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	<description>Blog di alessandra guigoni</description>
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		<title>S&#8217;abba frisca a Dorgali, un museo del territorio</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:35:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Alessandra Guigoni Lo scorso fine settimana ero ospite dell&#8217;Amministrazione comunale di Dorgali e dell&#8217;Associazione Epulae alla manifestazione &#8220;Bacco e l&#8217;Agnello&#8221;, organizzata per far conoscere meglio l&#8217;agnello sardo IGP e le sue grandi potenzialità culinarie e anche di ricaduta economica. Allo stato attuale solo il 10% degli agnelli macellati sull&#8217;Isola si pregia del marchio IGP, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Alessandra Guigoni</p>
<p>Lo scorso fine settimana ero ospite dell&#8217;Amministrazione comunale di <strong>Dorgali</strong> e dell&#8217;<strong>Associazione Epulae</strong> alla manifestazione <strong>&#8220;Bacco e l&#8217;Agnello&#8221;</strong>, organizzata per far conoscere meglio l&#8217;<strong>agnello sardo IG</strong>P e le sue grandi potenzialità culinarie e anche di ricaduta economica. Allo stato attuale solo il 10% degli agnelli macellati sull&#8217;Isola si pregia del marchio IGP, ed è un vero peccato, perchè le certificazioni consentono di vendere ad un prezzo più equo la carne e di fidelizzare clienti, non solo locali, <em>consumer</em>s avveduti, interessati alla qualità del prodotto, alla tracciabilità e alle qualità organolettiche della carne.</p>
<p>Credo e spero sia stata la prima di una lunga serie di appuntamenti che consentiranno al marchio di farsi conoscere meglio e all&#8217;agnello sardo IGP di farsi apprezzare maggiormente anche grazie all&#8217;opera degli chef che si sono adoperati per rendere al meglio la bontà della carne durante la manifestazione coordinata dal giornalista enogastronomo<strong> Angelo Concas</strong>.</p>
<p>Detto questo dopo aver  visitato l&#8217;<strong>Acquario</strong> locale,  sono voluta andare a visitare <em><strong>S&#8217;abba frisca</strong></em>, un ecomuseo molto interessante di cui avevo sentito parlare.</p>
<p>Il luogo si estende per alcuni ettari nella macchia mediterranea, ed è ricco d&#8217;acqua per cui qua e là zampillano <strong>cascatelle</strong> creando un effetto suggestivo.  Il nome acqua fresca e&#8217; azzeccato e la prima impressione del luogo è quella della<strong> freschezza</strong> appunto, data dall&#8217;acqua ma anche dalla ricca vegetazione presente.</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2012/05/cascata.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1044" title="cascata" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2012/05/cascata.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Il <strong>percorso museale</strong> prevede un itinerario all&#8217;aperto, dove e&#8217; possibile visitare un antico<strong> covile,</strong> vedere una tradizionale <strong>macina asinaria</strong> per il grano, ancora in funzione su prenotazione, osservare alcune erbe officinali e tintorie tipiche, e un percorso al chiuso che ricostruisce una <strong>casa sarda borghese</strong> accuratamente ricostruita con suppellettili, oggetti, comprese la stanza da letto e la cucina.</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2012/05/cuile.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1045" title="cuile" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2012/05/cuile.jpg" alt="" width="480" height="640" /></a></p>
<p>La <strong>famiglia Sec</strong>ci, proprietaria del museo, ha saputo raccogliere con pazienza e passione un&#8217;infinità di oggetti e attrezzi della cultura agropastorale locale e della cultura materiale della zona. La<strong> cucina</strong> in particolare mi è parsa ben  concepita per raccontare la cultura gastronomica della Dorgali di un tempo. Merita una visita, naturalmente assaggiando i prodotti tipici della zona, dai buonissimi formaggi ovini e caprini al generoso vino, sino ai pani e ai dolci senza dimenticare, per chi ama la carne, un piatto a base di carne d&#8217;agnello.</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2012/05/cucina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1046" title="cucina" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2012/05/cucina.jpg" alt="" width="480" height="640" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Particolare dello spazio museale adibito alla cucina </em></p>
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		<title>Distacchi. Lo svezzamento dei bambini stranieri a Cagliari</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2012/04/27/distacchi-lo-svezzamento-dei-bambini-stranieri-a-cagliari/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 13:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; appena uscito il mio nuovo saggio, dedicato alle ideologie e alle pratiche di svezzamento delle mamme migranti, osservate nel contesto cagliaritano. Il librino sintetizza piu&#8217; di un anno di ricerca, 14 interviste, i risultati dell&#8217;osservazione partecipante, rafforzate da alcune considerazioni e suggestioni teorico-metodologiche. Il libro e&#8217; stato pubblicato con il contributo della Fondazione Banco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; appena uscito il mio nuovo saggio, dedicato alle ideologie e alle pratiche di <strong>svezzamento</strong> delle mamme migranti, osservate nel contesto cagliaritano.</p>
