<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>etnografia.it &#187; biodiversità</title>
	<atom:link href="http://www.etnografia.it/tag/biodiversita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.etnografia.it</link>
	<description>Blog di alessandra guigoni</description>
	<lastBuildDate>Sun, 06 Nov 2011 14:51:28 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>Al contadino non far sapere&#8230;</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2011/08/08/al-contadino-non-far-sapere/</link>
		<comments>http://www.etnografia.it/2011/08/08/al-contadino-non-far-sapere/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 16:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>
		<category><![CDATA[anguria]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Borsa]]></category>
		<category><![CDATA[contadini]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[gonnosfanadiga]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[saperi locali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etnografia.it/?p=989</guid>
		<description><![CDATA[Al contadino sardo non far sapere&#8230; Quanto è buono il cacio con le pere.  Nella foto un bell&#8217;albero di pere camusine. Chissà perchè i contadini dappertutto sono sempre stati tacciati dei peggiori misfatti&#8230; di essere oscurantisti, amanti delle tradizioni senza motivo, dei retroguardisti irrazionali&#8230;  tutte falsità ovviamente&#8230; se non avessero da sempre coniugato tradizione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/08/pera_camusina.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-990" title="pera_camusina" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/08/pera_camusina-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" /></a></p>
<p>Al contadino sardo non far sapere&#8230;</p>
<p>Quanto è buono il cacio con le pere.  Nella foto un bell&#8217;albero di pere camusine. Chissà perchè i contadini dappertutto sono sempre stati tacciati dei peggiori misfatti&#8230; di essere oscurantisti, amanti delle tradizioni senza motivo, dei retroguardisti irrazionali&#8230;  tutte falsità ovviamente&#8230; se non avessero da sempre coniugato tradizione e innovazione non saremmo arrivati alla cospicua cifra di sei miliardi di persone. Hanno sempre pazientemente coltivato, allevato, pescato, riprodotto semi e animali, migliorandoli geneticamente con metodi naturali, accettato le novità alimentari (dal mondo arabo, dalle Americhe e via discorrendo) e dopo averle testate prudentemente le hanno fatte proprie. Ed erano sottomessi da Chiesa e Stato, analfabeti, affamati, pensa se fossero stati liberi e capaci di leggere, scrivere, e senza la fame in corpo&#8230;</p>
<p>Che di quei sei miliardi di cui sopra 2 siano ipernutriti e 2 sottonutriti e/o malnutriti non dipende dai contadini (o dai pastori o dai pescatori) ma da quelli che stanno nelle stanze dei bottoni, e giocano a risiko con la Terra, i semi e il cibo; quelli che giocano con l&#8217;immaginario collettivo, riducendoci a pedine di colossi alimentari che dettano le regole dell&#8217;estetica, dell&#8217;etica, della vita stessa delle creature viventi.</p>
<p>Quando poi i produttori del cibo sono stati convinti con incentivi statali, regionali e anche comunitari,  a smetterla con i loro saperi locali e i loro prodotti locali nel giro di pochi decenni si sono ritrovati o a coltivare mais nelle pianure infuocate del sud Italian o marginali rispetto ai flussi di merci e di denaro del Mercato. Con le conseguenze di questi giorni: l&#8217;uomo piu&#8217; ricco del mondo (un messicano)  perde 2 milardi al giorno, 700.000 bambini nel Corno d&#8217;Africa muoiono di fame, la Borsa e&#8217; isterica piu&#8217; che mai.</p>
<p>Quella Borsa di quel Mercato che e&#8217; in crisi e vorrebbe mettere in crisi anche noi.</p>
<p>L&#8217;altro ieri ero a Gonnosfanadiga, dove per colpa delle industrie sementiere una piccola parte del raccolto delle angurie sta andando male. Solo in parte, per fortuna ho visto campi di angurie magnifiche, ma che disdetta per il raccolto perso.</p>
<p>Per fortuna ci sono dei contadini che hanno ancora il seme dell&#8217;anguria di Gonnos, anzi i semi, perchè le qualità coltivate erano ovviamente più di una. Perchè i contadini, intelligentemente, sapevano che puntare su di un solo prodotto è sbagliato, che è come giocare alla roulette, e che la multifunzionalità (un tempo si chiamava &#8220;arrangiarsi, fare un po&#8221; di tutto, ingegnarsi&#8221;) è uno dei modi per tirare avanti.</p>
