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	<title>etnografia.it &#187; gusto</title>
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	<description>Blog di alessandra guigoni</description>
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		<title>questioni di fumo</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 15:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>
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		<description><![CDATA[di Alessandra Guigoni Come si fa a parlare del fumo? Voglio dire&#8230; è qualcosa che ora c&#8217;è e domani no, arriva e va via senza salutare, segue le correnti, i venti, è capriccioso e beffardo, immateriale, impalpabile eppure così importante a volte&#8230; Segnala e preavvisa di pericoli, veicola odori lontani: è un sistema di comunicazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Alessandra Guigoni</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Come si fa a parlare del fumo? Voglio dire&#8230; è qualcosa che ora c&#8217;è e domani no, arriva e va via senza salutare, segue le correnti, i venti, è capriccioso e beffardo, immateriale, impalpabile eppure così importante a volte&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Segnala e preavvisa di pericoli, veicola odori lontani: è un sistema di comunicazione, come vedremo.</p>
<p style="text-align: justify;">Parliamo di fumo allora. Ma del fumo come fenomeno fisico, cambino pure sito coloro che cercano piaceri proibiti, qui <strong>non</strong> si parla di <strong>canne</strong>; la definizione è:  &#8220;il <strong>fumo</strong> è una dispersione colloidale di particelle solide in un gas, in genere causata dalla combustione&#8221;, cito da wikipedia, voce &#8220;fumo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La scusa per parlarne è una notizia di un paio di giorni fa, è stato chiesto dal leader libico alle <strong>Frecce tricolori</strong> di sparare nel cielo fumo verde, in onore dell&#8217;Islam,  invece dell&#8217;italico biancorossoverde, e <em>apriti cielo</em>, è il caso di dirlo, ne è nato un <em>acceso</em> (il fuoco fa fumo) e <em>fumoso</em> (ossia intricato, poco chiaro, poco leggibile) dibattito politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanti modi di dire hanno il fumo per protagonista? moltissimi. Del resto l&#8217;uomo ha rivoluzionato la propria vita grazie alla <strong>scoperta del fuoco</strong> e alla cottura degli alimenti. Dal crudo al cotto. Dallo stato di natura allo stato di cultura, dal selvaggiume alla civiltà. E dove c&#8217;è fuoco c&#8217;e&#8217; sempre fumo, si sa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Tutto fumo e niente arrosto&#8221; è la prima espressione a venirmi in mente, ma ci sono molti modi di dire popolari legati al nebbioso, fastidioso fumo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;episodio delle Frecce tricolore mi ha fatto riflettere sul fatto che il fumo è  un oggetto culturale importante, mentre spesso lo sottovalutiamo. Ad esempio c&#8217;e'  un altro tipo di fumo altrettanto spinoso e importante: la fumata bianca o nera che si usa ancor oggi in occasione dell&#8217;elezione del <strong>papa</strong>. Un comignolo di una stufa nella cappella Sistina appositamente usato per annunciare al mondo che il nuovo papa è stato eletto (fumata bianca) o la votazione andrà ripetuta (fumata nera).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ci sono  altri tipi di fumo che mi vengono in mente:</p>
<p style="text-align: justify;">Da bongustaia c&#8217;è il fumo dell&#8217;<strong>affumicatura</strong>. Ottima per conservare pollame, carni, pesce. Il salmone affumicato a Natale, qualche fettina di bottarga di muggine di Cabras con olio extravergine e pane <em>carasau</em> per aperitivo con un buon vermentino almeno una volta a settimana. L&#8217;affumicatura al giorno d&#8217;oggi serve per aromatizzare più che a conservare, ma è comunque una pratica antica, egizia prima, romana poi, di tutto rispetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto sono stati proprio gli <strong>Egizi</strong> a inventare il profumo, dal latino <em>per fumum</em>: le prime sostanze odorose venivano infatti bruciate, e i fumi profumati odorati graziosamente; sin dai tempi antichi la ricerca di sostanza profumate era spasmodica, e si può dire che dal Medioevo in poi il profumo è stato un elemento dell&#8217;abbigliamento dell&#8217;Europeo. Sino ai nostri giorni&#8230;il profumo è uno dei <em>must have</em> della civiltà postmoderna, in ogni casa c&#8217;e&#8217; almeno una boccetta di profumo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci penso bene il rituale di bruciare delle sostanze odorose è insieme profano e sacro; pensiamo solo all&#8217;importanza dell&#8217;<strong>incenso</strong>, dell&#8217;odore caratteristico, indice di presenza del divino, che segnala un momento e/o un luogo sacro,  e delle candele accese nella Chiesa cattolica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fumo come sistema di comunicazione: lo usavano i nativi americani, per comunicare a lunga distanza, ma usavano anche il tabacco e il suo fumo, il tabacco è americanissimo, giunto in Europa dopo il 1492. Per i nativi americani il tabacco e il suo fumo era come l&#8217;incenso per i cattolici. Era sacro, era simbolo della comunione e comunicazione con la divinità e veniva fumato nei momenti topici della vita individuale e sociale. Il famoso <strong>calumet della pace</strong> -immortalato persino nei fumetti- docet.