technical notes. Thanks in advance for your interest!

alessandra

Follow my TWEETS at: http://twitter.com/alexethno

==============================

Da giugno il sito etnografia.it e’ stato ripensato e trasformato in un blog! per favore date un’occhiata ai post nuovi di zecca, agli articoli scaricabili, ce ne sono una dozzina, e anche alle altre sezioni (libri, curriculum vitae, newsletter) se volete.

Grazie per l’attenzione, i miei piu’ cordiali saluti

alessandra

Se vi va seguite i miei cip cip su twitter: http://twitter.com/alexethno

*******************************************

WORKSHOPS

XXXII CONVEGNO INTERNAZIONALE DI AMERICANISTICA
DEAD LINE: 15 gennaio 2010.
Nel sito http://www.amerindiano.org troverete le informazioni relative al Convegno, organizzato dal Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”, che si svolgerà a Perugia (Italia) dal 4 all’10 maggio 2010.
Il Convegno sarà articolato in differenti sessioni, ciascuna con temi specifici, oltre ad una sessione non tematica.
È possibile consultare la lista delle sessioni nel nostro sito, dove troverete inoltre tutte le norme per la partecipazione.
INFO:CENTRO STUDI AMERICANISTICI “CIRCOLO AMERINDIANO” Onlus
Via Guardabassi n. 10
06123 Perugia  C.P. 249
ITALIA
Tel./fax (+39) 0755720716
http://www.amerindiano.org
e-mail: info@amerindiano.org

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Il 21 e 22 gennaio 2010, nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere dell’Università di Genova, Via Balbi 2, le associazioni di categoria ANUAC e SIMBDEA

organizzano il convegno “Lévi Strauss: letture e commenti”

INFO: www.anuac.it

*******************************************

CALL FOR PAPERS

13th bi-annual congress of the European Society for Health and Medical Sociology: Health and Well-Being in Radically Changing Societies
26 to 28 August 2010
Ghent, Belgium

The conference aims to contribute to the further development of comparative research in medical
sociology and to the promotion of mental health and wellbeing as core dimensions of health and health research.

The deadline for abstracts/proposals is 28 February 2010.

Enquiries: ESHMS2010@semico.be
Web address: http://www.eshms2010.be/
Organised by: European Society for Health and
Medical Sociology

Source: conferencealerts.com

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°


Guigoni Alessandra, Antropologia del mangiare e del bere, Altravista, 2009.

Il cibo è cultura, è storia, è geografia, e al di là delle mere logiche nutrizionali tutti noi utilizziamo il cibo per motivi sociali, culturali e simbolici radicati da sempre nelle civiltà. Antropologia del mangiare e del bere è un testo fondamentale per analizzare la complessità dell’attuale paesaggio del cibo nel mondo occidentale. Dall’alimentazione come medium socio-culturale agli aspetti storici ed etnografici dello svezzamento, dalla storia antropologica della cucina italiana agli aspetti culturali del mondo del vino, dalla biodiversità all’erosione genetica delle varietà coltivate, sino a concludere con un’analisi dell’alimentazione odierna tra i poli del “locale” e del “globale”, in un mondo sempre più globalizzato.

Alessandra Guigoni è dottore di ricerca in metodologie della ricerca etnoantropologica; collabora con la cattedra di Antropologia culturale dell’università di Cagliari e con quella di Etnologia dell’Università di Genova, occupandosi di antropologia dell’alimentazione. Si è anche interessata di civiltà indigene d’America, etnografia virtuale e interculturalismo. Ha al suo attivo una quarantina di pubblicazioni, tra cui i libri: Foodscapes. Stili mode e culture del cibo oggi (2004) e Saperi e sapori del mediterraneo (2006).

ISBN: 978-88-95458-00-7 - 15.00EUR

Per acquistarlo: http://www.edizionialtravista.com/products_new.php

Edizioni Altravista
via Emilia, 28
27050 - Torrazza Coste (PV)

Tel: 0383 364 859
Fax: 0383 377 926
www.edizionialtravista.com

*****************************

ANTHROPOLOGISTS ASSOCIATION

Portale dell’Associazione Nazionale Universitaria degli Antropologi Culturali

http://www.anuac.it

Suddiviso in diverse sezioni, comprende Call for papers, Ricerche, Links, Eventi e Novita’ editoriali costantemente aggiornati.