<p>Le angurie a Gonnos sono un prodotto alimentare identitario, sono al centro di preoccupazioni, di cure, sono l&#8217;orgoglio degli orti, sono un frutto che d&#8217;estate viene donato in occasione delle feste, anzi la fetta d&#8217;anguria e&#8217; simbolo di festa, viene donata per sdebitarsi, per riconoscenza, per allegria.</p>
<p>I coltivatori d&#8217;angurie epici, i bisnonni e i nonni di&#8230; si ricordano nei racconti di paese, ci sono mille aneddoti, modi di dire persino. E un bravo coltivatore di angurie è ancora adesso una persona stimata da tutti, perchè coltivarle non è semplice, crescerle neppure, nè sapere quando è il momento giusto di raccoglierle.</p>
<p>Già nel Settecento la sìndria (anguria in sardo, dal catalano) è citata in diversi trattati sardi, e nell&#8217;Ottocento insieme alla carapigna era il sollievo del popolo nelle calde domeniche estive, ce lo racconta Francesco D&#8217;Austria Este, capitato in Sardegna col proposito di sgraffigrare il trono al Re, approfittando della bufera napoleonica sui regnati europei. Il colpaccio non gli riuscì pero&#8217; abbiamo avuto da lui una intensa descrizione di usi e costumi, compresi quelli riferiti al consumo di meloni e angurie.</p>
<p>Parafrasando Shakespeare: ci sono più emozioni, saperi, ricordi, cultura, storie e storia in un&#8217;anguria di Gonnos, oh Orazio, di quanta ne sogni la tua filosofia.</p>
<p>Una volta le angurie si mangiavano anche col pane, erano un companatico, e i bambini andavano volentieri a schiena china nei campi ad aiutare a raccoglierle per potersi sfamare. Ora quei bambini, diventati anziani, ci ripensano ridendo, ma allora quanta fatica e quanta fame; per tagliarle bene le angurie ci vuole un&#8217;arte (oltre che un buon coltello) e la parte centrale della fetta si chiama<em> su sennori</em>. Perchè è la migliore: la piu&#8217; zuccherina, la meno acquosa, la più fragrante.</p>
<p>Però oggi l&#8217;anguria e&#8217; un prodotto democratico, popolare, a buon mercato e <em>su sennori</em> lo possono mettere tutti sotto i denti.</p>
<p>Una volta il grido &#8220;sìndria &#8216;e Gonnos&#8221; risuonava nei mercati di tutta l&#8217;Isola, l&#8217;anguria gonnese era ritenuta ottima perche&#8217; zuccherina, saporita, e ciò è senz&#8217;altro dovuto alla buona acqua di Gonnos, che ancora adesso rende speciale l&#8217;anguria.</p>
<p>Allora non facciamo sapere a quelli che comprano angurie &#8211; insipide, acquose e molli per pochi centesimi nei discount e se ne vantano-  quanto è buona l&#8217;anguria gonnese.</p>
<p><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/08/sindria1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-991" title="sindria1" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/08/sindria1.jpg" alt="" width="336" height="448" /></a></p>
<p>6 agosto 2011 &#8211; L&#8217;anguria di Gonnos tra le mie braccia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etnografia.it/2011/08/08/al-contadino-non-far-sapere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;the best of&#8221; da Videolina mattina</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2011/05/08/the-best-of-da-videolina-mattina/</link>
		<comments>http://www.etnografia.it/2011/05/08/the-best-of-da-videolina-mattina/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 May 2011 15:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>
		<category><![CDATA[alessandra guigoni]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[etnologia]]></category>
		<category><![CDATA[guigoni]]></category>
		<category><![CDATA[piante americane]]></category>
		<category><![CDATA[pratica sociale]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[storia dell'alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[videolina mattina]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etnografia.it/?p=953</guid>
		<description><![CDATA[Su cortese richiesta di amici e colleghi inserisco i collegamenti ad alcune interviste e/o brevi interventi che ho fatto alla trasmissione TV Videolina  mattina, condotta da Mara Chessa e Paolo Fasanari,  su temi di varia attualità, dal galateo alle pratiche di svezzamento, dalla storia delle piante americane in Italia alla biodiversità, sino al mondo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su cortese richiesta di amici e colleghi inserisco i collegamenti ad alcune<strong> interviste</strong> <strong>e/o</strong> <strong>brevi interventi</strong> che ho fatto alla trasmissione TV <strong>Videolina  mattina</strong>, condotta da Mara Chessa e Paolo Fasanari,  su temi di varia attualità, dal galateo alle pratiche di svezzamento, dalla storia delle piante americane in Italia alla biodiversità, sino al mondo del vino, nell&#8217;ottica dell&#8217;antropologia e storia dell&#8217;alimentazione.</p>
