Etnologia del Natale

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ dic 7th, 2009

di Alessandra Guigoni

La ricorrenza di Natale è diventata un momento di intensa espressione collettiva, di potlach economico e di celebrazioni smodate; produce e riproduce una riattualizzazione ciclica di grandi figure che hanno lasciato un’impronta nella storia: si celebrano la carità, la solidarietà, la famiglia e l’infanzia, o almeno quell’idea di famiglia e d’infanzia che è nata in Europa come negli Stati Uniti circa a metà del secolo XIX. In quel periodo la compassione per i bambini poveri e vagabondi diventa una costante dell’arte, della letteratura, della mentalità collettiva e perciò un motivo costante e dominante dell’immaginario natalizio.

La festa di Natale costituisce una “invenzione della tradizione”, avendo un’origine ottocentesca, ma al tempo stesso è “universale” essendosi diffusa ben oltre i confini europei e nordamericani, sino agli Inuit della baia di Hudson o agli abitanti di Trinidad. L’attuale celebrazione è infatti un fenomeno sincretico, impasto di tradizioni e pratiche eterogenee, che ha saputo adattarsi ai simboli locali, amalgamandoli con i simboli anglo-americani, in primis con la figura dell’anziano barbuto e vestito di rosso, Babbo Natale appunto, uscito dalla penna di un creativo della Coca-Cola negli anni Trenta del secolo XX.

cocacola-1964Santa Claus. Campagna natalizia della Coca cola del 1964

Mentre molte ricorrenze tendono a sparire,  per rimanere in stagione come la festa di Santa Lucia (13 dicembre) , la festa della Befana o dei Re Magi (sei gennaio) e la festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio),  Natale sembra cannibalizzare tutte le ricorrenze invernali in calendario e rafforzarsi man mano che viene adottata e reinterpretata da altre culture. In quest’ottica Natale si presenta come un esempio privilegiato, che dà modo di riflettere su quelli che talvolta sono sbrigativamente definiti gli effetti della globalizzazione o meglio delle interpretazioni locali di una festa globale, che è fatta di stereotipi ormai universali e universalizzanti come le renne, la neve, l’albero, il ciccione vestito di rosso ridente e bianco barbuto.

Così i bambini si aspettano la neve alla Vigilia anche se vivono al Cairo, o di vedere le renne al pascolo anche se vivono alla periferia di Roma o di Milano. Sono loro, i bambini, a svelare a noi adulti che Babbo Natale è nudo, ossia e’  diventato un’icona, un logo, di un mondo fatto di slogan e di merci omogate. E’ difficile spiegarlo a dei bambini, ma a volte e’ difficile spiegarlo anche a se stessi, dunque…

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Celebre foto glamour presa da: http://petranik.style.it/

Se in campo socio-antropologico pochi scienziati si sono occupati del fenomeno natalizio – con le famose eccezioni costituite dai saggi di Claude Lévi-Strauss (Babbo Natale giustiziato (1952), Palermo 1995) e di Francois-André Isambert (La fin de l’annés, Paris 1976) -, molti folkloristi, tra cui il noto demologo Arnold Van Gennep, si sono dedicati allo studio minuzioso delle feste dette “ciclo dei dodici giorni”, che vanno da Natale all’Epifania. Questo periodo dell’anno è sempre stato propizio alla comunicazione tra mondo dei vivi e mondo dei morti, un tempo “non tempo” pieno di pericoli per la mancanza di cesura fra mondo terreno e ultraterreno, che viene esorcizzato con cerimonie, riti apotropaici, magici, come l’accensione di candele, canti, feste, doni, soprattutto ai bambini, vicari dei morti nel mondo dei vivi.

La celebre festa di Halloween del resto ha questo significato: un varco nella maglia che separa morti e vivi, e in cui i bambini sono intermediari da omaggiare: dolcetto o scherzetto è un motto che ha significati ben piu’ profondi di quelli che passa l’iconografia di Disney e compagnia.  Ma del resto esistono feste mediterranee come Is animeddas in Sardegna e dei Murticeddi in Sicilia, il significato è chiaro, dove si blandiscono i propri morti con dolci, frutta secca e caramelle, che ricevono i bambini in questua tra i parenti o per le vie delle città e dei paesi.