<p>Il librino sintetizza piu&#8217; di un anno di ricerca, 14 interviste, i risultati dell&#8217;osservazione partecipante, rafforzate da alcune considerazioni e suggestioni teorico-metodologiche. Il libro e&#8217; stato pubblicato con il contributo della Fondazione Banco di Sardegna, e del Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze Umane dell&#8217;Università di Cagliari. E&#8217; arricchito dalla Premessa di Felice Tiragallo (Università di Cagliari) e dall&#8217;Introduzione di Annamaria Rivera (Università di Bari).</p>
<p>Una ricerca che viene da lontano, visto che avevo gia&#8217; iniziato a trattare del tema in Antropologia del mangiare e del bere (2009), avendo iniziato ad occuparmi del tema antropologico del divezzamento nel 2008.</p>
<p>Dalle battute iniziali del <strong>I capitolo</strong>:</p>
<p>Questo breve saggio si pone come scopo innanzitutto la ricostruzione delle ideologie, dei saperi e delle pratiche di svezzamento di un gruppo di donne migranti di provenienza eterogenea, residenti nel cagliaritano, utile a inquadrare il nodo concettuale e problematico dello svezzamento da un punto di vista generale, partendo dal principio che lo svezzamento è qualcosa di culturalmente, storicamente e socialmente costruito.</p>
<p>Il divezzamento o svezzamento presenta una variabilità assai ampia, di cui i dati empirici daranno conto e contribuiranno a disegnare meglio i contorni e i problemi ad esso connesso.</p>
<p>In secondo luogo il saggio esplora il campo dei complessi rapporti tra il mondo migrante e la comunità ospitante sarda, per delineare le sconnessioni e/o le sovrapposizioni tra i saperi e le pratiche che le donne migranti mettono in campo, rifacendosi alla tradizione familiare declinata al femminile, trasmessa in modo informale da madre in figlia, e i saperi biomedici occidentali; per mappare i prodotti alimentari, gli stili, i tempi delle pratiche di svezzamento diffuse presso gruppi di popolazione immigrata e i prodotti, gli stili e le pratiche europee con cui le donne migranti si trovano a confrontarsi.</p>
<p>In terzo luogo lo studio si pone come ambiziosa finalità non solo l’acquisizione di dati sullo svezzamento “altro”, dati empirici pure preziosi, in quanto base su cui lavorare in molte direzioni e ambiti, ma anche l’embrione di una riflessione critica, cui rimando nelle conclusioni; un ragionamento sugli stili di maternità diversi da quello attualmente dominante nei paesi cosiddetti occidentali ed occidentalizzati, al fine di una migliore comprensione dell’alterità e delle problematiche connesse alle donne migranti in terra di Sardegna.</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2012/04/distacchi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1041" title="distacchi" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2012/04/distacchi.jpg" alt="" width="463" height="640" /></a></p>
<p>Rimango a disposizione per altre informazioni.  Per eventuali adozioni, recensioni, segnalazioni del saggio si prega di contattare anche:</p>
<p>ARKADIA EDITORE – VIALE BONARIA 98 – 09125 CAGLIARI – TEL. 070 6848663 – info@arkadiaeditore.it</p>
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		<title>Jalebi ovvero i paesaggi del cibo indiani</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2012/02/15/jalebi-ovvero-i-paesaggi-del-cibo-indiani/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Alessandra Guigoni Eccomi qua, con un nuovo impegnativo filone di ricerca, i paesaggi del cibo indiani a Cagliari e dintorni. Work in progress, ho tante cose da imparare, ma molta energia positiva per affrontare il campo e dialogare con i miei interlocutori, e la consapevolezza che il cibo e&#8217; il cuore dei pensieri, delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Alessandra Guigoni</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;">Eccomi qua, con un nuovo impegnativo filone di ricerca, i <strong><em>paesaggi del cibo</em></strong> indiani a Cagliari e dintorni.</p>
<p style="text-align: left;">Work in progress, ho tante cose da imparare, ma molta energia positiva per affrontare il campo e dialogare con i miei interlocutori, e la consapevolezza che il <strong>cibo </strong>e&#8217; il cuore dei pensieri, delle pratiche, dei saperi, delle ideologie delle persone, a tutte le latitudini e in tutti i tempi.</p>
<p style="text-align: left;">Lo <strong>Jalebi</strong> probabilmente deve il suo nome alla civiltà araba, e la sua introduzione nel Punjab risalirebbe alla dominazione araba del subcontinente indiano.</p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; un dolce dolcissimo ma ottimo, da gustare con chai (te&#8217; indiano con latte e spezie) o anche con cibi salati, perche&#8217; no, per un piacevole contrasto.</p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; molto bello da vedere, traslucido com&#8217;e', di un arancio tenue, profumato e croccante, dal gusto raffinato; non è facile da preparare, bisogna saper friggere con perizia innanzitutto e soprattutto saper versare il composto con destrezza nell&#8217;olio caldo.</p>
<p style="text-align: left;">Si prepara per le grandi occasioni, le feste laiche e religiose, ma e&#8217; anche uno cibo di strada (street food), molto amato.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Sotto lo jalebi, fotografato da me in un Gurdwara cittadino.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2012/02/gelebi2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1034" title="gelebi2" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2012/02/gelebi2.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