<p><strong>1.  Antropologia storica e sociale sull’alimentazione “all’italiana” </strong> in Videolina mattina<strong> </strong>- 26/11/2010</p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO: </strong><a href="http://tinyurl.com/6kcqo8s" target="_blank"><strong>http://tinyurl.com/6kcqo8s</strong></a></p>
<p><strong>2. Le origini del Galateo </strong>in Videolina mattina<strong> </strong>- 04/03/201<strong><strong>1</strong><br />
</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO: </strong><a href="http://tinyurl.com/63bfx8f" target="_blank"><strong>http://tinyurl.com/63bfx8f</strong></a></p>
<p><strong>3.Riflessioni sulla biodiversità coltivata<strong> </strong> </strong>in Videolina mattina &#8211; 10/01/2011</p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO: </strong><a href="http://tinyurl.com/674d86e" target="_blank"><strong>http://tinyurl.com/674d86e</strong></a></p>
<p><strong>4. Storia e cultura del vino in Sardegna<strong> </strong></strong>a Videolina mattina con Giovanni Melis e Mariano Cannas; presi dai discorsi sul maiale si è parlato forse poco di vino ma di cultura enogastronomica sì. Il video contiene uno dei mie famosi lapsus  <strong><strong> <img src='http://www.etnografia.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </strong> <strong> </strong></strong>21/02/2011</p>
<p><strong> </strong><a href="http://tinyurl.com/6ape63q" target="_blank"><strong> </strong></a><strong>INDIRIZZO VIDEO:</strong><strong><a href="http://tinyurl.com/6ape63q" target="_blank"> http://tinyurl.com/6ape63q</a> </strong></p>
<p><strong>5. L&#8217;olfatto e i  sensi coinvolti nella degustazione </strong>a Videolina mattina con Enzo Biondo (ONAV &#8211; Cagliari) &#8211; Videolina mattina 10/12/2010</p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO: </strong><a href="http://tinyurl.com/6cehqjs" target="_blank"><strong>http://tinyurl.com/6cehqjs</strong></a></p>
<p><strong>6.  Che cos&#8217;è l&#8217;antropologia del cibo o alimentare </strong>Videolina mattina &#8211; 27/09/2010</p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO:</strong><a href="http://tinyurl.com/635onm7" target="_blank"><strong> </strong><strong>http://tinyurl.com/635onm7</strong></a></p>
<p>7.  <strong>Lo svezzamento differenze tra ieri e oggi.</strong> Videolina mattina &#8211; 11/11/2010</p>
<p><strong>INDIRIZZO VIDEO: </strong><a href="http://tinyurl.com/43oo2wy" target="_blank"><strong>http://tinyurl.com/43oo2wy</strong></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etnografia.it/2011/05/08/the-best-of-da-videolina-mattina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Primavera in giardino 2011 a Milis</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2011/03/14/primavera-in-giardino-2011-a-milis/</link>
		<comments>http://www.etnografia.it/2011/03/14/primavera-in-giardino-2011-a-milis/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 06:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>
		<category><![CDATA[agrumi]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[milis]]></category>
		<category><![CDATA[piante]]></category>
		<category><![CDATA[primavera]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etnografia.it/?p=917</guid>
		<description><![CDATA[Milis, in provincia di Oristano, per me significa innanzitutto descrizioni dei suoi frutteti, dei celebri e celebrati aranceti. Passi letti durante le ricerche, oggi apprezzati appieno girando per i frutteti storici e le vie del paese. Oggi in occasione di &#8220;Primavera in Giardino&#8221; a Villa Pernis c&#8217;era un&#8217;enorme esplosione di fiori, profumi, verde e naturalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Milis,</strong> in provincia di Oristano, per me significa innanzitutto descrizioni dei suoi frutteti, dei celebri e celebrati aranceti. Passi letti durante le ricerche, oggi apprezzati appieno girando per i frutteti storici e le vie del paese.</p>
