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	<title>etnografia.it &#187; classifica</title>
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	<description>Blog di alessandra guigoni</description>
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		<title>Odi et Amo di Twitter</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 08:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>
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		<description><![CDATA[Cinque cose che detesto di Twitter. 1. Chi protegge i propri tweets&#8230; da cosa, da chi? 2. Chi non ti segue neppure se gli interessi perche&#8217; vuole avere piu&#8217; followers che following nel suo profilo. 3. Chi usa escamotage per superare i 140 caratteri imposti per scrivere di piu&#8217;, di piu&#8217;, di piu&#8217;&#8230; infilando immagini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address style="text-align: left;"><a href="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2009/12/odi-et-amo1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-572" title="odi et amo" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2009/12/odi-et-amo1-300x185.png" alt="odi et amo" width="461" height="284" /></a></address>
<p><strong>Cinque cose che detesto di Twitter.</strong></p>
<p>1. Chi <strong>protegge</strong> i propri tweets&#8230; da cosa, da chi?</p>
<p>2. Chi <strong>non ti segue</strong> neppure se gli interessi perche&#8217; vuole avere piu&#8217; followers che following nel suo profilo.</p>
<p>3. Chi usa <strong>escamotage per superare i 140 caratteri</strong> imposti per scrivere di piu&#8217;, di piu&#8217;, di piu&#8217;&#8230; infilando immagini, video, musiche e quanto altro&#8230; ogni gioco ha le sue regole e secondo me vanno rispettate&#8230; allora perche&#8217; non usare la tradizionale mail, il profilaccico su facebook o il proprio blog/sito per comporre le proprie  iliadi?</p>
<p>4. Chi ti chiede &#8211; quando provi a seguirlo- tramite un servizio cinese la <strong>validazione</strong>, tu impieghi 5 minuti a compilare il form e quando dai invio ti da&#8217; messaggio di errore. Mi rivolgo a te oh amico che non sarai mai tale: fai prima a dire a chiare lettere che non vuoi che ti seguano, ecco, o che bisogna essere iniziati ad una religione misterica per poterti seguire, così non perdiamo tempo.</p>
<p>5. Chi <strong>non ti risponde mai</strong>, mai mai, non solo i vip che magari hanno migliaia di followers da tenere a bada (e comunque a scrivere grazie o a fare un emoticon ci si impiegano pochi secondi, no?)  ma anche chi di followers ne ha 20.</p>
<p>(# 5 dedicato a Nostromo Maurizio Drake con cui ne ho discusso da poco)</p>
<p><strong>Cinque cose che amo di Twitter</strong></p>
<p>1. I <strong>140 caratteri</strong>. Li imporrei anche ai nostri parlamentari, e ai nostri magnifici conduttori di TG. Meno chiacchiere piu&#8217; informazioni ai cittadini.</p>
<p>2. I termini <strong>following/followers</strong>&#8230; in un mondo in cui spesso, troppo spesso si fa il cammino della vita da soli o sentendosi soli preferisco avere chi mi segue e chi seguire che tanti cosiddetti amici (vedasi friendfeed o facebook, che utilizzano la stessa metafora)&#8230; meglio un compagno di viaggio che un amicone che poi magari non e&#8217;.</p>
<p>(Si veda anche l&#8217;interessante articolo della <strong>Rodotà</strong> sul Corriere del 27 dicembre a proposito dell&#8217;amicizia su facebook).</p>
<p>3. Tutti i <strong>gadgets</strong> di Twitter per inserire musica, video, immagini, piu&#8217; parole&#8230; Perche&#8217; le regole vanno seguite, ma sono anche fatte per essere eluse, quando se ne sente la necessita&#8217; <img src='http://www.etnografia.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>4. Il <strong>rituitto (retwitter)</strong>&#8230; così la circolarità dell&#8217;informazione, che secondo me alla lunga e&#8217; tediosa e anche pericolosa, permette l&#8217;incursione di sconosciuti nel nostro orizzonte di conoscenze ossia nella nostra home page. Si premiano le frasi migliori, piu&#8217; incisive, istrioniche,  divertenti, e le notizie piu&#8217; originali e meglio scritte&#8230;</p>
<p>5. Il logo dell&#8217;uccellino. Perche&#8217; cinguettare e&#8217; una pratica leggiadra, amabile, divertente. Mi viene in mente ciò che diceva il grandissimo <strong>Italo Calvino</strong> nelle sue Lezioni Americane a proposito della <strong>Leggerezza</strong>:</p>