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		<title>Genova (Litania)</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2011/11/06/genova-litania/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 14:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>
		<category><![CDATA[alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio caproni]]></category>
		<category><![CDATA[litania]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[La più bella poesia su Genova l&#8217;ha scritta un non genovese, un trapiantato. Spesso succede così, che i frutti migliori li dà la pianta migrante, vagabonda, bastarda, che si attacca al terreno straniero e lo fa suo, meglio di tante piante nate lì. E&#8217; una poesia del grandissimo Giorgio Caproni, che riporto per intero, dedicandola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La più bella poesia su Genova l&#8217;ha scritta un non genovese, un trapiantato. Spesso succede così, che i frutti migliori li dà la pianta migrante, vagabonda, bastarda, che si attacca al terreno straniero e lo fa suo, meglio di tante piante nate lì.</p>
<p>E&#8217; una poesia del grandissimo <strong>Giorgio Caproni</strong>, che riporto per intero, dedicandola ai <strong>Volontari </strong>liguri impegnati a Genova, nelle Cinque Terre, nello Spezzino in questi giorni, e a tutti quelli che amano un po&#8217; Genova, o che l&#8217;hanno semplicemente attraversata.</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/11/P_004417.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1020" title="P_004417" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/11/P_004417.jpg" alt="" width="600" height="591" /></a></p>
<p>Ecco dunque LITANIA</p>
<p>Genova mia citta&#8217; intera.<br />
Geranio. Polveriera.<br />
Genova di ferro e aria,<br />
mia lavagna, arenaria.</p>
<p>Genova citta&#8217; pulita.<br />
Brezza e luce in salita.<br />
Genova verticale,<br />
vertigine, aria scale.</p>
<p>Genova nera e bianca.<br />
Cacumine. Distanza.<br />
Genova dove non vivo,<br />
mio nome, sostantivo.</p>
<p>Genova mio rimario.<br />
Puerizia. Sillabario.<br />
Genova mia tradita,<br />
rimorso di tutta la vita.</p>
<p>Genova in comitiva.<br />
Giubilo. Anima viva.<br />
Genova in solitudine,<br />
straducole, ebrietudine.</p>
<p>Genova di limone.<br />
Di specchio. Di cannone.<br />
Genova da intravedere,<br />
mattoni, ghiaia, scogliere.</p>
<p>Genova grigia e celeste.<br />
Ragazze. Bottiglie. Ceste.<br />
Genova di tufo e sole,<br />
rincorse, sassaiole.</p>
<p>Genova tutta tetto.<br />
Macerie. Castelletto.<br />
Genova d&#8217;aerei fatti,<br />
Albaro, Borgoratti.</p>
<p>Genova che mi struggi.<br />
Intestini. Caruggi.<br />
Genova e così sia,<br />
mare in un&#8217;osteria.</p>
<p>Genova illividita.<br />
Inverno nelle dita.<br />
Genova mercantile,<br />
industriale, civile.</p>
<p>Genova d&#8217;uomini destri.<br />
Ansaldo. San Giorgio. Sestri.<br />
Genova in banchina,<br />
transatlantico, trina.</p>
<p>Genova tutta cantiere.<br />
Bisagno. Belvedere.<br />
Genova di canarino,<br />
persiana verde, zecchino.</p>
<p>Genova di torri bianche.<br />
Di lucri. Di palanche.<br />
Genova in salamoia,<br />
acqua morta di noia.</p>
<p>Genova di mala voce.<br />
Mia delizia. Mia croce.<br />
Genova d&#8217;Oregina,<br />
lamiera, vento, brina.</p>
<p>Genova nome barbaro.<br />
Campana. Montale, Sbarbaro.<br />
Genova dei casamenti<br />
lunghi, miei tormenti.</p>
<p>Genova di sentina.<br />
Di lavatoio. Latrina.<br />
Genova di petroliera,<br />
struggimento, scogliera.</p>
<p>Genova di tramontana.<br />
Di tanfo. Sottana.<br />
Genova d&#8217;acquamarina,<br />
area, turchina.</p>
<p>Genova di luci ladre.<br />
Figlioli. Padre. Madre.<br />
Genova vecchia e ragazza,<br />
pazzia, vaso, terrazza.</p>
<p>Genova di Soziglia.<br />
Cunicolo. Pollame. Trilia.<br />
Genova d&#8217;aglio e di rose,<br />
di Pra&#8217;, di Fontane Marose.</p>
<p>Genova di Caricamento.<br />
Di Voltri. Di sgomento.<br />
Genova dell&#8217;Acquasola,<br />
dolcissima, usignuola.</p>
<p>Genova tutta colore.<br />
Bandiera. Rimorchiatore.<br />
Genova viva e diletta,<br />
salino, orto, spalletta.</p>
<p>Genova di Barile.<br />
Cattolica. Acqua d&#8217;Aprile.<br />
Genova comunista,<br />
bocciofila, tempista.</p>
<p>Genova di Corso Oddone.<br />
Mareggiata. Spintone.<br />
Genova di piovasco,<br />
follia, Paganini, Magnasco.</p>
<p>Genova che non mi lascia.<br />
Mia fidanzata. Bagascia.<br />
Genova ch&#8217;e&#8217; tutto dire,<br />
sospiro da non finire.</p>
<p>Genova quarta corda.<br />
Sirena che non si scorda.<br />
Genova d&#8217;ascensore,<br />
paterna, stretta al cuore.</p>
<p>Genova mio pettorale.<br />
Mio falsetto. Crinale.<br />
Genova illuminata,<br />
notturna, umida, alzata.</p>
<p>Genova di mio fratello.<br />
Cattedrale. Bordello.<br />
Genova di violino,<br />
di topo, di casino.</p>
<p>Genova di mia sorella.<br />
Sospiro. Maris Stella.<br />
Genova portuale,<br />
cinese, gutturale.</p>
<p>Genova di Sottoripa.<br />
Emporio. Sesso. Stipa.<br />
Genova di Porta Soprana,<br />
d&#8217;angelo e di puttana.</p>
<p>Genova di coltello.<br />
Di pesce. Di mantello.<br />
Genova di lampione<br />
a gas, costernazione.</p>
<p>Genova di Raibetta.<br />
Di Gatta Mora. Infetta.<br />
Genova della Strega,<br />
strapiombo che i denti allega.</p>
<p>Genova che non si dice.<br />
Di barche. Di vernice.<br />
Genova balneare,<br />
d&#8217;urti da non scordare.</p>
<p>Genova di &#8220;Paolo &amp; Lele&#8221;.<br />
Di scogli. Furibondo. Vele.<br />
Genova di Villa Quartara,<br />
