questioni di fumo
di Alessandra Guigoni
Come si fa a parlare del fumo? Voglio dire… è qualcosa che ora c’è e domani no, arriva e va via senza salutare, segue le correnti, i venti, è capriccioso e beffardo, immateriale, impalpabile eppure così importante a volte…
Segnala e preavvisa di pericoli, veicola odori lontani: è un sistema di comunicazione, come vedremo.
Parliamo di fumo allora. Ma del fumo come fenomeno fisico, cambino pure sito coloro che cercano piaceri proibiti, qui non si parla di canne; la definizione è: “il fumo è una dispersione colloidale di particelle solide in un gas, in genere causata dalla combustione”, cito da wikipedia, voce “fumo”.
La scusa per parlarne è una notizia di un paio di giorni fa, è stato chiesto dal leader libico alle Frecce tricolori di sparare nel cielo fumo verde, in onore dell’Islam, invece dell’italico biancorossoverde, e apriti cielo, è il caso di dirlo, ne è nato un acceso (il fuoco fa fumo) e fumoso (ossia intricato, poco chiaro, poco leggibile) dibattito politico.
Quanti modi di dire hanno il fumo per protagonista? moltissimi. Del resto l’uomo ha rivoluzionato la propria vita grazie alla scoperta del fuoco e alla cottura degli alimenti. Dal crudo al cotto. Dallo stato di natura allo stato di cultura, dal selvaggiume alla civiltà. E dove c’è fuoco c’e’ sempre fumo, si sa.
“Tutto fumo e niente arrosto” è la prima espressione a venirmi in mente, ma ci sono molti modi di dire popolari legati al nebbioso, fastidioso fumo.
L’episodio delle Frecce tricolore mi ha fatto riflettere sul fatto che il fumo è un oggetto culturale importante, mentre spesso lo sottovalutiamo. Ad esempio c’e' un altro tipo di fumo altrettanto spinoso e importante: la fumata bianca o nera che si usa ancor oggi in occasione dell’elezione del papa. Un comignolo di una stufa nella cappella Sistina appositamente usato per annunciare al mondo che il nuovo papa è stato eletto (fumata bianca) o la votazione andrà ripetuta (fumata nera).
Ma ci sono altri tipi di fumo che mi vengono in mente:
Da bongustaia c’è il fumo dell’affumicatura. Ottima per conservare pollame, carni, pesce. Il salmone affumicato a Natale, qualche fettina di bottarga di muggine di Cabras con olio extravergine e pane carasau per aperitivo con un buon vermentino almeno una volta a settimana. L’affumicatura al giorno d’oggi serve per aromatizzare più che a conservare, ma è comunque una pratica antica, egizia prima, romana poi, di tutto rispetto.
Del resto sono stati proprio gli Egizi a inventare il profumo, dal latino per fumum: le prime sostanze odorose venivano infatti bruciate, e i fumi profumati odorati graziosamente; sin dai tempi antichi la ricerca di sostanza profumate era spasmodica, e si può dire che dal Medioevo in poi il profumo è stato un elemento dell’abbigliamento dell’Europeo. Sino ai nostri giorni…il profumo è uno dei must have della civiltà postmoderna, in ogni casa c’e’ almeno una boccetta di profumo.
Se ci penso bene il rituale di bruciare delle sostanze odorose è insieme profano e sacro; pensiamo solo all’importanza dell’incenso, dell’odore caratteristico, indice di presenza del divino, che segnala un momento e/o un luogo sacro, e delle candele accese nella Chiesa cattolica.
Il fumo come sistema di comunicazione: lo usavano i nativi americani, per comunicare a lunga distanza, ma usavano anche il tabacco e il suo fumo, il tabacco è americanissimo, giunto in Europa dopo il 1492. Per i nativi americani il tabacco e il suo fumo era come l’incenso per i cattolici. Era sacro, era simbolo della comunione e comunicazione con la divinità e veniva fumato nei momenti topici della vita individuale e sociale. Il famoso calumet della pace -immortalato persino nei fumetti- docet.
