I BOOKCROSSERS, UNA COMUNITÀ (VIRTUALE) DI DONATORI
Quest’articolo costituisce una sorta d’agenda per ricerche future, una premessa più che un risultato; tuttavia ci sembra di poter avviare qualche riflessione teorica pratica, basata sulla concretezza di quanto abbiamo osservato nell’ambito della comunità italiana del bookcrossing.
La rete di oggetti antropologici in cui ci muoviamo comprende da un lato le comunità virtuali e alcune loro caratteristiche, dall’altro la pratica sociale del bookcrossing, la connessione di tale pratica con il dono ed infine gli utilizzi strategici degli spazi virtuali e reali.
L’interesse verso questo fenomeno, sulla cresta dell’onda da oltre un anno, è nato (come spesso accade) per caso. Un amico me ne aveva parlato in termini entusiasti tempo fa, e già mentre ne parlava mi ha fatto subito venire in mente una gigantesca globale ragnatela di kula [1] di libri (o meglio ancora un reticolo di persone che amano i libri).
Tempo dopo ho considerato che tali scambi ridisegnano in qualche modo persino gli spazi pubblici, in cui tali pratiche avvengono, modellano rapporti sociali tra membri della comunità dei bookcrossers (d’ora in poi BCs), e scardinano, nel loro piccolo, anche lo status del libro, così come lo conosciamo almeno dall’invenzione della stampa in poi.
Per chi volesse saperne di più: http://www.analisiqualitativa.com/magma/0103/articolo_05.htm