dove l&#8217;amore s&#8217;impara.</p>
<p>Genova di caserma.<br />
Di latteria. Di sperma.<br />
Genova mia di Sturla,<br />
che ancora nel sangue mi urla.</p>
<p>Genova d&#8217;argento e stagno.<br />
Di zanzara. Di scagno.<br />
Genova di magro fieno,<br />
canile, Marassi, Staglieno.</p>
<p>Genova di grige mura.<br />
Distretto. La paura.<br />
Genova dell&#8217;entroterra,<br />
sassi rossi, la guerra.</p>
<p>Genova di cose trite.<br />
La morte. La nefrite.<br />
Genova bianca e a vela,<br />
speranza, tenda, tela.</p>
<p>Genova che si riscatta.<br />
Tettoia. Azzurro. Latta.<br />
Genova sempre umana,<br />
presente, partigiana.</p>
<p>Genova della mia Rina.<br />
Valtrebbia. Aria fina.<br />
Genova paese di foglie<br />
fresche, dove ho preso moglie.</p>
<p>Genova sempre nuova.<br />
Vita che si ritrova.<br />
Genova lunga e lontana,<br />
patria della mia Silvana.</p>
<p>Genova palpitante.<br />
Mio cuore. Mio brillante.<br />
Genova mio domicilio,<br />
dove m&#8217;e&#8217; nato Attilio.</p>
<p>Genova dell&#8217;Acquaverde.<br />
Mio padre che vi si perde.<br />
Genova di singhiozzi,<br />
mia madre, Via Bernardo Strozzi.</p>
<p>Genova di lamenti.<br />
Enea. Bombardamenti.<br />
Genova disperata,<br />
invano da me implorata.</p>
<p>Genova della Spezia.<br />
Infanzia che si screzia.<br />
Genova di Livorno,<br />
Partenza senza ritorno.</p>
<p>Genova di tutta la vita.<br />
Mia litania infinita.<br />
Genova di stocafisso<br />
e di garofano, fisso<br />
bersaglio dove inclina<br />
la rondine: la rima.</p>
<p>Nelle foto due scatti dell&#8217;alluvione a Genova nel 1953 da http://www.publifoto.net</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/11/P_004416.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1019" title="P_004416" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/11/P_004416.jpg" alt="" width="686" height="700" /></a></p>
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		<title>Reggio Emilia e dintorni: souvenir di un breve viaggio</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2011/09/04/reggio-emilia-e-dintorni/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 14:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Gattatico (Reggio Emilia) c&#8217;è un museo straordinario, dedicato ai fratelli Cervi, e alla loro mamma e papa&#8217;. Padre, madre e i 9 figli furono attivi nella resistenza   emiliana. I 7 figli maschi morirono nel 1943 fucilati dai fascisti. Tutti e sette, in una fredda mattina dell&#8217;inverno padano. Il padre e i nipoti proprietati del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/09/cervi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1002" title="cervi" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/09/cervi.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>A Gattatico (Reggio Emilia) c&#8217;è un <strong>museo </strong>straordinario, dedicato ai fratelli Cervi, e alla loro mamma e papa&#8217;.</p>
<div id="id_4e637be3559356b02111040">
<p>Padre,  madre e i 9 figli furono attivi nella <strong>resistenza   emiliana</strong>. I 7 figli maschi morirono nel 1943  fucilati dai fascisti. Tutti e sette, in una fredda mattina dell&#8217;inverno padano.</p>
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<p>Il padre e i nipoti proprietati del fondo Campi Rossi  a Praticello di Gattatico hanno adibito la casa a museo.</p>
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<p>A Gattatico ho visto e ascoltato molte cose interessanti (e toccanti) su questa straordinaria f<strong>amiglia di contadini</strong> ma se le raccontassi qui e ora priverei del piacere e dell&#8217;emozione di andare la&#8217; di persona agli amici che leggono il mio piccolo blog.</p>
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<p>Dunque aggiungo solo che i fratelli Cervi sono uno dei simboli più forti della <strong>Resistenza e dell&#8217;antifascismo</strong>.</p>
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<p>Accanto al Museo Cervi sorge l&#8217;Istituto &#8220;Alcide Cervi&#8221; e la Biblioteca &#8220;Emilio Sereni&#8221;, dedicata al grande  politico e studioso di storia dell&#8217;agricoltura e del paesaggio agrario italiano.<strong> </strong></p>
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<p>Tra le cose imperdibili a mio parere  oltre alla stanza severa adibita a cucina, con arnesi e attrezzi in tema,  il <strong>mappamondo sul trattore</strong>, simbolo dell&#8217;afflato intellettuale e umano della famiglia Cervi, e alcuni certificati che testimoniano la loro tensione intellettuale verso l&#8217;ammodernamento delle campagne e dell&#8217;agricoltura emiliana, come il certificato rilasciato dalla <strong>Cattedra ambulante di Agricoltura di Reggio Emilia</strong> a uno dei fratelli, Zelindo.</p>
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<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/09/cattedre_ambulanti_AGRICOLTURA.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1003" title="cattedre_ambulanti_AGRICOLTURA" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/09/cattedre_ambulanti_AGRICOLTURA.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
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<p>I <strong>dintorni </strong>sono molto interessanti, tra porcilaie tradizionali e moderne e allevamento di vacche da latte per la produzione di Parmigiano reggiano; sono rimarchevoli le<strong> &#8220;piantate&#8221; emiliane</strong> che sopravvivono ai cambiamenti radicali in atto nell&#8217;agricoltura padana, vere e proprie selve di alberi  a cui si attorcigliano, con tenacità, le viti.</p>