Un saggio (Etnologia del Natale. Una festa paradossale) dell’antropologa francese Martyne Perrot, evergreen della casa editrice Eleuthera, esplora il ricchissimo repertorio della storia del Natale, dalle lontane origini pagane (Saturnali, culto del Sol Invictus ecc.) alla trasfigurazione della figura di San Nicola, destinato a diventare Santa Claus (in Italia Babbo Natale) affrontando alcune problematiche socio-culturali legate a particolari usanze sociali e simboliche.

Interessante  la ricerca sul terreno svolta dall’autrice tra alcune famiglie francesi su concezioni e pratiche natalizie contemporanee e l’analisi sull’attuale “spirito del dono”, per riprendere un’espressione di Jacques Godbout (Lo spirito del dono (ed.orig. 1992), Torino 1998), che domina il circuito dei regali natalizi, dove il consumismo e l’esigenza di esprimere e trasmettere potere, attraverso doni che siano anche status-symbol, si mescola all’esigenza di cementare l’unione familiare, rafforzandola anche attraverso doni, espressioni d’affetto, di cura parentale, di altruismo e generosità, simboliche e reali.

In tempo di crisi i regali si sono fatti piu’ concreti, guardandomi intorno anche stamattina vedevo le persone fare spesa e spese con maggiore oculatezza e parsimonia. Un po’ per bisogno un po’, credo e spero, anche per scelta. Forse la crisi è anche l’opportunità di capire che gli oggetti di cui ci circondiamo non possono bastarci e non devono bastarci.  Citando liberamente Ivan Illich gli oggetti sono stampelle che sostengono uno storpio. Sono altre che cose che ci servono nella vita, e quelle non si possono comprare. Mai.

seasons-greetings-05Un’immagine irriverente del nostro ineffabile amico presa da un sito che ha un nome programmatico: http://www.foundshit.com/tag/santa/

La libertà a mio modestissimo parere sta anche nel camminare senza queste stampelle o nel mio caso, inguaribile amante di cose, nel sapere che per camminare non mi servono veramente e cercare di usarle sempre meno, giorno dopo giorno, un passo alla volta.

E voi? Cosa ne pensate? Come vi comportate a Natale? E con gli oggetti desiderati?

Un riferimento utile, la mia vecchia recensione su REF,
a cui mi sono largamente ispirata:

http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2003-05/perrot.html

 Concorso Artistico Design your tradition

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ dic 5th, 2009

L’Associazione M.A.I.O. ha lanciato un concorso artistico sul tema della valorizzazione delle tradizioni locali aperto a tutti i fotografi, disegnatori, artisti, professionisti e non. Obiettivo dell’iniziativa è stimolare una ’interpretazione originale e personale delle tradizioni locali. Di grande importanza è quindi la ri-considerazione della tradizione locale come memoria storica e come premessa per la valorizzazione del territorio.

Scadenza presentazione proposte: 10 dicembre 2009

Modalità di partecipazione. La partecipazione alla prima edizione del Concorso artistico Design your tradition è gratuita. Potranno partecipare tutti gli artisti professionisti e non, e in generale tutti gli operatori delle professioni dell’immagine e della creatività – artisti visivi, artisti plastici, video-maker, fotografi, grafici – di età inferiore ai 35 anni.

Premi. Verranno premiati i migliori tre elaborati. Il premio consiste nell’inserimento degli elaborati vincitori sia all’interno della pubblicazione cartacea relativa al progetto “CreActive Citizenship: Mito e Media” 2009 che del DVD, prodotti in 300 copie numerate. Agli artisti vincitori andranno inoltre 5 copie del dvd e della pubblicazione.
La premiazione ufficiale del Concorso si terrà lunedì 21 dicembre 2009 ad Avellino in occasione della Conferenza internazionale “CreActive Citizenship: Mito e Media”. Le immagini selezionate saranno utilizzate per la realizzazione di una mostra fotografica itinerante a cura dell’Associazione M.A.I.O., in Belgio, Romania e Tunisia, nell’ambito dello scambio artistico interculturale da cui nasce questo progetto.

Per informazioni:
E-mail: concorso@maioproject.org
www.maioproject.org


 Per favore mordimi sul collo

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ dic 3rd, 2009

di Alessandra Guigoni

E’ caccia ai vampiri. I vampiri sono belli, misteriosi e terribilmente sexy. Cattivi ma che importa. La paura si esorcizza con la paura.