<p>&#8220;Oggi ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime: come i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall&#8217;inizio dei tempi&#8230;       Poi, l&#8217;informatica.  E&#8217; vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d&#8217;elaborare programmi sempre più complessi.  La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d&#8217;acciaio, ma come i bits d&#8217;un flusso d&#8217;informazione che corre sui circuiti sotto forma d&#8217;impulsi elettronici.  Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso&#8221;. (Fonte: http://tecalibri.altervista.org/C/CALVINO_lezioni.htm)</p>
<p><strong>P.s.</strong> attenzione alla <strong>Twitterhea</strong>, prima o poi ci cascano tutti: i sintomi sono scrivere troppo, parliamo di decine di tweet al giorno, troppo velocemente, inserendo troppi destinatari (preceduti da @) rispondendo metodicamente a tutti e a tutte le battute. La cura non sono i fermenti lattici ma una salutare pausa dal mondo di twitter&#8230; con una passeggiata, un caffe&#8217; con un amico, una telefonata alla vecchia zia magari.</p>
<table id="entries" style="height: 20px;" border="0" width="10">
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><img class="aligncenter size-full wp-image-569" title="3" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2009/12/3.png" alt="3" width="450" height="352" /></p>
<address>Fonte dell&#8217;immagine: http://www.twittervocab.com/About_Us.html</address>
<address> </address>
<address>La fonte della immagine/scritta è: http://vcchs.co.uk/latin/Year2011/catmart/odietamo.html</address>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>etnografia del &#8220;popolo dell&#8217;autostrada&#8221;</title>
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		<comments>http://www.etnografia.it/2009/08/08/etnografia-del-popolo-dellautostrada/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 13:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTICOLI PUBBLICATI]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[caffe']]></category>
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		<description><![CDATA[di Alessandra Guigoni I giornalisti (non tutti) a volte sono troppo forti. Dopo aver inventato l&#8217;espressione/etichetta qualunquista e strapaesana vu cumprà, che ha furoreggiato per anni sui quotidiani, ecco che da qualche anno, ogni estate, puntualmente compaiono i titoloni tormentone de il popolo della notte (quelli che vanno in Discoteca), e udite udite il popolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Alessandra Guigoni</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I giornalisti (non tutti) a volte sono troppo forti. Dopo aver inventato l&#8217;espressione/etichetta qualunquista e strapaesana <em>vu cumprà</em>, che ha furoreggiato per anni sui quotidiani, ecco che da qualche anno, ogni estate, puntualmente compaiono i titoloni tormentone de <em>il popolo della notte</em> (quelli che vanno in Discoteca), e udite udite <em>il popolo dell&#8217;autostrada. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Su questi due pilastri si reggono gli articoli del fine settimana dei maggiori quotidiani<em> </em>cartacei ed elettronici<em>. </em>In particolare si sprecano i consigli e i servizi televisivi su come fare partenze intelligenti e su come sostentarsi in viaggio: in una parola cibo e bevande<em>, </em>evitando colpi di calore, disidratazione e malnutrizione, come se si dovesser compiere un&#8217;attraversata eroica nel Deserto del Sahara insomma.