Odi et Amo di Twitter

 Archiviato in: NUGAE — Alessandra Guigoni @ dic 28th, 2009
odi et amo

Cinque cose che detesto di Twitter.

1. Chi protegge i propri tweets… da cosa, da chi?

2. Chi non ti segue neppure se gli interessi perche’ vuole avere piu’ followers che following nel suo profilo.

3. Chi usa escamotage per superare i 140 caratteri imposti per scrivere di piu’, di piu’, di piu’… infilando immagini, video, musiche e quanto altro… ogni gioco ha le sue regole e secondo me vanno rispettate… allora perche’ non usare la tradizionale mail, il profilaccico su facebook o il proprio blog/sito per comporre le proprie  iliadi?

4. Chi ti chiede – quando provi a seguirlo- tramite un servizio cinese la validazione, tu impieghi 5 minuti a compilare il form e quando dai invio ti da’ messaggio di errore. Mi rivolgo a te oh amico che non sarai mai tale: fai prima a dire a chiare lettere che non vuoi che ti seguano, ecco, o che bisogna essere iniziati ad una religione misterica per poterti seguire, così non perdiamo tempo.

5. Chi non ti risponde mai, mai mai, non solo i vip che magari hanno migliaia di followers da tenere a bada (e comunque a scrivere grazie o a fare un emoticon ci si impiegano pochi secondi, no?)  ma anche chi di followers ne ha 20.

(# 5 dedicato a Nostromo Maurizio Drake con cui ne ho discusso da poco)

Cinque cose che amo di Twitter

1. I 140 caratteri. Li imporrei anche ai nostri parlamentari, e ai nostri magnifici conduttori di TG. Meno chiacchiere piu’ informazioni ai cittadini.

2. I termini following/followers… in un mondo in cui spesso, troppo spesso si fa il cammino della vita da soli o sentendosi soli preferisco avere chi mi segue e chi seguire che tanti cosiddetti amici (vedasi friendfeed o facebook, che utilizzano la stessa metafora)… meglio un compagno di viaggio che un amicone che poi magari non e’.

(Si veda anche l’interessante articolo della Rodotà sul Corriere del 27 dicembre a proposito dell’amicizia su facebook).

3. Tutti i gadgets di Twitter per inserire musica, video, immagini, piu’ parole… Perche’ le regole vanno seguite, ma sono anche fatte per essere eluse, quando se ne sente la necessita’ ;)

4. Il rituitto (retwitter)… così la circolarità dell’informazione, che secondo me alla lunga e’ tediosa e anche pericolosa, permette l’incursione di sconosciuti nel nostro orizzonte di conoscenze ossia nella nostra home page. Si premiano le frasi migliori, piu’ incisive, istrioniche,  divertenti, e le notizie piu’ originali e meglio scritte…

5. Il logo dell’uccellino. Perche’ cinguettare e’ una pratica leggiadra, amabile, divertente. Mi viene in mente ciò che diceva il grandissimo Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane a proposito della Leggerezza:

“Oggi ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime: come i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall’inizio dei tempi… Poi, l’informatica. E’ vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi. La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso”. (Fonte: http://tecalibri.altervista.org/C/CALVINO_lezioni.htm)

P.s. attenzione alla Twitterhea, prima o poi ci cascano tutti: i sintomi sono scrivere troppo, parliamo di decine di tweet al giorno, troppo velocemente, inserendo troppi destinatari (preceduti da @) rispondendo metodicamente a tutti e a tutte le battute. La cura non sono i fermenti lattici ma una salutare pausa dal mondo di twitter… con una passeggiata, un caffe’ con un amico, una telefonata alla vecchia zia magari.

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Fonte dell’immagine: http://www.twittervocab.com/About_Us.html
La fonte della immagine/scritta è: http://vcchs.co.uk/latin/Year2011/catmart/odietamo.html

 etnografia del “popolo dell’autostrada”

 Archiviato in: ARTICOLI PUBBLICATI — Alessandra Guigoni @ ago 8th, 2009

di Alessandra Guigoni

I giornalisti (non tutti) a volte sono troppo forti. Dopo aver inventato l’espressione/etichetta qualunquista e strapaesana vu cumprà, che ha furoreggiato per anni sui quotidiani, ecco che da qualche anno, ogni estate, puntualmente compaiono i titoloni tormentone de il popolo della notte (quelli che vanno in Discoteca), e udite udite il popolo dell’autostrada.