Leggevo stamattina dell’ennesima adolescente che si e’ fatta modificare i canini per sembrare una vampira. Non e’ la prima e non sara’ l’ultima.

Anche in Italia ci sono siti specializzati sul vampirismo ed i vampiri, con tanto di oroscopo, gadget in tema and so on, come vampiri.net: http://www.vampiri.net/  o chupacabramania, che si rifà ad un mito sudamericano di un essere assetato di sangue animale, e, a suo piacere, anche umano: http://www.chupacabramania.com/articoli/vampiri.htm

Anche nella vecchia Europa, ben prima che scoppiasse la moda (o la psicosi? forse entrambe) dei vampiri si mormorava che le streghe succchiassero sangue, soprattutto agli infanti, alle puerpere, e alle persone malate. Così la religiosità popolare, un impasto di magia, superstizione e feticci cristiani forse cercava di darsi pace per l’alta mortalità infantile e delle neo madri. Morailtà dovuta alle scarse condizioni igieniche, alle infezioni post partum, all’ignoranza, all’arretratezza della medicina di allora, e alla malnutrizione delle classi sociali più umili ma non solo, e un po’ in tutta Europa.

Dagli al vampiro insomma. Proiettando nell’altro le nostre responsabilità ci liberiamo di non grosso fardello. Un  po’ come “piove governo ladro” ma a livello molto piu’ raffinato…

Il vampiro è anche quell’Altro da noi che ci piace e ci fa paura. Ci attrae e ci repelle.

Mass mediaticamente i vampiri fanno audience: senza scomodare Dracula di Bran Stoker o il controverso Intervista col Vampiro partiamo da Buffy, giovane eroina del noto serial americano successo di qualche anno fa sino a True Blood, trasmesso da Fox in questi mesi, e adattto ad un pubblico adulto,  passando per  il caso mediatico del momento, i libri seriali di Stephenie Meyers, da Twilight in poi, che naturalmente sono diventati blockbusters…

Uno dei filoni di ricerca sul vampirismo più straordinari consiste nel considerare i vampiri nient’altro che malati di pellagra, la famosa malatti delle tre D (dermatosi, diarrea, demenza) che colpì le aree europee in cui il mais era diventato una monocoltura e quasi l’unico alimento della dieta contadina… come in Romania, patria elettiva dei vampiri. Così i vampiri non sarebbero stati altro che poveri contadini denutriti e impazziti, con forte sensibilità alla luce che venivano bollati come “vampiri” ossia demoni da combattere, e magari finiti a colpi di bastone dai loro compaesani.

Ecco il giudicio uman come spesso erra!

E’ solo un’ipotesi ma ridimensionerebbe parecchio il mito, no?

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Per saperne di più sull’ipotesi pellagra/vampirismo: http://www.eufic.org/article/it/nutrizione/capire-cibo/artid/origini-mais-pellagra/


 E’ uscito il mio articolo “sulla neve in Sardegna” sulla rivista Melissi

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 29th, 2009

Il sommario del Numero 18/19 – 2009 della Rivista Melissi:

Introduzione
di Eugenio Imbriani

Popularia
Sulle identità albanesi
di Pietro Fumarola
Intervista a Dritëro Agolli
Intervista a Kristo Frashëri
Intervista ad Albin Kurti
Intervista a Fatos Lubonja
Intervista a Rexhep Qosja
Intervista ad Alfred Uci

Fili d’Arianna
Alle origini della rinascita della musica
popolare salentina: l’esperienza del Canzoniere
di Terra d’Otranto. Intervista a Franco Tommasi
di Vincenzo Santoro
Brevi riflessioni sulla tutela giuridica
del patrimonio culturale
immateriale demoetnoantropologico
di Giovanni D’Elia
Alla Biblioteca Nazionale di Bari,
l’Archivio Sonoro della Puglia
di Mimmo Ferraro

La tela infinita
Un luogo di raccolta e ricerca.
La biblioteca del tarantismo a Melpignano
di Gabriele Mina e Sergio Torsello
Il progetto “La taranta nella rete”
di Vincenzo Santoro e Sergio Torsello

Anatomie
Un mondo d’ossa. Dentro il manicomio,
dentro il museo.
di Gabriele Mina
Sommario

Linea d’ombra
Per una antropologia della neve in Sardegna
di Alessandra Guigoni
Astragali e Beckett in Albania
di Fabio Tolledi