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<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/09/piantata_emiliana.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1004" title="piantata_emiliana" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/09/piantata_emiliana.jpg" alt="" width="600" height="800" /></a></p>
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<p>Di questi <strong>alberi vitati</strong> parlano numerose fonti storiche moderne, come Leandro Alberti, nella sua <em>Descrittione di tutta Italia</em>, nel Cinquecento:  <em>“Scendendo alla via Emilia, e camminando per mezzo dell&#8217;amena campagna&#8221;</em> la campagna è piena di <em>“di vaghi ordini di alberi dalle viti  accompagnate&#8221;,</em> e <em>“si veggono  artificiosi ordini di alberi, sopra i quali sono le viti, che da ogni lato  pendono”.</em></p>
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<p>Abituata come sono ai paesaggi del vino liguri e sardi, dove le viti sbucano da terrazze arse dal sole o pianure infuocate, o al limite verdeggiano su colline mediterranee questa simbiosi tra alberi ad alto fusto e viti mi ha incuriosito tanto e mi e&#8217; piaciuta parecchio, come l&#8217;abitudine emiliana di vivere e lavorare <strong>nelle vecchie cascine</strong>, opportunamente rifunzionalizzate e modernizzate.</p>
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<p>Sono luoghi intensamente abitati, nonostante l&#8217;abitato sia sparso, rado, e che riescono quasi familiari, forse perchè si intuisce un senso di  <strong>comunità</strong> che mi è parso, a naso, ancora concreto.</p>
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<p><strong>Sitografia consultata</strong>:</p>
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<p>Museo Cervi: http://musei.provincia.re.it/page.asp?IDCategoria=1820&amp;IDSezione=11482</p>
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<p>Piantata padana: http://www.percorsigastronomici.it/percorsienogastronomici/Portale/tema_itinerario.aspx?reg=e&amp;tema=1731&amp;tappa=1737</p>
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<p>La piantata emiliano romagnola: http://lacampagnappenaieri.blogspot.com/2010/07/la-piantata-emilianoromagnola.html</p>
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<div><em><br />
</em></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Al contadino non far sapere&#8230;</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2011/08/08/al-contadino-non-far-sapere/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 16:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>
		<category><![CDATA[anguria]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Borsa]]></category>
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		<description><![CDATA[Al contadino sardo non far sapere&#8230; Quanto è buono il cacio con le pere.  Nella foto un bell&#8217;albero di pere camusine. Chissà perchè i contadini dappertutto sono sempre stati tacciati dei peggiori misfatti&#8230; di essere oscurantisti, amanti delle tradizioni senza motivo, dei retroguardisti irrazionali&#8230;  tutte falsità ovviamente&#8230; se non avessero da sempre coniugato tradizione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/08/pera_camusina.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-990" title="pera_camusina" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/08/pera_camusina-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
<p>Al contadino sardo non far sapere&#8230;</p>
<p>Quanto è buono il cacio con le pere.  Nella foto un bell&#8217;albero di pere camusine. Chissà perchè i contadini dappertutto sono sempre stati tacciati dei peggiori misfatti&#8230; di essere oscurantisti, amanti delle tradizioni senza motivo, dei retroguardisti irrazionali&#8230;  tutte falsità ovviamente&#8230; se non avessero da sempre coniugato tradizione e innovazione non saremmo arrivati alla cospicua cifra di sei miliardi di persone. Hanno sempre pazientemente coltivato, allevato, pescato, riprodotto semi e animali, migliorandoli geneticamente con metodi naturali, accettato le novità alimentari (dal mondo arabo, dalle Americhe e via discorrendo) e dopo averle testate prudentemente le hanno fatte proprie. Ed erano sottomessi da Chiesa e Stato, analfabeti, affamati, pensa se fossero stati liberi e capaci di leggere, scrivere, e senza la fame in corpo&#8230;</p>
<p>Che di quei sei miliardi di cui sopra 2 siano ipernutriti e 2 sottonutriti e/o malnutriti non dipende dai contadini (o dai pastori o dai pescatori) ma da quelli che stanno nelle stanze dei bottoni, e giocano a risiko con la Terra, i semi e il cibo; quelli che giocano con l&#8217;immaginario collettivo, riducendoci a pedine di colossi alimentari che dettano le regole dell&#8217;estetica, dell&#8217;etica, della vita stessa delle creature viventi.</p>
<p>Quando poi i produttori del cibo sono stati convinti con incentivi statali, regionali e anche comunitari,  a smetterla con i loro saperi locali e i loro prodotti locali nel giro di pochi decenni si sono ritrovati o a coltivare mais nelle pianure infuocate del sud Italian o marginali rispetto ai flussi di merci e di denaro del Mercato. Con le conseguenze di questi giorni: l&#8217;uomo piu&#8217; ricco del mondo (un messicano)  perde 2 milardi al giorno, 700.000 bambini nel Corno d&#8217;Africa muoiono di fame, la Borsa e&#8217; isterica piu&#8217; che mai.</p>
<p>Quella Borsa di quel Mercato che e&#8217; in crisi e vorrebbe mettere in crisi anche noi.</p>
