le tribù del ferragosto: apocalittici e integrati

 Archiviato in: NUGAE — Alessandra Guigoni @ ago 13th, 2009

di Alessandra Guigoni

Ogni anno a Ferragosto o Mesaustu come si dice in Sardegna, che poi è considerato, giustamente, una specie di Capodanno, che segna simbolicamente ma anche concretamente la fine del vecchio e l’inizio di un nuovo anno agricolo e pastorale, si fronteggiano due tribu’ dalla filosofia di vita opposta e inconciliabili: gli apocalittici e gli integrati del Ferragosto appunto. Ci sono poi anche le minonanze, ovvio, coloro che adottano comportamenti compromissori tra le due anime della festa, ma non fanno massa critica, non sono trendy, lasciatemelo dire, dunque ci concentreremo solo sulle tribu’ principali.

Gli apocalittici sono un po’ snob, in misura diversa a seconda dello status sociale, economico e culturale; rifuggono gli eventi, le mode e i cibi nazional popolari, si concentrano su tutto ciò che è consapevolemente e inequivocabimente “di nicchia”, meglio se sconosciuto a tutti tranne che ai soliti noti. Dunque a Ferragosto niente pranzi in agriturismo stile capodanno, niente pranzi al grand restaurant con i nonni, niente barbecue in giardino con  amici e parenti stretti, nessuna gita fuori porta, se non per andare a trovare l’amico che ha aperto un B&B con orto biodinamico annesso e allevamento di ovaiole certificato. A Ferragosto l’apocalittico può anche leggere sotto l’ombrellone ma in una spiaggia irraggiungibile dai più,  e naturalmente leggere la traduzione italiana di uno sconosciuto giallista danese o uzbeco, o le poesie di un lappone emigrato in Turchia, oppure (vedi sopra) trascorrere la mattina raccogliendo uova nel B&B dell’amico biodinamico. Al limite prenota una stanza per la famiglia a Milano Marittima, ma lui/lei rimane chiuso nel suo studio a fumare e a fare teleconferenze oltre oceano o a fare sudoku in bagno.

Gli integrati invece aderiscono entusiasticamente alle proposte familiari e amicali più strampalate, pericolose, costose e dannose: andare al mare partendo da Bologna alle 11 del mattino, pranzare nell’agriturismo più caro della provincia di Cuneo insieme a 49 amici del liceo che non si vedono da 20 anni, il cui risultato sara’ una gastrite,  o fare una gita in canoa nello specchio di mare di Chia (Ca) non sapendo assolutamente nuotare ne’ pagaiare, fare la maratona dal villaggio Valtur a quello Med in Tunisia, promosso dai cosiddetti animatori (sciroccati), con 40 gradi all’ombra nel primo pomeriggio. Gli integrati partono dal presupposto che Ferragosto va festeggiato, e ce la mettono tutta per farlo alla grande. La serata degli integrati si conclude in tre modi: o al pronto soccorso per un lieve malore, o in coda al ritorno dai laghi, dal mare o dalla montagna, o davanti ai fuochi artificiali in paese (la più auspicabile, ma la meno comune). La serata degli apocalittici si conclude litigando con il/la coniuge che ha dovuto sopportare il più triste Ferragosto della sua vita (parole sue), e/o davanti ad una camomilla tiepida e un film di Totò.

L’idolo degli apocalittici e’ Camilleri ma anche Nanni “Sacher” Moretti, i suoi film a Ferragosto sono un cult, l’idolo degli integrati e’  Briatore (per i soldi e la di lui moglie) e anche Corona (per la di lui fidanzata), ma va forte anche Schumacher, anche se per viltade fece il gran rifiuto di tornare sulla Rossa.

Attenzione che la dicotomia destra/sinistra non funziona come uno spartiacque sicuro: ad esempio ci sono molti apocalittici centristi e parecchi integrati di sinistra.

La tenuta dell’apocalittico medio è la maglietta bianca con pantalone al ginocchio, il rayban modello aviator e La repubblica sotto braccio, l’integrato ha la maglietta Fred Perry color fragola, shorts di marca, il marsupio D&G o cinese e La settimana enigmistica che sta fa capolino dal marsupio. L’apocalittico femmina o apocalittica compra spesso griffato ma solo ai saldi o nella boutique della cognata, i suoi colori sono il beige, il verde marcio e il nero, una specie di mimetica insomma, in borsa ha l’iphone e il burrodicacao senzaprofumosenzacolorantisenzaconservanti, l’integrata adora indossare tuniche dei colori più sparati e sgargianti, ne ha una cinquantina in valigia, d’estate usa solo borse di paglia e fa la french anche alle unghie dei piedi. In borsa ha almeno un libro della Kinsella e un lucidalabbra glitter che più glitter non si può.

Aldo Fabrizi lo considero un apocalittico ante litteram che per ragioni pratiche doveva integrarsi.

