
di Alessandra Guigoni
0. L’uomo da sempre misura il tempo. Misurarlo significa dominarlo, controllarlo, gestirlo. Esistono numerosi tipi di calendario, nati in ambiente religioso: da quello cristiano, giuliano o gregoriano a quello musulmano, da quello ebraico a quello rivoluzionario francese, che si proponeva di fare tabula rasa di tutto il passato, a quello cinese a quello maya[1], a quello incaico e molti altri ancora. Uno dei primi orologi (ad acqua) risale al XV secolo a.C. a Tebe.
Capodanno ha date diverse a seconda della civiltà, anche se ormai il primo gennaio è oggetto di festeggiamenti un po’ in tutto il mondo, complice la globalizzazione. Tuttavia anche in Italia sino al Settecento inoltrato Capodanno, che era legato ai ritmi di lavoro locali, all’ecologia delle economie agropastorali[2] aveva date diverse:
A Firenze sino al 1749 capodanno era il 25 marzo, giorno dell’annunciazione. A Milano sino al 1797 capodanno era il 25 dicembre. A Venezia era il primo marzo.
1. Capodanno è una festa che è stata notevolmente laicizzata ma che in origine aveva significati escatologici profondi, legati al temuto ritorno dei morti sulla terra e/o alla fine del mondo e anche se avevi nomi diversi era celebrata in tutto Europa. Il solstizio d’inverno ha sempre coagulato attorno a sé numerose feste, dai Saturnali romani, alle Anthesterie greche in onore di Dioniso, sino al Natale e all’Epifania Cristiana… Il sole basso, le giornate corte e fredde, la natura sfiorita sono sempre state temute…
Tuttavia come vedremo alcuni rituali sono rimasti, anche se ridotti ad eventi mondani, il cui senso originario si è perso.
2. Il capodanno azteco precolombiano è un ottimo esempio e la dice lunga sui rituali connessi ai festeggiamenti di fine anno… In pratica si festeggiava ogni 52 anni ed era di importanza capitale[3]. Prevedeva che si spegnessero tutti i focolai delle case, si gettassero le pietre per fare fuoco, utensili o statuette divinità della casa, e si facesse una solenne processione verso un tempio dove a mezzanotte veniva acceso ritualmente il nuovo fuoco, che poi veniva ridistribuito a tutti tramite veloci corridori. Era un momento liminare, pericoloso, potenzialmente il mondo poteva terminare.
L’oscurità è connessa al male, si può dire in tutte le religioni e culture.
Si sacrificavano prigionieri in modo cruento, le donne incinte venivano rinchiuse nei depositi di mais, perché avrebbero potuto partorire mostri in questa assenza di luce, gli uomini indossavano maschere e brandivano armi pronti a combattere i mostri dell’oscurità.
3. Prendiamo il Capodanno cinese[4] ai giorni nostri. È separato dalla cultura azteca da centinaia d’anni e migliaia di kilometri ma conserva alcune caratteristiche del resto comuni ad altre feste di fine anno: in primis il culto della luce, che si manifesta attraverso l’esibizione eccessiva dei fuochi d’artificio, la vittoria della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, dei vivi sui morti.
4. Il secondo motivo, altrettanto universale direi, è il festeggiare in modo folle, eccessivo. Del resto la festa costituisce sempre il rovesciamento della norma, della quotidianità ma le feste di fine anno sono imparentate col carnevale… danze sfrenate, musica sino a notte fonda, in piazza e nelle case, abiti da sera cosi esagerati da sembrare veri e proprie maschere, spesso completate da lingue di menelicche, cappellini, coriandoli, stelle filanti, e naturalmente la veglia, che rovescia il normale rapporto con la notte, momento di riposo, che invece si trasforma in festa.
Oltre a ciò spesso il capodanno nelle varie culture è caratterizzo dallo spreco alimentare, grandi banchetti[5] di cibi status symbol vengono approntati sulle tavole di mezzo mondo. In Occidente primeggiano l’esibizione ed il consumo rituale di prodotti enogastronomici ricchi, costosi, rari, completa la festa: champagne, ostriche, caviale, tartufo. E le immancabili lenticchie, simbolo di denaro. Ma anche prodotti appartenenti ai legumi, simbolo di prosperità e fecondità. E il maiale, oggi sotto forma in Italia di cotechino o zampone.