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ottocentesche sigarette non erano ancora state inventate. Si fiutava il tabacco, si masticava, al limite si fumava in pipa.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare che in Russia in Età moderna gli uomini puzzassero talmente di tabacco masticato da indurre le loro gentili corsorti a dire:<span id="main" style="visibility: visible;"><span id="search" style="visibility: visible;"> &#8220;Meglio baciare il <em>deretano del diavolo</em> che la bocca dei nostri mariti&#8221; (citazione dal divertente blog di </span></span>Mitì Vigliero: http://www.placidasignora.com/)</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;Ottocento arriva in Europa il sigaro (foglie di tabacco arrotolate che i popoli mesoamericani fumavano da secoli): si inventa la veste per fumare, allo scopo di preservare dall&#8217;odore di fumo i vestiti di tutti i giorni: lo <strong>smoking</strong>, che poi è diventato l&#8217;abito elegante da sera per eccellenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Già lo smoking: tanto rumore per un po&#8217; di fumo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fumo è proibito o almeno sconsigliato vivamente per i musulmani, ma anche i cristiani sono stati scomunicati per il vizio in passato. <em>Bacco,  Tabacco e Venere riducono l&#8217;uomo in cenere</em>:  mi pare che l vecchio adagio occidentale sia chiaro. E le scritte deterrenti sui pacchetti delle sigarette sono altrettanto chiare riguardo agli affetti del tabacco.</p>
<p style="text-align: justify;">Ormai gli ultimi tabagisti, amici cari con gli occhi da <strong>panda</strong>, sì Massimo sto parlando di te, si rintanano nelle verande dei ristoranti a fumare, o nei bagno degli aeroporti internazionali; si e poi provano con agopuntura, cerotti, sigarette farlocche, tai chi, yoga, massaggi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E poi:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Segnali di fumo</em>: un modo di dire che indica che qualcosa si muove e va decifrato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Avere il </em> <em>fumo negli occhi</em>. Quando ci sembra di aver capito e invece abbiamo frainteso.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quella cosa e&#8217; andata in fumo</em>. Quando un desiderio si affoscia come un souffle&#8217; mal riuscito.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vedere una persona come fumo negli occhi.</em> Quando siamo maldisposti e proviamo antipatia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>What else?</em> come direbbe George nel celeberrismo spottone&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ah sì, il <strong>fumo dei vicini </strong>come elemento perturbatore dell&#8217;armonia olfattiva della sottoscritta. Chi ha dei vicini muniti di barbecue forse ha capito cosa intendo: ogni sera, anche quando ci sono 40gradi all&#8217;ombra, anche quando d&#8217;inverno piove a dirotto, o tira un terribile vento, i miei ineffabili vicini accendono il barbecue e arrostiscono le carni o il pesce, come ai tempi di Omero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il profumo delle proprie carni e dei propri pesci arrosto diventa puzzo ai nasi altrui. La gioia del fuoco acceso, del fumo che pervade il giardino diventa inquinamento da fumo per l&#8217;Altro. Non so se ci sia un galateo per l&#8217;accensione e l&#8217;uso del fuoco da barbecue ma ci dovrebbe essere. Ciascuno di noi ha la propria concezione di distanza che vuole mantenere. La distanza è lo spazio tra noi e gli Altri. C&#8217;e&#8217; chi ama la vicinanza e chi ha bisogno di un diaframma più o meno esteso&#8230; si va da pochi centimetri a un metro. Distanze che si traducono non solo in termini spaziali, ma anche olfattivi e uditivi. A me ad esempio piace la vicinanza ma non amo essere invasa olfattivamente: un profumo troppo forte, tipicamente certe acqua di colonia maschile, o certi profumi femminili, o certi tipi di sudore da tuta in acetato, che si sentono all&#8217;uscita delle scuole secondarie di secondo grado o sui bus cittadini, o infine l&#8217;odore dei fuochi vicini che entra dalla finestra e si appiccica sulla biancheria stesa persino. Riconosco che sono sciocchezze, questioni di lana caprina. I miei vicini hanno anche pregi, che elargiscono a piene mani: non rumoreggiano la domenica mattina, non ho mai sentito la loro tv e non hanno neppure uno straccio di cane, ne&#8217; un gatto maschio in calore. L&#8217;invasione olfattiva dunque è sottoportabile, paragonata a ciò che sento raccontare in giro.