*****************************

Dal sito dell’associazione SIMBDEA raccolgo l’appello e lo diffondo volentieri:

Trasmettiamo questo appello da parte della prof.ssa Laura Faranda, relativo all’insegnamento delle discipline DEA nelle scuole superiori:

“vi proponiamo di scaricare la proposta di integrazione della classe di concorso A036 (241.5 kB), che permette l’accesso all’insegnamento di Scienze Sociali presso il Liceo delle Scienze Umane. Da tale classe di concorso sono esclusi i laureati in antropologia.
Nel documento trovate la ricostruzione della situazione attuale della classe di concorso in oggetto e delle classi di concorso alle quali hanno accesso i laureati in antropologia. Come vedrete, un laureato in antropologia può insegnare latino e greco nei licei classici, ma non è abilitato all’insegnamento della disciplina nella quale più è esperto.In calce al documento, la raccolta firme.Vi prego di diffondere il più possibile, di sottoscrivere se volete, e di restituirmi il documento con le adesioni in calce (anche quelle che avrete raccolto voi), in modo tale da poterlo restituire alla professoressa Faranda, che si sta occupando di tutta quanta la questione con il Ministero dell’Istruzione.”

Per inviare le firme raccolte potete scrivere ad Angelo Romano :  angrom76@hotmail.com Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo


 must have: IL NOI POLITICO DEL NORD EST Migranti, locali e Victor Turner

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ dic 22nd, 2009

A CURA DI Donatella Schmidt E  Giovanna Palutan, FRANCOANGELI, 2009.

L’Italia contemporanea vive drammaticamente i profondi cambiamenti
imposti da un rapido e consistente flusso immigratorio. Questi cambiamenti
appaiono più pronunciati nelle aree in cui, fino a un recente passato,
l’immagine e la memoria erano legate all’emigrante con la valigia di
cartone in partenza per le Americhe. Tuttavia, nessuna immagine viene
sostituita in modo indolore e automatico. L’irruzione dei migranti sulla
scena pubblica locale e nell’agenda politica nazionale provoca infatti non
solo un turbamento nella vita quotidiana, ma anche la necessità di una ridefinizione
del Sé, in questo caso costituito dai locali e dai migranti, tesi
nello sforzo di un collettivo, lento e faticoso processo di immaginazione
di un modello di convivenza.

Lo studio presentato ha preso avvio a Padova per poi allargarsi ai contesti
più ampi della Provincia e della Regione. Gli eventi, analizzati attraverso
una prospettiva diacronica, sono stati considerati come spazi di riflessività
pubblica in cui gli attori, per mezzo della narrazione e della
performance, hanno presentato se stessi e hanno messo in scena le loro
reciproche rappresentazioni.
I dati raccolti suggeriscono che ciascuna delle due parti costruisce la
sua identità politica in relazione all’altra parte e che nessuna delle due
può costruirsi a prescindere dall’altra.
Per cogliere questo contesto in trasformazione è stato considerato il
modello processuale elaborato da Victor Turner, il dramma sociale, come
strumento interpretativo capace di svelare il senso di ciò che sta avvenendo
nelle pratiche di interazione fra migranti e locali.

Donatella Schmidt è docente di Etnologia all’Università degli studi di Padova
dove collabora attivamente al Master in Studi Interculturali presso la
Facoltà di Lettere e Filosofia. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Do you
have an opy? Politics and Identity among the Guaranì of Argentina and Eastern
Paraguay (Austin & Winfield Press, 1994); Antropologia del grigio: l’altro visto
dall’altro (Unipress, 2001) e Tre Paesi, un progetto. Percorsi formativi con donne
migranti (Unipress, 2004).

Giovanna Palutan è dottoranda in Storia e Antropologia culturale presso
l’Università degli studi di Genova. Ha lavorato allo sportello stranieri della
Provincia e dell’Università di Padova, svolgendo ricerche su tematiche
migratorie. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: “Narrazione e rappresentazione
di collettività immigrate in una città italiana” in Multiculturalismo e
Intercultura a cura di Francesca Gobbo (Imprimitur, 2004) e “Che scuola
farò quando arrivo in Italia?” in Una generazione in movimento. Gli adolescenti
e i giovani immigrati a cura di G. Cacciavillani, E. Leonardi (FrancoAngeli,
2007).

rosade1