Confini
In Albania e Kosova per una
esplorazione musicale
di Daniele Durante
L’ospitalità ti onora…
di Donato Martucci
Identità albanesi in costruzione:
il caso dei Rifa’i
di Guglielmo Zappatore

INFO: www.besaeditrice.it
melissi@besaeditrice.it

Per una antropologia della neve in Sardegna di Alessandra Guigoni

Il mio articolo cerca di delineare il tema “neve” in modo sintetico ma da diversi punti di vista: etnografico, del paesaggio e la letteratura, economico, storico e legandolo anche alla pop culture e alla contemporaneità… ecco alcuni incipit:

Fernand Braudel parlando del Mediterraneo fa un’affermazione che pare scontata, e che invece è rivoluzionaria,
come ogni verità: il Mediterraneo è uno spazio ricco di montagne attorno al mare comune [omissis]

La neve possiede diversi lemmi in sardo, che ne riflettono l’importanza e la bellezza, non per nulla molti ]poeti popolari isolani usano la neve come metafora dell’avvenenza della donna amata [omisssis]

Come in altre regioni d’Italia prima dell’avvento dei frigoriferi e dei vari sistemi di conservazione e raffreddamento tecnologici, le neviere naturali erano tenute in alta considerazione, specie nei mesi estivi. Aritzo è stata famosa fino alla fine del secolo scorso per il commercio della neve [omissis]

La carapigna, sorbetto al limone che costituisce una specialità culinaria sarda tradizionale, è un termine che deriva dallo spagnolo ed è riscontrabile in diversi parlate italiane, genovese, siciliano e sardo. Il celebre linguista Max Leopold Wagner lo indica come uno dei tanti cibi di strada venduti nelle bancarelle: «[...] banchi nelle strade, dove si vendono dolci, paráđas = cat. parada “puesto, tienda”. Vi si vendono, tra l’altro, la karapín’a “sorbetto” = spagn. garapiña» (Wagner 1997:207) [omissis]

La neve è ancora un desiderata dei sardi. Per dare un’idea più precisa degli atteggiamenti e delle emozioni riguardo alla neve, che è, va ripetuto, un evento eccezionale, specie nel sud dell’Isola, mi servirò di Internet e delle sue risorse; Internet aiuta a visualizzare in modo immediato e limpido concezioni, saperi e pratiche di una cultura ma soprattutto i modi secondo cui vuole raccontarli e dunquerappresentarli sia a se stessa sia al resto del mondo [omissis]

DSC01755Pinnettu nei dintorni di Fonni. Febbraio 2009. Foto di Alessandra Guigoni

 Prentzas apertas a Seneghe

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 28th, 2009

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 AAA Annual Meeting in Philadelphia , PA on December 2-6, 2009.

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 26th, 2009

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AAA Annual Meeting in Philadelphia , PA on December 2-6, 2009.

Registration is open to all who wish to attend and we do not have a limit on attendance. If you would like to join us you can register onsite in the 4th floor foyer of the Downtown Philadelphia Marriott located at 1201 Market Street , Philadelphia , PA 19107 . During the December 2-6 meeting, registration will be open on Wednesday (10:00 am–7:00 pm), Thursday (7:30 am–5:00 pm), Friday (7:30 am–4:00 pm), and Saturday (7:30 am–2:00 pm).

This year we have over 500 sessions and over 200 special events. You can view the program online at www.aaanet.org/mtgs/search/. Also, see a list of our workshops at www.aaanet.org/meetings/Workshops.cfm. Many still have space available but require pre-registration, which is available onsite in the main registration area.

Lodging is also still available at the Sheraton Philadelphia Center : www.aaanet.org/meetings/info/travel/hotel_travel.cfm

Reserve your room before November 27 2009

Our exhibit hall is sold out. For details, see www.aaanet.org/meetings/2009-Exhibitor-List.cfm.