<p>Oggi in occasione di &#8220;Primavera in Giardino&#8221; a Villa Pernis c&#8217;era un&#8217;enorme esplosione di fiori, profumi, verde e naturalmente di aranciati agrumi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-919" title="Copia di aranceti_milis1" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/03/Copia-di-aranceti_milis11.JPG" alt="Copia di aranceti_milis1" width="600" height="800" /></p>
<p>Vittorio Angius annotò cosi nella prima meta&#8217; dell&#8217;Ottocento:</p>
<p>&#8220;Le specie del genere <span>cedro </span>coltivate in <strong>Milis</strong> sono le seguenti: nella specie <span>citrus medica </span>vi è il cedro volgare che i sardi dicono <span>cidru</span>, il mostruoso che appellano <span>spompia</span>, il limonifoglio che dicono <span>cidru piticcu</span>, e poi altre specie che indistintamente significano col nome specifico di <span>cedrau</span>. Nella specie <span>citrus limonum </span>vi è il volgare, <span>limoni-naturali</span>, il nitido <span>limoni-fini</span>, il dolce <span>limoni-dulci</span>, il periforme <span>perottu</span>, il cedrato <span>limoni de santu Gironi</span>, il cedro di paradiso <span>lima</span>, il bergamio <span>bergamotta</span>. Nella specie <span>citrus bigaradia </span>vi è il volgare <span>arangiu agru</span>, il chinese <span>chinottu</span>. Nel cedro arancio vi è il volgare <span>arangiu</span>, <span>portugali</span>, <span>arangiu de croju grussu</span>, il chinese <span>arangiu de croju suttili</span>, il sanguigno <span>arangiu sanguignu</span>. È preferito agli altri quello che i milesi dicono <span>arangiu de pisu</span>, perchè da alberi provenuti per seme.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-923" title="img655dv1" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/03/img655dv1.jpg" alt="img655dv1" width="543" height="700" /></p>
<p>&#8220;<em>Venditore di arance di Milis&#8221;.<span style="color: midnightblue;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica;"> </span></span></span>Litografia ottocentesca a colori disegnata da A.Pittaluga ed eseguita Vitasse-Paris.</em></p>
<p><em>Fonte dell&#8217;immagine:  http://www.gentedisardegna.it/topic.asp?TOPIC_ID=7111</em><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica;"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica; color: midnightblue; font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica; color: midnightblue; font-size: x-small;"><span id="msg"> </span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica;"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica; color: midnightblue; font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica; color: midnightblue; font-size: x-small;"><span id="msg"> </span></span></span></span></p>
<p>Angius continua: &#8220;La quantità degli alberi produttivi in quella estensione di miglia 3 o di metri 5550 in circa, contro la larghezza media di metri 420, si può computare prossimamente al vero di individui 300 mila poco più, senza porre in calcolo le piante giovanissime che sono affollate in piccoli spazi, che poi si sterpano e si danno al commercio.</p>
<p><img src="file:///C:/DOCUME%7E1/ALESSA%7E1/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-1.png" alt="" /></p>
<p>La produzione fa stupire i forestieri, massime quando or qua or là frequentemente vengono sotto certi alberi che hanno maturato tanti frutti da poter ciascuno singolarmente caricare un carro, o empire una <span>cerda</span>, come dicono i milesi un gran sacco di stuoja di canna (<span>cadinu</span>), che ne cape non meno di 4000&#8243;.</p>
<p>In questo stralcio di citazione stupisce <strong>l&#8217;estensione dei frutteti</strong>, Angius parla di milioni di frutti in un passo successivo, ma anche la ricchezza della <strong>biodiversità coltivata</strong>, oggi in parte purtroppo andata perduta.</p>
<p>Resiste ad esempio nell&#8217;areale di Siniscola <strong>sa pompìa</strong>, ecotipo locale sino all&#8217;Ottocento diffusa in diverse parti dell&#8217;Isola, stando alle fonti storiche, resistono anche nelle zone di Muravera e dintorni alcuni cultivar locali di agrumi, resistono qui, aggrappate ad una tradizione agronomica imponente che tuttavia la globalizzazione agroalimentare sta rendendo asfittica.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-921" title="Copia di arance_milis" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/03/Copia-di-arance_milis1.JPG" alt="Copia di arance_milis" width="600" height="800" /></p>