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine sono solo questioni di gusto, di gusti e di fumo appunto <img src='http://www.etnografia.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-347" title="MarleneDietrich" src="http://www.etnografia.it/wp-content/uploads/2009/09/MarleneDietrich-240x300.jpg" alt="MarleneDietrich" width="240" height="300" /><em>Marlene Dietrich</em><em> da http://media.photobucket.com</em></p>
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		<title>La degustazione enologica&#8230;questioni di naso</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 18:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Guigoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[NUGAE]]></category>
		<category><![CDATA[AIS]]></category>
		<category><![CDATA[degustazione]]></category>
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		<description><![CDATA[di Alessandra Guigoni La degustazione enologica I sensi coinvolti nella degustazione sono principalmente la vista (attraverso l’esame visivo), l’olfatto (attraverso l’esame olfattivo) gusto e olfatto (attraverso l’esame gusto olfattivo) e infine in misura minore il tatto. L’esame olfattivo valuta l’intensità, la complessità, la qualità dell’odore del vino e infine descrive il bagaglio odoroso del vino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di Alessandra Guigoni</p>
<h2>La degustazione enologica</h2>
<p style="text-align: justify;">I sensi coinvolti nella degustazione sono principalmente la vista (attraverso l’esame visivo), l’olfatto (attraverso l’esame olfattivo) gusto e olfatto (attraverso l’esame gusto olfattivo) e infine in misura minore il tatto. L’esame olfattivo valuta l’intensità, la complessità, la qualità dell’odore del vino e infine descrive il bagaglio odoroso del vino attraverso aggettivi ben precisi: <em>aromatico, vinoso, floreale, fruttato, fragrante, erbaceo, minerale, speziato, etereo</em><a href="#_ftn1">[1]</a><em> e franco</em><a href="#_ftn2">[2]</a>. E le sensazioni olfattive provate durante la degustazione vanno ricondotte a tali gruppi, che comprendono, chiaramente, svariati attributi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello schema seguente sono riprodotti gli attributi concernenti intensità, complessità e qualità (Marzi-Romani 2004: 69).</p>
<table style="text-align: justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td width="33%" valign="top">
<p align="center">INTENSITÀ</p>
</td>
<td width="33%" valign="top">
<p align="center">COMPLESSITÀ</p>
</td>
<td width="33%" valign="top">
<p align="center">QUALITÀ</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="33%" valign="top">Carente</td>
<td width="33%" valign="top">Carente</td>
<td width="33%" valign="top">Comune</td>
</tr>
<tr>
<td width="33%" valign="top">Poco   intenso</td>
<td width="33%" valign="top">Poco   complesso</td>
<td width="33%" valign="top">Poco   fine</td>
</tr>
<tr>
<td width="33%" valign="top">Abbastanza   intenso</td>
<td width="33%" valign="top">Abbastanza   complesso</td>
<td width="33%" valign="top">Abbastanza   fine</td>
</tr>
<tr>
<td width="33%" valign="top">Intenso</td>
<td width="33%" valign="top">Complesso</td>
<td width="33%" valign="top">Fine</td>
</tr>
<tr>
<td width="33%" valign="top">Molto   intenso</td>
<td width="33%" valign="top">Ampio</td>
<td width="33%" valign="top">Eccellente</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">L’esame olfattivo per un aspirante <em>sommelier</em> è ritenuto il più complicato di tutta la degustazione, perché occorre esercitare il naso a identificare i profumi del vino tra i molti possibili, spesso in compresenza e sovrapposizione. Le fasi dell’esame olfattivo si compongono, secondo il manuale ufficiale di didattica dell’Associazione Italiana</p>
<p style="text-align: justify;">Sommeliers (AIS), dal quale abbiamo tratto tutte le informazioni sull’esame olfattivo, in: prima inspirazione, rotazione del bicchiere, successive rotazioni e successive inspirazioni. La successione è rigida e non ammette deroghe o varianti.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste una scheda che contiene tutti gli attributi degli esami visivo, olfattivo e gusto olfattivo, che l’allievo sommelier impara a memoria e riproduce ad ogni assaggio, guidato dai sommelier esperti che conducono i corsi.</p>