<p>L&#8217;altro ieri ero a Gonnosfanadiga, dove per colpa delle industrie sementiere una piccola parte del raccolto delle angurie sta andando male. Solo in parte, per fortuna ho visto campi di angurie magnifiche, ma che disdetta per il raccolto perso.</p>
<p>Per fortuna ci sono dei contadini che hanno ancora il seme dell&#8217;anguria di Gonnos, anzi i semi, perchè le qualità coltivate erano ovviamente più di una. Perchè i contadini, intelligentemente, sapevano che puntare su di un solo prodotto è sbagliato, che è come giocare alla roulette, e che la multifunzionalità (un tempo si chiamava &#8220;arrangiarsi, fare un po&#8221; di tutto, ingegnarsi&#8221;) è uno dei modi per tirare avanti.</p>
<p>Le angurie a Gonnos sono un prodotto alimentare identitario, sono al centro di preoccupazioni, di cure, sono l&#8217;orgoglio degli orti, sono un frutto che d&#8217;estate viene donato in occasione delle feste, anzi la fetta d&#8217;anguria e&#8217; simbolo di festa, viene donata per sdebitarsi, per riconoscenza, per allegria.</p>
<p>I coltivatori d&#8217;angurie epici, i bisnonni e i nonni di&#8230; si ricordano nei racconti di paese, ci sono mille aneddoti, modi di dire persino. E un bravo coltivatore di angurie è ancora adesso una persona stimata da tutti, perchè coltivarle non è semplice, crescerle neppure, nè sapere quando è il momento giusto di raccoglierle.</p>
<p>Già nel Settecento la sìndria (anguria in sardo, dal catalano) è citata in diversi trattati sardi, e nell&#8217;Ottocento insieme alla carapigna era il sollievo del popolo nelle calde domeniche estive, ce lo racconta Francesco D&#8217;Austria Este, capitato in Sardegna col proposito di sgraffigrare il trono al Re, approfittando della bufera napoleonica sui regnati europei. Il colpaccio non gli riuscì pero&#8217; abbiamo avuto da lui una intensa descrizione di usi e costumi, compresi quelli riferiti al consumo di meloni e angurie.</p>
<p>Parafrasando Shakespeare: ci sono più emozioni, saperi, ricordi, cultura, storie e storia in un&#8217;anguria di Gonnos, oh Orazio, di quanta ne sogni la tua filosofia.</p>
<p>Una volta le angurie si mangiavano anche col pane, erano un companatico, e i bambini andavano volentieri a schiena china nei campi ad aiutare a raccoglierle per potersi sfamare. Ora quei bambini, diventati anziani, ci ripensano ridendo, ma allora quanta fatica e quanta fame; per tagliarle bene le angurie ci vuole un&#8217;arte (oltre che un buon coltello) e la parte centrale della fetta si chiama<em> su sennori</em>. Perchè è la migliore: la piu&#8217; zuccherina, la meno acquosa, la più fragrante.</p>
<p>Però oggi l&#8217;anguria e&#8217; un prodotto democratico, popolare, a buon mercato e <em>su sennori</em> lo possono mettere tutti sotto i denti.</p>
<p>Una volta il grido &#8220;sìndria &#8216;e Gonnos&#8221; risuonava nei mercati di tutta l&#8217;Isola, l&#8217;anguria gonnese era ritenuta ottima perche&#8217; zuccherina, saporita, e ciò è senz&#8217;altro dovuto alla buona acqua di Gonnos, che ancora adesso rende speciale l&#8217;anguria.</p>
<p>Allora non facciamo sapere a quelli che comprano angurie &#8211; insipide, acquose e molli per pochi centesimi nei discount e se ne vantano-  quanto è buona l&#8217;anguria gonnese.</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/08/sindria1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-991" title="sindria1" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/08/sindria1.jpg" alt="" width="336" height="448" /></a></p>
<p>6 agosto 2011 &#8211; L&#8217;anguria di Gonnos tra le mie braccia.</p>
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		<title>per una antropologia (spicciola) delle ferie estive degli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 06:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non posso trattenermi, la mia tolleranza viene meno quando sento parlare di ferie dai miei connazionali&#8230;  Gli Italiani devono sapere che nel resto del mondo civile si lavora tutto l&#8217;anno, agosto compreso, e che non è obbligatorio &#8220;andare in ferie per 4 settimane&#8221;&#8230; ogni estate&#8230; e chiudere baracca e burattini&#8230; quando sei all&#8217;estero, e racconti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non posso trattenermi, la mia tolleranza viene meno quando sento parlare di <strong>ferie</strong> dai miei connazionali&#8230;  Gli Italiani devono sapere che nel resto del mondo civile si lavora tutto l&#8217;anno, agosto compreso, e che non è obbligatorio &#8220;andare in ferie per 4 settimane&#8221;&#8230; ogni estate&#8230; e chiudere baracca e burattini&#8230; quando sei all&#8217;estero, e racconti che gli uffici scolastici, universitari, regionali, provinciali, le scuole di ogni ordine e grado, riviste, giornali, case editrici, enti di ricerca,  fabbriche, i negozi, i laboratori artigianali, le piccole aziende del Made in Italy a conduzione familiare che han fatto florida l&#8217;Italia, sono praticamente chiusi per tutto il mese di agosto i tuoi interlocutori strabuzzano gli occhi, aprono la bocca come pesci fuor dall&#8217;acqua e poi con un sorriso scrosciante esclamano: ah gli italiani!</p>
<p>Sarà che ad agosto ho sempre lavorato, prendendomi un paio di settimane di riposo a dir tanto, ma mi pare una follia trascorrere 5 settimane con le mani in mano, mentre il resto del mondo va, tra rischi <strong>default</strong>, convegni internazionali, pubblicazioni, lezioni, incontri, meeting, produzione e produzioni&#8230;</p>