 Giornata di Studio “Il museo di Roma”: origine, attualità, prospettive

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 25th, 2009

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Giornata di Studio “Il museo di Roma”: origine, attualità, prospettive

30 Novembre 2009
Università degli Studi “Roma Tre” Aula Magna del Rettorato Via Ostiense n. 159, Roma

Il Coordinamento Regionale Lazio di ICOM Italia e il Dipartimento di Studi Storico-Artistici,
Archeologici e sulla Conservazione dell’Università degli Studi “Roma Tre” organizzano per
il 30 novembre 2009 il convegno dal titolo “Il museo di Roma”: origine, attualità, prospettive;
un momento di riflessione corale sullo stato degli istituti museali della città, in previsione
dell’attuazione della Legge Roma Capitale.
La giornata sarà articolata in due momenti distinti e complementari, durante i quali si
discuterà il tema della gestione declinato secondo le diff erenti tipologie museali. La prima
sessione, più ampia, sarà dedicata all’analisi dettagliata della storia e delle problematiche
delle istituzioni museali romane, mentre la seconda sarà destinata alla discussione
finale e alla stesura di un documento conclusivo.

Segreteria Organizzativa: Dipartimento di Studi Storico-Artistici, Archeologici e sulla Conservazione – Università degli Studi “Roma Tre”: Ester Oddo: ester86it@hotmail.it

Coordinamento Regionale – ICOM Lazio: Mariaclaudia Cristofano 347.5858259; Valeria Pica 349.3844383 – lazio@icom-italia.org

Immagine:Maerten van Heemskerck, La Platea Capitolina (1532-36). Berlino, Kupferstichkabinett

 Visions of Humanity in Cyberculture, Cyberspace and Science Fiction

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 23rd, 2009

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Visions of Humanity in Cyberculture, Cyberspace and Science Fiction

Sunday 11th July 2010 – Tuesday 13th July 2010
Mansfield College, Oxford, United Kingdom

Call for Papers
This inter-disciplinary and multi-disciplinary project aims to explore what it is to be human and the nature of human community in  cyberculture, cyberspace and science fiction. In particular, the project will explore the possibilities offered by these contexts for creative thinking about persons and the challenges posed to the nature and future  of national, international, and global communities.

Papers, short papers, and workshops are invited on issues related to any of the following themes;

* the relationship between cyberculture,cyberspace, science fiction
* cyberculture, cyberpunk and the near future: utopias vs. dystopias
* science fiction and cyberpunk as a medium for exploring the nature of persons
* humans and cyborgs; the synergy of humans and technology; changing views of the body
* human and post-human concepts in cyber arts and cinema
* bodies in cyberculture; from apes to androids – electronic evolution; biotechnical advances and the impact of life, death, and  social existence
* artificial intelligence and biomedia: self-organization as a cultural logic
* gender and cyberspace: new feminisms, new masculinities
* electronic persons, community and identity; cyberspace, cybercommunities, virtual worlds
* videogames and its impact on science fiction
* digital culture and interactive storytelling
* old messages, new medium: cyberspace and mass communication
* nature, enhancing nature, and artificial intelligence; artificial life, life and information systems, networked living
* human and post-human politics; cyborg citizenship and rights; influence of political technologies
* cyberpolitics, cyberdemocracy, cyberterror; old conflicts, new spaces: elections, protest and war in cyberspace
* the state and cyberspace: repression vs. resistance
* boundaries, frontiers and taboos in cyberculture
* religion and spirituality in cyberculture
* technology vs. the natural? cyberculture
and the green movement

The Steering Group welcomes the submission of pre-formed panel proposals. 300 word abstracts should be submitted by Friday 15th January  2010. If an abstract is accepted for the conference, a full draft paper should be submitted by Friday 28th May 2010.

300 word abstracts should be submitted simultaneously to both Organising Chairs; abstracts may be in Word, WordPerfect, or RTF
formats with the following information and in this order:
a) author(s), b) affiliation, c) email address, d) title of abstract, e) body of abstract.

Please use plain text (Times Roman 12) and abstain from using footnotes and any special formatting, characters or emphasis (such as bold,  italics or underline). We acknowledge receipt and answer to all paper proposals submitted. If you do not receive a reply from us in a week you  should assume we did not receive your proposal; it might be lost in cyberspace! We suggest, then, to look for an alternative electronic route or resend.