Le ottocentesche sigarette non erano ancora state inventate. Si fiutava il tabacco, si masticava, al limite si fumava in pipa.
Pare che in Russia in Età moderna gli uomini puzzassero talmente di tabacco masticato da indurre le loro gentili corsorti a dire: “Meglio baciare il deretano del diavolo che la bocca dei nostri mariti” (citazione dal divertente blog di Mitì Vigliero: http://www.placidasignora.com/)
Nell’Ottocento arriva in Europa il sigaro (foglie di tabacco arrotolate che i popoli mesoamericani fumavano da secoli): si inventa la veste per fumare, allo scopo di preservare dall’odore di fumo i vestiti di tutti i giorni: lo smoking, che poi è diventato l’abito elegante da sera per eccellenza.
Già lo smoking: tanto rumore per un po’ di fumo.
Il fumo è proibito o almeno sconsigliato vivamente per i musulmani, ma anche i cristiani sono stati scomunicati per il vizio in passato. Bacco, Tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere: mi pare che l vecchio adagio occidentale sia chiaro. E le scritte deterrenti sui pacchetti delle sigarette sono altrettanto chiare riguardo agli affetti del tabacco.
Ormai gli ultimi tabagisti, amici cari con gli occhi da panda, sì Massimo sto parlando di te, si rintanano nelle verande dei ristoranti a fumare, o nei bagno degli aeroporti internazionali; si e poi provano con agopuntura, cerotti, sigarette farlocche, tai chi, yoga, massaggi…
E poi:
Segnali di fumo: un modo di dire che indica che qualcosa si muove e va decifrato.
Avere il fumo negli occhi. Quando ci sembra di aver capito e invece abbiamo frainteso.
Quella cosa e’ andata in fumo. Quando un desiderio si affoscia come un souffle’ mal riuscito.
Vedere una persona come fumo negli occhi. Quando siamo maldisposti e proviamo antipatia.
What else? come direbbe George nel celeberrismo spottone…
Ah sì, il fumo dei vicini come elemento perturbatore dell’armonia olfattiva della sottoscritta. Chi ha dei vicini muniti di barbecue forse ha capito cosa intendo: ogni sera, anche quando ci sono 40gradi all’ombra, anche quando d’inverno piove a dirotto, o tira un terribile vento, i miei ineffabili vicini accendono il barbecue e arrostiscono le carni o il pesce, come ai tempi di Omero.
Il profumo delle proprie carni e dei propri pesci arrosto diventa puzzo ai nasi altrui. La gioia del fuoco acceso, del fumo che pervade il giardino diventa inquinamento da fumo per l’Altro. Non so se ci sia un galateo per l’accensione e l’uso del fuoco da barbecue ma ci dovrebbe essere. Ciascuno di noi ha la propria concezione di distanza che vuole mantenere. La distanza è lo spazio tra noi e gli Altri. C’e’ chi ama la vicinanza e chi ha bisogno di un diaframma più o meno esteso… si va da pochi centimetri a un metro. Distanze che si traducono non solo in termini spaziali, ma anche olfattivi e uditivi. A me ad esempio piace la vicinanza ma non amo essere invasa olfattivamente: un profumo troppo forte, tipicamente certe acqua di colonia maschile, o certi profumi femminili, o certi tipi di sudore da tuta in acetato, che si sentono all’uscita delle scuole secondarie di secondo grado o sui bus cittadini, o infine l’odore dei fuochi vicini che entra dalla finestra e si appiccica sulla biancheria stesa persino. Riconosco che sono sciocchezze, questioni di lana caprina. I miei vicini hanno anche pregi, che elargiscono a piene mani: non rumoreggiano la domenica mattina, non ho mai sentito la loro tv e non hanno neppure uno straccio di cane, ne’ un gatto maschio in calore. L’invasione olfattiva dunque è sottoportabile, paragonata a ciò che sento raccontare in giro.
Alla fine sono solo questioni di gusto, di gusti e di fumo appunto
Marlene Dietrich da http://media.photobucket.com