<p>Ho trovato particolarmente interessante lo stand di un&#8217;azienda siciliana che produce e vende frutti tropicali e varietà storiche di agrumi, la foto che ho scattato non rende giustizia alla bellezza intrigante  dello stand (a mia difesa: pioveva e tirava vento, chi ha avuto il privilegio di esserci lo sa).</p>
<p>Immaginando di porre in <strong>mostra</strong> su un simbolico tavolo tutta la<strong> biodiversità coltivata</strong> ancora esistente in Sardegna di ortaggi e frutta, anche un solo esemplare per prodotto, ci vorrebbe un tavolo lungo <strong>decine di metri</strong>.</p>
<p>E questa ricchezza ovviamente  e&#8217; un bene, vuol dire che c&#8217;e&#8217; ancora tanto da valorizzare, da scambiare, semi per il futuro, ma anche un male, perche&#8217; questa biodiversità e&#8217; a rischio biopirateria, oltre che erosione genetica, va protetta da frodi, piraterie ed espropriazioni.</p>
<p>Confido, come tanti altri appassionati e studiosi del patrimonio agroalimentare sardo, che si vada avanti con l&#8217;iter per approvare al più presto la legge regionale sulla biodiversità (Proposta di Legge n. 174, Tutela, conservazione valorizzazione dell&#8217;agrobiodiversità della Sardegna), con la creazione dei repertori regionali, il registro regionale delle varietà da conservazione, le Reti formate da tutti gli interessati, dagli agricoltori custodi alle comunità del cibo, agli addetti alla futura banca regionale del germoplasma e via discorrendo.</p>
<p>Ad maiora dunque.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-922" title="azienda_siciliana_agrumi" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2011/03/azienda_siciliana_agrumi.JPG" alt="azienda_siciliana_agrumi" width="800" height="600" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etnografia.it/2011/03/14/primavera-in-giardino-2011-a-milis/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>biodiversità coltivata</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2009/07/02/biodiversita-coltivata/</link>
		<comments>http://www.etnografia.it/2009/07/02/biodiversita-coltivata/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 18:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[contadini]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[orto]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etnografia.it/?p=177</guid>
		<description><![CDATA[di Alessandra Guigoni, tratto da Antropologia del mangiare e del bere, Pavia, ALTRAVISTA, 2009. PER FARE TUTTO CI VUOLE UN FIORE: RIFLESSIONI SULLA BIODIVERSITÀ COLTIVATA PREMESSA L’emozione, la memoria sono temi legati a doppio filo al cibo. Il mio interesse per la biodiversità coltivata è un fatto emozionale, oltre che un interesse da studioso. Nasce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Alessandra Guigoni, tratto da <strong>Antropologia del mangiare e del bere</strong>, Pavia, ALTRAVISTA, 2009.</p>
<p>PER FARE TUTTO CI VUOLE UN FIORE: RIFLESSIONI SULLA BIODIVERSITÀ COLTIVATA</p>
<p style="text-align: justify;">PREMESSA<br />
L’emozione, la memoria sono temi legati a doppio filo al cibo. Il mio interesse per la biodiversità coltivata è un fatto emozionale, oltre che un interesse da studioso. Nasce dal ricordo dello sciroppo di rosa che preparava mia nonna, un sapore inesprimibile, dall’orto in campagna che innaffiavo ogni sera da bambina, sino a che arrivavano le prime lucciole, dal divertimento di bagnare pomodori, fagiolini, fiori di patata, basilico, immergermi nell’odore dell’erba bagnata, in tutte le sue tonalità, da quelle rosse pungenti delle foglie di pomodoro a quelle dolci e aromatiche del basilico di Prà. Nasce dall’aver visto la creazione del burro sbattendo a lungo il latte appena munto da parte di una contadina che ci affittava casa a S.Bartolomeo di Vallecalda.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel burro, quello sciroppo, gli effluvi dell’orto di famiglia, sono le mie madeleines.<br />