<p>Un paese &#8220;normale&#8221; non puo&#8217; funzionare per 11 mesi l&#8217;anno scarsi, e fermarsi per un mese intero per cause non meglio identificate. Non fa caldo, ma anche se facesse caldo esistono i condizionatori&#8230; non siamo nell&#8217;Ottocento, quando la calura, le malattie tipo tifo e colera anche legate al deperimento del cibo, l&#8217;inquinamento delle acque potabili a causa del caldo, e le malarie costiere rendevano difficoltosi i viaggi, il lavoro, la vita stessa d&#8217;estate.</p>
<p>No il caldo non e&#8217; la causa&#8230; che sia l&#8217;eccesso di lavoro?</p>
<p>Francamente non mi pare che gli Italiani siano un popolo di lavoratori indefessi visto che per merito o colpa del calendario cattolico abbiamo feste lungo tutto l&#8217;anno, anche lunghe, come le famigerate festivita&#8217; natalizie&#8230; Abbiamo le vacanze scolastiche piu&#8217; lunghe d&#8217;Europa, i genitori che lavorano lo sanno, da meta&#8217; giugno a meta&#8217; settembre abbiamo i pargoli a casa, mentre nel resto d&#8217;Europa fioriscono corsi e campi estivi per i bambini, e i ragazzi non vengono abbandonati al <em>dolce far niente</em> per un quarto dell&#8217;anno&#8230; non stupiamoci se i giovani italiani finiscono col diventare &#8220;bamboccioni&#8221; e alle prove Invalsi non brillano e/o non conoscono le lingue straniere&#8230; un sistema scolastico che funziona (male) per 3/4 d&#8217;anno non e&#8217; sufficiente a formare degli studenti piu&#8217; che mediocri.</p>
<p>Stamattina leggo che il <strong>Parlamento chiude dal 3 agosto al 12 settembre</strong> <strong>2011</strong>. La ragione delle vacanze lunghe quanto quelle degli scolari dell&#8217;asilo? Pellegrinaggio in Terra santa (sic).</p>
<p>Il momento per chiudere le attività politiche -al massimo livello- non e&#8217; dei migliori, specie se le ferie durano 6 settimane, ma naturalmente se tutti gli Italiani vanno in ferie evidentemente devono andare in ferie anche deputati e senatori&#8230;o il contrario, ecco:  mi chiedo se &#8220;sia nato prima l&#8217;uovo o la gallina&#8221;, se chi va con lo zoppo impara a zoppicare, e infine se &#8220;Dio li fa e poi li accoppia&#8221; (politici e popolo).</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/08/cartello-chiuso-per-ferie-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-985" title="cartello-chiuso-per-ferie-2" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/08/cartello-chiuso-per-ferie-2.jpg" alt="" width="450" height="316" /></a></p>
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		<title>miele amaro (la peste degli eucalyptus sardi)</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2011/07/02/miele-amaro-la-peste-degli-eucalyptus-sardi/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 16:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa sono andata a trovare Consuelo, che alleva api da alcuni anni a Uta. Tra le sue specialità c&#8217;è il miele di eucalyptus. Buonissimo. Ma da un po&#8217; di tempo i suoi eucalyptus si sono ammalati; e mica solo i suoi&#8230; nel Sarrabus e in Baronia le piante stanno morendo lentamente&#8230; colpa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa sono andata a trovare Consuelo, che alleva api da alcuni anni a Uta. Tra le sue specialità c&#8217;è il miele di eucalyptus. Buonissimo.</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/07/img5904p230a.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-976" title="img5904p230a" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/07/img5904p230a.jpg" alt="" width="623" height="391" /></a></p>
<p>Ma da un po&#8217; di tempo i suoi eucalyptus si sono ammalati; e mica solo i suoi&#8230; nel Sarrabus e in Baronia le piante stanno morendo lentamente&#8230; colpa di un parassita di origine australiana (Psylla Lerp) che ha infestato la California, il Messico, il Sud America, il Portogallo, la Spagna e il Nord Africa, e ora anche tutta la Sardegna.</p>
<p>La storia non e&#8217; una novita&#8217;, gli apicoltori sardi avevano anche scritto al Presidente Napolitano, per chiedergli di concedere l&#8217;ingresso in Italia del suo antagonista, un simpatico insetto chiamato Bliteus psyllaephagus che si nutre appunto del temibile Psylla Lerp. Occhio per occhio insomma.</p>
<p>Ma c&#8217;e&#8217; un decreto legge, se ho bene compreso, che blocca in Italia ogni possibilità di controllo biologico di organismi nocivi, introdotti accidentalmente da altre aree del mondo.</p>
<p>Laore ha calcolato una diminuzione sino al 50% della produzione di miele senza contare il danno al paesaggio, ci sono zone dell&#8217;Isola dove l&#8217;unica ombra, volenti o nolenti, è quella offerta dall&#8217;esotico eucalyptus, importato dall&#8217;Australia per rimboschire la Sardegna nelle zone aride, usato molto anche nei campeggi e villaggi turistici, che ne avrebbero ugualmente danno se queste piante scomparissero.</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/07/img5406p8.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-977" title="img5406p8" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/07/img5406p8.jpg" alt="" width="609" height="352" /></a></p>
<p>Per chi volesse saperne di piu&#8217; ecco l&#8217;articolo da cui ho tratto le immagini: http://ucanr.org/repository/cao/landingpage.cfm?article=ca.v054n06p8&amp;fulltext=yes</p>
<p>Sin qui la situazione sino a metà giugno scorso. Spero si risolva presto e bene, o il miele per questi produttori sara&#8217; davvero amaro.</p>
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		<title>Una giornata particolare</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2011/06/21/una-giornata-particolare/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 09:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>