Joint Organising Chairs
Daniel Riha
Charles University
Prague, Czech Republic
E-mail: rihad@inter-disciplinary.net

Rob Fisher
Network Founder and Network Leader
Inter-Disciplinary.Net
Priory House, Freeland, Oxfordshire OX29 8HR
United Kingdom
E-mail: visions5@inter-disciplinary.net

For further details about the project please visit:
http://www.inter-disciplinary.net/critical-issues/cyber/visions-of-humanity/


 Non esistono piu’ le ricerche sul campo di un tempo

 Filed under: NUGAE — Alessandra Guigoni @ nov 21st, 2009

di Alessandra Guigoni

Se mai sono esistite… penso che certi vecchi resoconti, ora classici fossero astrazioni, esercizi, volutamente asettici, impersonali (non in tutti i casi, ovvio, a volte l’umanità e la soggettività faceva capolino), e che la vita fosse altrove, poi finalmente gli antropologi hanno tirato fuori dal cappello i conigli della soggettività, della scrittura, della riflessività, della ricerca multisituata e compagnia cantante…

Scrivo questo di getto, senza bibliografia di riferimento o parole scelte, ma solo con la forza delle mie esperienze e convinzioni.

Ormai mi capita sempre più sovente che i miei “informants” mi scrivano mail, che io legga la loro vita o meglio ciò che loro intenzionalmente o meno desiderino sia manifesto nei loro blog… ci sentiamo e vediamo via skype; ho le foto dei loro oggetti e della loro vita, loro hanno le mie foto mentre fotografo una casa o un certo pane, loro usano i miei scritti per una brochure di promozione del loro paese, io uso le loro parole per scrivere un articolo. Ogni tanto ci si incontra, sul campo o in un bar, quando vengono dalle mie parti. Se siamo lontani ci vediamo in chat. Ci mandiamo sms e mail, su facebook pubblico gli eventi che mi segnalano, loro pubblicizzano i miei saggi o commentano cio’ che scrivo su di un certo tema. Mi hanno filmato, fotografato, editato. Ed io di rimando (chi ha cominciato questo gioco non ricordo) loro.

Con i personal media e i social network la tenda dell’antropologo e’ diventata molto piu’ ampia, grande come il mondo, e a scrivere il diario ci sono proprio tutti sotto quella tenda, dal sindaco al parroco, dalla donna che ti accompagna a vedere il mulino al pastore che ti insegna cio’ che sa sul formaggio, forse quello che scrive meno di tutti e’ proprio l’etnografo [imperfetto].

Parlo per me, ovvio. Il mondo e’ troppo interessante per chiuderlo in un saggio, anche se con i saggi a volte si fa carriera, ma mica sempre, e sono il rito di passaggio di ogni aspirante bravo ricercatore.

Ascoltando i miei testimoni ho cambiato idea, mi sono ricreduta, ho riportato alla mente dei pezzi della mia vita, mi sono data spiegazioni, mi sono arrabbiata, ho fatto pace. Ho letto le cose e le persone in modo nuovo, ho imparato tanto soprattutto su temi che prima ritenevo poco importanti, e che poi sono diventati così stretti da diventare come amici, sempre in testa e nel cuore.

A volte si ha voglia di scrivere di ritorno dal campo per chiarirsi le idee e perche’ si ritiene che ciò che si e’ capito sia interessante, lo si vuole comunicare, si vuole condividere, discuterne, altre volte si affrontano certe cose per dovere accademico, per la famosa produttività e in nome del cursus honorum.

Sarebbe bello se l’università fosse ancora concepita come un luogo dove si fa ricerca e cultura e non come un’azienda in crisi, in cui risparmiare su chi conta meno e ha meno potere: studenti e naturalmente ricercatori a tempo determinato.

Mentre scrivo questo mi viene voglia di ritrovare le persone speciali che ho conosciuto qualche tempo fa, non vedo l’ora di raccontarmi e sentirle raccontare. Faccio con tanta fatica uno dei mestieri piu’ belli del mondo, un mestiere che non dà mai niente per scontato, che considera eccezionale e straordinario ciò che sembra banale e banale ciò che il senso comune considera eccezionale; e che vive grazie alla vicinanza con le persone.

Ricordo sempre tre semplicissime regole che mi disse una volta (mi pare fossimo a tavola, le lezioni arrivano sempre quando meno te le aspetti) un famoso antropologo statunitense: segui gli indigeni, fai come fanno gli indigeni, a volte gli indigeni han torto. Ho constatato l’utilità di queste tre regoline in tantissime occasioni, soprattutto per trovare la strada o mangiare bene in una città sconosciuta, ma anche nel trovare il bandolo della matassa in alcune situazioni etnografiche ingarbugliate.