Su questi due pilastri si reggono gli articoli del fine settimana dei maggiori quotidiani cartacei ed elettronici. In particolare si sprecano i consigli e i servizi televisivi su come fare partenze intelligenti e su come sostentarsi in viaggio: in una parola cibo e bevande, evitando colpi di calore, disidratazione e malnutrizione, come se si dovesser compiere un’attraversata eroica nel Deserto del Sahara insomma.

Come se la pratica di compiere un tragitto in automobile per alcune centinaia di kilometri ogni estate per andare in vacanza (ossia in ferie, che è l’assenza accordata dal datore di lavoro al  dipendente  non per motivi di salute ma di diletto) bastasse a etnicizzare una massa di persone che spesso in comune tra loro hanno davvero poco: chi va in montagna, chi al mare, chi torna a casa, molto spesso da nord a sud o da est a ovest del bel paese; chi viaggia leggero e chi pesante, chi da solo e chi in famiglia, chi in Volvo e simili e chi ripiega su di una utilitaria.

Ma tant’e'… Il popolo dell’autostrada sceglie le ferie in massa sempre agli inizi di Agosto, e viene regolarmente redarguito dai principali mass media italiani. Addirittura col bollino nero, che  anche visivamente mette tristezza e induce nei più scaramantici ad una serie di opportune e apotropaiche pratiche anti iattura…E ritorna sempre il 16 agosto o giù di lì, quando sulle autostrade si formano gorghi gorgonici, quando i computer degli aeroporti vanno in tilt, quando le ferrovie traballano…

vacanze

Del resto se l’Industria o ciò che ne rimane chiude ad agosto… l’Operaio ad agosto va in ferie, che altro deve fare?

E così oggi sul Corriere.it veniamo a scoprire una serie di utili informazioni che certo allieteranno chi legge: il libro più acquistato in quei paradisi di sciocchezzai che sono gli autogrill (e luoghi simili) sono Scusa ma ti voglio sposare di Moccia, insomma trionfa il soap opera style of life, ma dopo Camilleri e Faletti, già cult, al sesto posto troviamo Smettere di Fumare e Avvocato di me stesso, due titoli che ci raccontano di quanto nervosismo ci sia nel popolo dell’autostrada… Nei CD trionfa Michael Jackson, come era comprensibile, e a seguire i Successi dell’estate, compilation sempre diverse sempre uguali che il popolo dell’autostrada immagino spararsi in vena nelle lunghe code o nelle brevi soste nelle apposite aree attrezzate… insieme alla Pausini e al Liga.

Veniamo al cibo: il caffe’ è l’articolo più venduto negli autogrill. E ora chi lo racconta al popolo dell’autostrada che il caffe’, il rito del caffe’ intendo, non e’ di origine italiana bensì arabo?  Dal Vicino Oriente tramite la Turchia giunse in Europa nel corso del XVII secolo dove si spartì col the indiano il vecchio continente: chi beve the, come gli Inglesi, chi beve caffe’, come noi. Già mi immagino qualche purista dell’italica cultura gastronomica cercare una bevanda autoctona da sostituire all’esotico caffe’, magari dell’idromele, purche’ bevuto in rudi tazze di legno.

Veniamo ai panini: trionfano il Rustichella, e poi noblesse oblige il Camogli e il Capri, mai che un panino si chiami Quarto Oggiaro o Sesto Fiorentino, mentre tra le pizze al trancio ci sono al top la Margherita, la Superdiavola e la Provolina verdure. Presumo che la Superdiavola sia molto piccante, spesso nomina sunt consequentia rerum, anche se non sempre, e i commercianti tendono a semplificare esemplificando in modo da non doversi dilungare nelle spiegazioni al popolo dell’autostrada.

Anche sulla pizza ci sarebbe da ragionare, è un prodotto assolutamente geniale, frutto dell’incontro tra l’antica e mediterranea pita con l’americanissimo pomodoro e la squisita mozzarella a dimostrazione che la mescolanza è creatività. Un prodotto moderno però, un piatto codificato e pienamente incorporato nella cultura gastronomica italiana nell’Ottocento, a partire da Napoli.

Le aree di servizio dove ci si ferma di più a mangiare sono Sasso Marconi, Anagni e Fiorenzuola: quasi come cattedrali per il cosiddetto popolo dell’autostrada, stazioni di servizio oggetto di culto popolare, dove rifocillarsi ma anche dove andare appositamente per ritrovarsi e riscoprirsi “popolo”, collettività, anche se non ci sono i mondiali di calcio. Meglio di niente.

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