<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Come se la pratica di compiere un tragitto in automobile per alcune centinaia di kilometri ogni estate per andare in vacanza (ossia in ferie, che è l&#8217;assenza accordata dal datore di lavoro al  dipendente  non per motivi di salute ma di diletto) bastasse a etnicizzare una massa di persone che spesso in comune tra loro hanno davvero poco: chi va in montagna, chi al mare, chi torna a casa, molto spesso da nord a sud o da est a ovest del bel paese; chi viaggia leggero e chi pesante, chi da solo e chi in famiglia, chi in Volvo e simili e chi ripiega su di una utilitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tant&#8217;e'&#8230; Il popolo dell&#8217;autostrada sceglie le ferie in massa sempre agli inizi di Agosto, e viene regolarmente redarguito dai principali mass media italiani. Addirittura col bollino nero, che  anche visivamente mette tristezza e induce nei più scaramantici ad una serie di opportune e apotropaiche pratiche anti iattura&#8230;E ritorna sempre il 16 agosto o giù di lì, quando sulle autostrade si formano gorghi gorgonici, quando i computer degli aeroporti vanno in tilt, quando le ferrovie traballano&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-251" title="vacanze" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2009/08/vacanze-300x225.jpg" alt="vacanze" width="300" height="225" /></p>
<p>Del resto se l&#8217;Industria o ciò che ne rimane chiude ad agosto&#8230; l&#8217;Operaio ad agosto va in ferie, che altro deve fare?</p>
<p style="text-align: justify;">E così oggi sul Corriere.it veniamo a scoprire una serie di utili informazioni che certo allieteranno chi legge: il libro più acquistato in quei paradisi di sciocchezzai che sono gli autogrill (e luoghi simili) sono S<em>cusa ma ti voglio sposare</em> di Moccia, insomma trionfa il soap opera style of life, ma dopo Camilleri e Faletti, già cult, al sesto posto troviamo <em>Smettere di Fumare</em> e <em>Avvocato di me stesso</em>, due titoli che ci raccontano di quanto nervosismo ci sia nel popolo dell&#8217;autostrada&#8230; Nei CD trionfa Michael Jackson, come era comprensibile, e a seguire i <em>Successi dell&#8217;estate,</em> compilation sempre diverse sempre uguali che il popolo dell&#8217;autostrada immagino spararsi in vena nelle lunghe code o nelle brevi soste nelle apposite aree attrezzate&#8230; insieme alla Pausini e al Liga.</p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo al cibo: il <strong>caffe&#8217;</strong> è l&#8217;articolo più venduto negli autogrill. E ora chi lo racconta al popolo dell&#8217;autostrada che il caffe&#8217;, il rito del caffe&#8217; intendo, non e&#8217; di origine italiana bensì arabo?  Dal Vicino Oriente tramite la Turchia giunse in Europa nel corso del XVII secolo dove si spartì col the indiano il vecchio continente: chi beve the, come gli Inglesi, chi beve caffe&#8217;, come noi. Già mi immagino qualche purista dell&#8217;italica cultura gastronomica cercare una bevanda autoctona da sostituire all&#8217;esotico caffe&#8217;, magari dell&#8217;idromele, purche&#8217; bevuto in rudi tazze di legno.</p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo ai <strong>panini</strong>: trionfano il <em>Rustichella</em>, e poi noblesse oblige il <em>Camogli </em>e il<em> Capri</em>, mai che un panino si chiami <em>Quarto Oggiaro</em> o <em>Sesto Fiorentino</em>, mentre tra le pizze al trancio ci sono al top la Margherita, la Superdiavola e la Provolina verdure. Presumo che la Superdiavola sia molto piccante, spesso <em>nomina sunt consequentia rerum</em>, anche se non sempre, e i commercianti tendono a semplificare esemplificando in modo da non doversi dilungare nelle spiegazioni al popolo dell&#8217;autostrada.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche sulla <strong>pizza</strong> ci sarebbe da ragionare, è un prodotto assolutamente geniale, frutto dell&#8217;incontro tra l&#8217;antica e mediterranea <em>pita</em> con l&#8217;americanissimo pomodoro e la squisita mozzarella a dimostrazione che la mescolanza <em>è </em>creatività. Un prodotto moderno però, un piatto codificato e pienamente incorporato nella cultura gastronomica italiana nell&#8217;Ottocento, a partire da Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Le aree di servizio dove ci si ferma di più a mangiare sono <strong>Sasso Marconi</strong>, Anagni e Fiorenzuola: quasi come cattedrali per il cosiddetto popolo dell&#8217;autostrada, stazioni di servizio oggetto di culto popolare, dove rifocillarsi ma anche dove andare appositamente per ritrovarsi e riscoprirsi &#8220;popolo&#8221;, collettività, anche se non ci sono i mondiali di calcio. Meglio di niente.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-250" title="mapdata" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2009/08/mapdata.gif" alt="mapdata" width="253" height="130" /></p>
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