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		<description><![CDATA[Al convegno per lo Slow Food Day del 18 giugno 2011 a Cagliari (Parco di Monte Claro) Abbiamo parlato con/di piccoli produttori, di eccellenze agroalimentari, di biodiversità coltivata, di &#8220;buono pulito e giusto&#8221;, di orti, di razza sardo-modicana, di capperi di Selargius, di Slow Food Cagliari, di sviluppo ed economia locale e di molto altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/06/GuigoniOK.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-964" title="GuigoniOK" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/06/GuigoniOK-574x1024.jpg" alt="" width="574" height="1024" /></a></p>
<p>Al convegno per lo <strong>Slow Food Day</strong> del 18 giugno 2011 a Cagliari (Parco di Monte Claro)</p>
<p>Abbiamo parlato con/di piccoli produttori, di eccellenze agroalimentari, di biodiversità coltivata, di &#8220;buono pulito e giusto&#8221;, di orti, di razza sardo-modicana, di capperi di Selargius, di Slow Food Cagliari, di sviluppo ed economia locale e di molto altro ancora.</p>
<p>Si è presentata la neonata <strong>comunità del cibo slow food dell&#8217;anguria (sa sìndria) </strong>di Gonnosfanadiga, che sara&#8217; ufficialmente battezzata tra la fine di luglio e la prima decade di agosto, a Gonnos, naturalmente.</p>
<p>Grazie all&#8217;antropologa <strong>Carole Counihan</strong> per la foto, ma soprattutto per la partecipazione e l&#8217;affettuosa vicinanza.</p>
<p>Grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla giornata, agli amici e ai colleghi intervenuti, ai relatori della piccola tavola rotonda, ai soci, agli amici tutti del Comitato di Condotta di Slow Food Cagliari.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>&#8220;the best of&#8221; da Videolina mattina</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2011/05/08/the-best-of-da-videolina-mattina/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 15:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su cortese richiesta di amici e colleghi inserisco i collegamenti ad alcune interviste e/o brevi interventi che ho fatto alla trasmissione TV Videolina  mattina, condotta da Mara Chessa e Paolo Fasanari,  su temi di varia attualità, dal galateo alle pratiche di svezzamento, dalla storia delle piante americane in Italia alla biodiversità, sino al mondo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su cortese richiesta di amici e colleghi inserisco i collegamenti ad alcune<strong> interviste</strong> <strong>e/o</strong> <strong>brevi interventi</strong> che ho fatto alla trasmissione TV <strong>Videolina  mattina</strong>, condotta da Mara Chessa e Paolo Fasanari,  su temi di varia attualità, dal galateo alle pratiche di svezzamento, dalla storia delle piante americane in Italia alla biodiversità, sino al mondo del vino, nell&#8217;ottica dell&#8217;antropologia e storia dell&#8217;alimentazione.</p>
<p><strong>1.  Antropologia storica e sociale sull’alimentazione “all’italiana” </strong> in Videolina mattina<strong> </strong>- 26/11/2010</p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO: </strong><a href="http://tinyurl.com/6kcqo8s" target="_blank"><strong>http://tinyurl.com/6kcqo8s</strong></a></p>
<p><strong>2. Le origini del Galateo </strong>in Videolina mattina<strong> </strong>- 04/03/201<strong><strong>1</strong><br />
</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO: </strong><a href="http://tinyurl.com/63bfx8f" target="_blank"><strong>http://tinyurl.com/63bfx8f</strong></a></p>
<p><strong>3.Riflessioni sulla biodiversità coltivata<strong> </strong> </strong>in Videolina mattina &#8211; 10/01/2011</p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO: </strong><a href="http://tinyurl.com/674d86e" target="_blank"><strong>http://tinyurl.com/674d86e</strong></a></p>
<p><strong>4. Storia e cultura del vino in Sardegna<strong> </strong></strong>a Videolina mattina con Giovanni Melis e Mariano Cannas; presi dai discorsi sul maiale si è parlato forse poco di vino ma di cultura enogastronomica sì. Il video contiene uno dei mie famosi lapsus  <strong><strong> <img src='http://www.etnografia.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </strong> <strong> </strong></strong>21/02/2011</p>
<p><strong> </strong><a href="http://tinyurl.com/6ape63q" target="_blank"><strong> </strong></a><strong>INDIRIZZO VIDEO:</strong><strong><a href="http://tinyurl.com/6ape63q" target="_blank"> http://tinyurl.com/6ape63q</a> </strong></p>
<p><strong>5. L&#8217;olfatto e i  sensi coinvolti nella degustazione </strong>a Videolina mattina con Enzo Biondo (ONAV &#8211; Cagliari) &#8211; Videolina mattina 10/12/2010</p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO: </strong><a href="http://tinyurl.com/6cehqjs" target="_blank"><strong>http://tinyurl.com/6cehqjs</strong></a></p>
<p><strong>6.  Che cos&#8217;è l&#8217;antropologia del cibo o alimentare </strong>Videolina mattina &#8211; 27/09/2010</p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO:</strong><a href="http://tinyurl.com/635onm7" target="_blank"><strong> </strong><strong>http://tinyurl.com/635onm7</strong></a></p>
<p>7.  <strong>Lo svezzamento differenze tra ieri e oggi.</strong> Videolina mattina &#8211; 11/11/2010</p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO: </strong><a href="http://tinyurl.com/43oo2wy" target="_blank"><strong>http://tinyurl.com/43oo2wy</strong></a></p>
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