<p style="text-align: justify;">La degustazione del vino è un rituale altamente formalizzato, codificato, che viene insegnato in appositi corsi dell’AIS della durata di tre anni, che si concludono con un esame piuttosto impegnativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni si è assistito alla crescita esponenziale dei corsi per assaggiatori di vino e all’esplosione del turismo enologico, fenomeno di cui il noto film <em>Sideways</em> è una sorta di punto d’arrivo, di riconoscimento ufficiale di una tendenza da tempo in atto.</p>
<p style="text-align: justify;">Al tempo stesso sono apparse sul mercato librario numerose guide sulle migliori cantine e vini, con un effetto a valanga palpabile nel numero di visitatori delle rassegne enologiche grandi e piccole, autorevoli o meno, sparse per l’Italia. Numerose “vinerie”, un tempo solo enoteche, sono sorte un po’ dovunque sulla penisola. Oltre a vendere vino al bicchiere o alla bottiglia spesso offrono ristorazione, libri specializzati, mini corsi e <em>gadgets</em> in tema. Negli ultimi anni si è anche assistito ad una sorta di ritorno alla tradizione<a href="#_ftn1">[1]</a>, attraverso l’esaltazione dei vitigni autoctoni, delle piccole cantine, e insomma di prodotti per una élite forse più culturale che economica, sconosciuti al grande pubblico, soggiogato dai vitigni internazionali e dalle grandi cantine. Recentemente il docu-film <em>Mondovino </em>ha puntato il dito contro la crescente globalizzazione della produzione enologica e l’appiattimento del gusto da essa derivante.</p>
<p style="text-align: justify;">I corsi per sommelier, che comunque coinvolgono una minoranza degli amanti del vino, sia per l’impegno richiesto, sia per i costi, rimandano ad una concezione della degustazione per adepti, attraverso, come abbiamo visto, l’elevata formalizzazione dei saperi insegnati.</p>
<p style="text-align: justify;">La degustazione è uno dei paradossi dell’olfatto, un senso che comunemente è legato all’animalità, visto che è legato al desiderio, all’appetito, all’istinto. Ma dotando l’abilità dell’esame olfattivo di uno statuto di pregevolezza, tecnica sopraffina ed elevata formalizzazione questa capacità esce dall’impasse e quella del sommelier al pari del gourmet, dello chef o dell’esperto di profumi ed essenze, diventa una professione o comunque uno <em>status</em> riconosciuto come positivo e anzi stimato dalla società.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta la <em>cultura</em> consente ad un <em>istinto naturale</em> di farsi accettare a patto di essere trasfigurato, sublimato e mutato di segno attraverso i dispositivi retorici propri del mestiere ed il contesto cerimoniale in cui la degustazione si svolge.</p>
<p style="text-align: justify;">BIBLIOGRAFIA: Marzi F. M., Romani<em> </em>R., <em>La degustazione</em>, Milano, Associazione Italiana Sommeliers editore, 2004.</p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> Si può certamente parlare di <em>tradizione </em>nell’ambito del vino, ma con gli opportuni distinguo. Se infatti la storia della vite e del vino è millenaria, se ne trova traccia sin nella mitica epopea di Gilgamesh (Donà 2004: 17) è altresì vero che il vino che beviamo oggi è assai diverso dal vino di 200 anni fa e persino di 50 anni fa, come ci racconta lo storico Giovanni Rebora. Fino agli anni ‘50 per esempio nelle osterie di campagna era molto diffuso il vinello o vinetta, ottenuto dai residui della torchiatura, acidulo e di colore rosato, che, essendo meno ricco di germi patogeni dell’acqua costituiva una bevanda piuttosto apprezzata. La rivoluzione nella vinificazione avvenne con successo a partire dal XVIII secolo in Francia, e il resto del mondo rimase indietro per almeno un secolo. Poi il marchese Antinori e qualche altro nobile a Montalcino in Toscana, la marchesa del Falletto a Barolo in Piemonte, i tenimenti reali di Barolo e Fontanafredda intorno o dopo il 1850 si adeguarono al mondo del vino francese. Fino ad allora le migliori uve erano vinificate dolci e possibilmente frizzanti. Non è mistero per nessuno che gli enologi di Montalcino, di Barolo e di Fontanafredda furono enologi francesi. Il gusto attuale quindi è figlio di quelle tecniche e procedure di vinificazione, che appunto risalgono a meno di due secoli fa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1">[1]</a> <em>Etereo</em> si riferisce a sfumature odorose di cera, ceralacca, medicinali, plastica, sapone, dovute alla formazione di acetali durante il processo d’invecchiamento del vino (Marzi-Romani 2004: 109).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2">[2]</a> <em>Franco</em> viene usato per sottolineare la pulizia e la chiarezza di un profumo. È quindi un aggettivo che deve seguire quello del gruppo (es. erbaceo, fruttato ecc.) al quale appartiene il profumo percepito (Marzi-Romani 2004: 108).</p>
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