Dopo tanti anni compiendo una ricerca sul terreno, ecco che un orto di un anziano contadino mi riporta alla mente tutto ciò che sapevo, ma che avevo dimenticato, su me stessa e sul mio interesse per la campagna e per i contadini che, bambina di città, osservavo per ore mentre lavoravano nei campi o nelle stalle, durante i mesi di villeggiatura estiva, quando con le nonne da “bambina da appartamento” diventavo “bambina campagnola”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo, sono passati quasi sei anni, quando un anziano contadino di Gavoi, Salvatore, mi portò nel suo orto, piccolo, per l’autoconsumo, mostrandomi poi a casa i fagioli <em>trighine</em> che conservava di anno in anno. Ne conservo ancora uno a casa. Sapevo, prima di accedere all’orto di Salvatore, novantenne che vive solo e che è la memoria storica e culturale di Gavoi, che il cibo non è mai un argomento neutro, ma ogni scelta alimentare è un fatto sociale, culturale, legato all’identità, all&#8217;etnicità anche, di un certo gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò smettere di coltivare un certo tipo di grano o di allevare un certo tipo di capra, o continuare a farlo o desiderare di farlo, o ricominciare a farlo, è una scelta non solo economica, ma anche politica, in senso ampio, che incide profondamente sulla cultura tutta del gruppo di riferimento e non solo.<br />
L’orto di quel contadino era piccolo, circondato da alti muri di pietre e con una pesante porta di legno. Sembrava il passaggio, la soglia ad un altro mondo, e infatti lo era.</p>
<p><strong>Tratto da <em>Antropologia del mangiare e del bere.</em></strong></p>
<div id="attachment_178" class="wp-caption aligncenter" style="width: 231px"><img class="size-medium wp-image-178" title="sost_fa_gavoi" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2009/07/sost_fa_gavoi-221x300.jpg" alt="un particolare dell'orto di Salvatore, il sostegno dei fagioli" width="221" height="300" /><p class="wp-caption-text">un particolare dell&#39;orto di Salvatore, il sostegno dei fagioli</p></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etnografia.it/2009/07/02/biodiversita-coltivata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Antropologia del mangiare e del bere</title>
		<link>http://www.etnografia.it/2009/06/29/antropologia-del-mangiare-e-del-bere/</link>
		<comments>http://www.etnografia.it/2009/06/29/antropologia-del-mangiare-e-del-bere/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 18:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[LIBRI PUBBLICATI]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[bere]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[mangiare]]></category>
		<category><![CDATA[medium]]></category>
		<category><![CDATA[storia dell'alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[svezzamento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.etnografia.it/?p=15</guid>
		<description><![CDATA[La complessità dell’attuale paesaggio del cibo nel mondo occidentale è ciò che emerge attraverso la presentazione di alcune riflessioni teoriche insieme ai risultati di ricerche empiriche. Il percorso tocca molti temi: le caratteristiche dell’alimentazione quale medium socio-culturale, gli aspetti storici ed etnografici dello svezzamento degli infanti, la storia antropologica della cucina italiana, con particolare rilievo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La complessità dell’attuale <em>paesaggio del cibo</em> nel mondo occidentale è ciò che emerge attraverso la presentazione di alcune riflessioni teoriche insieme ai risultati di ricerche empiriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso tocca molti temi: le caratteristiche dell’alimentazione quale <em>medium</em> socio-culturale, gli aspetti storici ed etnografici dello svezzamento degli infanti, la storia antropologica della cucina italiana, con particolare rilievo ai risultati delle dinamiche del cosiddetto scambio colombiano, la fenomenologia della degustazione enologica e gli aspetti culturali del mondo del vino, la biodiversità e l’erosione genetica delle varietà coltivate, l’alimentazione odierna tra i poli del “locale” e del “globale”, con speciale riguardo al fenomeno della globalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Appare evidente che il cibo è cultura, è storia, è geografia, e che al di là delle mere logiche nutrizionali tutti noi utilizziamo il cibo per motivi sociali, culturali e simbolici complessi, profondi, radicati nelle civiltà si può dire da sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.edizionialtravista.com/products_new.php"><img class="alignnone size-full wp-image-18" title="libro guigoni" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2009/06/guigoni1.gif" alt="libro guigoni" width="200" height="303" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.etnografia.it/2009/06/29/antropologia-del-mangiare-e-del-bere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