Aldo_Fabrizi

E buon Ferragosto a tutti!


 etnografia del “popolo dell’autostrada”

 Archiviato in: ARTICOLI PUBBLICATI — Alessandra Guigoni @ ago 8th, 2009

di Alessandra Guigoni

I giornalisti (non tutti) a volte sono troppo forti. Dopo aver inventato l’espressione/etichetta qualunquista e strapaesana vu cumprà, che ha furoreggiato per anni sui quotidiani, ecco che da qualche anno, ogni estate, puntualmente compaiono i titoloni tormentone de il popolo della notte (quelli che vanno in Discoteca), e udite udite il popolo dell’autostrada.

Su questi due pilastri si reggono gli articoli del fine settimana dei maggiori quotidiani cartacei ed elettronici. In particolare si sprecano i consigli e i servizi televisivi su come fare partenze intelligenti e su come sostentarsi in viaggio: in una parola cibo e bevande, evitando colpi di calore, disidratazione e malnutrizione, come se si dovesser compiere un’attraversata eroica nel Deserto del Sahara insomma.

Come se la pratica di compiere un tragitto in automobile per alcune centinaia di kilometri ogni estate per andare in vacanza (ossia in ferie, che è l’assenza accordata dal datore di lavoro al  dipendente  non per motivi di salute ma di diletto) bastasse a etnicizzare una massa di persone che spesso in comune tra loro hanno davvero poco: chi va in montagna, chi al mare, chi torna a casa, molto spesso da nord a sud o da est a ovest del bel paese; chi viaggia leggero e chi pesante, chi da solo e chi in famiglia, chi in Volvo e simili e chi ripiega su di una utilitaria.

Ma tant’e'… Il popolo dell’autostrada sceglie le ferie in massa sempre agli inizi di Agosto, e viene regolarmente redarguito dai principali mass media italiani. Addirittura col bollino nero, che  anche visivamente mette tristezza e induce nei più scaramantici ad una serie di opportune e apotropaiche pratiche anti iattura…E ritorna sempre il 16 agosto o giù di lì, quando sulle autostrade si formano gorghi gorgonici, quando i computer degli aeroporti vanno in tilt, quando le ferrovie traballano…

vacanze

Del resto se l’Industria o ciò che ne rimane chiude ad agosto… l’Operaio ad agosto va in ferie, che altro deve fare?

E così oggi sul Corriere.it veniamo a scoprire una serie di utili informazioni che certo allieteranno chi legge: il libro più acquistato in quei paradisi di sciocchezzai che sono gli autogrill (e luoghi simili) sono Scusa ma ti voglio sposare di Moccia, insomma trionfa il soap opera style of life, ma dopo Camilleri e Faletti, già cult, al sesto posto troviamo Smettere di Fumare e Avvocato di me stesso, due titoli che ci raccontano di quanto nervosismo ci sia nel popolo dell’autostrada… Nei CD trionfa Michael Jackson, come era comprensibile, e a seguire i Successi dell’estate, compilation sempre diverse sempre uguali che il popolo dell’autostrada immagino spararsi in vena nelle lunghe code o nelle brevi soste nelle apposite aree attrezzate… insieme alla Pausini e al Liga.

Veniamo al cibo: il caffe’ è l’articolo più venduto negli autogrill. E ora chi lo racconta al popolo dell’autostrada che il caffe’, il rito del caffe’ intendo, non e’ di origine italiana bensì arabo?  Dal Vicino Oriente tramite la Turchia giunse in Europa nel corso del XVII secolo dove si spartì col the indiano il vecchio continente: chi beve the, come gli Inglesi, chi beve caffe’, come noi. Già mi immagino qualche purista dell’italica cultura gastronomica cercare una bevanda autoctona da sostituire all’esotico caffe’, magari dell’idromele, purche’ bevuto in rudi tazze di legno.

Veniamo ai panini: trionfano il Rustichella, e poi noblesse oblige il Camogli e il Capri, mai che un panino si chiami Quarto Oggiaro o Sesto Fiorentino, mentre tra le pizze al trancio ci sono al top la Margherita, la Superdiavola e la Provolina verdure. Presumo che la Superdiavola sia molto piccante, spesso nomina sunt consequentia rerum, anche se non sempre, e i commercianti tendono a semplificare esemplificando in modo da non doversi dilungare nelle spiegazioni al popolo dell’autostrada.

Anche sulla pizza ci sarebbe da ragionare, è un prodotto assolutamente geniale, frutto dell’incontro tra l’antica e mediterranea pita con l’americanissimo pomodoro e la squisita mozzarella a dimostrazione che la mescolanza è creatività. Un prodotto moderno però, un piatto codificato e pienamente incorporato nella cultura gastronomica italiana nell’Ottocento, a partire da Napoli.

Le aree di servizio dove ci si ferma di più a mangiare sono Sasso Marconi, Anagni e Fiorenzuola: quasi come cattedrali per il cosiddetto popolo dell’autostrada, stazioni di servizio oggetto di culto popolare, dove rifocillarsi ma anche dove andare appositamente per ritrovarsi e riscoprirsi “popolo”, collettività, anche se non ci sono i mondiali di calcio. Meglio di niente.

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