5. E’ il rumore un’altra caratteristica saliente dei festeggiamenti: il rumore dei fuochi d’artificio, dei cosiddetti “botti” che, per molte culture tradizionali come per la nostra civiltà postmoderna, scaccia gli spiriti maligni, il ritorno dei morti, sempre temuto, la cattiva sorte e anche i tristi pensieri.
6. Una volta capodanno era l’occasione per divinazioni augurali per l’anno nuovo. Nella tradizione contadina si traevano gli auspici per il nuovo anno. Nelle valli altoatesine le vecchie contadine leggevano i fondi di caffè e gli uomini versavano piombo nell’acqua leggendo ed interpretando le figure composte.
Ora si attende l’oroscopo dell’anno in Tv o si comprano riviste con oroscopo allegato.
7. Anche in Italia c’erano e ci sono tutta una serie di superstizioni che oggi sono svuotate del senso originario, ossia del timore della fine del mondo, che andava esorcizzato: si gettavano dalla finestre gli oggetti rotti o inservibili ad esempio, ed ancora oggi ci si ripete il detto popolare “chi fa una cosa a Capodanno la fa tutto l’anno” per cui si presta particolare attenzione a tutti i gesti ed i comportamenti di quel giorno, quasi fossero magici.
E ci si veste seguendo lo schema che vuole che si indossi qualcosa di rosso, qualcosa di vecchio qualcosa di nuovo… Precauzioni che sono evocative del senso passato del capodanno, momento sacro, liminare, dunque potenzialmente pericoloso….
8. Capodanno lo ripetiamo era un rito di rifondazione dell’ordine cosmico, dopo il caos che veniva esorcizzato e superato proprio grazie alla messa in scena della festa.
Cosi si celebrava ritualmente il momento liminare del passaggio dal vecchio al nuovo anno, la fine e il principio, l’omega e l’alfa di ogni cosa.
Ed ecco perché ancora adesso è socialmente e moralmente disdicevole non festeggiare ed andare a dormire prima di mezzanotte non è un tabù ma poco ci manca: perché un rituale salvifico e purificatore funzioni tutti devono partecipare.
Bibliografia consultata
A. Aimi, Maya e Aztechi. Electa, Milano, 2008.
V. Lanternari, La grande festa. Storia del capodanno nelle società primitive. Dedalo, Bari, 1976.
J. Chevalier, A. Gheerbrant, Dizionario dei simboli. BUR, Milano, 1997.
U. Fabietti, F. Remotti, Dizionario di Antropologia. Zanichelli, Bologna, 1996.
L. M. Lombardi Satriani, L’utopia di Dioniso. Meltemi, Roma, 1997.
[1] In questo periodo si parla nuovamente di apocalisse abbinandolo al calendario maya. Gli antichi maya infatti avevano affermato che il loro ciclo, la potremmo chiamare età degli uomini, o genesi, era iniziato nel 3114 a.C. e sarebbe terminata il 21 dicembre 2012. In realtà con quella data designavano la fine di un ciclo e non del mondo, e si erano spinti a calcolare astronomicamente oltre quella data, segno che si aspettavano che la vita sulla terra andasse avanti…
[2] Nelle società agropastorali tradizionali invece la nozione di capodanno rimandava ad una fase di transizione tra l’anno ecologico passato e quello che iniziava a cominciare, tra un ciclo lavorativo e l’altro. Di fatti ad esempio in Sardegna capodanno era settembre, il mese era chiamato cabudanni (caput anni) perché a settembre si ricominciava a preparare i campi per le nuove semine, si facevano i contratti con i mezzadri ed i servi pastori e via dicendo. Pare che sia dovuto ai Bizantini, in altre regioni meridionali italiane capodanno era il primo settembre. Rosh haShana ossia il capodanno degli Ebrei è festeggiato trai primi giorni di settembre e di ottobre.
[3] la loro concezione del tempo prevedeva che ogni 52 anni iniziasse un nuovo ciclo; nel loro calendario in pratica lo stesso giorno si ripeteva ogni 52 anni… Il capodanno dei 52 anni era di importanza capitale.
[4] Si festeggia tra gennaio e febbraio.
[5] Nelle isole Trobriand Malinoswki racconta di come capodanno significasse esibire il raccolto dell’igname, ci fossero orge alimentari e sessuali, la consacrazione dei tamburi rituali e il potenziale ritorno dei morti esorcizzato tramite la loro espulsione rituale.
Fonte dell’immagine: http://www.educared.org.ar/infanciaenred/pescandoideas/archivos/2008/11/2_de_noviembre.asp