Provare per credere e credere per provare, un po’ come si fa quando si arriva in un posto nuovo, tra sconosciuti, e ci si presenta.

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Barack Obama e la sua mamma, Ann Dunham, antropologa culturale specialista in economia e sviluppo rurale, morta nel 1995… forse non c’entra ma da tempo volevo mettere sul blog questa foto.

 Sul fronte del cibo. Corpo, controllo, soggettività

 Filed under: LIBRI PUBBLICATI — Alessandra Guigoni @ nov 20th, 2009

E’ uscito il nuovo numero della rivista Salute e società, curato dalle sociologhe Donatella Cavanna e Luisa Stagi, sul tema: Sul fronte del cibo. Corpo, controllo, soggettività.

In un mondo che produce sovrabbondanza, ma anche rischio alimentare, è possibile ristabilire un giusto rapporto con il cibo? Il volume tenta di rispondere a questa domanda secondo una prospettiva multidisciplinare che vede il contributo di sociologi, psicologi, psichiatri, antropologi ed esperti del settore.

Sul fronte del cibo si gioca una battaglia tra sé e mondo, tra natura e cultura; si combatte la lotta tra controllo e impulsività, tra salute e malattia. Sul fronte del cibo si posizionano confini, limiti e possibilità; in questo territorio trovano spazio molte strategie individuali compensative delle contraddizioni sistemiche, così come si canalizzano molte delle ansie che il macro sistema sta generando.
Il fronte del cibo è anche estrema difesa: in un mondo in cui non si riesce più a controllare nulla, in cui si è persa ogni certezza e possibilità di autodeterminazione è facile cadere nel tranello dell’iper controllo, così può accadere che attraverso la dieta si tenti di ristabilire quel potere che si sente di avere perso. A livello “micro” la restrizione alimentare, portata alle sue estreme conseguenze, può condurre all’anoressia. A livello “macro”, il consumo critico del cibo può dare l’impressione di essere in grado di riappropriarsi di una dimensione politica, intesa come esercizio critico e come controllo di qualità, che si sente di avere perduto. Il filo rosso è l’alimentazione come frontiera: dall’ortoressia, che diviene metafora della costruzione di strategie adattive al rischio, al binge eating disorder che produce una barriera sempre più ampia tra il Sé e il mondo.
In un mondo che produce sovrabbondanza ma anche rischio alimentare è possibile ristabilire un giusto rapporto con il cibo? Si è cercato di rispondere a questa domanda secondo una prospettiva multidisciplinare che vede il contributo di sociologi, psicologi, psichiatri, antropologi e esperti del settore.

L’indice dei contenuti:

Massimo Cuzzolaro, Editoriale
Donatella Cavanna, Luisa Stagi, Introduzione

Saggi
Luigi Frudà, Alimentazione, famiglia e stili di vita
Lorenzo Domaneschi, Se questo è cibo. Sociologia degli alimenti GM
Valentina Guiducci, Binge Eating Disorder e regolazione affettiva: cibo, emozioni, relazioni
Anna Maria Delogu, La trama della famiglia anoressica: reti di relazioni e di rappresentazioni

Confronti
Luisa Stagi, Il cibo tra salute e cultura

Esperienze
Roberto Ostuzzi, Gian Luigi Luxardi, Le metafore della bulimia
Cleto Corposanto, Possiamo parlare di danno sociale delle intolleranze alimentari? La celiachia nei racconti di vita quotidiana (con proposta interpretativa)
Carlo Chiorri, Proprietà psicometriche della versione italiana della Intuitive Eating Scale di Tylka (2006) in un campione non clinico

Prospettive internazionali
Tracy L. Tylka, Jennifer A. Wilcox, L’Intuitive Eating e la sintomatologia del disturbi alimentari sono due face dello stesso costrutto?

Commenti
Carlo Chiorri, Il bicchiere non è solo mezzo vuoto
Antonella Arata, Implicazioni terapeutiche del concetto di intuitive eating: la lunga via della guarigione dalla alimentazione meccanica a quella naturale

Note
Alessandra Guigoni, Interventi. Note sul “gusto” e sulle tendenze del foodscape occidentale.

Per informazioni, prenotazioni, acquisti:

http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?ID=17707&Tipo=Libro&titolo=Sul+fronte+del+cibo.+Corpo%2C+controllo%2C+soggettivita